ORIGINE DELL'AREA VULCANICA ETNEA
Intorno a 130 milioni di anni fa, la zolla
litosferica comprendente il continente africano, spinta dalla
dilatazione dell'Atlantico meridionale, si avvicinava alla zolla
Euro-asiatica, chiudendo lentamente l'oceano Tetide che esisteva tra i
due continenti.

Circa 80 milioni di anni fa, mentre l'oceano
Atlantico si allargava e la zolla africana continuava a muoversi verso
Nord-Est, l'oceano Tetide era praticamente scomparso e i bordi
irregolari dei due continenti si trovavano uno di fronte all'altro.

Il profilo settentrionale del continente africano
presentava una grossa sporgenza che si frapponeva tra i due margini.
Questa penisola, o forse isola, compressa tra le due placche
continentali, sarà in parte la futura Italia.

In base alla teoria della tettonica a zolle, i vulcani
si formano prevalentemente quando la litosfera terrestre subisce
fenomeni di compressione o di distensione.
Schema del processo di
distensione litosferica. L'attività vulcanica inizia nell'area di
frattura continentale che può evolvere fino alla formazione di una
dorsale medio-oceanica. Nello stadio finale, oltre all'attività
vulcanica lungo la dorsale, il magma risale nelle aree in compressione,
ai bordi dell'oceano
Nel primo caso, una zolla è spinta fino a incunearsi
sotto un'altra e sprofonda nel mantello, mentre nella distensione una
zolla si rompe lungo una frattura e si formano due pezzi di litosfera
che si allontanano uno dall'altro.
Schema dei contesti
geo-tettonici di formazione dei vulcani. Nelle aree in compressione (B
e C) la formazione dei magmi è favorita dall'apporto in profondità di
fluidi contenuti nella litosfera oceanica che sprofonda (processo di
subduzione)
I movimenti delle zolle provocano variazioni fisiche
(pressione, temperatura, ecc.) che favoriscono in profondità la
formazione di magmi e la loro risalita verso la superficie. I magmi
hanno caratteristiche diverse e, in particolare, quelli eruttati nelle
zone in distensione sono di composizione prevalentemente basaltica.
Le eruzioni siciliane, sia quelle più antiche degli Iblei (iniziate circa 10 milioni di anni fa), che quelle dell'Etna, hanno prodotto magmi con caratteristiche vicine a quelli che si formano nelle aree in distensione, benché la Sicilia si trovi in una zona in compressione.
Questa particolarità potrebbe essere giustificata
con la formazione di fratture, perpendicolari alla spinta compressiva,
che tendono ad allargarsi e a creare zone in distensione inserite in
una più ampia area di compressione.
Schema
della possibile formazione di aree in distensione all'interno di zone
sottoposte a compressione
La zona del margine orientale della Sicilia risponde
alla spinta dell'Africa fratturandosi e favorendo in questo modo la
formazione e la risalita dei magmi che formarono i vulcani degli Iblei
e alimentano l'Etna.
Le isole vulcaniche dell'arco delle Eolie, così come
il sollevamento che forma i Monti Peloritani, sono invece conseguenza
di fenomeni di compressione e subduzione.
Immagine dell'arco di isole
vulcaniche delle Eolie e dell'Etna (da Google Earth)