LE ERUZIONI DEGLI ULTIMI SECOLI

Carta geologica con indicazione dei prodotti delle eruzioni degli ultimi secoli, tranne le più recenti
ERUZIONE DEL 1614-24

Area in cui si vedono le lave dell'eruzione 1614-24 (immagine da Google Earth)
La più prolungata eruzione dell'Etna avvenuta in tempi storici, anche se probabilmente non fu ininterrotta, iniziò nel luglio del 1614 a quota 2550 s.l.m. dalle bocche eruttive (ora chiamate Monti Deserti) che si allineavano lungo una frattura del versante Nord-Est.
Il versante Nord, con la sterrata che sale ai crateri sommitali e il rilievo dei Due Pizzi dell'eruzione del 1614-24
Dalle strutture visibili sulla superficie delle colate (crosta liscia o corrugata da forme plastiche), le lave di questa eruzione erano fluide (tipo pahoehoe).
Superficie della lava del 1614-24, con struttura a corde disposte a spirale
La crosta è punteggiata da grossi cristalli di palgioclasio che danno alla lava il nome locale di "cicirara".
Il rilievo granuloso delle lave del 1614-24 è dovuto alla presenza di grossi cristalli di plagioclasio
In più punti, la lava, forzando la crosta o il tunnel chiuso, uscì in superficie esplodendo e formando sul dorso della colata accumuli di brandelli fluidi, chiamati hornitos, un termine che deriva dallo spagnolo e significa forno. Due di questi, detti i Due Pizzi, hanno dimensioni straordinariamente rilevanti.
Sul versante Nord, tra colate di lava più recenti, il rilievo dei Due Pizzi dell'eruzione 1614-24
Nelle colate fluide che scorrono veloci si formano spesso strutture, dette tubi di lava, che racchiudono all'interno il flusso incandescente, mantenendolo ad elevata temperatura e consentendogli di percorre tragitti molto lunghi.
L'apertura in un tunnel lavico dell'eruzione 1614-24
Quando torna a scorrere all'aperto, la colata può trovarsi a quote molto basse ancora con un'alta capacità di movimento.
La lava del 1614-24 a Passo Dammusi
Gli ingrottamenti nei tubi delle lave del 1614-24 hanno lasciato vaste cavità, ben conosciute dagli speleologi, come la Grotta del Gelo e, a quote inferiori, le grotte dei Lamponi, Del Diavolo e di Aci.
Un tunnel lavico nelle lave del 1614-24
Il volume di materiale messo nel corso di questa eruzione è stato stimato in oltre 1000 milioni di m3, sparsi sopra circa 21 km2. Il fronte della colata arrivò a 975 m s.l.m.
 Le lave del 1614-24 a Passo Dammusi
Il campo di lave del 1614-24, con molte strutture tipiche delle lave fluide (corde, lastroni, tumuli) è visibile a Passo Dammusi, raggiungibile con una comoda sterrata.
I tumuli sono rigonfiamenti della crosta solida sul dorso della colata. L'inarcamento provoca fratture dalle quali escono rivoli di lava incandescente
Struttura a corde sulla superficie delle lave del 1614-24 a Passo Dammusi
Partendo dal rifugio Brunek, il sentiero attraversa le lave del 2002, del 1923, i coni del 1911 e la colata del 1947, offrendo un panorama quasi completo sui tipi di lave eruttati dall'Etna.
Lastroni di crosta accavallati sul dorso delle colate del 1614-24


ERUZIONE DEL 1669

Area approssimativa coperta dalle lave dell'eruzione del 1669 (immagine da Google Earth)
Il racconto dettagliato della devastante eruzione del 1669 è riportato da numerosi autori dell'epoca come il Canonico Alessi, gli studiosi Alfonso Borelli, Recupero e molti altri, in gran parte citati da Carlo Gemmellaro nel suo volume del 1858 La Vulcanologia dell'Etna, riedito nel 1989 dall'Ed. Maimone di Catania.

Dopo l'eruzione del 1651, che nel corso di tre anni aveva riversato una colata di lava verso Ovest e distrutto Bronte, il vulcano era rimasto tranquillo fino all'inizio del 1669 quando, a partire dal 25 febbraio di quell'anno e ancora più intensamente dall'8 di marzo, violenti terremoti causarono numerosi crolli a Nicolosi.
I prodotti dell'eruzione del 1669 ai piedi dei Monti Rossi. Gli strati di scorie delle fasi esplosive sono un debole sostegno per l'asfalto soprastante
Nel pomeriggio dell'11 marzo si aprì sul fianco Sud dell'Etna una frattura, lunga più di 9 km, che dai crateri centrali arrivava a quota 1800 (da Monte Frumento Supino a Piano di S. Leo). La parte inferiore della frattura si propagò poi fino a quota 800 m s.l.m. e una bocca eruttiva si aprì sotto il Monte Nocilla, poco più di un paio di km a monte dell'attuale centro di Nicolosi.
L'affresco di Giacinto Platania, conservato nella sagrestia della Cattedrale di Catania, illustra il percorso della lava nel 1669
Seguendo l'allineamento verso Sud, si formarono una serie di bocche eruttive in contrada Fusara (Monte Fusaro). Nella notte tra l'11 e il 12 marzo entrò in eruzione il cratere di Monte Rossi, il cono con l'ampia bocca eruttiva ormai inglobato nell'abitato di Nicolosi, da dove cominciò a sgorgare abbondante lava. Le bocche in attività erano ormai sette.
Il cono del Monte Rossi nei pressi di Nicolosi
La colata raggiunse il Mompileri (un cono allineato con i Monti Rossi a Sud di Nicolosi, alto 722 m s.l.m, attribuito ad un'eruzione del 693 a.C.) e lo circondava, distruggendo con il ramo occidentale il paese di Malpasso.
approfondimento: LA COLATA DI LAVA E IL SANTUARIO DI MOMPILERI
Il 13 marzo la colata era 4 chilometri oltre Nicolosi e, con lo stretto ramo orientale, travolgeva Mascalucia. Due giorni dopo arrivò a S. Giovanni di Galermo, lo attraversò e poi si divise in due brevi lingue che si fermarono poco oltre il paese distrutto.
Il cono di Monte Rossi, formatosi nell'eruzione del 1669
La parte centro-occidentale della colata, la più ampia, nello stesso giorno (13 marzo) invadeva le campagne e abbatteva molte case di S. Pietro e Camporotondo. Ora tutti questi abitati sorgono fuori dai bordi della colata e solo le costruzioni più recenti hanno invaso l'antico percorso della lava. In corrispondenza dell'attuale Camporotondo, l'ampio fronte si aprì in due rami.
Carta della colata di lava del 1669(mod. da http://boris.vulcanoetna.it) 
Il ramo più occidentale arrivò, tra il 17 e 18 marzo, vicino a Valcorrente. Il fronte centrale si divideva in numerose lingue, di cui solo una, che si avvicinava al percorso del ramo orientale ormai fermo, proseguiva spedita verso Sud. Il 25 marzo questo ramo era a 9 km dal punto di emissione e il 29 raggiungeva il paese di Misterbianco, che prima aggirò e poi si allargò sopra l'intero abitato. Seguendo la morfologia del terreno, a questo punto la colata fu costretta a deviare, tornando leggermente verso Est, in direzione di Catania.
Le lave dell'eruzione del 1669 all'interno della città di Catania
Invano alcuni ardimentosi cittadini, guidati da Don Diego Pappalardo, tentarono di far cambiare strada alla lava. Gli uomini, ricoperti di pelli bagnate per resistere al torrido calore sprigionato dalla colata, riuscirono a rompere un argine nei pressi di Malpasso e a far fluire la lava lateralmente.
Ritratto di Don Diego Pappalardo
L'operazione fu però interrotta dai proprietari dei poderi che venivano invasi dal nuovo flusso artificiosamente prodotto. L'evento costituirà il primo contestato caso di intervento di deviazione artificiale di una colata.
Le lave del 1669 alla periferia di Catania
Il 12 aprile, dopo avere percorso 12 km, la lava arrivò alle porte di Catania. Riempita la pianura e un laghetto (gurna di Nicito) alle spalle della città, abbattè i resti di un acquedotto e altri manufatti storici, superò le mura e abbracciò la città a Sud-Ovest, distruggendo tutti gli edifici di quell'area. Il 23 aprile la lava raggiungeva il mare.
Lave dell'eruzione del 1669 nella città di Catania
L'emissione di lava dalle bocche terminò l'11 luglio e l'eruzione si concluse definitivamente il 15 dello stesso mese. Le colate, il cui volume è stato calcolato in oltre 900 milioni di m3, avevano causato gravi danni ai paesi e alla città di Catania e ricoperto 35 km2 di terreni coltivati.
Il porto di Catania, dove arrivò la lava del 1669
L'eruzione del 1669 chiuse un ciclo eruttivo particolarmente intenso ed fu seguita da un periodo di attività moderata ma costante, sia sui fianchi che al cratere sommitale.
Il versante boscoso dei Monti Rossi e il Mompileri (693 a.C.) oltre le case di Nicolosi
Il cratere dell'eruzione è oggi coperto dal bosco. La cima si raggiunge con una scala di quasi 300 gradini, costruita con tronchi d'albero. Il giro del cratere segue i dislivelli che conferiscono al cono la forma a due cime e, dall'alto, si può immaginare il percorso della lava, dal Mompileri fino al porto di Catania. Ai piedi del cono vi è un'area custodita, attrezzata per pic-nic.


ERUZIONE DEL 1763

Da anni l'Etna non aveva eruzioni laterali, le più temute dai paesi sparsi sulle pendici e ai suoi piedi. Numerosi episodi eruttivi erano avvenuti ai crateri centrali, come nel 1759, quando il cono sommitale sprofondò lasciando un monte "bicorne".
L'area di Monte Rosso e Monte Nuovo dove avvenne l'eruzione del 1763 e le relative lave evidenziate (immagine da Google Earth)
Nel 1763 avvennero due eruzioni: il 5 febbraio si aprirono alcune bocche sul lato Ovest, tra 1500 e 1750 m s.l.m., nell'area tra Monte Rosso e Monte Lepre. Ai piedi di Monte Rosso si formò una piccola colata di lava mentre. Intorno a un'altra bocca appena più a valle, si formò Monte Nuovo, dal quale uscì una colata ampia circa 1 km nel punto più largo, che percorse 3-4 km in direzione di Monte Minardo.
La colata di lava uscita da Monte Nuovo nel 1763, evidenziata in rosso (immagine da Google Earth)
Nel giugno dello stesso anno più in alto, sul versante Sud, tra 2500 e 2600 m s.l.m., da una fenditura nella parte alta della scarpata della Schiena dell'Asino iniziò un'eruzione che durò quasi tre mesi. Si stimano che furono messi almeno circa 100 milioni di m
3 di materiale.
In primo piano, il cono de La Montagnola. Alle sue spalle, sopra la scarpata della Valle del Bove, il cono in eruzione nel 2001. Verso l'alto, il cratere di Sud-Est, la frattura eruttiva fumante ai suoi piedi e i crateri sommitali
L'eruzione del versante Sud ebbe intense fasi esplosive, nel corso delle quali si formò il cono de La Montagnola che emerge ancora tra le lave più recenti sul versante meridionale dell'Etna.
  Da destra, il cono de La Montagnola e il cono del 2001, cresciuti quasi sull'orlo della scarpata della Valle del Bove


ERUZIONE DEL 1792

Il 25 maggio 1792 si aprì una frattura nella parete interna della Valle del Bove e una colata di lava cominciò a scendere verso il Piano del Trifoglietto, nella Valle del Bove.
L'area evidenziata in rosso venne ricoperta dalle lave del 1792 verso Zafferana Etnea (immagine da Google Earth). Un'altra bocca si aprì, in corrispondenza, nella parete interna della Balle del Bove
Il 1° giugno, da una nuova bocca sul bordo esterno della Valle del Bove (Serra del Salifizio), uscì una colata di lava fluida, che si allargò appena a valle e scese veloce in direzione di Zafferana Etnea.
Lave del 1792
L'attività durò fino al maggio dell'anno successivo e la lava invase molte aree coltivate, senza però raggiungere il paese.
Superficie della colata di lava del 1792
Tra le bocche apertesi nel corso di questa eruzione, una si trova sul bordo della scarpata della Valle del Bove, dove forma una depressione (cratere a pozzo), chiamata Cisternazza.
La freccia indica il cratere a pozzo della Cisternazza. In primo piano, un cono in eruzione nel 2002
La Cisternazza, sul bordo della Valle del Bove
Il campo di lave del 1792 è attraversato dai tornanti che portano da Zafferana al Piazzale del Rifugio Sapienza. A lato della strada, si possono osservare le strutture sulla superficie delle colate, tipiche delle lave fluide, e altre forme come i tumuli e i lastroni.
Tumulo in formazione sopra una colata di lava. Se il rigonfiamento riesce a coprirsi di crosta solida, la lava sottostante può premere e uscire a rivoli incandescenti dalle fratture della crosta arcuata
La bocca eruttiva si vede a monte di un tunnel lavico attraversato dalla strada.
Il tunnel lavico della colata del 1792, visibile a lato della strada che sale da Zafferana al versante Sud
Si nota come la lava sia sgorgata dalla fenditura della parete esterna della Valle del Bove senza alcuna fase esplosiva. La bocca eruttiva è rimasta priva del conetto di scorie che spesso si forma quando, all'emissione di lava, si accompagnano le fasi stromboliane.
A destra, il punto di emissione della colata di lava del 1792. A sinistra, un conetto formatosi intorno alla bocca eruttiva dell'eruzione 1634-38


ERUZIONE DEL 1809

Le bocche e le colate di lava di questa eruzione si trovano sul versante Nord-Est e Nord dell'Etna e sono raggiungibili con i sentieri che partono da Piano Provenzana o dal Rifugio Brunek.
I coni di scorie allineati sulle fratture eruttive del versante Nord. A sinistra, ancora fumanti, i crateri dell'eruzione 2002 e a destra quelli del 1809. Altre bocche sono dell'eruzione del 1873
L'eruzione iniziò il 27 marzo con l'apertura di una frattura sul versante Nord-Est dalla quale usciva lava. Ai crateri centrali vi era attività esplosiva e la cenere cadeva sino a Messina, mentre piccole scorie coprirono il versante del vulcano, le strade e le vigne di Linguaglossa.
Area della colata di lava del 1809 uscita da una frattura del fianco Nord, la stessa che ha alimentato l'eruzione del 1947. Le lave le 1947 coprono in parte anche la colata del 1809 evidenziata in rosso, mentre parte della colata principale si vede in basso
Lo stesso giorno si aprì una seconda bocca, più in basso, e poi in successione numerose altre, a quote sempre più basse, fino a che da quella inferiore uscì una colata di lava che scese verso Nord e il 1° aprile arrivò a 700 m da Monte S. Maria.
Monte Nero, sul versante Nord dell'Etna. Intorno a questo cono vi sono le lave del 1809, quasi interamente nascoste da quelle del 1923 e 1979. Una delle fratture eruttive del 1809 di aprì ai piedi del rilievo, a sinistra nella fotografia. Le bocche visbili in basso si trovano su fratture attive nel 1879, 1923 e 1979. Le bocche fumanti sono del 2002
Tra il 28 e il 29 marzo si formarono nuove bocche lungo fenditure che si aprivano più a Est, tra Monte Nero fino sotto Monte Rosso, a quota 1400 m s.l.m. Molte bocche avevano solo attività esplosiva di tipo vulcaniano, senza emissione di lava, mentre da quelle inferiori si formavano le colate.
La freccia in basso indica il fronte (tra le lave del 1911 e del 1923) della colata principale del 1809, uscita da una frattura nell'area di Monte Nero (immagine da Google Earth)
Il 30 marzo, la colata ingrossata dall'unione di due rami, minacciava la campagna coltivata di Linguaglossa, ma il 3 aprile deviò verso Nord-Ovest. L'alimentazione terminò il 9 aprile e l'11 la colata si fermò completamente.
Canale di scorrimento di una colata di lava ai piedi di Monte Nero. Nella stessa area si aprirono le fratture del 1809
La colata principale del 1809 (quella verso Nord-Est) è stata ricoperta dalle lave del 1911 e del 1923. Solo un piccolo pezzo del fronte è visibile dopo Linguaglossa (in direzione di Randazzo), presso Rovittello. Anche il ramo meno esteso diretto verso Nord è in parte ricoperto dalle lave del 1947.
Bocche eruttive del 1911 sul versante Nord-Est


ERUZIONE DEL 1832

Il 31 ottobre 1832, preceduta da terremoti, si aprì una frattura sul fianco occidentale dell'Etna, tra 2900 e 1700 m di quota, verso Monte Scavo. All'estremità inferiore della fessura, l'attività esplosiva costruiva il cono di Monte Nunziata e una colata di lava scese verso il paese di Bronte, già distrutto dalla lava nel 1651.
Il cono di Monte Nunziata, squarciato dalla colata di lava (immagine da Google Earth)
Gli abitanti di Bronte cercarono di salvare, se non i campi e i vigneti ormai devastati, almeno le case, erigendo muri a secco e cercando di rompere gli argini della colata, che fortunatamente si arrestò un paio di chilometri prima del centro abitato di allora. Oggi la parte a monte del paese si spinge fin sopra queste lave.
Indicazione delle aree ricoperte dalle lave delle eruzioni del 1651, 1832 e 1843, scese verso Nord-Ovest, in direzione di Bronte (immagine da Google Earth)


ERUZIONE DEL 1843

Si tratta di un'eruzione di breve durata, soli 11 giorni, ma viene ricordata perché causò la morte di diverse decine di persone. Furono eruttati circa 52 milioni di m3 di lava e la stretta colata di lava arrivò fino a 540 di quota, superando verso Sud il paese di Bronte.
Il paese di Bronte e le colate di lava che lo hanno raggiunto (1832-1651) o minacciato (1843) (immagine da Google Earth)
Appena a monte della bocca del 1832, il 17 novembre 1843, lungo una fessura che andava da 2375 a 1900 m di quota, si formarono almeno una quindicina di bocche con fontane di lava e una colata cominciò a scorrere sopra le lave del 1832. Il 19 novembre, quando la colata sembrava ormai dirigersi verso il paese di Bronte, il fronte arrivò contro un rilievo e deviò verso Monte Paparia.
La colata di lava del 1843 a ridosso del cono di scorie di Monte Paparìa (immagine da Google Earth)
La lava attraversava ormai terreni irrigati e coltivati. Le testimonianze dell'epoca ci dicono che, accorsi sui loro poderi minacciati dalla colata i contadini, piangendo, abbattevano con le scuri gli alberi più grossi per farne legna, salvavano ogni cosa possibile, asportando tegole e porte dalle piccole costruzioni rurali, sradicavano le viti sperando di poterle piantare altrove.
Campi strappati alle colate di lava ai piedi dell'Etna
La tragedia avvenne poco dopo il mezzogiorno del 25 novembre. La lava avanzava lentamente e tutt'intorno la gente si affaccendava per strapparle quanto più poteva. Ad un tratto, forse causata dal passaggio sopra un terreno intriso d'acqua o sopra una cisterna, una forte esplosione frantumò il detrito solido e il nucleo incandescente del fronte della colata. I frammenti scagliati intorno colpirono una settantina di persone, di cui almeno 36 perirono.


ERUZIONE DEL 1865

Il 30 gennaio del 1865, sul lato Nord-Est dell'Etna si aprì una frattura che, da 2200 m s.l.m., in pochi giorni si propagò verso il basso, fino alla quota di 1650 m.
Il versante Nord-Est dell'Etna. La freccia indica uno dei Monti Sartorius. Più a monte, a destra, Monte Frumento delle Concazze
Lungo la frattura, tra quota 1700 e 1650 m, si formarono le bocche eruttive. Le esplosioni costruivano in corrispondenza delle bocche una serie di coni, ora noti come Monti Sartorius.
I coni dei Monti Sartorius e, in primo piano, la colata di lava uscita da uno dei coni nel 1865
La colata di lava che escì dai coni percorse sei km in due giorni. L'attività esplosiva terminò il 10 giugno e l'emissione di lava il 28 dello stesso mese.
Un cono dei Monti Sartorius e il versante dal quale è uscita la colata di lava
I Monti Sartorius sono attraversati da un sentiero natura del Parco che permette di vedere da vicino la struttura dei coni, le scorie saldate e vari tipi di bombe lanciate dai crateri nelle fasi esplosive, nonché l'ampia colata di lava che si estende per circa 8 km di lunghezza con uno spessore medio di oltre 12 m.
Lava e coni del 1865


ERUZIONE DEL 1892

Il 9 luglio 1892 un sistema di fratture tagliò il versante Sud del vulcano, tra 2600 e 1800 m s.l.m. Le bocche eruttive si aprirono nella parte inferiore delle fratture, sotto i 2000 m di quota.
La frattura eruttiva del 1892, sulla quale sono cresciuti i coni di scorie dei Monti Silvestri, è ora attraversata dalla strada che porta al piazzale del Rifugio Sapienza (immagine da Google Earth)
Le fasi esplosive costruirono i coni dei Monti Silvestri, forse i più noti tra i molti che punteggiano le pendici dell'Etna, dal momento che si trovano nell'area di maggior afflusso turistico di tutto il vulcano.
I coni dei Monti Silvestri, allineati sul versante Sud dell'Etna. In basso, l'area del Rifugio Sapienza
L'eruzione durò 173 giorni e, benché abbia emesso un ridotto volume di lava, stimato in 9 milioni di m3, si spinse fin quasi a Nicolosi, raggiungendo la quota di 970 m s.l.m.
La colata di lava dell'eruzione del 2001 si sovrappone a quelle del 1892. In basso, a sinistra, il rilievo boscoso di Monte Grosso che sarà aggirato dalle lave del 2001
Il campo di lava del 1892 intorno a Monte Grosso. In alto a sinistra si vedono le lave del 2001 che avanzano
Una bocca dei Monti Silvestri è ora meta di escursioni speleologiche. Può essere una buona occasione per ripercorrere all'inverso la strada seguita dalla lava.
Indicazione dell'area coperta dalla lava del 1892, dai Monti Silvestri fino alle porte di Nicolosi. Accanto, e con un breve ramo sovrapposta, la lava del 2001 (immagine da Google Earth)
L'apertura verso l'esterno, due metri di diametro, dà accesso al condotto che sfociava alla bocca del cono, un pozzo profondo 20 m. Dopo i primi 3 m, il condotto si allarga con una forma a campana.
I coni e la lava dei Monti Silvestri a valle della strada che porta al Rifugio Sapienza. La colata fumante è dell'eruzione del 2001
La lava risaliva dalla fessura del fianco del vulcano e era scagliata in alto a brandelli. Questi ricadevano al suolo, si ammucchiavano intorno alla bocca, accrescevano in altezza il cono e, di conseguenza, il condotto si allungava. Le pareti della galleria sono infatti formate da scorie saldate, perché i brandelli di lava cadevano intorno alla bocca ancora caldi.
Panorama verso i Monti Rossi e Mompileri. Il fronte più avanzato della lava del 1892 lambì le pendici dei Monti Rossi sul lato sinistro, fermandosi poco oltre
Alla base, il condotto si restringe in una fessura larga un metro e mezzo che dà accesso alla frattura eruttiva, lungo la quale si può scendere per 35 m, fino ad un fondo coperto di lava scoriacea. Verso valle, la frattura è percorribile per altri 200 m e poi si chiude.


Il 1800 si chiude senza altre eruzioni di rilievo. Nel secolo successivo, l'attività è quasi continua dal 1911 al 1978 al cratere di Nord-Est e, dopo la sua formazione nel 1971, al cratere di Sud-Est. Più sporadica quella ai crateri della Bocca Nuova e Voragine.
I crateri Sommitali e, a destra, il Cratere di Sud-Est
Via via che ci si avvicina al presente, le eruzioni sembrano acquistare maggiore importanza, sia per la documentazione che diventa più dettagliata, sia perché i beni esposti al rischio sono sempre più numerosi e hanno un valore crescente.
L'edificio di un istituto religioso era ancora in costruzione quando venne circondato dalle colate di lava del 1983
I paesi etnei segnano quasi sempre un confine al percorso delle colate di lava, anche se alcuni insensati insediamenti recenti e l'espansione dei centri urbani verso il vulcano accrescono la possibilità che le eruzioni possano arrecare danni economici sempre maggiori.
Versante Nord verso Piano Provenzana


ERUZIONE DEL 1928

Questa eruzione, iniziata il 2 novembre e durata solo 18 giorni, distrusse il centro abitato di Mascali. L'evento sembrava inoffensivo, con una piccola colata che usciva da una fenditura sul lato Nord-Est del cratere sommitale, tra 2600 e 2300 m di quota, e che si riversava nella Valle del Leone.
La Valle del Leone
Il mattino seguente, una frattura lunga 3,5 km si propagava dal versante di Serra delle Concazze (l'esterno del bordo orientale della Valle del Bove) verso Nord-Est. Da questa frattura, sulla quale rimane un allineamento di piccoli conetti di scorie saldate, uscì lava fino al 4 novembre.
Il profilo di Serra delle Concazze e le bocche eruttive del 1928, in alto, sopra la cima dei Monti Sartorius
Nella notte tra il 4 e 5 novembre, un'altra frattura eruttiva si aprì tra 1400-1200 m s.l.m., fino a Ripa di Naca. Si formò una colata che, il 6 novembre, tagliò la ferrovia Circum-etnea e il 7 raggiunse il paese di Mascali, distruggendolo e causando anche la morte di due persone. Il giorno 11 la colata attraversò la ferrovia principale e il giorno seguente l'afflusso di lava cominciò a diminuire.
L'area in rosso indica il percorso della colata del 4-16 novembre 1928 (immagine da Google Earth)
Il fronte si fermò il 16 novembre a quota 25 m s.l.m, mentre l'emissione di lava dai crateri terminò il 20. Il volume dei prodotti emessi è stato stimato in 40 milioni di m3.


Un filmato di quei giorni mostra il frenetico tentativo della popolazione di salvare quante più cose possibili (proprio come nei racconti del 1843, quando una colata si avvicinava a Bronte), dalle tegole delle case ai binari della ferrovia. Non si può non pensare anche ai filmati dell'eruzione del Vesuvio del 1944, dove si vedono gli abitanti di S. Giuseppe Vesuviano, che sta per essere invasa dalla lava, caricare su furgoni e carretti bottiglie e fiaschi vuoti insieme a altre suppellettili piuttosto modeste. Questi documenti danno la misura, più delle statistiche o di complesse analisi, di quanto sia cambiato lo stile di vita nel corso di poco più di mezzo secolo.

ERUZIONE DEL 1950-51

Dopo quasi un anno di quiete, il 25 novembre 1950 iniziò un'eruzione che durò fino il 2 dicembre dell'anno successivo (372 giorni). Le eruzioni prolungate oltre l'anno, pur non essendo eccezionali, non sono frequenti all'Etna. Dal 1500 al 1950 compreso, se ne contano quattro (1614-24; 1634-36; 1792-93) e, da allora a tutt'oggi, due (1991-93 e 2002-03). Le bocche e le colate di lava si svilupparono nella stessa area delle eruzioni del 1811-12 e del 1852-53.

L'eruzione fu preceduta da scosse sismiche, registrate dai primi giorni di novembre nella zona alta del vulcano, e da un incremento nell'attività del cratere di Nord-Est a partire dalla metà dello stesso mese.

L'eruzione cominciò alle ore 22 del 25 novembre lungo una frattura apertasi tra 2820 e 2600 m di quota. Nel tratto in alto, l'attività era esplosiva, mentre nel tratto più basso l'attività effusiva formava una colata di lava che scorreva sul ripido pendio tra la Valle del Leone e la Valle del Bove. Verso le 23.30, la frattura eruttiva si allungava fino a 2250 m di quota e, in quel punto, si aprì la bocca che rimase attiva per tutta la durata dell'eruzione. Il cratere di Nord-Est e quello centrale divennero e restarono inattivi.

La mattina del 29 novembre la lava investiva i primi manufatti rurali (Casedde del Vescovado). I due rami della colata, uno diretto verso Milo e l'altro verso il Fosso Fontanelle, si fermarono quando altri rami cominciarono a fluire verso la Val Calanna e Zafferana.

Dal 4 dicembre, le colate laviche cominciarono a sovrapporsi. Uno dei nuovi flussi in direzione di Milo, il 6 dicembre scavalcò il fronte della colata precedente e cominciò ad avanzare tra i vigneti. Nella notte tra il 17 e il 18 dicembre un ramo delle colate, incanalato nell'alveo di un torrente, interruppe la strada Milo-Fornazzo, fermandosi il giorno seguente poco oltre, a quota 765 m.

Il 25 dicembre l'attività esplosiva era intensa, mentre quella effusiva rallentava. Le lave si allargavano nel pianoro ai piedi di Rocca Capra senza superarlo ma, il 28 dicembre, l'alimentazione alla bocca aumentava di nuovo e una colata tornò aminacciare Fornazzo. Ogni volta che le colate scavalcavano quelle delle settimane precedenti e scorrevano sopra il suolo ancora umido, avvenivano inaspettate esplosioni che fortunatamente non fecero vittime. Infatti, davanti alla colata che avanzava, numerosi contadini tagliavano castagni secolari per strapparli al fuoco e farne legna da ardere.

Il 3 gennaio 1951 la lava travolgeva il ponte sulla strada Fornazzo-Linguaglossa. Il giorno successivo passò, senza farlo crollare, sotto il ponte della strada Fornazzo-Sant'Alfio. Poco più a valle, la lava formava una spettacolare cascata incandescente, cadendo nel dirupo alto 40 m di Cava Secca e continuava a scorrere fino a 625 m s.l.m.

Le colate avanzavano anche verso la Val Calanna e, il 13 gennaio, invasero frutteti e aree coltivate. Dal 26 gennaio fino alla notte tra 1 e 2 dicembre 1951, la lava continuò a sgorgare tranquillamente, senza esplosioni, formando diramazioni che superarono di poco e solo raramente i 1550 m di quota.

Nonostante il gran volume di materiale eruttato, l'area invasa dalle lave, oltre 1000 ha, era quasi tutta incolta e i danni furono per questo motivo limitati. Tuttavia la lava coprì diverse sorgenti e cisterne e molti pascoli, pur scampati alle colate, divennero inutilizzabili per l'impossibilità di abbeverare il bestiame. La strada provinciale tra Milo e Linguaglossa fu interrotta in due punti e diverse mulattiere e sentieri furono coperti dalla lava.

Gli abitanti di Milo e Fornazzo, in parte sfollati, riuscirono con ingegno a rimediare alle perdite organizzandosi per rifocillare, accompagnare e fotografare i turisti che accorrevano a vedere lo spettacolo. Furono stimate in oltre 150 mila le persone che raggiunsero le pendici dell'Etna. Quando il trafficò intasò l'unica via e vennero istituiti posti di blocco, la gente continuò ad affluire a piedi, spesso danneggiando i campi coltivati, pur di vedere la lava che avanzava.

L'eruzione fu seguita, a partire dal 25 dicembre 1951, da una crisi sismica che durò fino a marzo dell'anno successivo. Le scosse più violente (19 marzo 1952) provocarono due morti e una trentina di feriti, più di mille abitazioni divennero inagibili e oltre 900 risultarono gravemente lesionate. Nell'area si salvarono gli edifici costruiti con criteri antisismici dopo il terremoto del 1914.

Come nel corso di altre eruzioni prolungate, anche in questo caso furono avanzate proposte per deviare il corso della lava con bombardamenti o interventi di arginamento, ma alla fine si preferì lasciare che le cose seguissero il loro corso naturale.


ERUZIONE DEL 1971

Durante l'eruzione del 1971, protrattasi per 69 giorni, furono emessi 75 milioni di m3 di materiale da numerose bocche distribuite sia sul lato Nord-Est che su quello Sud, tra quota 3050 e 1800 m s.l.m.
Mappa delle colate di lava dell'eruzione del 1971
Il fronte della colata uscita dalla bocca apertasi alla quota più bassa (circa a 1 km da Monte Rinatu) scese, in un mese, fino a 600 m s.l.m. La voragine creatasi alla quota più alta diventerà, con l'accumulo di scorie e ceneri, il cratere sommitale di Sud-Est.
Il versante di Serra delle Concazze, con Monte Frumento delle Concazze ai suoi piedi (a destra). All'estrema sinistra della cresta si formarono le bocche del 1971 (freccia), alle cui spalle emerge la forma odierna del cono del Cratere di Sud- Est
Nel marzo 1971, la neve che copriva la cima dell'Etna cominciò a sciogliersi in corrispondenza dell'area in cui inizierà poco dopo l'eruzione. Nello stesso tempo, il cratere di Nord-Est, che era interessato da attività esplosiva da anni, improvvisamente divenne inattivo.
L'area ai piedi del cratere di Sud-Est dove si sono allargate le lave del 1971. Ai piedi del cono dell'eruzione del 2002, in corrispondenza degli automezzi, si trovava l'edificio detto Torre del Filosofo, sepolto dai prodotti del 2002
Il 5 aprile, a 3000 metri di quota, sul fianco Sud del cono sommitale, apparvero due fessure lunghe circa 100 m, radiali rispetto al cratere centrale. L'eruzione iniziò con esplosioni lungo queste fessure e si formarono due bocche, una detta di Vulcarolo (3050-3000 m) e l'altra dell'Osservatorio (2985-2975 m). L'accumulo di scorie incandescenti formò numerosi conetti (spatter) dalla cui base cominciarono a uscire le colate di lava.
Il Cratere di Sud-Est, cresciuto sulle bocche del 1971. Tra questo e il cono del 2001, visibile in parte in primo piano, si vedono le lave e la frattura eruttiva del 2001
Il 12 aprile, la lava uscita dalla fessura orientale aveva percorso 3 km verso la Valle del Bove. Quella emessa dalla frattura più occidentale andava verso Sud, urtava contro i muri dell'Osservatorio e minacciava di distruggere la stazione della funivia. I coni cresciuti sulle fratture avevano intanto raggiunto altezze di 50 e 70 m.
La lava del 1971 in un taglio stradale
Il 17 aprile, il flusso di lava era alto circa 5 metri e ricopriva un km2 di terreno. Il 22 aprile, sopra la bocca dell'Osservatorio, a quota 3500 m, si aprì un'altra bocca eruttiva (bocca Ovest). Il 30 aprile la colata era avanzata di 4 km e aveva distrutto l'Osservatorio, la stazione della funivia e numerosi piloni dell'impianto. Il Rifugio Sapienza, a 1990 m di quota, si salverà per poco, essendosi arrestata la colata (e l'attività delle tre bocche eruttive), il 7 maggio, a quota 2130 m.
Carta delle colate di lava della prima fase eruttiva del 1971
Il 4 maggio, mentre la prima fase dell'eruzione si andava esaurendo, accompagnate da forti esplosioni si videro colonne di fumo levarsi a Nord-Est della Torre del Filosofo. Intorno a 3100 m di quota, un sistema di fratture si diramava dal cono centrale verso il fianco orientale con attività esplosiva da una nuova bocca (bocca Est) posta ai piedi del cono centrale, a 2915 m s.l.m.
Il cratere di Sud-Est nel 2001. Ai suoi piedi si vede ancora l'edificio della Torre del Filosofo, poi completamente nascosto dai prodotti dell'eruzione del 2002
L'interno del cono era pieno di lava e, quando questa cominciò a riversarsi all'esterno, il fianco Est venne parzialmente distrutto. Il 6 maggio il cono era alto circa 30 m e l'attività particolarmente violenta, ma durante la notte l'eruzione terminò e il giorno successivo fu possibile osservare l'interno del cono con due piccole bocche sul fondo, di circa 1 metro e mezzo di diametro.
Posizione della bocca apertasi nella seconda fase dell'eruzione del 1971
La sera del 7 maggio l'emissione di lava riprese da una nuova frattura che, con andamento Nord-Est, andava da 2670 a 2570 m di quota. Il 9 maggio si videro numerosi conetti, alti circa 15 metri, in prossimità dei punti in cui la lava sgorgava dalla fessura. Le colate si formavano alla base dei coni e percorrevano canali paralleli larghi circa 1 m.
Un accumulo di scorie sulla frattura del 1971 nei pressi della stazione a monte della funivia
Brandelli di lava lanciati ad altezze di 50 m costruivano altri 3 piccoli coni. Nella parte più bassa della fessura si formavano altri 4 conetti di scorie. L'attività esplosiva era comunque meno intensa rispetto a quella delle due fasi precedenti.
Strutture formate dall'accumulo di brandelli di lava nei pressi della stazione a monte della funivia, lungo la frattura eruttiva del 1971. Questi rilievi sono stati cancellati dai prodotti delle eruzioni successive
Il 10 maggio cominciò a uscire lava da un terzo punto più a valle e poi ancora da un quarto. L'attività migrava in direzione Est-Nord-Est, seguendo una zona fratturata, lunga diversi chilometri, che si dipartiva obliquamente dal cratere centrale, accanto all'area interessata dall'attività nel 1928.
L'area delle fratture e bocche eruttive del 1971, a monte del Rifugio Citelli (freccia). Le bocche del 1928 sono in alto, verso destra della fotografia
Dalla bocca eruttiva più bassa, vicina alla parte Nord della Valle del Bove (Serra del Concazze), la lava usciva senza alcuna attività stromboliana. Questa fase eruttiva terminerà il 19 maggio.
Carta delle bocche e delle fratture della terza fase dell'eruzione del 1971
La quarta fase iniziò il mattino dell'11 maggio da una fessura che attraversava Serra delle Concazze e continuava parallela al margine Nord-Est della Valle del Bove, a Est di 900 m rispetto a questo.
Bocche eruttive sul versante di Serra delle Concazze
A quota 1850 m, circa 1 km a Sud del rifugio Citelli, la lava cominciò a uscire senza attività esplosiva, formando 4 colate larghe circa 1 m alla bocca. Queste scendevano da un piccolo rilievo e si riunivano in un'unica colata larga 11 m alla base della collina. Il flusso si dirigeva verso Est, seguendo il fondo di una valletta.
 Il versante di Serra delle Concazze, con i Monti Sartorius e relativa colata di lava in primo piano. In alto, da sinistra, lave del 1971, bocche e lave del 1928 e, quasi coincidenti, quelle del 1979. Altre lave del 1971, di colore più scuro, escono dalla frattura che taglia il versante, segnata dall'allineamento delle bocche
L'11 maggio, una quinta bocca, 100 m più in basso, emetteva un'altra piccola colata che scendeva ad unirsi alle altre. La colata attraversava ormai una zona ricca di vegetazione e il suo percorso era punteggiato dagli alberi che prendevano fuoco.
Le lave del 1971 tra i boschi del versante Est. In alto al centro, si vede la punta del cratere di Sud-Est
Tra le 4 bocche superiori e quella inferiore il suolo era percorso da fratture con larghezza e spostamenti verticali di circa 1 metro.
Il versante di Serra delle Concazze con le colate di lava e le bocche eruttive di diverse eruzioni. Le bocche del 1928 tornarono attive per una breve fase dell'eruzione del 1979 (immagine da Google Earth)
La colata di lava, con un fronte alto circa 10 m e largo 150, tagliò la strada per il Citelli il 13 maggio. Il 22 maggio, dopo aver distrutto due viadotti e numerosi vigneti, il flusso si avvicinò lentamente a Fornazzo e S. Alfio.
Area ricoperta dalla colata di lava scesa da Serra delle Concazze in direzione di S. Alfio (immagine da Google Earth)
Fortunatamente passerà fra i due paesi e rallenterà dopo aver percorso 7 km dalla bocca di Citelli. Il fronte, alimentato da due sole bocche, continuò a muoversi lentamente fino ad arrivare, il 28 maggio, 1 km a Est di Fornazzo.
La chiesetta alle porte di Fornazzo, alla quale si attribuisce il potere di arrestare le colate di lava prima del paese. Intorno e contro i muri dell'edificio si trovano le lave del 1950, 1971 e 1979
L'emissione di lava terminò completamente l'11 giugno.
Carta delle bocche apertesi nella quarta fase dell'eruzione del 1971
Nel corso di queste eruzioni laterali, al cratere centrale vi era stata una insolita calma, interrotta da rare esplosioni. Il 14 maggio, sul fianco Nord-orientale del cono centrale, sopra le bocche della seconda fase, si formò una depressione sub-circolare al cui interno due bocche eruttive emettevano ceneri e blocchi di lava con continue esplosioni.
Il cratere di Sud-Est, cresciuto sulle bocche del 1971. In primo piano, le bocche eruttive del 2001
Non venne osservata emissione di lava fluida e è probabile che in questa fase siano stati espulsi solo gas e pezzi di lava solida del cono, fratturata dalle esplosioni (esplosioni vulcaniane).
Carta con l'insieme delle fratture, delle bocche eruttive e relative colate di lava dell'eruzione del 1971
Il 15 maggio l'attività si ridusse all'emissione di fumo bianco, mentre i bordi del cratere collassavano all'interno.

Le violente esplosioni al nuovo cratere si ripeterono il 17, 18, 21 e 26 maggio, mentre dal 1° giugno riprese l'emissione di fumo bianco. A Est di questo cratere ne appariva un altro più piccolo e inattivo.


ERUZIONE DEL 1974

Dopo il 1971 l'attività si limitò a esplosioni stromboliane con emissione di lava che restava confinata all'interno delle due profonde bocche del cratere centrale. Alla fine di gennaio del 1974, l'Etna tornò in eruzione da una bocca apertasi circa 6 km a Ovest, a 1675 m s.l.m.
Carta delle colate e delle diverse fasi dell'eruzione del 1974
La breve eruzione del 1974 ebbe due fasi, dal 30 gennaio a 17 febbraio e dall'11 al 29 marzo, nel corso delle quali si formarono Monte De Fiore I e II, che sono i coni più recenti molto distanti dai crateri centrali. Il fronte della piccola colata di lava viscosa, poco i 2 milioni di m3, raggiunse la quota di 1400 m s.l.m.
I coni (Monte De Fiore I e II) e la colata di lava principale
L'eruzione iniziò nel pomeriggio del 30 gennaio con forti esplosioni stromboliane che si susseguivano in numero di 30-50 al minuto. I lanci di brandelli di lava, che arrivarono fino a 700 metri di altezza, costruirono rapidamente intorno alla bocca eruttiva il cono di Monte De Fiore I.

Il primo flusso di lava, osservato il 31 gennaio, era alto 2-3 metri e il suo fronte raggiunse i piedi di Monte Nuovo. Nei quattro giorni seguenti si formarono altri due flussi che scorrevano paralleli tra il cono in costruzione e Monte Nuovo. Le esplosioni si diradarono fino a 25 al minuto nei giorni successivi.
Il profilo dell'Etna da Est, dai Crateri Sommitali, a sinistra, alle bocche eruttive del 2002
All'inizio di febbraio, sul lato esterno del cono si aprirono delle bocche dalle quali uscirono due colate molto viscose, alte più di 20 m e molto brevi. Una successiva colata di lava viscosa si aprì la strada, il 5 o il 6 febbraio, sul lato Nord del cono e avanzò per circa 70-80 metri, con un fronte alto circa 10 m.
Panorama del versante occidentale dell'Etna, verso Monti De Fiore
Il 7 febbraio l'attività era solo stromboliana, con 14-16 esplosioni al minuto e lanci di brandelli di lava a 500 m di altezza. Dal 9, le esplosioni divennero sporadiche e i lanci di materiale non superavano i 100 m di altezza.

Nello stesso giorno, 9 febbraio, sul lato Sud-Est del cono, da una bocca apertasi in una depressione del diametro di 120 m, riempita da un piccolo lago di lava viscosa, uscì una colata, alta 2-3 m, che girò intorno al cono e andò verso Monte Nuovo. A questa, ne seguì un'altra che avanzò lentamente verso Monte Leporello e venne deviata dal rilievo verso Ovest. Il fronte era ampio circa 80 metri e la colata raggiunse una lunghezza di 800 m.
Le colate di lava del 1974 e i coni di Monte De Fiore I e II (immagine da Google Earth)
Il 13 febbraio, un nuovo flusso sgorgò dal lato Sud del cono, si allargò intorno ad esso e quindi si diresse verso Ovest. Nello stesso giorno, da altre due bocche, una sul lato Ovest e una su quello Nord-Ovest, uscirono piccole colate di lava, accompagnate da forti esplosioni.

Il 14 febbraio le pareti interne del cono cominciarono a franare e il giorno successivo i fianchi Sud e Ovest furono intaccati da fratture radiali. L'attività terminò il 17 febbraio. 

L'eruzione riprese l'11 marzo con l'apertura di una nuova bocca 200 m a Ovest della prima, intorno alla quale si formò il cono di Monte De Fiore II. Alla base del cono uscì una spessa e viscosa colata, alimentata fino al giorno 29 dello stesso mese.


ERUZIONE DEL 1979

L'attivà iniziò alla Voragine verso la fine di giugno e, dalla metà di luglio, anche al Cratere di Sud-Est che ebbe, il 3 agosto, fontane di lava e emissione di cenere. La cenere arrivò a Siracusa e a Catania, dove causò la chiusura dell'aereoporto.
Il bordo della Voragine e il Cratere di Sud-Est nel luglio 2004
Subito dopo, dalle fratture già attive l'anno precedente, che andavano dal Cratere di Sud-Est in direzione Sud-Est, cominciò a uscire una colata di lava che si diresse verso la Valle del Bove.
Carta delle colate di lava (1928-1971, 1978 e 1979) sul versante orientale dell'Etna (mod. da http://boris.vulcanoetna.it) 
La colata del 1979 lungo la valletta del torrente Fontanelle e allo sbocco Nord-orientale della Valle del Bove
Tra il 4 e 5 agosto si aprirono due nuove fratture, una sopra Monte Simone, nella Valle del Leone, e l'altra più in basso di Monte Simone, nella Valle del Bove, tra 1800-1700 m s.l.m.
Il cono di Monte Simone, ai piedi della Valle del Leone e del crinale di Serra delle Concazze
L'area in cui si aprirono le fratture del 4-5 agosto 1979 (immagine da Google Earth)
Dalla fessura sotto Monte Simone, un flusso di lava percorse la Valle del Bove e si incanalò nella gola del torrente Fontanelle, attraversò la strada tra Fornazzo e il rifugio Citelli, accostandosi al campo di lava dell'eruzione del 1971, e scese in direzione di Fornazzo.
Il versante del Cratere di Sud-Est verso la Valle del Leone
La lava risparmiò il paese, peraltro già colpito dalle eruzioni del 1950-51 e 1971, fermandosi 50 metri prima del centro cittadino, dopo aver travolto una sola casa. Il 5 agosto, dal Cratere di Sud-Est, la cenere cadeva di nuovo sopra i paesi Etnei, arrivando fino a Catania e a Siracusa.
I crateri sommitali durante l'eruzione del 2006, con una colata di lava che scende nella parte alta della Valle del Bove. Una colata del 1979 scese tra le rocce visibili nella parte inferiore della Valle del Bove e il rilievo di Monte Scorsone, da cui è presa la fotografia
Dalla frattura nella Valle del Leone aumentò l'emissione di lava il 6 agosto e, nello stesso giorno, si aprì una bocca sul fianco esterno della Valle del Bove, in corrispondenza della frattura eruttiva del 1928. Una piccola colata di lava scese per due giorni verso il Rifugio Citelli, fermandosi prima della strada che porta all'edificio.
L'area a monte del Rifugio Citelli, con le bocche eruttive del 1928, in corrispondenza delle quali si aprì una bocca nel 1979 e si formò la breve colata di lava, visibile tra gli alberi
L'attività terminò il 9 agosto, dopo aver emesso circa 7.5 milioni di m3 di lava e tra 1 e 2 milioni di m3 di cenere.
Il Particolare della frattura del 1928, in corrispondenza della quale si aprirono alcune bocche del 1979
Quando ogni pericolo sembrava passato e erano riprese le escursioni verso la cima del vulcano, il 12 settembre un'improvvisa esplosione alla Bocca Nuova colpì un gruppo di turisti, uccidendone 9 e ferendone una ventina.


ERUZIONE DEL 1981

Carta delle lave del 1981 e di altre colate degli anni 60-70

Nella primavera del 1981, una breve eruzione formò una colata di lava che, in soli sei giorni, arrivò fino a 600 m di quota in direzione di Randazzo, sul versante Nord dell'Etna. Il volume della colata è stato stimato in soli 30 milioni di m3, ma si formò una colata molto veloce a causa dell'alto tasso di alimentazione che manteneva la temperatura, e la fluidità, della lava molto alta.
Le fratture e l'area che evidenzia il percorso della lava del 1981
L'eruzione iniziò nel pomeriggio del 17 marzo da una fessura apertasi sul fianco Nord-Est del vulcano, tra 2625 e 2526 m s.l.m. Nelle ore successive, la fessura si propagò a valle, fino a 1975 m di quota, e verso occidente. Lungo il suo percorso, si aprirono le bocche eruttive. Una delle bocche, vicina alla grotta del Gelo, a 2000 m di quota, aveva esplosioni particolarmente violente. Come spesso osservato nelle eruzioni laterali dell'Etna, via via che si apriva una bocca verso valle, smetteva di eruttare quella a monte.
Un ramo delle colate di lava del 1981, arrivate oltre il paese di Randazzo
L'intera colata del 1981 e particolare della fotografia precedente visti dal satellite (immagine da Google Earth)
Verso sera del 17 marzo, si aprì un'altra fessura a 1800 m di quota, dalla quale sgorgò una colata di lava che percorse 5 km in quattro ore, distruggendo numerosi casolari e devastando i terreni coltivati. Nella notte la colata raggiunse la ferrovia circumetnea e alcune strade. Il mattino seguente interromperà anche la ferrovia principale e le altre strade del verante Nord del vulcano.
La colata di lava del 1981 sulla strada circumetnea
La mattina del 18 marzo, le fratture arrivavano a quota 1400 m s.l.m., nella zona di contrada Conticelli e vi usciva una colata di lava che obliquava leggermente verso Ovest, in direzione di Randazzo. Il fronte del flusso principale (diretto a Nord) raggiunse nel pomeriggio il bordo della valle di Alcanatara, a 650 m s.l.m.
La lava dell'eruzione del 1981 avanza tra i vigneti
Il 18 marzo, si aprì un'altra spaccatura tra quota 1250 e 1225 m, lungo la quale cominciarono a formarsi alcuni conetti. I coni più ampi crescevano verso il basso della fessura, dove era concentrata l'emissione di lava, mentre dai coni più piccoli usciva una minore quantità di lava, accompagnata da esplosioni e lanci di blocchi solidi.
Cono di scorie in formazione intorno a una bocca eruttiva del 1981
La colata diretta verso Randazzo si fermò 2 km prima del paese, mentre il ramo più lungo raggiunse il giorno seguente (19 marzo) il letto del fiume Alcantara. Le esplosioni continuarono sempre più deboli nella parte inferiore della frattura fino alla sera del 23 marzo, quando l'eruzione si concluse.


ERUZIONE DEL 1983

L'eruzione del 1983 è ricordata anche per il tentativo, fatto il 14 maggio, di deviazione della colata. Dopo aver creato un nuovo alveo con le ruspe e costruite delle barriere, l'argine naturale fu fatto saltare con l'esplosivo, in modo che la lava deviasse verso la canalizzazione artificiale.
Edificio in costruzione sul versante meridionale, circondato dalle lave del 1983
Furono costruite anche due barriere in pietrisco, a 1950 e 1800 m s.l.m. Il materiale per le barriere venne prelevato da una colata del 1780, le cui cave a valle di Monte Nero degli Zappini sono attraversate da un sentiero natura del Parco.
Carta delle lave del 1983 (mod. da http://boris.vulcanoetna.it)
L'eruzione era stata annunciata da forti terremoti nella notte tra il 26 e il 27 marzo. Il mattino del 28, su una fessura apertasi con direzione da Nord-Est verso Sud-Ovest, tra 2450 e 2250 m s.l.m., cominciarono le eplosioni e l'emissione di lava che raggiungerà la strada Nicolosi-Sapienza e distruggerà gli impianti sciistici.
Le lave nell'area del Rifugio Sapienza. Dal basso a destra, lave del 2001, 1985, 2002 (grigio chiaro), 1983, 1985 (in alto, a sinistra)
La fessura si diramava verso l'alto, con numerosi rami che arrivavano vicino al cratere centrale. Il 1° aprile, da due crateri posti a 2700 m di quota erano espulse ceneri e pezzi di lava solida. Il 3 aprile, la colata di lava che sgorgava in più punti dalla frattura principale, aveva percorso 3,5 km. Il fronte si separò in più rivoli che avanzarono di poco fino all'8 aprile.
La superficie della colata del 1983
L'attività aumentò tra l'8 e il 12 aprile e, sopra il rifugio Sapienza, la lava straripò dal canale naturale entro il quale scorreva, colpendo anche la stazione a valle della Funivia, a 1900 m di quota. Un altro straripamento, più a Ovest, formò il ramo principale della colata che scese fino a 1650 m di quota.
La colata del 1983 nei pressi di Monte Vetore, con la strada che sale da Nicolosi, tracciata sullo stesso percorso che aveva prima dell'eruzione. In primo piano, fumante, la colata dell'eruzione del 2001
Dal 12 al 17 aprile, un nuovo flusso di lava, che scendeva verso Ovest con una velocità di circa 5-10 m all'ora, si fermerà a quota 1200 m s.l.m. Intanto, a 1600 metri di quota, la lava straripava di nuovo e arrivava fino a 1150 m di quota, per fermarsi nei primi giorni di maggio.
Lave del 1983 sul versante Sud
Il 4 maggio la lava cominciò a scorrere verso Est e, due giorni dopo, il fronte della colata raggiunse 1450 m di quota. L'eruzione proseguì con numerosi e brevi flussi che formarono un complesso ventaglio di colate.
Il versante Sud, dai Monti Silvestri, a destra, all'edificio del ristorante il Corsaro, invaso da numerose colate di lava negli ultimi decenni. Una delle barriere in terra del 1971 è ancora in parte visibile (freccia) alle spalle del Rifugio Sapienza, affiancata dalla lava del 2002
La crosta solida e grigia nascondeva rivoli incandescenti che erompevano improvvisamente da bocche effimere anche a quote relativamente basse. Il 6 agosto, dopo 131 giorni, durante i quali furono emessi 100 milioni di m3 di lava, l'eruzione terminò.
Il pendio con gli impianti sciistici e l'area intorno al Rifugio Sapienza, circondata dalle lave delle eruzioni del 2001 e 2002 (in primo piano). Intorno e oltre gli edifici (in alto e fino a Monte Vetore) vi sono lave del 1983 e 1985
La lava di questa eruzione si vede percorrendo la strada che sale da Nicolosi al Rifugio Sapienza.
Le lave del 1983 attraversate dalla strada che sale da Nicolosi
Sulla superficie, a tratti liscia o a corde (dove la lava è sgorgata dalle bocche effimere), vi sono numerose strutture (tumuli, lastroni) inserite in un accidentato paesaggio formato dalle brecce di crosta solida che rappresenta un esempio quasi completo delle forme assunte dalle colate di lava durante il loro scorrimento.
  Superficie della lava del 1983. Al detrito di scorie si alternano tratti di crosta liscia e a corde


ERUZIONE DEL 1985

L'eruzione del 1985 durò dall'8 marzo al 13 luglio e colpì, come molte altre eruzioni, il versante meridionale dell'Etna, dove si trovano gli impianti di risalita sciistici e la funivia, che furono danneggiati.
Il fronte di un ramo della colata di lava del 1985
L'attività iniziò con fontane di lava al cratere di Sud-Est, dall'8 al 10 marzo, dal quale si formò anche una colata lunga quasi quattro km.
Un ramo delle lave del 1985, incanalato in una valletta, visibile lungo il sentiero natura del Parco
La frattura eruttiva si aprì sotto l'edificio del Piccolo Rifugio e si estese da 2620 a 2480 m s.l.m. La lava scese per 3 km verso Sud, fino a quota 1830 m, verso Monte Nero degli Zappini.
Le lave del 1985 visibili lungo il sentiero del Parco che porta a Monte Nero degli Zappini
Il fronte e le lave di questa eruzione si vedono seguendo il sentiero natura del Parco che parte nei pressi di Monte Vetore.


ERUZIONE DEL 1989

L'eruzione del 1989 è caratterizzata da due fasi che si svolsero dall'11 al 27 settembre e dal 27 settembre al 9 ottobre. L'attività iniziò al Cratere di Sud-Est con esplosioni stromboliane seguite da fontane di lava e da colate che traboccavano all'esterno del cratere.
Carta delle colate di lava dell'eruzione del 1989
Gli episodi eruttivi furono nove e tutti simili: dopo una fase di esplosioni stromboliane, con lanci di brandelli di lava appena oltre il bordo del cratere, il livello del magma si alzava all'interno del condotto e le bolle gassose si ingrandivano fino a diversi metri. Quando il cratere era pieno di lava, i pezzi incandescenti, scagliati in alto dall'esplosione delle grosse bolle, erano sempre più grandi, le esplosioni avvenivano sempre più rapide una dopo l'altra, fino a diventare quasi continue e a trasformarsi in fontane di lava alte 100-200 m.

Il trabocco della lava dal cratere avveniva in concomitanza delle esplosioni, con ondate di liquido. Quando la lava arrivò a colmare il cratere fino al bordo, le tracimazioni diventarono veri e propri flussi.

Dopo un certo tempo dall'inizio del trabocco, la fontana di lava si allargava a tutto il cratere e si alzava fino a 500 m di altezza, per poi diminuire. Seguiva la formazione di una colonna eruttiva, alta più di 2 km, formata da vapore, cenere e lapilli che era dispersa dal vento.
L'Etna durante l'eruzione del 1989
La colonna sostenuta non durava più di 5-10 minuti. In alcuni casi (13 settembre) la sua formazione segnò la fine dell'episodio eruttivo, in altri (settembre 22 e 23) fu seguita da una moderata attività esplosiva.

Durante le ultime esplosioni del 24 settembre, nel fianco Sud del cono si aprirono alcune fratture, lungo le quali cominciarono altre fontane di lava. Il giorno dopo furono viste fratture anche sul fianco Nord.

Nei giorni successivi e fino al 27 settembre, mentre la lava usciva alla base del cono attraverso le nuove fratture, cessarono gli efflussi di lava dalla cima del cratere.

La seconda fase dell'eruzione iniziò nella tarda serata del 27 settembre, quando il versante Sud-Est del vulcano, verso la Valle del Leone, si fratturò. Dalla parte alta della frattura, tra 2670 e 2550 m di quota, uscì una lava viscosa che formò piccole colate lunghe qualche centinaia di metri.

Nella parte inferiore della frattura, a 2250 m di quota, si formarono due flussi che, pochi metri più a valle, confluirono in uno solo, largo circa 10-15 m. Dal 29 settembre al 3 ottobre l'attività diventò esplosiva e, intorno alle bocche, si accumularono brandelli di lava e si formarono numerosi hornitos.
Bocche eruttive del 1989 nella Valle del Leone
Tra il 3 e il 4 ottobre, il tasso di emissione ebbe un piccolo incremento da tutte le bocche ma, dal 5, cominciò a diminuire sia l'attività esplosiva che la quantità di lava emessa. Il 6, un nuovo efflusso di lava spinse alcuni rami delle colate fino alla quota più bassa raggiunta nel corso dell'eruzione (1100 m s.l.m.) e l'8 ottobre i flussi si fermarono. L'alimentazione alle bocche eruttive terminò completamente nella notte tra l'8 e il 9 ottobre.

Con l'emissione di lava nella Valle del Leone (27 settembre), il cratere di Sud-Est era entrato in una fase di quiete, per tornare attivo il 28 settembre con un crescendo di esplosioni. L'attività esplosiva divenne intensa nella notte tra il 3 e il 4 ottobre, con esplosioni stromboliane e sporadiche fontane di lava. La cenere di questa fase raggiunse Catania. Dal 6 al 9 ottobre vi furono solo tranquille emissioni di ceneri.

Il sistema di fratture apertosi durante questa eruzione interessò un'area molto vasta, fino a quota 1500 m s.l.m. La frattura verso Nord-Est si propagò rapidamente e in poche ore superò la Valle del Leone e si fermò, dopo 2.7 km dal punto di inizio, vicino a Rocca della Valle.

La zona fratturata verso Sud-Est ebbe una evoluzione più lenta. Dal 27 al 28 settembre, in meno di 24 ore, si estese fino alla località Cisternazza, a 2.3 km dal cratere di Sud-Est. Poi attraversò il bordo Sud-Ovest della Valle del Bove e, nel pomeriggio del 30 settembre, si propagò nell'area della Schiena dell'Asino, a 2.5 km dalla località Cisternazza. Il giorno seguente avanzò di altri 400 m.
I segni delle fratture inattive, apertesi lungo la strada che sale da Zafferana, ora non più visibili
A mezzogiorno del 2 ottobre la strada tra Zafferana e il rifugio Sapienza era attraversata da profonde crepe. Nel pomeriggio, la frattura si allungò di altri 500 m, arrivando fino alla zona della Casa dello Sciatore. Nella notte tra 2 e 3 ottobre, si fermò 200 m più in basso, a quota 1500 m s.l.m.
Le fratture del 1989, rimaste inattive, sul versante meridionale
L'estensione dell'area fratturata aveva una lunghezza totale di circa 6.5 km e un'ampiezza variabile che decresceva nelle aree morfologicamente ribassate (circa 30 m) e si allargava sui rilievi (fino a 300 m sulla Schiena dell'Asino). Lo spostamento verticale era massimo nelle aree depresse (2.5 m) e di molto inferiore sui rilievi (fino a pochi centimetri).

Fortunatamente, le zone fratturate a quote più basse non furono interessate da attività eruttiva, ma la loro formazione mise in grande allarme la popolazione e gli addetti alla sorveglianza.


Dall'ottobre 1989 al febbraio 1990, l'attività dell'Etna è stata caratterizzata da 4 episodi esplosivi con formazione di fontane di lava al Cratere di Sud-Est. La prima di queste fasi (4-5 gennaio 1990) è stata una delle più violente registrate negli ultimi due secoli.

Da marzo a dicembre 1990, si registrò attività stromboliana alla Bocca Nuova e alla Voragine. Da gennaio a agosto 1991, questi due crateri erano in una fase di quiete, mentre il 13 maggio il cratere di Nord Est e successivamente, in misura minore, quello di Sud-Est furono interessati da attività stromboliana.
I Crateri Sommitali e il Cratere di Sud-Est nel novembre 2002
Nel settembre 1991, Bocca Nuova e Voragine avevano esplosioni stromboliane, che si intensificarono in ottobre e novembre, quando la lava raggiunse la base del cratere.


ERUZIONE DEL 1991-93

L'ultima prolungata eruzione dell'Etna cominciò il 14 dicembre 1991 e terminò 473 giorni dopo. Il volume di lava emesso è stato stimato in oltre 300 milioni di m3. Le colate di lava invasero zone della Val Calanna coltivate da molto tempo e distrusse strade, fontanili e casolari, arrivando a minacciare il paese di Zafferana Etnea.
Le lave del 1991-93 tra 700 e 800 m di quota, poco più di 100 metri di dislivello a monte di Zafferana Etnea
Nel corso di questa eruzione si tentarono più interventi per arginare e rallentare la colata. A monte si operò con esplosivi, per dividerla in due rami per evitarne l'ingrottamento, a valle con barriere di materiale riportato. I risultati furono buoni, ma l'esito finale lo stabilì il vulcano, che cessò l'alimentazione di lava prima che la situazione richiedesse altre urgenti decisioni.
La lava del 1991-93 in vista del paese di Nicolosi
L'eruzione fu preceduta nella notte del 14 dicembre da uno sciame di scosse sismiche. Nelle prime ore dello stesso giorno, un sistema di fratture si diramò dalla base del Cratere di Sud-Est verso Nord e verso Sud. La frattura lungo la quale avverrà l'eruzione era divisa in tre segmenti discontinui: uno settentrionale lungo 150 m (da 3100 a 3080 m s.l.m.), uno verso Sud lungo 650 m (da 3090 a 2900 m s.l.m.), e un altro che si allungava per 200 m (da 2890 a 2800 m s.l.m.) nella stessa direzione del secondo e arrivava al bordo della Valle del Bove.
L'area del versante Sud-Est interessata dall'eruzione nel dicembre 1991
Fin dalle prime ore del mattino del 14 dicembre, sulle fratture si formarono fontane di lava alte 300 m, seguite da una densa nube di cenere. Piccole scorie caddero verso Sud-Ovest, fino a 1900 m di quota, e coprirono la collina della Torre del Filosofo.
L'edificio della Torre del Filosofo, come appare dopo l'eruzione del 2002
Lungo la fessura meridionale si formarono due accumuli di scorie, alti 10 m e, nella parte più a valle della fessura, alcune esplosioni freatiche formarono un cratere ampio 10 m. Da questa fessura e da quella centrale scendevano lingue di lava verso la Valle del Bove. Nella notte tra il 14 e il 15 dicembre 1991, le fratture si allungarono in direzione della Valle del Bove, fino a 2200 m s.l.m., con un andamento simile a quello seguito nel 1989.
L'area evidenziata corrisponde al campo di lava dell'eruzione del 1991-93, nell'alta Valle del Bove. Nella parte inferiore (in alto a destra nella fotografia) la colata si restringeva in gran parte tra Monte Calanna e il bordo della Valle del Bove, in corrispondenza del Salto della Giumenta. Le bocche eruttive erano localizzate sotto La Cisternazza (freccia)
Nella parte più a valle, tra 2400 e 2200 m di quota, l'attività stromboliana era contemporanea a una copiosa emissione di lava. La lava continuerà a sgorgare fino al febbraio del 1992, mentre l'attività stromboliana decrescerà gradualmente.
Bocche eruttive
Le colate di questa eruzione hanno lasciato un ampio campo di lava, il cui sviluppo è segnato da cinque fasi. Nella prima fase (15 dicembre 1991-2 gennaio 1992), le colate si allargarono nell'area della Valle del Bove detta Piano del Trifoglietto e avanzarono verso la Val Calanna.
La colata di lava del 1991 scorre arginata in uno stretto canale
Il primo giorno, due colate larghe una decina di metri e alti 2-3 metri, raggiunsero Serra Pirciata (1750 m di quota). Il contatto tra la lava che avanzava e la neve che copriva il fondo della vallata provocava esplosioni nella colata.
Il campo di lava dell'eruzione 1991-93 dalle bocche eruttive sulla scarpata della Valle del Bove, al Piano del Trifoglietto
In un giorno, la lava percorse 2 km e arrivò ai piedi di Poggio Canfareddi (1600 m s.l.m.). Mentre il ramo meridionale della colata si riduceva a una stretta e lenta lingua, quello più a Nord avanzava di alcune centinaia di metri al giorno. Dove incontrava terreno pianeggiante, il fronte, alto 3-5 m, si allargava fino a 200 m.
Estensione del campo di lava all'11 febbraio 1992
Il 20 dicembre 1991 la colata meridionale era ferma, mentre l'altra arrivava alla base di Monte Zoccolaro. La lava raggiunse il Salto della Giumenta il 23 dicembre e si riversò nella Val Calanna. Dal 27 dicembre il fronte della colata, largo 400-600 m, avanzò poche decine di metri al giorno, con sporadiche accelerazioni.
La colata di lava della prima fase eruttiva entra, il 23 dicembre 1991, in Val Calanna, attraverso il Salto della Giumenta
Il 2 gennaio 1992, la Protezione Civile decide di erigere una barriera di terra a Portella Calanna, nel tentativo di rallentare l'avanzamento della lava.

La seconda fase (3-10 gennaio 1992) iniziò la mattina del 3 gennaio, quando due canali di lava confluirono, a 1650 m di quota, formando un flusso che si sovrappose a quello precedente nella parte Nord del Piano del Trifoglietto.
Il campo di lava del 1991-93 nella Val Calanna, sotto il Salto della Giumenta e Monte Calanna
Il 4 gennaio la nuova colata, lunga 1 km e larga circa 200 m, divenne un flusso indipendente e si affiancò al precedente campo di lava. Il giorno seguente, il fronte della colata raggiunse e aggirò, deviando prima a Nord e poi a Est, il Monte Calanna.

Le lave intorno a Monte Calanna
La terza prolungata fase (11 gennaio-7 aprile 1992) coincise con un periodo abbastanza tranquillo, durante il quale il campo di lava si allargò nella parte superiore della Valle del Bove.
Estensione del campo di lava al 6 aprile 1992
Alcune bocche effimere comparvero sopra Piano Canfareddi. Dalla crosta solida uscivano numerose e piccole lingue di lava ancora incandescente e fluida.

Trabocco di una lingua di lava alimentata da una bocca effimera
Alla fine di gennaio, a Nord di Monte Zoccolaro, altre bocche effimere alimentavano più canali di lava, diretti verso il Salto della Giumenta. La lava superava il ripido salto come una cascata e si accumulava nella zona pianeggiante ai piedi del pendio.
Lave del 1991-93. In secondo piano al centro, il Monte Calanna e, tra questo e il bordo della Valle del Bove, il ripido Salto della Giumenta
Il 14 marzo 1992 la lava giunse alla barriera artificiale approntata a Portella Calanna e, alla fine del mese, il bacino ricavato con l'escavazione del materiale che faceva da diga era completamente riempito.
Il Monte Calanna circondato dalla lava nel gennaio 1992

La quarta fase durò dall'8 aprile al 30 maggio 1992. Nei primi giorni di aprile numerose bocche effimere erano attive vicino allo sbarramento di Portella Calanna. La barriera, lunga 234 m e alta 21, era perpendicolare al percorso della colata e aveva lo scopo di arginare e costringere la lava ad allargarsi lateralmente.
La colata all'uscita del tubo di lava a quota 2000 m
Il primo straripamento avvenne l'8 aprile sul lato Nord, seguito dopo poco da trabocchi in altri punti dello sbarramento. Due giorni più tardi (10 aprile), superata la barriera di Portella Calanna, la lava formava un unico flusso che scendeva verso il paese di Zafferana, incanalato nella stretta valle che porta a Piano dell'Acqua.
Estensione del campo di lava al 31 maggio 1992
In poche ore, la colata avanzò di un chilometro e, nei giorni successivi, attraversò altri tre sbarramenti predisposti a monte di Zafferana. Il fronte della colata si fermò il 16 aprile a meno di 1 km da Zafferana, dopo aver percorso 8 km dalla bocca eruttiva.
Localizzazione degli sbarramenti predisposti lungo il percorso della lava
Alla fine di aprile, gli argini dello stretto canale formatosi sul Salto della Giumenta si chiusero fino a coprire completamente il flusso incandescente. In maggio, la colata principale era alimentata dalla lava che sgorgava dalla bocca effimera, apertesi all'estremità del tubo di lava, nella zona Sud della Val Calanna. Il 5 maggio un nuovo flusso si sovrappose a quello del 10 aprile e si fermò l'11 maggio, 120 m oltre il fronte della colata sottostante.
Due bocche effimere attive il 20 aprile 1992
Il 22 maggio 1992 si fece un nuovo tentativo per deviare il corso principale della lava a monte. Scavato un canale artificiale, si cercò di rompere il tetto e gli argini del tubo di lava con blocchi di cemento sganciati da elicotteri. Circa un terzo della lava incandescente che scendeva a valle era deviata nel canale artificiale e, in poche ore, il nuovo flusso percorreva 1 km e restava attivo per due giorni.
La colata allo sbocco del tubo di lava a quota 2000 m
Il 26 maggio, la colata superò Val Calanna. Il giorno seguente, per la seconda volta, dopo l'eruzione del 1983, si intervenne con gli esplosivi. Le ruspe scavarono un nuovo canale artificiale, a fianco di quello naturale, e l'argine di lava solida che separava i due canali, alto 3 m, fu fatto saltare con 7000 kg di esplosivo.
La preparazione del canale artificiale a quota 2000 m
Dopo l'esplosione, due terzi della lava entrò nel canale scavato e il corso naturale fu "bombardato" con 230 m3 di blocchi di cemento, al fine di ostruirlo e favorire il deflusso verso la nuova strada. L'apporto di lava verso il fronte che avanzava diminuì sensibilmente.
La biforcazione artificiale del flusso di lava
Il 30 maggio 1992 il flusso di lava creato dalla deviazione scorreva al di sotto dei 1550 m di quota, nel Piano del Trifoglietto e l'alimentazione dalle bocche effimere che si erano formate in Val Calanna cessava dopo pochi giorni.
Lavori di preparazione della deviazione a monte del Salto della Giumenta
Nel corso della quinta fase (31 maggio 1992-31marzo 1993) la lava continuò a scorrere confinata all'interno della Valle del Bove, grazie anche alla deviazione artificiale che aveva diviso il flusso e rallentato l'avanzamento del fronte. Il campo di lava di questa fase si sovraimpose ai flussi precedenti fino ai piedi del Monte Zoccolaro.
Preparazione del canale artificiale, lasciando un argine di roccia con quello naturale, a quota 2000 m
L'emissione di lava alla bocca principale diminuì tra il 31 maggio e il 1° giugno. Nel mese di giugno, la lava che scorreva nel canale artificiale si espandeva nella Valle del Bove sopra le colate precedenti. Alla fine del mese, gli argini del canale artificiale si congiunsero sopra la lava formando di nuovo un tubo solido.
Estensione del campo di lava prima e dopo il 27 maggio 1992
All'inizio di luglio, due flussi alimentati da bocche effimere, formatesi all'estremità di un tubo di lava lungo 600 m, si estendevano per 1,5 km verso Poggio Canfareddi. Un'altra bocca effimera si aprì a metà del mese vicino a Serra Pirciata e ne uscirono tre flussi che si espansero verso Piano del Trifoglietto.
Il campo di lava del 1991-93 ai piedi del bordo della Valle del Bove, nell'area del Piano del Trifoglietto
Alla fine di luglio 1992, numerose brevi colate scorrevano a monte di Serra Pirciata. Le bocche si spostarono poi ai piedi del salto di Serra Pirciata e, in pochi giorni, scomparvero le colate a monte.
Giugno 1992. La lava avanza seppellendo una casa colonica
In agosto il tubo di lava ancora attivo era lungo circa 1 km. Piccoli flussi secondari scorrevano dal salto di Serra Pirciata (1750 m di quota) a Poggio Canfareddi (1600 m). Quando questi si fermarono, a monte comparvero altri flussi.

Il 24 agosto 1992, la lava forzò il tubo solido e traboccò sopra di esso a 1800 m di quota, percorrendo 1 km in due giorni, per fermarsi il giorno seguente. A valle, tornarono attive le bocche effimere con piccole colate che si allargavano nel Piano del Trifoglietto.
Lava da una bocca effimera
Il 2 settembre 1992, la lava uscì nuovamente dal tubo di lava, pochi metri a monte del trabocco del 24 agosto, appena sotto il punto della biforcazione artificiale. Dalla nuova apertura sgorgava gran parte della lava contenuta nel tubo e formava una colata che, dopo il primo giorno, si allungava nella ripida vallata per 1,5 km.

Il 9 settembre la lava in parte traboccava dall'apertura prodottasi nel tetto del tubo di lava appena sotto la biforcazione artificale e in parte scorreva all'interno del tubo, alimentando le vecchie bocche effimere alla base di Serra Pirciata.

Nella seconda metà di settembre 1992, due gruppi di bocche effimere alimentavano un flusso nel Piano del Trifoglietto. Altri piccoli flussi, attivi per pochi giorni, furono osservati lungo la parte Sud della Valle del Bove.
La parte alta della Valle del Bove. Le lave del 1991-93 coprono l'area dal centro della fotografia fino al bordo della valle a destra
Tra il 7 e l'8 ottobre, si aprirono due piccole bocche effimere nel tubo di lava formatosi sopra il flusso della deviazione artificale. Per tre giorni, due colate avanzarono di 400 m nella Valle del Bove.
La sterrata che sale da Zafferana (sullo sfondo) verso la Valle del Bove e la lava sel 1991-93
In ottobre e novembre 1992, gran parte della lava usciva dalle bocche effimere e sfociava in due zone strette dove si formarono quattro larghi tumuli. Il nuovo campo di lava si sovrappose al precedente, tranne che per una piccola parte verso Nord. Il fronte raggiunse quota 1600 m s.l.m. a Poggio Canfareddi.
Il profilo dell'Etna, dalla scarpata della Valle del Bove al Cratere di Sud-Est, e le case a monte di Zafferana
A dicembre, numerosi flussi di lava superarono il limite del campo di lava precedente, coprirono il piccolo rilievo di Poggio Canfareddi e raggiunsero i piedi di Monte Zoccolaro, a 1520 m di quota. L'attività della bocca eruttiva a Nord divenne più intensa dalla metà del mese e il campo di lava si allargò considerevolmente verso Nord e Nord-Est.
Lave del 1991-93. In primo piano, in basso, una lingua di lava con crosta liscia, uscita da una bocca effimera. In secondo piano, Monte Calanna e parte del campo di lava
Nel gennaio del 1993, le bocche effimere meridionali si spostarono ancora più in basso e una complessa diramazione di piccole colate si allargò ai piedi del Monte Zoccolaro. La bocca a Nord continuava ad essere attiva e il campo di lava si allargò fino a 400 m sopra Serra Giannicola Grande. Una lingua di lava raggiunse 1500 m s.l.m.
Le lave del 1991-93 quasi alle porte di Zafferana
In febbraio, l'attività era diminuita sia alle bocche effimere a Sud che a quelle principali a Nord. L'8 marzo una colata apparve nella zona di Nord-Est, alimentata da una bocca effimera apertasi nel tubo di lava a 1550 m di quota. Incanalata in alcuni burroni, si fermerà dopo tre giorni a 5 km dal punto di emissione, a 1390 m di quota.
Le lave dell'eruzione 1991-93 (freccia) e il paese di Zafferana
Dalla metà di marzo 1993, l'emissione di lava cominciò ad avere un deciso calo. Il pomeriggio del 21 marzo un nuovo flusso sbucò da una bocca effimera a 1850 m di quota, percorse rapidamente diverse centinaia di metri verso Nord-Est, ma rallentò dopo poche ore e si fermò nell'arco di due giorni.
Mappa riassuntiva dell'estensione del campo di lava e degli interventi di sbarramento
Nei giorni seguenti le bocche effimere cominciarono a non essere più alimentate e l'ultimo flusso attivo venne osservato la mattina del 30 marzo 1993.


ATTIVITA' NEL 1999


La colata principale il 19 giugno 1999

Tra il 5 gennaio e il 4 febbraio 1999, al cratere di Sud-Est avvennero sette episodi esplosivi e una frattura si aprì alla base del cono, in direzione Sud-Est. L'episodio del 5 gennaio iniziò con una forte attività stromboliana che divenne poi fontane di lava. Dalla frattura, un flusso di lava scese verso Nord-Est, mentre ceneri e scorie erano spinte dal vento verso Sud-Ovest.
Lava ai piedi del Cratere di Sud-Est nel 1999
Nella notte tra il 9 e 10 gennaio, il secondo episodio fu di attività stromboliana moderata, ma la cenere arrivò fino a Fiumefreddo. Il terzo episodio avvenne la mattina del 13 gennaio. Il vulcano era coperto da nubi, ma si udirono forti detonazioni e si vide cadere cenere fino a Giarre.

Nella notte tra 17 e 18 gennaio vi era debole attività stromboliana con emissione di lava. La mattina del 18 gennaio l'episodio eruttivo raggiunse il culmine con fontane di lava che progressivamente si trasformano in una colonna di cenere che si alzava per qualche chilometro sopra il cratere per parecchie ore.
Il cratere di Sud-Est visto (nel 2004) dalla cima del cono di scorie dell'eruzione del 2002. Sul versante meridionale del cono si vede la frattura del 2001. Sullo sfondo, Voragine e Bocca Nuova
Il cratere di Sud-Est tornò in attività intorno a mezzogiorno del 20 febbraio con la stessa successione che evolveva da fontane di lava a colonna di cenere. Dopo non più di un quarto d'ora dall'inizio dell'eruzione, il materiale accumulato sulla cima del cono da questo e dai precedenti episodi eruttivi, cominciò a franare e, dopo pochi minuti, il cono e l'area intorno, erano coperti da una fitta caduta di scorie e bombe vulcaniche. La colonna di cenere si alzò per diversi chilometri sopra il cratere fino al pomeriggio.
Il Cratere di Sud-Est nel corso dell'eruzione del 2006
Il 23 gennaio una densa colonna di cenere si alzò sopra il vulcano nell'aria senza vento, coprendo i campi di sci di ceneri e piccole scorie che arrivarono fino a Catania.
Il versante meridionale, con l'area sciistica (i piloni verdi alle spalle degli edifici) più volte colpita dalle eruzioni. La fotografia riprende l'eruzione del 2002
Alla fine di gennaio, il largo cratere che si era formato sulla cima del cono di Sud-Est nel 1990 era completamente riempito dai prodotti di queste eruzioni e un nuovo conetto cancellava il precedente bordo e copriva le lave emesse dalla metà del 1997 al luglio 1998. Dopo l'episodio del 23 gennaio, la nuova cima era più alta di 90 m rispetto al punto più alto del cratere formatosi nel 1990, misurato dopo le eruzioni del 1997.
Il Cratere di Sud-Est nel 2004. In primo piano una bocca eruttiva del 2001
Il 4 febbraio, un nuova fase di attività stromboliana e fontane di lave culminò con un'alta colonna di cenere e, nel pomeriggio, l'eruzione entrò nella fase più violenta, con fontane di lava e una colata che traboccava da una breccia nella parte Nord del cratere.
Il cratere di Sud-Est. In basso al centro la frattura eruttiva del 2001. In alto, le bocche e la frattura del 2006 (immagine da Google Earth)
Intorno alle 16,30, il versante del cono rivolto a Sud-Est si fratturò e una nuova bocca eruttiva si aprì circa a metà del cono. Insieme a fontane di lava alte 250-350 m, dalla nuova bocca uscì una densa colonna di cenere e poi subito un flusso di lava che scese in direzione Sud-Est.
La colata di lava del 1999 ai piedi del Cratere di Sud-Est
La frattura si propagò verso il basso e nuove bocche si aprirono ai piedi del cono. Poco dopo le 17, l'attività diminuiva alla bocca posta a metà del cono, ma proseguiva dalle bocche più in basso. La lava avanzò rapidamente verso il bordo della Valle del Bove.
Rigagnoli ai piedi del Cratere di Sud-Est, sopra le lave delle fasi precedenti
Il 5 febbraio la lava raggiunse il bordo occidentale della Valle del Bove che superò con una cascata. Ai piedi del cratere di Nord-Est si formarono numerosi hornitos intorno alle bocche eruttive che si aprivano in successione lungo la frattura.
Localizzazione delle bocche del febbraio 1999 fotografate nel giugno dello stesso anno
La colata, raggiunto il fondo della Valle del Bove, si divise in numerosi lobi che si muovevano sopra e tra quelli dei giorni precedenti, senza che il fronte più avanzato si spingesse oltre i 2000 m di quota. Ai piedi del cratere di Sud-Est, il campo di lava si allargò fino a mezzo chilometro, mentre numerose bocche effimere si aprirono verso la Valle del Bove.
Piccoli trabocchi di lava ai piedi del cono di Sud-Est nel giugno 1999
L'eruzione continuò con fasi più intense, alternate a giorni più tranquilli, senza mai interrompersi completamente. Il 19 giugno, l'emissione di lava era concentrata ai piedi del cratere di Sud-Est, a qualche centinaio di metri dalle bocche di febbraio.
L'area ai piedi del cratere di Sud-Est (visibile in alto a destra), con diverse colate di lava che scendono verso la Valle del Bove. Il cono in eruzione è del 2002
Il flusso principale formava un tubo di lava, mentre numerosi rivoli si muovevano più lentamente sopra le lave precedenti . Dalla bocca di un hornito venivano lanciati all'altezza di pochi metri brandelli incandescenti. 
L'hornito in formazione nel giugno 1999
Il 4 settembre tornò in attività il cratere della Voragine, con impressionanti fontane di lava. Le scorie emesse nella prima settimana di settembre caddero fino a Giarre, provocando estesi danni alle coltivazioni e alla viabilità.
Cenere sopra i tetti di Milo nei primi giorni di settembre 1999
Il 5 ottobre tornò in attività la Bocca Nuova, dopo due settimane di quiete. Il 9-10 ottobre vi erano lanci di materiale incandescente sia alla Bocca Nuova che al cratere di Nord-Est. Intorno all'11 dello stesso mese riprese l'attività esplosiva alla Voragine, inattiva da una settimana.
I crateri sommitali il 1° ottobre 1999
L'attività ai crateri sommitali rimase intensa fino a metà ottobre 1999 con formazione di alte fontane di lava e trabocco di una piccola colata. Dal 18 ottobre, una colata traboccò dalla Bocca Nuova percorrendo circa 2 chilometri in direzione di Bronte.
Il bordo della Bocca Nuova


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