PANTELLERIA

BREVE STORIA DELL'ISOLA
Immagine da satellite dell'isola di Pantelleria (NASA)

1 – carta di Pantelleria
Pantelleria è un’isola di 83 km2, interamente formata da prodotti vulcanici, che si trova a 67 km dalla costa tunisina e a 85 da quella siciliana. Il rilievo più alto, 836 m s.l.m., è Montagna Grande.
2 – Blocchi di ossidiana
Le eruzioni sull'isola, iniziate prima di 300.000 anni fa, terminarono più o meno in coincidenza con l'arrivo dei primi uomini, circa 5.000 anni or sono. L'isola, piccola e lontana, presentava difficoltà di sbarco e di sopravvivenza ma, nella preistoria, ebbe grande importanza grazie a un materiale che valeva più dell'oro, la nera e rara pietra vulcanica chiamata ossidiana.
3 – Un monumento funerario (Sèse) del popolo preistorico che visse a Pantelleria
Di quella civiltà, finita quando l'ossidiana venne soppiantata dai metalli, restano alcuni singolari monumenti funerari, detti i Sesi, oltre alle tracce dell’insediamento e di un ciclopico muro di cinta.
Nel IX secolo a.C. sull'isola arrivarono i Fenici ai quali si deve un sistema di cisterne sotterranee per la raccolta dell'acqua piovana e l'introduzione della vite.
4 – Piano della Ghirlanda
I Romani la occuparono nel 217 a.C. e la chiamarono Cossyra o Cossura, abbandonandola solo alla fine dell'Impero. Dal 439 divenne preda dei Vandali e, nel 551, passò sotto il dominio bizantino, con alterne invasioni degli Arabi.
5 – Colate di lava sulla costa orientale
Gli Arabi si installarono stabilmente a Pantelleria nell'835 e la chiamarono Bent al-Ryon, figlia del vento. Del loro passaggio restano tracce nella toponomastica (gli esempi più frequenti sono cuddia, collina, e gebel, montagna), nella forma delle abitazioni (i tipici dammusi) e in una kasbah, cancellata dai bombardamenti americani dell'ultima guerra.
6 - Un'immagine di Pantelleria, con un solitario dammuso sopra una falesia di prodotti vulcanici. I terrazzamenti più impervi sono ormai abbandonati
Cacciati nel 1087, allorché le Repubbliche marinare decisero di liberare i popoli cristiani dai musulmani, che peraltro qui convivevano pacificamente, nel 1123 Pantelleria venne annessa al Regno di Sicilia. I Normanni costruirono il castello Barbacane, che ora occupa il centro dell’abitato, ma un tempo era circondato dal mare.
7 - il Castello Barbacane
Vi giunsero poi Svevi, Angioini e Aragonesi, che importarono numerose famiglie spagnole, i cui cognomi sono ancora frequenti tra gli abitanti dell'isola. Quindi passò al ducato di Savoia, all'Austria, ai Borboni di Napoli e, infine, nel 1861, divenne parte del Regno d'Italia.
8 - Mimetizzato tra le lave, un manufatto della seconda guerra mondiale (in primo piano a destra). Sullo sfondo, Montagna Grande e Cuddia Mida
Nel maggio 1943, la liberazione dell'Italia dal fascismo iniziò proprio da qui con un massiccio bombardamento americano che, in 35 giorni, scaricò sull'isola 17 tonnellate di bombe.
9 – Il laghetto d'acqua termale di Bagno dell'Acqua o Specchio di Venere
Oggi Pantelleria ha circa 7800 abitanti ed è un tranquillo posto di villeggiatura, con vigneti e dammusi, coni vulcanici e colate di ossidiana che scintillano sotto il sole.
9b - Il pannello esplicativo posto sulle sponde di Bagno dell'Acqua
Un piccolo lago, Bagno dell’Acqua, chiamato anche Specchio di Venere, alimentato da fonti termali con temperature tra 18 e 56°C, ha il colore delle acque tropicali.
10 – Tra i coni vulcanici, la struttura rotonda di un “jardino”, al cui interno crescono al riparo dal vento le piante di agrumi
Le coste frastagliate, i terrazzamenti con le coltivazioni di capperi, ulivi, viti, le alte strutture circolari (jardini) che riparano dal vento gli agrumi, le emissioni gassose delle Favare e le sorgenti di acqua calda rendono questo groviglio di vulcani un'isola diversa da ogni altra.
11-Cespugli di mirto in fiore


I VULCANI
Il Canale di Sicilia è attraversato da profonde fratture, innescate da un movimento di distensione della crosta terrestre. Questo causa, nella zona di massima distensione, l'assottigliamento della crosta, il cui spessore varia infatti da circa 20 km al centro, a 30-40 km lateralmente, verso l'Africa e la Sicilia.
12 – L’area in distensione nel Canale di Sicilia al cui interno si trova Pantelleria e schema delle due strutture calderiche dell’isola (mod. da Mahood e Hildreth, 1986)
La distensione, e le fratture che ne conseguono, alterano l'equilibrio delle condizioni fisiche in profondità e favoriscono il passaggio allo stato liquido di alcuni minerali. Si formano così, tra le rocce solide, porzioni di magma che possono risalire verso la superficie attraverso le stesse fratture causate dal processo di distensione.
13 – Colate di pantellerite
Pantelleria dà il nome a un tipo di rocce vulcaniche, le pantelleriti, le quali hanno un caratteristico colore tendente al verde e sono spesso disseminate di cristalli di un minerale che prende anch'esso l'antico nome dell'isola, la cossyrite. La pantellerite deriva da un magma particolare, molto ricco in sodio, che forma colate talmente fluide da scorrere come rivoli fangosi.
14 – Strutture reomorfiche del Tufo Verde
Alla elevata capacità di scorrimento e alla rimobilizzazione, anche successiva all'eruzione, sono attribuite le strutture contorte, dette reomorfiche, che ancora consentono di leggere nelle forme ondulate delle rocce dell'isola il percorso dei prodotti vulcanici mentre erano in movimento.
a b-15 - Strutture reomorfiche nelle pantelleriti
Pantelleriti con strutture reomorfiche sono visibili nella parte meridionale dell'isola, lungo la costa tra Scauri e Punta di Bordoliccio e verso Est a Punta dell'Arco.
16 – Particolare delle strutture reomorfiche nelle pantelleriti
In superficie sono visibili solo una piccola parte dei prodotti vulcanici che lentamente dal fondo del mare si sono accumulati fino ad emergere e formare l'isola.
17 – La costa meridionale formata dalla successione dei prodotti di antiche eruzioni effusive e esplosive
Intorno a 330.000 anni fa, numerose colate di lava formarono, sopra il livello dell'acqua, un ampio e basso vulcano, i cui resti potrebbero essere le lave visibili lungo le falesie a Ovest, in prossimità di Cuddia Scauri e Cala dell'Altura, e a Est presso La Ficara e Punta del Duce. Altre lave attribuite a questa prima forma vulcanica emersa si trovano a Sud, a Punta di Sciaccazza, e tra Scauri e Cala delle Capre.
18 – Punta dell’Arco
Intorno a 124.000 anni fa, a Est era attivo Cuddia di Khamma, le cui colate di lava, che si vedono sulla falesia di Punta Zinedi, formarono un altro basso vulcano a scudo.
Le colate di lava furono predominanti fino a circa 114.000 anni fa e costruirono l'ossatura dell'isola. Successivamente divennero più frequenti le eruzioni esplosive. Depositi di flussi piroclastici si vedono a Est in Contrada Karuscia, Il Porticello, Gadir e Cala di Levante, e brecce a Cala Cinque Denti (Nord-Est) e a Cala delle Capre (Ovest).
19 – Cuddia Scauri con in primo piano le colate di lava e, al centro, le pomici da caduta
Dopo le eruzioni esplosive, e fino a circa 106.000 anni fa, una parte dell'isola si abbassò lungo fratture anulari e si formò la prima delle due caldere quasi concentriche, che caratterizzano la morfologia dell'isola, quella chiamata "La Vecchia" o "Serra Ghirlanda".
20 – I resti del bordo calderico di Serra Ghirlanda si riconoscono nel breve sperone di Cuddia Scauri. Oltre il pianoro, dal centro a destra, si vede Costa Zichidi e un breve tratto del versante di Montagna Grande. Chiusa tra questi due pendii, si trova una parte della caldera più recente
Il bordo che delimitava la caldera rimane evidente lungo la falesia tra Scauri e Balata dei Turchi e nell'arcuato rilievo di Serra della Ghirlanda, mentre nel tratto tra questi due settori si riconosce nel cambiamento di pendenza che chiude il piatto fondo calderico. Lungo le fratture che circondavano l'area ribassata sorsero, disposti ad anello, i quattordici centri eruttivi che formano i rilievi di Cuddia Attalora e di Cuddioli Dietro Isola.
21 – Prodotti di Cuddia Scauri. Sopra le lave più antiche, vi sono pomici da caduta (strati chiari). A destra, intercalate alle pomici, vi sono due colate di lava. La cima (192 m s.l.m.) è formata da prodotti di eruzioni successive alla formazione della caldera La Vecchia e dal Tufo Verde
A Costa Zinedi, il bordo si fonde con quello della caldera più recente e, verso Scauri, è in parte ricoperto dai prodotti delle eruzioni successive (colate di lava di Costa Monastero, Tufo Verde e prodotti di Cuddia Sciuvechi). Da Serra Ghirlanda a Punta Pozzolana, il perimetro orientale della caldera è completamente cancellato.
22 – Il bordo della caldera a Costa Zinedi, interrotto da una colata di lava (il rilievo a destra segnato col tratteggio) proveniente dal Monte Gelfiser. In primo piano, il laghetto Bagno dell'Acqua
La caldera di Serra Ghirlanda fu in parte riempita dai prodotti di almeno tre grosse eruzioni esplosive, avvenute tra 106.000 e 79.000 anni fa.
23 –Pantelleriti con strutture reomorfiche a Cala Cinque Denti
Un ventaglio di piccoli vulcani (Cuddia Attalora, Cuddioli Dietro l'Isola e altri ormai sepolti nei pressi di Costa Monastero e Costa Zichidi) riversarono, tra 70.000 e 50.000 anni fa, numerose colate di lava nella caldera. Alcune ne scavalcarono il bordo e, dal fianco meridionale dell'antico vulcano, si allargarono verso il mare.
24 – Punta delle Tre Pietre, formata dalle colate di lava di Costa Monastero
Le lave di Costa Monastero formarono una specie di delta a Punta delle Tre Pietre, mentre una delle ultime colate di questa fase costruì, sulla costa Est, la penisola di Punta dell'Arco.
25 – Il fondo calderico a Contrada Monastero, visto da Costa Zichidi
Intorno a 45.000 anni fa, l'eruzione, detta del Tufo Verde, innescò un altro sprofondamento all'interno della caldera. La nuova caldera è detta "Cinque Denti" o "Zichidi" o "Monastero" e ha un diametro di circa 6 km. Le pareti che la delimitano sono visibili a Ovest (Costa Zichidi), a Nord (San Vito e Bagno dell’Acqua) e a Sud (Piano di Ghirlanda). A Cala Cinque Denti, il profilo del bordo calderico è scavalcato da lave provenienti da Cuddia Randazzo.
26 – Le colate di lava di Cuddia Randazzo a Cala Cinque Denti
Il Tufo Verde copre quasi metà dell'isola e si trova all'esterno della caldera. Gli spessori sono inferiori al metro sui pendii e di oltre 20 m nei riempimenti di incisioni che esistevano prima dell'eruzione, dove sono evidenti le strutture di ripiegamento (reomorfismo) avvenute nel materiale dopo la sedimentazione. La sua origine è dibattuta da anni e diversi ricercatori lo hanno considerato una lava fluida e schiumosa, un'ignimbrite, un deposito di prodotti da caduta a alta temperatura, rifluiti dalle zone ripide e saldatisi dopo la loro deposizione al suolo.
27 – Grosse pomici da caduta sottostanti il Tufo Verde
È probabile che il Tufo Verde derivi da diverse eruzioni, forse avvenute anche in punti differenti dell'isola, iniziate con esplosioni (in diverse località, come Cuddia del Cat e San Vito, vi sono pomici da caduta alla base), alternate a strati di ceneri (visibili sui bordi calderici a Bagno dell’Acqua) e terminate con una successione di flussi piroclastici o di colate di lava molto fluida.
28 – La superficie del Tufo Verde a Cala del Bue Marino
Nella nuova caldera si riversarono le colate di lava provenienti dall'area di Monte Gibele e, tra 28.000 e 23.000 anni or sono, le lave del centro di Gelkhammar formarono il lobo Nord-occidentale dell'isola. Altre eruzioni avvennero poi dalle Cuddie Bonsulton e dai Cuddioli di Contrada Caffefi.
Intorno a 18.000 anni fa, il fondo della caldera Cinque Denti cominciò a sollevarsi, con un movimento simile all'apertura del coperchio di una botola. Il movimento non solo riattivò le fratture lungo le quali si era abbassato il fondo della caldera, ma ne provocò di nuove. Lungo il vecchio e nuovo sistema di faglie avvennero le eruzioni successive, mentre il blocco, rialzato di circa 300 m, formava il rilievo di Montagna Grande.
29 – Il cono di M. Gibele e, sullo sfondo a sinistra, il pianoro chiuso da Serra della Ghirlanda
Il movimento del blocco fu accompagnato da colate di lava che si fermarono contro il bordo interno della caldera, a Contrada Monastero e nei pressi del Piano della Ghirlanda. Solo un flusso particolarmente fluido scavalcò il bordo a Costa Zichidi.
30 – Montagna Grande e Monte Gibele visti da Rakhale
Le eruzioni proseguirono fino a circa 5000 anni fa lungo l'intersezione tra le faglie radiali e il bordo calderico (Cuddie del Gadir e Patite), sul fondo della caldera (Monte Gelfiser, Cuddia Mueggen, Cuddia Randazzo) e lungo le fratture causate dal sollevamento a botola (Cuddia del Gallo, Fossa Carbonara, Fossa del Russo, Monti Gibbile e Cuddia del Moro).
31 - Lave di Cuddia Randazzo datate circa 8000 anni fa
Alcune eruzioni avvennero anche lungo il cardine dell'area sollevata, come quelle che formarono l'ampio cono di pomici di Cuddia Mida. In generale, tutti i centri eruttivi cresciuti sulle fratture causate dal sollevamento sono più recenti di quelli formatisi lungo il bordo o sul fondo della caldera. Tra questi ultimi, fanno eccezione Monte Gelfiser e Cuddia Randazzo, che si formarono più tardi rispetto ad alcuni coni dell'area di cardine. Vi sono poi cinque coni, allineati in senso radiale, che probabilmente sono stati attivi nel corso di tutta la fase di sollevamento.
32 – Montagna Grande
Tra questi, il meno recente dovrebbe essere quello di Cuddie Bellizzi, le cui lave sono intercalate a quelle del vicino cono di Cuddie Patite, sorto presso il bordo della caldera. La serie di coni di Cuddie Glindo, d'Almanza e S. Vito è posteriore ai coni di Monte Gelkhamar e Cuddie Bonsulton, mentre Cuddie Maccotta si è formato sopra le lave del cratere di Cuddia del Moro.
a b33 - Accumuli di pomici grossolane
Alle innumerevoli colate di lava si alternano spessi depositi di pomici grossolane da caduta che, intorno alla bocca eruttiva, si sono accumulate formando ampi coni di pomici (Cuddia Mida, Cuddia Randazzo e il cono che circonda il duomo di Fossa Carbonara). All’esterno della caldera, all’estremità Nord-Ovest dell’isola, avvennero le rare eruzioni di prodotti basaltici.
34 - Colata di lava a blocchi a Khaggiar (costa orientale), con fratturazioni verticali alla base, una parte intermedia con colonne curvate e la parte superiore ancora con colonne verticali, ma meno regolari
Colate di lava continuarono ad uscire dai centri di Cuddie Bellizzi, Cuddia del Moro, Cuddia Sciuvechi, Cuddia Mueggen e Cuddia Randazzo fino a circa 5000 anni fa, o forse anche un po’ più tardi.
35 – Il cono di scorie Cuddia Bruciata
L'ultima eruzione nell’area di Pantelleria avvenne nel 1891 in ambiente sottomarino, in corrispondenza del cosiddetto banco Foerstner, circa 7 km a Nord-Ovest dell'isola. Il ricordo di un’altra eruzione simile, avvenuta nel Canale di Sicilia 60 anni prima, l’Isola Ferdinandea, era ancora vivo tra la gente del posto quando, nel maggio 1890, una serie di terremoti causarono la rottura di numerose cisterne e il sollevamento della costa tra Punta Karusha e Punta Tracino. Poi i terremoti cessarono, per tornare violenti il 14 ottobre 1891.
36 – Colate di lava sovrapposte
Alle 11,30 del 17 ottobre il mare cominciò ad agitarsi e, in breve, si rigonfiò lasciando affiorare una striscia di nera terra fumante, lunga circa un chilometro. I lanci di brandelli di lava incandescenti, simili a fuochi d’artificio, erano visibili non solo dall’isola, ma anche dalle coste siciliane e tunisine e durarono fino al 25 ottobre.
37 - Coltivazioni sui terrazzamenti lungo la costa
Avendo i terrorizzati panteschi attribuito la fine dell’eruzione al loro patrono, San Fortunato, da allora, il 16 ottobre, vigilia dell’evento, una processione ringrazia il santo per il miracoloso intervento. La nascita e la scomparsa della piccola isola fecero meno clamore della più famosa Ferdinandea e al giorno d’oggi pochi abitanti dell’isola ricordano il racconto dell’episodio. Restano a memoria della provvisoria striscia di terra due pescose secche a circa otto metri dal pelo dell’acqua, peraltro pericolose per la navigazione.

38 - terrazzamenti

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