L’ETNA E L’UOMO


 UN VULCANO ATTIVO

L'Etna durante l'eruzione del 2002-03

Tutti i vulcani sono suggestivi, sia quando sono inattivi, con i loro paesaggi brulli e lunari, sia quando sono in attività, con scenari infuocati che suscitano paura e curiosità.
Fiori (Saponaria Sicula) tra la cenere intorno a Monte Nero, sul versante Nord-Est dell'Etna
L’Etna lo è più di altri, per le sue dimensioni, per la sua attività quasi incessante, visibile da terra e da mare, e per la sua lunga storia che si interseca negli ultimi millenni con quella umana.
Tipica vegetazione etnea, i pulvini di astragalo
Rumex aetnensis
Ad ogni eruzione, intorno all’Etna si accende un interesse morboso, alimentato anche da televisioni e giornali che mostrano scene di fuoco, lave e esplosioni con lanci di brandelli incandescenti. In realtà, gli episodi più violenti sono quelli che formano le colonne di cenere.
Fontane di lava nel corso dell’eruzione del 2002-03
Questo dipende spesso da una circostanza banale: le fontane di lava, e ancor più le colate, con adeguata prudenza, possono essere riprese molto più da vicino rispetto alle colonne di cenere.
Crateri in eruzione nel novembre 2002. I getti incandescenti delle fontane di lava sono alti 100-200 m, mentre la colonna di cenere è alta circa 2 km
Se non vi è un riferimento di scala, le fontane di lava sembrano sempre più imponenti delle colonne di cenere, che possono essere scambiate per modesti e innocui pennacchi fumanti.
La densa colonna di cenere, alta circa 3 km, sul versante Sud dell’Etna nel novembre 2002
La differenza principale tra i due fenomeni vulcanici consiste nel fatto che le fontane di lava raggiungono altezze di qualche centinaia di metri e i brandelli infuocati cadono intorno alla bocca eruttiva, costruendo i piccoli coni di scorie che si vedono sulle pendici del vulcano.
Cono di scorie di un'antica eruzione laterale dell'Etna
Al contrario, le colonne di cenere dell’Etna sono alte diversi chilometri e causano danni alle coltivazioni e disagi nei centri abitati, anche oltre Catania.
La colonna eruttiva dell’eruzione del 2002-03. Il pennacchio, dal quale si vede cadere la cenere, si allungava oltre Catania
Confrontata con le altezze di decine di chilometri raggiunte dalle colonne di cenere delle eruzioni esplosive di altri vulcani, la violenza dell'Etna è irrimediabilmente ridimensionata.
Esplosioni nel corso dell’eruzione del 2002-03
Le eruzioni etnee sono spettacolari, ma meno pericolose di quanto si possa intuire guardando i documentari. Se si considera la perdita di vite umane come il danno maggiore che un evento naturale possa causare, questo vulcano non rientra tra le minacce più temibili.
Colata di lava nella pineta del versante Sud-Ovest nel dicembre 2002
Ancora di più se si pensa ad altri fenomeni naturali, come i terremoti o le innondazioni, spesso totalmente imprevedibili.
Colate di lava in prossimità dei centri abitati alla base del versante orientale
La pericolosità è ridotta anche dal fatto che la continua attività del vulcano e le sue stesse dimensioni hanno spontaneamente scoraggiato l'urbanizzazione e la posizione dei paesi etnei segna di fatto il confine delle aree più a rischio. Solo alcune espansioni recenti delle aree urbane hanno sfidato il buon senso.
Il versante orientale dell'Etna, con la conca (tratteggio rosso) della Valle del Bove. Le colate laviche più evidenti arrivano a lambire i paesi ai piedi del vulcano (immagine da Google Earth)
Le esplosioni che avvengono ai crateri sommitali hanno ampio spazio per disperdere i prodotti senza causare danni e le colate di lava, dalla cima, si riversano in genere verso la deserta Valle del Bove.
La Valle del Bove vista da monte
L'impatto delle eruzioni sommitali è quasi nullo sull'ambiente, anzi, sono gli unici fenomeni geologici, osservabili nel corso della loro rapida evoluzione, che creano ogni volta un nuovo e provvisorio paesaggio.
Nuovi coni in eruzione nel dicembre 2002. In alto a sinistra, coperto di neve il cratere di Sud-Est
Solo le eruzioni che avvengono a bassa quota, lungo fratture che si aprono sui fianchi del vulcano, costituiscono un vero pericolo.
La frattura apertasi nel 2002 lungo il fianco Nord. Alla confluenza delle due colate di lava (punto rosso) si trovavano alcuni alberghi e negozi di Piano Provenzana (immagine da Google Earth)
Pur non sottovalutando le ripercussioni economiche, si tratta sempre di un rischio relativo, dal momento che una colata difficilmente avanza a velocità tale da impedire alle persone di salvarsi, e i danni, per quanto gravi, interessano vegetazione e edifici.
La stazione a monte della funivia del versante Sud invasa dalla colata di lava del 2002
Il fatto è che l'entità dei danni causati da un'eruzione è cambiata nel corso del tempo insieme alle condizioni di vita dell'uomo. Eventi che un tempo sarebbero passati quasi inosservati, possono oggi paralizzare importanti attività economiche.
Le colate di lava in direzione del fiume Simeto (immagine da Google Earth)
Basti pensare che le ceneri delle ultime eruzioni, disperse da colonne alte non più di cinque o sei chilometri, hanno provocato la chiusura dell'autostrada e degli aereoporti di Catania e Reggio Calabria, oltre a danneggiare raccolti (specialmente ortaggi e olive) e a provocare gravi disagi alla popolazione.
La colonna di cenere, alta al massimo circa 5 km, che in novembre e dicembre del 2002 causò la chiusura dell'autostrada e degli aereoporti di Catania e Reggio Calabria
La chiusura di strade e aereoporti ha ripercussioni sulle attività commerciali e turistiche che scatenano ogni volta violente polemiche tra vulcanologi, autorità e cittadini.
Un paese etneo dopo un'esplosione nel febbraio 2000
Anche in questo caso, i mezzi di comunicazione non sempre chiariscono il problema alla popolazione, sulla quale ricade il peso maggiore degli interventi.
Il versante Nord dell'Etna nel corso dell'eruzione del 2002. Le colate di lava distrussero gli impianti turistici di Piano Provenzana
E' comune l'idea che il blocco degli aereoporti sia legato all'accumulo di cenere sulle piste e che vi siano negligenze nelle operazioni di sgombero, mentre il vero pericolo è rappresentato dal pulviscolo disperso in aria.
Neve coperta di cenere sulla strada che sale all'Etna
La cenere vulcanica è formata da piccoli frammenti vetrosi che hanno un forte potere abrasivo. Se sono risucchiati dai motori degli aerei, danneggiano le parti meccaniche e, nei casi più gravi, possono arrivare a causare lo stallo dei veivoli.
La cenere sul tetto di un'abitazione di Milo dopo un'esplosionedel 1999
Solo chi ha viaggiato lungo l'autostrada quando l'Etna lascia cadere la cenere in quella direzione, può rendersi conto di quanto sia provvidenziale la sua chiusura. Oltre che essere buio anche in pieno giorno, il fondo stradale diventa simile al ghiaccio e ogni tentativo di frenare può diventare catastrofico, specie per i mezzi pesanti.
Colonna di cenere nel corso dell'eruzione del 2002
L'Etna è oggi una immensa risorsa turistica e scientifica e ogni sua eruzione può essere una nuova pagina di storia naturale e umana.
Colata di lava in un bosco sulle pendici dell'Etna
Spesso definito come un gigante buono, non è, ovviamente, ne' buono ne' cattivo. E' un vulcano, cioè solo una piccola manifestazione in superficie di profondi processi globali ancora poco noti.
Cartelli sulla strada per l'Etna che avvertono del pericolo di cenere vulcanica sull'asfalto
Usarlo per capire meglio la sua e la nostra storia, senza considerare ogni eruzione una reciproca dichiarazione di guerra, è l'unico modo per trarne vantaggio in maniera corretta.
Un edificio nel piazzale del Rifugio Sapienza, minacciato dalla colata di lava dell'eruzione del 2001


DAL MITO ALLE ERUZIONI STORICHE

L'Etna è sempre stato solo in apparenza ostile all'uomo. Già nel Neolitico, l'area offriva una varietà di risorse che sembravano studiate apposta per le esigenze di allora.
Monte Sellato, Monte Peloso e Monte Minardo, alcuni dei numerosi coni delle eruzioni avvenute sul fianco occidentale dell’Etna, ormai coperti di fitta vegetazione
La sua vicinanza al mare, le pendici disseminate di rilievi (i conetti delle eruzioni laterali) adatti agli avvistamenti, isolato da due grossi fiumi, ricco di caverne naturali per ripararsi (formate dalle lave) e di selvaggina per cibarsi, era un luogo ideale per gli insediamenti preistorici. I primi abitanti vissero sulle pendici del vulcano in relativa quiete, abituandosi alle esplosioni e tenendosi lontani dalle colate di lava.
Grotta formata dalle colate di lava dell'eruzione del 1614-24
La Sicilia si trovava lungo la via di transito dell'ossidiana, una lava dura e tagliente che fu il materiale più importante per l'uomo fino alla scoperta dei metalli.
Punte di frecce in ossidiana
Grazie all'ossidiana, le vicine isole Eolie, disabitate per l'attività vulcanica e per la mancanza di sorgenti, divennero un punto commerciale di grande ricchezza fin dagli ultimi secoli del V millennio a.C. Già parecchi secoli prima che su Lipari si formassero insediamenti stabili, l'ossidiana dell'isola era sfruttata e trasportata sulle coste del continente.
Tramonto sull’Etna in eruzione
Con la scoperta del rame, avvenuta nell'Eneolitico Superiore (seconda metà del III millenio a.C.), l'ossidiana non servì più alla fabbricazione di armi e utensili e, in una primordiale globalizzazione, ne risentirono gli effetti tutti gli insediamenti che erano prosperati grazie al commercio del prezioso materiale vulcanico.
Le pendici dell'Etna con i coni delle eruzioni laterali
La ripresa economica e demografica delle Eolie, e degli insediamenti etnei, avverrà verso la fine del III millennio a.C., soprattutto grazie ai contatti sempre più intensi con il popolo da cui il gruppo di isole siciliane ereditera il nome, gli Eoli.
Il fiume Simeto separa le lave dell'Etna (a destra) dai terreni sedimentari che circondano il vulcano
Quando i metalli soppiantarono definitivamente le schegge di lava, intorno all'Etna arrivarono i più abili forgiatori, prima dall'Egeo e poi, nella tarda Età del Bronzo, anche dalla penisola italiana. All'inizio dell'Età del Ferro, la Sicilia era un importante centro per la lavorazione dei metalli.
Le isole dei Ciclopi. I brandelli di rocce sedimentarie, di colore chiaro, risaltano sulla cima degli scogli
Nel 735 a.C., un gruppo di coloni calcidesi approdò in Sicilia e fondò Naxos, quasi ai piedi dell'Etna. Le colonie greche, che nell'VIII sec. a.C. occupavano buona parte dell'Italia meridionale, lasceranno molti segni della loro esistenza. I coloni avevano portato con sè stili di vita, leggende e tradizioni, che adattarono alla nuova terra.
La costa ai piedi dell'Etna in direzione di Taormina
Lungo il tratto di costa tra Aci Castello e Acitrezza, affiorano scogli e isolotti, detti Isole dei Ciclopi, in parte formati da rocce vulcaniche molto più antiche di quelle del massiccio dell'Etna.

Rocce magmatiche, fratturate in poligoni, nel porto di Acitrezza, di fronte alle isole dei Ciclopi
Questi scogli, secondo il racconto omerico, erano blocchi lanciati dall'infuriato ciclope Polifemo verso la nave di Ulisse, colpevole di averlo accecato del suo unico occhio.

Per la mitologia greca, i Ciclopi erano i fabbri di Efesto che forgiavano dentro l'Etna le saette di Zeus. Nella realtà, erano nerboruti fabbri Traci che avevano l'usanza di tatuarsi sulla fronte il simbolo circolare del sole.
Fontane di lava nel corso dell’eruzione del 2002-03
I miti e le leggende erano forme per spiegare e giustificare i fenomeni naturali, come l'attività vulcanica, che i greci peraltro già conoscevano. Così, l'occhio rosseggiante dei giganti monocoli che lavoravano all'interno di enormi fucine sotterranee spiegava i bagliori di un cratere incandescente.
Esplosioni nel corso dell'eruzione del 2001
Polifemo era figlio di Posidone, dio delle profondità marine e, benchè i greci non potessero saperlo, il magma sgorgò proprio sul fondo di un ampio golfo marino, tra 700.000 e 500.000 anni fa, molto prima che cominciasse a formarsi il vulcano. Non giunse in superficie e non fece eruzioni, ma si fermò sotto i sedimenti che coprivano il fondale marino.

Particolare delle lave a contatto con i sedimenti marini di colore chiaro lungo la costa siciliana
In parte li spinse verso l'alto, poi cominciò a raffreddarsi e a fratturarsi in colonne verticali o curvate. Gli eventi geologici e l'erosione hanno lentamente trasformato lave e argille, lasciando il gruppo di scogli isolati che vediamo ora.
La superficie delle colonne di lava delle eruzioni sottomarine che precedettero la formazione dell'Etna
L'Etna fa il suo ingresso nella letteratura greca con l’eruzione del 475 a.C., descritta nella Prima Ode Pitica (Pitiche, I, vv. 13-28) di Pindaro (c.518-c.438 a.C.).
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Pindaro ricorse alla mitica immagine di Tifeo (o Tifone), un altro gigante che si aggirava nelle zone vulcaniche, il quale, imprigionato sotto il peso del vulcano, rivomitava le saette scagliategli contro da Giove.
Gli scogli delle isole dei Ciclopi, descritti nell'Odissea come blocchi scagliati in mare da Polifemo contro Ulisse
Di poco successiva è la testimonianza di Tucidide, lo storico della Guerra del Peloponneso, che ricorda un'eruzione avvenuta nel 425 a.C., quando la lava invase il territorio di Catania, per la terza volta da quando i Greci erano giunti in Sicilia.

Bocche eruttive nell'eruzione del 2001
Nel 122 a.C., una violenta eruzione causò il collasso di un ampio settore dell'Etna. La depressione, detta caldera del Piano, si presenta ora come una piattaforma di 2 km di diametro, a circa 2500 m di quota, sopra la quale è cresciuto il cono sommitale.
I crateri sommitali nel 2004
L'eruzione, avvenuta sotto i Consoli L. Cecilio Metello e Gneo Domizio, è riportata da Orosio, il quale riferisce che la cenere fu tanto abbondante che oppresse la città di Catania, fece crollare i tetti e danneggiò i campi al punto che il Senato romano esentò i catanesi dai tributi per dieci anni.

Con il tempo, i miti e le leggende finirono, ma le eruzioni continuarono a lasciare le loro tracce e a modificare il vulcano. Molte colate hanno sepolto quelle precedenti, alcune hanno riempito i solchi che restavano liberi tra un flusso e l'altro, altre ancora sono sgorgate da bocche isolate e hanno preso strade in seguito mai più ripercorse.
I Monti Silvestri, formatisi nel 1892, tra 2600 e 1800 m di quota
Una di queste, uscita da Monte Moio, un conetto appartato ai piedi del versante settentrionale dell'Etna, ha creato un paesaggio particolarmente affascinante, soprattutto nella famosa zona delle gole dell’Alcantara, dove la colata, sezionata in colonne per la contrazione della massa incandescente mentre si raffreddava, è profondamente incisa dal fiume.
La vallata del Fiume Alcantara ai piedi del versante Nord dell’Etna, con al centro il cono di Monte Moio
L'Alcantara nasce a 1250 m s.l.m., a Floresta, e sfocia nello Ionio dopo aver percorso 48 km. Il suo corso a Nord, da Randazzo a Moio, segna un confine raramente superato dai prodotti vulcanici, mentre da Moio fino al mare, percorre un vallone che ha funzionato come canale di scorrimento della spettacolare colata.
Le gole dell’Alcantara
La lava seguì la valle scavata dal fiume, probabilmente senza intasarla completamente, dal momento che l'acqua ha ripreso il percorso sopra la colata, erodendola poco a poco e infiltrandosi attraverso i giunti colonnari fino ad arrivare alle sottostanti rocce sedimentarie.
Particolare della fatturazione delle lave nelle gole dell’Alcantara
Secondo Diodoro Siculo e altri autori storici (Aristotele, Pausania e altri, la collocano genericamente tra il 736 e il 456 a.C.), la colata sarebbe quella che nel 396 a.C. sbarrò la strada alle truppe cartaginesi guidate da Imilcone il quale, in guerra contro Dionisio di Siracusa, cercava di raggiungere Catania costeggiando il mare, in modo da avere il costante supporto della flotta di Magone.

L'esercito cartaginese fu costretto a raggiungere Catania aggirando l'intero perimetro dell'Etna e per questo si suppone che una colata, scendendo dal fianco del vulcano fino al mare, impedisse loro di procedere. Resta qualche dubbio sul fatto che questo episodio si riferisca alla colata dell'Alcantara, la quale è forse più antica.
Le lave nella gola dell’Alcantara
Grazie alla costante presenza dell'uomo nell'area, le eruzioni più importanti dell’Etna sono documentate a partire da almeno 2500 anni or sono e, per quelle avvenute negli ultimi 500 anni, si ha una registrazione pressoché completa.
Il cono di un'eruzione laterale tra i paesi di Trecastagni e Via Grande

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