EVOLUZIONE GEOLOGICA DELL'AREA ROMANA

- GLI EVENTI GEOLOGICI MENO RECENTI

- DALLA FORMAZIONE DEGLI APPENNINI ALLA

- LE ULTIME FASI GEOLOGICHE

- LE ROCCE DELL'AREA ROMANA

GLI EVENTI GEOLOGICI MENO RECENTI

- Il tempo geologico

I processi geologici si svolgono in tempi molto lunghi, soprattutto se confrontati con i tempi umani. Le modifiche che avvengono sulla superficie terrestre sono impercettibili e costanti e solo fenomeni come i terremoti, le eruzioni, le frane e le innondazioni cambiano rapidamente l'aspetto di un'area.

L'erosione continua dei rilievi, l'accumulo e la compattazione dei sedimenti che danno origine alle rocce, la dislocazione dei corpi rocciosi in zone anche molto lontane da quelle originarie e la loro deformazione sono processi lenti e continui che avvengono nell'arco di molti milioni di anni.

Quello che noi vediamo in superficie è solo l'ultimo fotogramma di un filmato che dura da oltre 4000 milioni di anni. In questa lunga storia, solo negli ultimi 5 milioni di anni è documentata la presenza di ominidi, mentre l'Homo Sapiens compare non prima di 125 mila anni fa.

- La nascita delle Alpi

Prima di 250 milioni di anni fa, le terre emerse formavano un unico continente, la Pangea, circondato da un vasto oceano, la Tetide. Questo continente si romperà in più punti e i suoi pezzi si muoveranno, galleggiando sopra una parte di globo meno rigida (chiamata mantello), fino a raggiungere la posizione attuale.

Intorno a 60 milioni di anni fa la zolla continentale che comprende l'attuale Africa, muovendosi verso Nord-Est, entra in collisione con quella Europea (Eurasia). Il movimento di convergenza, iniziato più di un centinaio di milioni di anni prima, ha cancellato il vasto oceano che si era formato tra le due placche continentali durante le fasi di separazione.

Dallo scontro tra i due continenti nascono i rilievi dell'arco alpino.

DALLA FORMAZIONE DEGLI APPENNINI ALLA NASCITA DEI VULCANI

- Gli Appennini

L'immane spinta non si esaurisce con la collisione e il continente meridionale continua a premere contro l'Eurasia. La zona tra i bordi irregolari delle placche è stretta come in una morsa, con una compressione prevalentemente da Sud.

In risposta a questa compressione, l'area tra i due continenti si deforma lungo fasce quasi parallele, con andamento circa da Nord a Sud, in corrispondenza delle quali la crosta continentale si dilata (zona in distensione) o si restringe (zona in compressione).

Nella zona in distensione la crosta si assottiglia e crea l'area per il futuro bacino tirrenico, mentre nella zona di compressione la crosta si inspessisce e forma l'ossatura dei rilievi appenninici.

Mentre la fascia in distensione tende ad allargarsi, quella in compressione viene spinta verso Est. La possibilità di movimento è condizionata dal fatto che l'area è ristretta, in misura diversa ma praticamente da ogni lato, dalle zolle continentali.

La diversa velocità di deformazione dei vari settori spiega la geometria che assumono il bacino del Tirreno e la catena appenninica. Il Tirreno si allarga come un ventaglio rivolto a Sud e la catena appenninica si arcua fino a spezzarsi in due tronconi. A queste circostanze è legata l'attuale struttura del bacino del Mediterraneo e della penisola italiana.

La placca africana è tutt'oggi in movimento verso Nord-Est, con una velocità stimata in poco meno di 1 cm/anno. Questa è la causa dei terremoti dell'area mediterranea e della continua deformazione degli archi appenninici, nonché della rotazione antioraria dell'intera penisola italiana.

- I vulcani

Lo stiramento e l'assottigliamento della zona in distensione hanno provocato nella crosta una serie di fratture che si sono via via approfondite. Una crosta sottile e fratturata è ritenuta uno dei fattori che possono innescare la risalita del magma dalle zone più interne del globo terrestre.

Infatti, un minore spessore crostale determina una diminuzione di pressione. La variazione di pressione può abbassare il punto di fusione di alcuni minerali e formare sacche di roccia fusa (magma) nella parte di globo chiamata mantello, posta sotto la crosta terrestre.

La presenza di magma e il conseguente aumento di temperatura sotto la crosta, possono arcuare la crosta continentale soprastante, romperla e assottigliarla ulteriormente. Un sistema di fratture sempre più esteso costituisce la via di risalita dei magmi e la formazione di apparati vulcanici in superficie.

A questi movimenti della parte più superficiale del globo terrestre (formata dalla crosta e dalla parte alta del mantello) i cui termini generali sono trattati dalla teoria della tettonica a zolle, viene attribuita la formazione della serie di vulcani che segnano il bordo occidentale della penisola italiana.

Gli apparati vulcanici vanno dalla Toscana (i più antichi), al Lazio (Sabatini e Albano) fino alla Campania (i vulcani più recenti considerati ancora attivi di Ischia, Campi Flegrei e Vesuvio).

LE ULTIME FASI GEOLOGICHE

L'attuale conformazione dell'area romana è stata raggiunta nell'ultimo milione di anni attraverso una serie di eventi in gran parte determinati dalla presenza di un grosso fiume e di numerosi apparati vulcanici.

I fiumi e i vulcani sono infatti gli agenti capaci di sconvolgere la morfologia di una zona in tempi relativamente rapidi rispetto agli altri processi geologici.

Insieme ai fattori locali, hanno inciso sulla morfologia dell'area romana anche eventi di portata globale, come le variazioni del livello del mare, valutate anche in centinaia di metri, avvenute prevalentemente nell'ultimo milione e mezzo d'anni.

Anche se può sembrare un paradosso, le inondazioni, le eruzioni e gli alterni spostamenti della linea di costa avvenuti in tempi per noi tanto lontani, hanno concorso a creare una zona che è risultata particolarmente favorevole agli insediamenti umani e al loro sviluppo.

Benché le scelte urbanistiche della preistoria e della storia meno recente fossero dettate da esigenze molto diverse da quelle attuali, l'area urbana è stata prescelta e strutturata dai suoi primi abitanti per le condizioni naturali molto favorevoli.

La morfologia costituita da piccoli rilievi affacciati su un corso d'acqua, la ricchezza di acque sorgive, l'abbondanza e la vicinanza delle materie prime per l'edilizia hanno favorito lo sviluppo iniziale di Roma, sino al predominio e alla sua storica influenza sulle sorti del mondo occidentale.

La ricostruzione della storia geologica recente di un'area può risultare determinante non solo per interpretare le scelte delle generazioni passate e nella conservazione dei loro manufatti, ma anche per pianificare tutti gli interventi che in aree ormai così intensamente sfruttate potrebbero risultare inadatti o, come spesso accade, catastrofici.

LE ROCCE DELL'AREA ROMANA: SEDIMENTARIE MARINE, VULCANICHE E CONTINENTALI RECENTI

Introduzione

Le rocce che affiorano sulla superficie terrestre sono di tre tipi:

Le rocce sedimentarie sono le più abbondanti visibili in superficie e sono prevalentemente formate da materiale eroso dalla superficie terrestre, trasportato in diversi modi (fiumi, vento, forza di gravità, ecc.) e accumulato sopra terre emerse (depositi continentali) o sul fondo di bacini marini (depositi marini) o lacustri. I sedimenti sciolti si trasformano in roccia attraverso lunghi processi di compattazione e litificazione.

Le rocce metamorfiche si formano per variazioni di temperatura e pressione da preesistenti rocce di qualsiasi tipo che rimangono solide durante tutti i processi di modificazione.

Le rocce magmatiche sono quelle che si formano dal consolidamento di un magma. Se il magma viene emesso in superficie attraverso un apparato vulcanico, la roccia che si forma per raffreddamento viene detta vulcanica estrusiva. Se una massa di magma non raggiunge la superficie terrestre e si raffredda all'interno della crosta terrestre, allora la roccia che si forma viene chiamata intrusiva (graniti e granitoidi).

Le rocce magmatiche estrusive possono essere molto diverse e della loro classificazione si occupa in particolare la vulcanologia. Schematicamente, possono essere suddivise tra quelle derivanti dalla solidificazione di colate di lava emesse durante le eruzioni effusive (prevalentemente basalti) e quelle formate dall'accumulo di particelle di magma frammentato (piroclasti) emesse durante le eruzione esplosive (rocce piroclastiche e tufi vulcanici).

La formazione delle rocce che costituiscono l'area romana

Le fasi geologiche più recenti hanno creato ambienti di sedimentazione molto vari, che hanno dato origine ai diversi tipi di rocce che oggi formano l'area romana.

Fino a poco meno di un milione di anni or sono, l'area romana è in gran parte sommersa dal mare. I sedimenti si accumulano sul fondo del bacino in zone che successivamente diventeranno terre emerse.

Da questi sedimenti deposti in ambiente marino tra 3.40 e 1.79 milioni di anni fa (Pliocene) si formeranno le rocce più antiche visibili in alcuni punti di Roma (nella collina di Monte Mario, nei piccoli rilievi del Vaticano e nelle pendici del Gianicolo). Queste rocce sono chiamate Unità del Monte Vaticano e consistono in un grosso e continuo strato (quasi 800 m di spessore) di argille che formano la base del sottosuolo romano.

La presenza di questo strato di argille condiziona lo sviluppo della morfologia recente dell'area romana e anche l'andamento delle falde acquifere, essendo un livello impermeabile alla base di rocce meno consolidate.

Nel Pleistocene inferiore (tra 1.7 e 0.88 milioni di anni or sono) il livello del mare va progressivamente diminuendo. La foce del Paleo-Tevere viene a trovarsi più lontana e più in alto di circa un centinaio di metri dal nuovo livello marino.

Il fiume scava profondamente i sedimenti marini accumulatisi nella fase precedente, creandosi un alveo molto più ampio e profondo di quello attuale. Nello stesso tempo, sull'ampia zona liberata dalla regressione marina si depositavano sedimenti di tipo continentale.

I sedimenti depositati in un mare che diventava sempre meno profondo, per il progressivo diminuire della quantità d'acqua nei bacini nei periodi glaciali, o all'interno di zone paludose oppure su nuove porzioni di terre emerse sono di due differenti tipi e daranno origine a altrettante formazioni rocciose.

I primi sono sabbie e argille che costituiscono l'Unità di Monte Mario, i secondi sono argille che formano l'Unità di Monte delle Piche. Le due Unità sono separate da un deposito di tipo continentale che testimonia una temporanea emersione dell'area (Unità di Monte Ciocci).

A partire da 800.000 anni fa l'area romana è interessata principalmente da sedimentazione di tipo fluviale e palustre. Un grosso fiume, il Paleo-Tevere, trasporta e sedimenta grandi quantità di materiali erosi dalla catena appenninica.

Il corso del Tevere subisce continue migrazioni, in parte riconoscibili attraverso i depositi di tipo fluviale (ghiaie, sabbie e argille) rinvenuti nell'area romana.

Due diverse posizioni dell'alveo e del delta sono documentate da depositi che formano l'Unità di Ponte Galeria (Paleotevere 1) e l'Unità del Paleotevere 2, in corrispondenza dell'attuale Centro Storico di Roma.

Intorno a 600.000 anni fa ha inizio l'attività vulcanica dei due distretti vulcanici dell'area romana, quello dei Sabatini a Nord-Ovest e quello dei Colli Albani a Sud-Est, i cui prodotti si distribuiscono nella piana, ne alterano profondamente la morfologia e causano variazioni nel percorso del Paleo-Tevere.

I flussi di materiale vulcanico si sono incanalati lungo le valli, colmandone le depressioni e costringendo il Paleotevere a cambiare percorso più volte fino a una posizione simile all'attuale.

Il fiume, per raggiungere il mare, deve trovare la via più facile aggirando i numerosi rilievi che si sono formati per l'accumulo dei prodotti vulcanici. Una grande quantità di materiale vulcanico, spesso incoerente e facile da erodere, viene trasportata e sedimentata dalla corrente.

Durante l'ultima glaciazione (Wurm, circa 18.000 anni fa) l'alveo del Tevere si approfondisce nell'area della odierna città di Roma fino a 50 m sotto il livello del mare.

Questo ampio e profondo solco rappresenta il contenitore al cui interno si depositeranno tutti i materiali delle alluvioni nel successivo periodo interglaciale.

La forma pianeggiante derivante dal riempimento dell'antico alveo rappresenterà in epoca storica la zona di massimo sviluppo della città.


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