LE ERUZIONI ANTICHE

L'Etna visto da Catania

L'attività vulcanica nell'area etnea inizia in epoche geologiche relativamente recenti, tra 700.000 e 500.000 anni or sono. Lo studio dei prodotti delle eruzioni che ancora restano visibili ha permesso di tracciare le tappe principali della storia eruttiva più antica.

1 - Attività pre-etnea

Le eruzioni dette pre-etnee sono quelle avvenute prima della costruzione dell'edificio dell'Etna vero e proprio, in un arco di tempo compreso tra 700.000 e 200.000 anni fa.
Il rilievo di Aci Castello, formato da lave delle eruzioni sottomarine pre-etnee e, sullo sfondo, le Isole dei Ciclopi
L'attività vulcanica cominciò all'interno di un golfo (chiamato golfo pre-etneo) che si estendeva dagli odierni Monti Peloritani agli Iblei. Tutta l'area siciliana, compreso il golfo pre-etneo, aveva cominciato a sollevarsi da molto tempo, a partire da circa 1 milione e 700 mila anni fa.
Lave a contatto con le argille visibili a Aci Castello
Le prime eruzioni furono prevalentemente sottomarine e coprirono di lave il fondo del golfo pre-etneo, già ridimensionato dal sollevamento e dall'emersione di parte delle argille che si erano depositate sui fondali.
Le lave, sezionate in poligoni dal processo di raffreddamento, visibili a Acitrezza
In alcuni punti, il magma si raffreddò appena sotto la coltre di argille, senza arrivare in superficie. Resti di queste intrusioni di magma sono presenti nell'area di Acitrezza e nelle isole dei Ciclopi.
Le lave, di colore più scuro, a contatto con i sedimenti argillosi del golfo pre-etneo sulle Isole dei Ciclopi
Le lave delle eruzioni sottomarine sono ora visibili in superficie tra Aci Castello (il rilievo su cui sorge il Castello) e Acitrezza. Le lave eruttate sotto il livello del mare formano accumuli di blocchi di lava rotondeggianti e fratturati che sono chiamati lave a cuscino o pillow lava.
Particolare delle lave a cuscino della rupe di Aci Castello
Insieme alle lave a cuscino si trovano frammenti di materiale vetroso (ialoclastiti), derivante dall'esfoliazione della crosta della lava raffreddata rapidamente al contatto con l'acqua.
La forma rotonda dei pillow, contornata da una crosta di colore scuro. Gli spazi tra uno e l'altro sono occupati da frammenti vetrosi della crosta che hanno assunto un colore chiaro per alterazione chimica
I blocchi di lava in ambiente sottomarino si contraggono e si fratturano, diventando fragili, una volta solidificati. Brandelli di lava, misti a ialoclastici, formano accumuli di brecce.
Breccia formata da pezzi di lava in una matrice di frammenti vetrosi
Le eruzioni pre-etnee accompagnarono, e favorirono con l'accumulo dei loro prodotti, l'innalzamento del fondo marino, fino a che le bocche eruttive cominciarono a trovarsi sopra il livello del mare e coprirono con i loro prodotti le argille già emerse. Nella zona di Aci Castello, si vedono strati di cenere delle eruzioni sub-aeree, interstratificati alle argille.

Colate di lava delle fasi eruttive pre-etnee si trovano per oltre 15 km a Sud-Ovest e a Sud-Est, ai margini dell'attuale vulcano, dove sono state tagliate dal fiume Simeto.
Il Simeto scorre (dal basso verso l'alto della fotografia) separando i prodotti vulcanici che formano la base dell'Etna (a sinistra) da quelli sedimentari
Queste eruzioni, sporadiche e probabilmente intervallate da fasi di stasi, formarono piccoli centri eruttivi con colate di lave fluide.
Il rilievo di lava di Motta S. Anastasia
Di alcuni vulcani isolati restano i rilievi di Motta S. Anastasia e Paternò, messi in risalto dall'erosione dei terreni circostanti.
Particolare delle lave a fessurazione colonnare di Motta S. Anastasia

2 - Etna primordiale o antico
L'ossatura dell'Etna si è costruita in un periodo compreso tra circa 150.000 e 80.000 anni fa. E' una fase poco conosciuta, essendo i prodotti mascherati quasi completamente da quelli dell'attività successiva.

La prima forma vulcanica, denominata Etna primordiale o antico, deve essersi edificata con la sovrapposizione di colate di lava e prodotti di eruzioni esplosive. Tra questi, si trovano accumuli di materiale vulcanico rimaneggiato, probabilmente eroso dai fianchi del rilievo nelle fasi di quiescenza eruttiva.
Lungo le sponde del fiume Simeto, ai piedi del versante occidentale, appaiono i prodotti dell'Etna antico (immagine da Google Hearth)
Le colate di lava dell'Etna antico si vedono alla base della Timpa di Acireale e sopra le lave pre-etnee nella zona di Adrano-S. Maria di Licodia. I prodotti piroclastici, visibili nella zona di Aci Castello-Acireale, testimoniano che, alle eruzione effusive, seguirono fasi esplosive.
Nella scarpata ai piedi del paese di Acireale affiorano i prodotti delle prime eruzioni etnee (immagine da Google Hearth)
Nella zona della Timpa di S. Tecla, i prodotti delle eruzioni esplosive raggiungono uno spessore di 140 m. E' probabile che almeno tre o quattro degli eventi esplosivi siano stati direzionali, cioé avvenuti sul fianco del vulcano con una direzione quasi orizzontale.
I prodotti delle antiche eruzioni esplosive dell'Etna si vedono nel rialzo alle spalle di S. Tecla, sulla costa orientale dell'isola (immagine da Google Hearth)
Grossi spessori di prodotti rimaneggiati (alla periferia Nord di Catania raggiungono i 40 metri) si trovano sopra i prodotti delle esplosioni direzionali e indicano l'intensa erosione cui era soggetto il materiale incoerente accumulatosi sui fianchi del vulcano. Tra Catania e Aci Castello, sopra spiagge fossili sollevate di circa 300 m, si trovano strati di materiale grossolano, trasportato a valle da torrenti o da colate di fango (lahar).
Il fiume Simeto incide da Nord-Est a Sud-Est la base del vulcano formata dalle lave della fase eruttiva antica
Da quanto rimane dell'Etna primordiale, la ricostruzione del vulcano può essere immaginata come due apparati sovraimposti, uno formato dalle colate di lava (le prime eruzioni, di tipo effusivo), ampio e con fianchi poco ripidi e uno successivo (eruzioni di tipo esplosivo), di forma conica, con fianchi ad elevata pendenza, soggetti a franamenti.

Il franamento di settori di un edificio vulcanico è a volte causa, altre volte conseguenza, delle eruzioni esplosive direzionali. Parte del fianco Est dell'Etna antico tende a scivolare verso il mare e il risultato di questo movimento è ancora visibile nel profilo irregolare della montagna.
Profilo dell'Etna e versante Nord nel corso dell'eruzione del 2002

3 - Centri antichi, intermedi e Mongibello

Dopo le eruzioni dell'Etna primordiale, e fino a circa 25.000 anni fa, numerosi centri eruttivi si formarono uno sopra l'altro, innalzando e allargando la forma del vulcano. L'attività avvenuta nel corso di questo lungo periodo viene ricostruita grazie alla scarpata della Valle del Bove che ha sezionato un fianco del vulcano. I centri eruttivi sono suddivisi in antichi, intermedi e del Mongibello.
La scarpata superiore e parte del bordo occidentale della Valle del Bove
I centri antichi comprendono Calanna, Trifoglietto I e parte del Trifoglietto II. I resti di questi apparati si trovano nella parte inferiore della Valle del Bove ma non è possibile conoscere le loro dimensioni originarie e stabilirne con certezza la successione cronologica. Alcuni autori comprendono tra le eruzioni del Trifoglietto anche i prodotti del monte Calanna.
La Valle del Bove e il Monte Calanna, circondato dalle lave dell'eruzione del 1991-93
I prodotti del Calanna formano l'omonimo rilievo, alto 1325 m s.l.m., e sono visibili anche nelle pareti della Val Calanna, dove hanno uno spessore di circa 200 metri. Il vulcano, che probabilmente era situato nella parte orientale della Val Calanna, ebbe eruzioni esplosive, i cui prodotti sono stati successivamente attraversati da dicchi e intrusioni.
Monte Calanna visto da Monte Zoccolaro. Tra il rilievo e il bordo della Valle del Bove (su cui si trova Monte Zoccolaro), vi è il salto morfologico di Portella della Giumenta che immette nella Val Calanna
I prodotti del Trifoglietto I affiorano sulla parete Nord-Est della Valle del Bove, intorno a uno sperone delimitato dalle Rocche Musarra e Capra. Numerose esplosioni, di tipo stromboliano, sono testimoniate da circa 200 m di scorie, accompagnate da sottili colate di lava, visibili verso l'alto.
La Valle del Bove, vista da Monte Scorsone. Al centro lo sperone roccioso di Rocca Musarra
Anche questi prodotti furono attraversati da dicchi che furono la via di alimentazione delle eruzioni successive. La bocca centrale del Trifoglietto I era probabilmente verso la parte Nord-Est della Valle del Bove.
La parete Nord-Est della Valle del Bove. Le strutture verticali sono i dicchi di alimentazione magmatica
Particolare di un dicco di lava sporgente sulla scarpata delle Valle del Bove
Il Trifoglietto I è forse il primo di una serie di centri eruttivi formatisi nell'area che poi franerà, formando la depressione della Valle del Bove.
Il bordo occidentale della Valle del Bove (in alto) e l'area inferiore della valle con lo sperone di Rocca Musarra e, in basso, Rocca Capre.
Il vulcano Trifoglietto II era probabilmente ampio e con diverse bocche eruttive e è probabile sia il più importante formatosi nell'area dell'odierna Valle del Bove. I prodotti sono visibili nella parte Sud-Ovest della Valle del Bove, dove hanno uno spessore massimo di 400 m, e consistono in colate di lava alla base, seguite da prodotti piroclastici nella parte superiore (insieme, questi sono chiamati serie piroclastica).
Il bordo occidentale della Valle del Bove
Nella parete Sud della Valle del Bove, le lave sono separate dai prodotti piroclastici da una quindicina di metri di brecce grossolane, probabile deposito di un flusso piroclastico.
Particolare del bordo Nord-occidentale della Valle del Bove
I centri intermedi comprendono le fasi di colate di lava, successive alle eruzioni esplosive, del Trifoglietto II, e i vulcani Vavalaci e Cuvigghiuni. Anche per questi vulcani non è possibile ricostruire una precisa successione cronologica e l'aspetto che potevano avere mentre erano in attività.
La parte Nord-orientale della Valle del Bove. A sinistra in alto, la cima de La Montagnola, al centro della scarpata le lave dell'eruzione 1991-93 e, in alto a destra, i crateri sommitali
Le lave del Trifoglietto II si trovano sulla parete meridionale della Valle del Bove (dove per un breve tratto si sovrappongono ai precedenti prodotti della serie piroclastica dello stesso vulcano) e a Est del Monte Zoccolaro, dove hanno un spessore superiore ai 300 m.
La parte centrale della scarpata della Valle del Bove, con le bocche eruttive del 2004 e i dicchi magmatici verticali che attraversano i prodotti delle eruzioni antiche
Le colate di lava sono, alla base, di colore chiaro e distribuite nella Valle del Bove a Est (Timpa di Macchia) e a Sud (Monte Po). Quelle soprastanti sono più sottili e più scure, con uno spessore che aumenta andando verso Est, da 50 a oltre 100 m. La bocca eruttiva di questa fase si trovava probabilmente verso il centro della Valle del Bove.
La parte centrale della Valle del Bove e il bordo orientale
I prodotti del vulcano Vavalaci consistono in sottili colate di lava, separate da strati di scorie, con spessore totale di 250 m a Sud-Ovest della Valle del Bove, e decrescente verso Nord e verso Est. A Nord coprono i prodotti delle eruzioni esplosive e a Est le lave successive del Trifoglietto II.
Il bordo occidentale della Valle del Bove
Il centro eruttivo Vavalaci poteva trovarsi sotto Piano del Lago, a Ovest rispetto ai vulcani precedenti. La cima del piccolo vulcano aveva una depressione, profonda circa 200 m e larga 600 m, che in parte si vede nel Canalone della Montagnola.
Il lato occidentale della Valle del Bove. Il alto si vede la punta de La Montagnola
Il centro eruttivo di Cuvigghiuni ebbe eruzioni esplosive alimentate probabilmente attraverso la stessa via magmatica del Vavalaci. I prodotti piroclastici attribuiti a questo vulcano consistono in un deposito di circa 200 m di spessore che riempie la depressione sommitale del Vavalaci. All'esterno della depressione, in particolare verso Nord, si trovano solo alcuni prodotti saldati riferibili a questo vulcano.
Da sinistra, in alto, La Montagnola, il cono in eruzione nel luglio 2001 e l'area fumante ai piedi del cratere di Sud-Est. In primo piano, la scarpata della Valle del Bove che taglia i prodotti delle eruzioni antiche
Il Mongibello è un grosso cono che occupa la parte centrale dell'attuale massiccio dell'Etna e ne comprende più di un terzo del volume. Si tratta del centro eruttivo più recente ed è sede delle bocche sommitali attuali.
Vista aerea dell'Etna
L'attività di questo apparato può essere suddivisa in più fasi: Mongibello antico e Mongibello recente, separate dalla formazione della caldera del Cratere Ellittico, e Mongibello moderno, rappresentata dalle eruzioni storiche.

I crateri sommitali nel 2003
I prodotti del Mongibello antico sono quasi il 90% del volume del cono. Hanno spessori di 100-200 metri sulla parete Nord della Valle del Bove, di qualche decina di metri in cima alla parete meridionale e di 400 m sulla parete occidentale, nel punto chiamato Belvedere.

L'attività del Mongibello antico iniziò da un centro eruttivo chiamato Ellittico, con colate di lava, intercalate a qualche strato di prodotti piroclastici. Alla fase esplosiva più intensa si attribuisce un flusso piroclastico sceso fino a Biancavilla.
L'area raggiunta dai flussi piroclastici delle eruzioni esplosive del Mongibello antico (immagine da Google Hearth)
L'attività di questo centro terminò intorno a 14.000 anni fa con lo sprofondamento della parte superiore del vulcano e la formazione della Caldera dell'Ellittico, una struttura con circa 4 km di diametro, interamente riempita dai prodotti del Mongibello recente.
L'Etna e la forma conica sommitale del Mongibello. La freccia indica il cono in attività, sorto tra La Montagnola (la punta a sinistra) e il cratere di Sud-Est, nel 2001
Un altro centro eruttivo, detto del Leone, si sarebbe formato all'interno della caldera dell'Ellittico, vicino al bordo verso Nord-Ovest.
L'Etna visto da Nord-Est nel novembre 2002. Il cambio di pendenza che corrisponde grosso modo con l'area coperta di neve rappresenta il bordo della caldera dell'Ellittico, riempita dai prodotti del Mongibello recente
L'oderna depressione della Valle del Leone, è da alcuni autori interpretata come l'evidenza del collasso della parte sommitale di questo vulcano che avrebbe segnato la fine della sua attività, mentre altri lo considerano solo una piccola depressione valliva, priva di indizi di attività locale.
Il bordo Nord-orientale delimita la parte della Valle del Bove detta Valle del Leone
L'attività del Mongibello recente iniziò dopo la formazione della Caldera dell'Ellittico con eruzioni effusive alternate a altre di carattere esplosivo.

Le colate di lava delle fasi effusive colmarono la depressione sommitale, fino a livello del Piano delle Concazze (2790 m s.l.m), per poi riversarsi all'esterno.
Pizzo De Neri, a sinistra con l'edificio dell'Osservatorio, è considerato il bordo Nord-Est della caldera dell'Ellittico. A Nord-Ovest, il bordo si riconosce a Punta Lucia, mentre a Sud è completamente cancellato dal cratere centrale
Le eruzioni esplosive furono molto violente e lasciarono strati di ceneri spessi anche decine di metri. In base alle datazioni, le ceneri sono in parte ricollegabili all'attività del Mongibello antico (datate intorno a 26000 anni fa) e in parte a quella del Mongibello recente (datate tra 9000 e 2000 anni fa).
Pizzo De Neri e, a sinistra, la parte alta della Valle del Leone
Un'eruzione esplosiva, avvenuta nell'anno 122 a.C., lasciò, a circa 2500 m s.l.m. a Sud del Cratere Ellittico, un altro sprofondamento, chiamato caldera del Piano.

Attualmente, di questa depressione rimane una piattaforma con 2 km di diametro sopra la quale è cresciuta la parte di cono con le bocche sommitali.
In primo piano, il pianoro, detto Piano del Lago, che termina sulla scarpata della Valle del Bove. In secondo piano, la Valle del Bove e il suo bordo occidentale
Il Mongibello moderno è sede di attività persistente, con emissione di colate di lava basaltica e attività debolmente esplosiva.

Il fianco Sud-Est del cono Mongibello è interrotto dalla scarpata della Valle del Bove, una depressione formatasi attraverso varie fasi, iniziate probabilmente dopo l'attività effusiva del Trifoglietto II.

Nel corso degli ultimi millenni, le frane e l'erosione hanno notevolmente ingrandito la vallata, formando con il materiale asportato un deposito alluvionale e torrentizio, detto il Chiancone, alla base del versante Est.
Prodotti vulcanici rimaneggiati lungo la costa in direzione dell'apertura della Valle del Bove
Le eruzioni più importanti dell'Etna degli ultimi 2500 anni sono ben documentate, mentre la registrazione è pressoché completa per le eruzioni avvenute negli ultimi 500 anni. In questo periodo, l'attività dell'Etna può essere inquadrata in tre forme:
La Valle del Leone, vista da monte. In secondo piano, il bordo orientale della Valle del Bove