I PRINCIPALI TIPI DI ERUZIONI DELL'ETNA

Le eruzioni dell'Etna sono prevalentemente di tipo effusivo. L'attività esplosiva è limitata a fasi vulcaniane, stromboliane e a episodi di fontane di lava. Attività molto violenta di tipo pliniano è testimoniata solo dai prodotti di eruzioni antiche.

Attività esplosiva vulcaniana
Le esplosioni vulcaniane sono causate dalla vaporizzazione di acqua riscaldata dal magma in profondità. I prodotti scagliati dal cratere sono in prevalenza blocchi di roccia solida derivanti dallo stesso edificio vulcanico. Insieme ai blocchi solidi, si possono trovare quantità variabili di brandelli di magma juvenile, ma nelle eruzioni vulcaniane il magma che raggiunge la superficie è in genere scarso o assente.
Prodotti di esplosioni vulcaniane sulle pendici di Vulcano (isole Eolie). Al centro una grossa bomba (brandello di magma emesso allo stato fuso), circondata da numerosi blocchi derivanti dall'edificio vulcanico
L'Etna ha avuto esplosioni di questo tipo sia ai crateri sommitali sia lungo le fratture eruttive laterali. Quelle ai crateri sommitali sono testimoniate dalla presenza di blocchi spigolosi, con dimensioni medie di 30-40 cm o, più raramente, di 1-3 metri, sparsi intorno alla cima.
Bombe e blocchi intorno ai crateri sommitali
Le esplosioni vulcaniane sono frequenti nelle prime ore delle eruzioni sommitali e provocano l'espulsione di lava solida rimasta nel cratere da eruzioni precedenti. Dopo questa fase, il magma arriva in superficie e diventa predominante l'attività stromboliana.

Anche dopo le fasi stromboliane, alla stessa bocca eruttiva possono avvenire di nuovo esplosioni vulcaniane.
Esplosioni stromboliane allo stesso cratere in cui avvennero le fasi vulcaniane nel corso dell'eruzione del 2001


Nell'agosto del 1979, una fase di violenta attività stromboliana al cratere di Sud-Est, fu interrotta da alcune esplosioni che scagliarono in aria blocchi di roccia, con dimensioni anche superiori ai 2 m, i quali rotolarono fino a 300-400 metri dal cratere.

Violente esplosioni vulcaniane sono comuni alla Voragine e alla Bocca Nuova. La cavità della Voragine è vuota e soggetta a collassi e ampliamenti quando non è in attività, come avviene spesso in coincidenza con le eruzioni laterali, ma può riempirsi di lava quando il magma torna a salire nel condotto centrale.
La Bocca Nuova nel 2004


Nell'aprile del 1980, la lava arrivava fino a circa 25 m dal bordo della Voragine. Dopo un'intensa attività stromboliana, sul fondo si formò un lago di lava in via di raffreddamento.

Dalla metà di maggio si intensificò l'attività sismica e il 27 maggio, insieme a una scossa avvertita dalla popolazione, il fondo della Voragine esplose.

Alcuni blocchi di un metro e mezzo caddero vicini al bordo del cratere, altri furono lanciati a 300 metri. La distribuzione dei blocchi al suolo indicava che l'esplosione non era avvenuta con direzione verticale, ma con un angolo di inclinazione verso Nord-Ovest.

In precedenza, il 12 settembre del 1979, la stessa cosa era avvenuta alla Bocca Nuova e aveva causato la morte di nove turisti che stavano sul bordo del cratere e il ferimento di diversi altri, anche lontani centinaia di metri dall'esplosione.
La Bocca Nuova nel 1999, quasi completamente riempita di lava


Nelle eruzioni laterali, le esplosioni vulcaniane avvengono in genere nella parte alta della frattura, mentre più a valle, la stessa frattura è interessata da esplosioni di tipo stromboliano.

Nel marzo 1981, sul fianco Nord del vulcano si aprì una frattura eruttiva lunga 8 km, con esplosioni vulcaniane localizzate nei punti dove la frattura attraversava alcuni bassi topografici. Negli altri segmenti della frattura, le esplosioni erano di tipo stromboliano.
Probabilmente nelle zone depresse ristagnava acqua o ghiaccio, che vaporizzavano e innescavano esplosioni senza emettere magma. Alcuni blocchi erano superiori al metro e venivano lanciati a una decina di metri di distanza.


Nel corso dell'eruzione del 2001, si formarono sul versante Sud due bocche eruttive vicine, contemporaneamente interessate una da attività stromboliana, accompagnata da colate di lava, e l'altra da esplosioni di tipo vulcaniano.

Il cratere sede di attività vulcaniana nell'eruzione del 2001. In alto al centro, si vede il bordo del cratere che si trova appena più a valle e dal quale usciva una colata di lava
Una testimonianza di attività vulcaniana laterale si trova lungo il sistema di fratture verso Nord-Est, intorno a 2350 m di quota, dove alcuni coni di forma larga e bassa, attribuiti all'eruzione del 1809, sono formati da blocchi. I coni sono larghi alcune decine di metri e hanno crateri profondi oltre 10 metri che attraversano antiche colate di lava. Lo strato di blocchi intorno al bordo del cratere ha uno spessore di alcuni metri.

Nonostante la scarsa frequenza e la bassa intensità delle eruzioni vulcaniane all'Etna, questo tipo di esplosioni può essere improvviso e rappresenta uno dei principali pericoli per quanti si trovino occasionalmente nelle vicinanze di bocche apparentemente in fase di quiete.
L'interno della Bocca Nuova nel 2004

Attività esplosiva stromboliana e fontane di lava

Attività stromboliana nel corso dell'eruzione del 2001
L'attività stromboliana è la più comune forma esplosiva dell'Etna. I lanci di brandelli di lava incandescente raggiungono altezze che vanno da pochi a qualche centinaia di metri.
Piccole esplosioni stromboliane sul fianco del cratere di Sud-Est nel 2006
La massima altezza raggiunta dai frammenti più grossi (bombe) è tra 200 e 500 metri e solo sporadiche violente esplosioni hanno lanciato grossi pezzi di lava a 700 e più metri di altezza.
Esplosione stromboliana in un cono laterale all'Etna
A volte le esplosioni intervallate da pause, che caratterizano l'attività stromboliana, diventano frequenti fino a essere continue. Si formano in questo modo le fontane di lava, getti ininterroti di materiale incandescente alti qualche centinaia di metri sopra il cratere.
Fontane di lava sul versante meridionale nel corso dell'eruzione 2002-03


Nell'eruzione dell'ottobre 1969, al cratere di Nord-Est, le esplosioni stromboliane erano 3 o 4 al minuto, ma raggiunsero poi frequenze di 30-50 esplosioni al minuto, fino a non poter essere distinte una dall'altra e a trasformarsi in fontane di lava.
Bombe e blocchi sul fianco del cratere di Nord-Est dopo una fase esplosiva del 1999
Una fase stromboliana particolarmente violenta avvenne nell'agosto del 1979 al cratere di Sud-Est. Brandelli di lava di circa un metro furono lanciati a 300 metri dal cratere, mentre quelli con dimensioni di mezzo metro arrivarono a 500 metri dalla bocca eruttiva. Nella stessa eruzione, lapilli di 1-2 cm caddero, nelle zone sottovento, a 3,5 km di distanza e la cenere arrivò fino all'aeroporto di Catania, a 29 km dal vulcano.
Nel luglio del 1979, il fondo della Voragine era a circa 130 m dal punto più basso del bordo ed era occupato da un lago di lava che si stava raffreddando e consolidando. Le esplosioni stromboliane cominciarono dalla superficie del lago di lava, con una frequenza da una a sei al minuto. Gran parte del materiale ricadeva all'interno del cratere stesso.
La Bocca Nuova quasi piena di lava nell'ottobre 1999. A sinistra il setto di separazione dal cratere della Voragine
Ad un tratto, tutto il lago di lava si gonfiò lentamente come una grande bolla e si fratturò mostrando la lava incandescente che stagnava sotto la crosta solida. La bolla scoppiò con un boato fragoroso e lanciò brandelli di lava a oltre 150 m dal fondo. Esplosioni più deboli avvenivano sui bordi del lago di lava e scagliavano frammenti più piccoli ad altezze di alcuni metri. La formazione e lo scoppio di bolle gassose di diverse dimensioni (più piccole lungo il bordo) era la causa di simultanee esplosioni di intensità diversa.
La cima dell'Etna nel 2001
In alcuni casi, all'interno di uno stesso cratere, si sono formate più bocche eruttive con attività differenti.
Diverse bocche in un cono di scorie dell'eruzione 2002-03
Nel luglio del 1970, nel cratere di Nord-Est c'era una bocca principale con attività stromboliana, mentre un'altra vicina, più piccola, aveva attività vulcaniana e emetteva vapore, piccoli frammenti litici e rare bombe di magma.
Il cratere di Nord-Est
La stessa cosa si verificò nel 2001 sul versante meridionale, nel 2002 all'interno di uno dei crateri sempre sul versante Sud e nel 2006 e 2007, al cratere di Sud Est, differenti bocche ebbero attività stromboliana e fontane di lava.
Eruzione 2001. Alle spalle della bocca con attività stromboliana e colata di lava, si vede la densa nube di cenere di una bocca dalla quale erano lanciate anche grosse bombe laviche
Attività contemporanea di diverso tipo avvenne anche il 16 luglio del 1979. Una campionatura in corso sulla bocca che si trovava nel fondo del cratere di Sud-Est, stava rivelando un incremento nella pressione dei gas, quando improvvise esplosioni vulcaniane costrinsero i ricercatori che si occupavano della raccolta di gas a una frettolosa fuga.
Subito dopo apparve il magma e già nel pomeriggio l'attività divenne di tipo stromboliano. Il giorno seguente cominciarono ad aprirsi altre bocche, sempre all'interno dello stesso cratere, mentre all'esterno, sulla parete Nord, le esplosioni formavano un piccolo cono di cenere.
Coni di scorie coperti di vegetazione sulle pendici dell'Etna
Il 18 luglio il cono di cenere non era più attivo e una nuova bocca, più in basso, aveva attività stromboliana. Vicino a questa, un'altra bocca emetteva gas (in prevalenza idrogeno) che bruciava formando una fiamma di colore blu che si alzava per 5-10 m sopra il fondo del cratere.
Analoghe fiammate blu si levavano dal cratere principale, interessato da attività stromboliana, e crescevano in altezza durante le esplosioni, in modo che la base del getto stromboliano era circondata da un'aureola blu.
Esplosioni stromboliane da un conetto cresciuto sul fianco del cratere di Sud-Est nel 2006
L'attività stromboliana costruisce coni di scorie intorno al punto in cui avvengono le esplosioni. Se le esplosioni non sono molto violente e i lanci di brandelli di lava non raggiungono altezze tali da consentire al materiale di ricadere a terra già solidificato, si formano piccoli coni di scorie saldate.
Coni di scorie sul fianco meridionale nel corso dell'eruzione del 2002-03
Le esplosioni più violente lanciano ad altezze maggiori brandelli mediamente più piccoli e questi cadono intorno alla bocca eruttiva già, o quasi completamente, solidi. I coni, in questo caso, sono più ampi e sono formati da materiale non saldato.
L'interno del cono di scorie dell'eruzione del 2002
Negli ultimi 400 anni, gran parte delle eruzioni laterali dell'Etna hanno avuto episodi stromboliani sufficientemente prolungati per formare simili strutture.
In primo piano i coni di scorie dei Monti Sartorius, formatisi nel 1865. Più a monte, quasi completamente verde, il cono di Monte Frumento delle Concazze
I coni di scorie hanno fianchi ripidi e la cima occupata da uno o più crateri. Quelli dell'Etna hanno dimensioni che variano da pochi a più di 200 metri d'altezza.
Piccoli coni di scorie saldate allineati lungo una frattura eruttiva
Le dimensioni sono continuamente modificate dai franamenti che avvengono sia durante che dopo l'eruzione. Lo sviluppo di un cono di scorie può essere molto rapido nelle fasi iniziali.
Il cono di scorie Monte Grosso, sul versante Sud, ormai coperto di vegetazione e circondato da colate di lava

Il cono costruitosi durante le prime fasi dell'eruzione del 1974 raggiunse l'altezza di 100 m in meno di una settimana.
Nel 2001, il cono di scorie di quota 2550 m, sul versante Sud, si formò in meno di 20 giorni e, in meno di un mese, sullo stesso versante, crebbero i due coni dell'eruzione del 2002-03.
Il cono di scorie a quota 2550 m dell'eruzione del 2001

Alcuni coni dell'Etna, in genere quelli con dimensioni maggiori, sono strutture isolate. Altri si trovano in gruppi concentrati lungo fratture, spesso associati a colate di lava. I coni isolati si formano in prevalenza nel corso di una sola eruzione e raramente sono sede di attività successiva.
I coni dei Monti Silvestri, formatisi nel 1892 lungo una frattura del versante Sud
Molti coni di scorie hanno una forma a ferro di cavallo, con un lato aperto da una colata di lava che ha accompagnato o seguito le fasi stromboliane.
Canale di scorrimento della colata di lava proveniente dal lato aperto del cono di scorie dell'eruzione del 1809
La colata impedisce l'accumulo delle scorie sul lato aperto o asporta quelle già cadute.
Cono di scorie di un'antica eruzione laterale, con un lato aperto dalla colata di lava formatasi nel corso dello stesso evento
Se diminuisce o termina l'emissione di lava e la bocca eruttiva continua ad essere interessata da attività stromboliana, la forma conica può essere ricostruita in breve tempo.
Coni di scorie in formazione nel corso dell'eruzione 2002-03
Alcune colate escono dalla stessa bocca in cui avvengono le esplosioni stromboliane, altre da bocche che si aprono ai piedi del cono di scorie.
Bocca effusiva al piede del cono con attività stromboliana nel corso dell'eruzione del 2002-03
Queste possono causare il crollo di vaste porzioni dell'edificio vulcanico e trascinarle a valle insieme alla lava.
Eruzione del 1981. La colata di lava inizia a scorrere attraverso la parte demolita del cono


Nell'eruzione del 1974 si formarono due coni, chiamati Monte De Fiore I e II. L'eruzione cominciò da quello a monte, che rimase intero, mentre quello a valle fu parzialmente distrutto da una breve colata di lava. Questa è stata, fino ad ora, l'ultima eruzione laterale avvenuta a grande distanza dalla cima dell'Etna, a una quota relativamente bassa.
Il cono di Monte De Fiore II con la colata di lava e, più a monte, Monte De Fiore I


La struttura interna dei coni di scorie è visibile per intero dove vi sono cave di materiale che ne sezionano i fianchi.
Le bocche di alcuni coni di scorie del versante Nord

Nella cava di scorie dei Monti Rossi si vede la base, formata da brandelli di lava che caddero al suolo ancora non completamente solidi e si saldarono fra di loro all'impatto. Nei singoli pezzi di lava si riconosce una pellicola superficiale, dello spessore di circa 1 cm, che rappresenta la crosta formatasi durante il lancio in aria.
Profilo del cono dei Monti Rossi
La parte superiore del cono è costituita da una successione di strati di scorie, mediamente più piccole di quelle alla base e non saldate fra loro. Le scorie sono di colore nero, tranne quelle più vicine alla bocca, che variano dal rosso-arancio al giallo, a causa dell'attività fumarolica avvenuta durante e dopo l'eruzione.
Il cono dei Monti Rossi tra le case di Nicolosi

Attività esplosiva pliniana e freato-magmatica

Le eruzioni pliniane formano colonne di ceneri e pomici alte decine di chilometri. Simili eventi non si registrano da lungo tempo all'Etna, dove le colonne eruttive delle fasi esplosive più violente raggiungono in genere qualche chilometro sopra il cratere.
I tetti e le strade di Catania coperti di cenere nel corso dell'eruzione 2002-03. La cenere intasa gronde e fognature, danneggia i raccolti e rende difficoltoso il traffico stradale e aereo
Nonostante si tratti di fenomeni poco pericolosi, date le dimensioni del vulcano, la cenere che cade da queste colonne eruttive provoca gravi danni.
Cenere su un terrazzo di Nicolosi nel corso dell'eruzione 2002-03
Le eruzioni di tipo freato-magmatico sono innescate, come quelle vulcaniane, dall'intercettazione di acqua di falda, ma le esplosioni coinvolgono anche il magma che risale in superficie.
In tempi storici, l'Etna ha avuto diversi eventi freato-magmatici, ma non particolarmente prolungati. Esplosioni molto violente potrebbero essere possibili solo nel caso di apertura di bocche vicino alla linea di costa o sotto grossi accumuli di neve e ghiaccio, peraltro mai così abbondanti da non potersi risolvere con una sola fase esplosiva iniziale.
Nel 2002-03, un'eruzione con fasi esplosive tra le più violente degli ultimi anni, formò una colonna di cenere alta fino a circa 5 km sopra il cratere
Vi sono però prodotti che testimoniano nel passato importanti episodi esplosivi freato-magmatici, forse avvenuti con un sistema di falde acquifere diverso da quello odierno o in epoche in cui la copertura di neve e ghiaccio era più consistente e più ampia dell'attuale.
La cima dell'Etna nel novembre 2002


Un esempio di struttura formatasi in seguito a attività freato-magmatica è il cono del Trifoglietto II, visibile sulla parete occidentale della Valle del Bove. Dai resti non è possibile ricostruire le sue dimensioni originarie, ma poteva trattarsi di un cono con un diametro basale intorno ai 3 km e un'altezza di almeno 300 m.

Il bordo occidentale della Valle del Bove. Il campo di lava che ricopre il fondo della depressione è dell'eruzione 1991-93
L'origine freato-magmatica del cono è stata dedotta dai prodotti che lo compongono e, in particolare, dalla forma delle particelle di cenere e dalla presenza di frammenti di cristalli, frantumati dalle esplosioni. Alla violenta attività esplosiva del Trifoglietto II, o di un centro simile vicino e contemporaneo, sono attribuiti i depositi di cenere che si trovano a 13 km dal cono, verso Sud-Est, di spessore superiore ai 12 m.

Le ceneri sono di colore giallo, hanno dimensioni mediamente inferiori al millimetro e contengono sottili strati di granuli più grossolani formati da frammenti di cristalli. Intercalati, vi sono alcuni strati e lenti di scorie nere.

L'alto grado di frammentazione del magma, che ha prodotto le particelle di cenere, l'abbondanza di cristalli fratturati e il colore giallo, dovuto all'alterazione chimica causata dalla presenza di abbondante gas, sono tutti elementi che indicano un evento freato-magmatico. Gli strati di lapilli testimoniano brevi fasi meno violente, di tipo stromboliano, probabilmente avvenute in circostanze di temporaneo esaurimento di acqua.

Nelle fasi finali, cessato l'apporto di vapore acqueo, l'attività del Trifoglietto II divenne di tipo effusivo. Spesse colate di lava, alternate a pochi prodotti piroclastici, coprono i fianchi esterni del cono.


Attività esplosiva con formazione di flussi piroclastici e lahar

Non è raro che i vulcani caratterizzati da attività prevalentemente effusiva abbiano nel corso della loro storia episodi esplosivi anche molto violenti. Ai piedi dell'Etna, verso Sud-Ovest, a Biancavilla e a Montalto, si trovano due depositi di flussi piroclastici (ignimbriti) insieme a depositi di colate di fango (lahar).

Non si trovano intorno al vulcano altri importanti depositi da flusso piroclastico, anche se è possibile che siano stati nascosti dalle lave dell'attività effusiva successiva.

L'ampliamento della struttura della Valle del Bove è attribuito allo smantellamento dei versanti. Il materiale, trascinato a valle dalle piogge (lahar), si trova ora in direzione dell'apertura della vallata lungo la costa, dove forma un'alta falesia ai piedi del paese di Riposto.
La falesia formata dal materiale vulcanico eroso dalla Valle del Bove


L'ignimbrite di Biancavilla, messa in evidenza nell'incisione di una profonda gola, è stata datata intorno a 15.000-15.500 anni fa. I prodotti formano due strati: quello inferiore ha uno spessore variabile da 2 a 8 m, e presenta concentrazioni di grossi litici verso l'alto. La struttura dello strato ha caratteritiche più vicine a quelle dei corpi di frana, piuttosto che a quelle di un deposito di un flusso piroclastico.
Prodotti delle antiche eruzioni esplosive visibili tra Adrano e Biancavilla, al margine occidentale dell'Etna
Lo strato superiore ha uno spessore massimo di 7 metri e è formato da cenere, non saldata, contenente sparse pomici di diametro inferiore ai 10 cm. Non ha al suo interno stratificazioni o selezioni granulometriche.

Il deposito visibile a Montalto, datato a 14.180 anni fa, ha uno spessore inferiore ai 5 m e, benché presenti alcune variazioni, è simile a quello superiore di Biancavilla, con grosse pomici scure disperse in una matrice di cenere. Concentrazioni di litici si trovano alla base del deposito.


Attività effusiva

Da migliaia di anni le eruzioni dell'Etna sono prevalentemente di tipo effusivo. Gran parte del magma che arriva in superficie scende dai versanti sotto forma di colate di lava che modificano continuamente l'aspetto del vulcano e ne accrescono le dimensioni.
Colate di lava recenti sul versante Nord-Est dell'Etna
Le colate di lava possono essere molto diverse una dall'altra e, intorno all'Etna, si vedono quasi tutti i tipi di lave, con strutture che rispecchiano differenti condizioni chimiche e fisiche del magma.

a) lave sub-acquee

L'attività vulcanica ebbe inizio intorno a 700.000 anni fa, prima che si formasse la struttura del vulcano, quando l'area etnea era un bacino marino poco profondo. Delle lave emesse nel corso di quelle eruzioni, avvenute sul fondo del mare, restano alcuni esempi che si vedono lungo la costa a Nord di Catania, tra Aci Trezza e Aci Castello e un paio di km verso l'interno, nei pressi di Ficarazzi.
Carta della distribuzione dei prodotti dell'attività più antica
In alcune zone, il magma si fermò e si raffreddò sotto i sedimenti del fondo marino (Argille Marnose azzurre). La diminuzione di temperatura causò la contrazione della massa calda e la conseguente fratturazione della colata in colonne poligonali.
Lave con fratturazioni poligonali visibili nel porto di Aci Trezza. Sullo sfondo gli scogli detti Isole dei Ciclopi


La superficie di lave con fratturazioni poligonali è visibile lungo la spiaggia di Aci Trezza e sulle isole Ciclopi. Le argille che coprivano il magma risaltano nella parte superiore delle due maggiori isole dei Ciclopi.
Le Isole dei Ciclopi. Le rocce di colore chiaro sono di tipo sedimentario e coprono le lave
Dove il magma riuscì a sgorgare in superficie, le colate di lava si allargarono sul fondo marino. Quando scorrono sott'acqua, le lave avanzano per progressivo movimento di porzioni rotondeggianti che assumono una forma detta a cuscino (o pillow).
Avanzamento di una colata sub-aerea per fratturazione di una sottile crosta vetrosa, come avviene in ambiente sottomarino (ottobre 1999)
La forma delle lave emesse in ambiente sottomarino, visibili a Aci Castello, rispecchia il meccanismo di propagazione per fratturazione della crosta superficiale
Il contatto con l'acqua raffredda rapidamente la superficie della lava, formando una sottile crosta vetrosa. Questa si rompe a causa del movimento della lava incandescente racchiusa sotto la crosta.
Fratturazioni all'interno delle lave emesse in ambiente sottomarino che formano la rupe di Aci Castello
I pezzi della fragile crosta vetrosa che si staccano dalla superficie dei cuscini di lava, sovente misti a frammenti di lava, formano depositi detti ialoclastiti (dal greco, pezzi di vetro).
Ialoclastiti inglobanti pezzi di lava visibili nella rupe di Aci Castello
Testimonianza delle eruzioni sottomarine è lo sperone su cui sorge la torre normanna di Aci Castello.
Le lave emesse in ambiente sottomarini che formano la rupe di Aci Castello
Il rilievo è formato da un accumulo di lave a cuscino, alternate a ialoclastiti. In molti pillow sono visibili sia le fratture radiali che quelle concentriche prodotte dal raffreddamento.
Particolare delle lave che formano il rilievo di Aci Castello
Nella crosta vi sono minuscole bolle lasciate dalla fase gassosa mentre, nella parte interna, le bolle sono più grosse e allineate lungo fasce concentriche.

Vicino a Valcorrente e al fiume Simeto, nei pressi di Adrano, vi sono colate di lava non sottomarine che presentano strutture a pillow. E' possibile che in quelle località le lave abbiano incontrato le acque di un lago o di una laguna costiera.

b) lave sub-aeree

Colate di lava nella Valle del Bove
Le colate di lava che scorrono su superfici esposte all'aria sono dette sub-aeree. La dispersione del calore, che avviene dalle zone esterne della colata, crea uno strato di crosta solida sopra la lava incandescente in movimento.
Colata di lava in movimento, coperta di frammenti di crosta solida. Versante Nord, eruzione 2002
Lo spessore della crosta varia a seconda del tipo di lava e della velocità con cui questa si muove e, in genere, aumenta con la distanza dal punto di emissione.
Fronte di una colata di lava coperto di detrito (eruzione del 1989)
La struttura della crosta riflette molte proprietà della lava, tra le quali una delle più importanti è la viscosità. Più è bassa la viscosità e più la lava scorre veloce. Questo fattore è determinante sulla capacità di propagazione della colata.
Colata di lava dell'eruzione del 2001
In base alla viscosità della lava, la crosta assume forme diverse, definite con termini hawaiiani, essendo l'attività effusiva tipica dei vulcani delle isole Hawaii. Si dicono pahoehoe le lave molto fluide che scorrono veloci e si coprono di una crosta sottile, liscia o corrugata.
Superficie di una colata di lava di tipo pahoehoe alle Hawaii
Si chiamano aa quelle mediamente viscose. Le colate sono più lente e hanno una coltre di detrito superficiale che deriva dalla fratturazione di una crosta spessa da qualche decina di centimetri a qualche metro.
Superficie di una colata di lava di tipo aa all'Etna
Le lave a blocchi sono ad alta viscosità, si muovono molto lentamente e la crosta, di grosso spessore, forma sopra la colata un detrito di blocchi spigolosi.
Esempio di una breve e spessa colata di lava viscosa a Lipari, nelle Isole Eolie
Le colate più comuni all'Etna sono quelle di media viscosità (aa), ma non mancano esempi di lave a bassa viscosità o di tratti di colate con strutture di tipo pahoehoe. Più rare quelle ad alta viscosità. Molte presentano strutture di tipo pahoehoe vicino alla bocca eruttiva, dove l'alta temperatura rende fluida la lava, o nei pressi di bocche effimere, e diventano di tipo aa solo dopo un certo tragitto.
Colata di lava con strutture a corde in formazione a una bocca effimera nel 1993

Colate di lava tipo aa
Una colata di lava, vicina alla bocca eruttiva, che inizia a coprirsi di una sottile crosta grigia. Eruzione 2004
Vicino alla bocca eruttiva, la lava scorre incandescente all'interno di un canale e, dopo un certo percorso, la parte esterna comincia a solidificarsi.
Formazione e fratturazione della crosta solida. Versante Sud, eruzione del 200-03
Il punto più distante dalla bocca eruttiva, dove la lava ha la temperatura più bassa, è il fronte della colata.
Fronte di una colata sul versante Nord nell'ottobre 2002
Una volta formatasi, la crosta isola la lava sottostante dal contatto con l'aria. Il calore interno si disperde più lentamente e il nucleo della colata mantiene una temperatura e una fluidità che ne favoriscono il movimento.
Colata di lava dell'eruzione del 2002 coperta di detrito derivante dalla frammentazione della crosta solida
Con la distanza, la crosta superficiale aumenta di spessore e, trascinata dalla lava calda del nucleo, si rompe formando un detrito di protuberanze rotondeggianti di diverse dimensioni (autobrecciatura).
Colata di lava in parte coperta di crosta solida dell'eruzione del Cratere di Sud-Est del 2006
Il detrito è trasportato sopra il flusso e ricade ai lati, costruendo argini laterali, e davanti al fronte. Il detrito che cade dal fronte forma sul terreno uno strato di pezzi di crosta, sopra il quale avanza la colata.
Il detrito, formato da pezzi di crosta solida, trascinato dal movimento della lava incandescente, cade davanti al fronte della colata. Eruzione 2002
Gli argini del canale possono crescere fino a congiugnersi a formare un tubo chiuso.
Tubo di lava lasciato vuoto dalle colate del 1792
Da quel momento, la dispersione del calore è ulteriormente rallentata e la colata può coprire distanze molto più lunghe rispetto allo scorrimento in un canale aperto. Nel punto in cui la lava torna a scorrere all'aperto, si formano delle bocche dette effimere.
Sul dorso della colata coperta di detrito solido si intravede il rosso di una piccola bocca effimera. Eruzione 2002
I tubi di lava sono particolarmente sviluppati nelle colate ad alta fluidità (pahoehoe), ma si formano anche in alcuni tratti delle colate di tipo aa.
Lava da una bocca effimera nel 2004
La durata dell'eruzione ha una grande influenza sulla forma finale della colata. La durata media delle eruzioni laterali dell'Etna è di 22 giorni, ma vi sono episodi che si sono esauriti in poche ore e altri che si sono protratti per mesi, fino a qualche anno.


La colata del 1981 sul fianco Nord coprì, in circa 40 ore, 4 km2 di terreno e in soli sei giorni superò i sette km di lunghezza.
Una bocca eruttiva del 1981
L'attività iniziata al cratere di Nord-Est nel gennaio del 1966 si protrasse per oltre 5 anni. L'eruzione iniziata nel dicembre 1991 terminò alla fine di marzo del 1993 lasciando un vasto campo di lava nella Valle del Bove. L'eruzione storica laterale più prolungata è quella del 1614-1624.
Colata di lava sul versante meridionale nel 2001
Le eruzioni brevi, in genere non oltre le 48 ore, formano flussi singoli con stretti canali di deflusso. Nelle eruzioni prolungate si formano flussi compositi, con numerose sovrapposizioni, straripamenti di argini e biforcazioni.
Il campo di lava dell'eruzione del 1991-93 contro il bordo della Valle del Bove (di colore scuro, dal centro verso sinistra)
Le eruzioni prolungate formano spesso campi di lava. Numerosi campi di lava con colate di media viscosità, sia singole che composite, con predominanza delle seconde, coprono le pendici dell'Etna.
Colate di lava sul fianco Nord (eruzione 2002-03)
Nei campi di lava si trovano colate lunghe e sottili, talvolta biforcate nelle zone a valle, e altre ampie e a forma di ventaglio.
Le colate di lava dell'eruzione 2002-03 scorrono entro argini sul pendio e si allargano a ventaglio nell'area pianeggiante di Piano Provenzana
In genere, le lave dell'Etna emesse nel corso della debole attività persistente sommitale hanno una temperatura più bassa, e quindi sono più viscose, rispetto a quelle eruttate da bocche laterali o nel corso di episodi violenti ai crateri sommitali.
Colata di lava dell'eruzione del 2002-03. Il fronte della colata è nel bosco, verso l'alto della fotografia

Durante le fasi finali dell'eruzione del 1983, si formò un ventaglio di colate, alimentate da bocche effimere poste a oltre 3 km di distanza dalla bocca principale. Scorrendo all'interno di tubi, la fluidità della lava a quella distanza era simile a quella vicino al punto di emissione. Il tasso di emissione dalle singole bocche effimere era basso e le piccole colate solidificavano con strutture pahoehoe.
La superficie liscia indica che la lava, uscita da una bocca effimera a bassa quota, aveva un'alta temperatura. La colata principale, a questa quota, aveva una superficie brecciata. Eruzione 1991-93
La lunghezza del percorso di una colata di lava dipende, oltre che dalla viscosità, da numerosi altri fattori, come il volume totale del magma eruttato, l'inclinazione del terreno su cui scorre, la possibilità che si formino tubi di lava, ecc., ma è probabile che il fattore determinante sia il tasso di emissione, specie nelle colate più lunghe di 1 km.
Campi di lava sul versante Sud. In primo piano, la colata del 2001. Di colore chiaro, al centro, quella del 2002. In alto e intorno agli edifici verso sinistra, le lave del 1971, 1983 e 1985
Il volume di magma emesso in un secondo (tasso di emissione) varia da eruzione a eruzione e anche nel corso di uno stesso evento. Mediamente le eruzioni sui fianchi dell'Etna hanno tassi di emissioni di 8 m3 al secondo. L'attività persistente ha tassi di emissione inferiori al m3 al secondo.
Fase di fontane e colata di lava nel corso dell'eruzione del 2002
Il volume totale di lava emesso nel corso di molte eruzioni laterali dell'Etna è stato mediamente di 0.03 km3. Gran parte delle eruzioni più voluminose hanno volumi inferiori a 0.15 km3 e poche eruzioni storiche hanno superato questo valore.
Piccole colate di lava sulla scarpata della Valle del Bove nel 2004

Nel corso della più voluminosa eruzione storica, quella del 1614-1624, sono stati eruttati circa 2 km3 di lava, sebbene questa eruzione sia stata del tutto inusuale sia per la durata che per il tipo di lave, prevalentemente di tipo pahoehoe.
In linea generale, le eruzioni dell'Etna con alti tassi di emissione (circa 20 m3 al secondo) sono di breve durata, mentre quelle con tassi di emissione bassi (meno di 10 m3 al secondo) sono più prolungate nel tempo.
Le colate di lava dell'eruzione 2002-03, sul versante Sud, scorrono in parte sopra le lave dell'eruzione del 1985

Colate di lava di tipo pahoehoe

Molte strutture di tipo pahoehoe si formano vicino alle bocche eruttive o alle bocche effimere. La superficie liscia, o con strutture dette a corde, è conseguenza dell'alta velocità di scorrimento delle lave a bassa viscosità, sulle quali si forma una crosta sottile che si deforma plasticamente.
Lave con strutture a corde ai piedi di Monte Nero, sul versante Nord-Est dell'Etna


Quattro colate avvenute in tempi storici sono caratteristiche per le loro strutture pahoehoe: quelle del 1614-24, 1651-53, 1764-75 e 1792-93. Queste eruzioni si sono prolungate nel tempo più della durata media delle eruzioni dell'Etna, hanno avuto tassi di emissione molto bassi, intorno a qualche metro cubo al secondo, e grossi volumi totali.

Strutture di tipo pahoehoe sulla superficie delle lave del 1614-24


Il campo di lava dell'eruzione del 1614-24 è caratterizzato da una serie di terrazzi tra 2320 e 1600 m s.l.m., formatisi per il ristagno di lava intrappolata tra gli argini e il fronte e da una fitta rete di tubi.
Particolare della superficie delle lave del 1614-24
La superficie, nella parte pianeggiante dei terrazzamenti, presenta le tipiche strutture delle lave molto fluide, liscia o a corde e punteggiata di tumuli, strutture tondeggianti a cupola. Nei tratti più ripidi la superficie della lava è di tipo aa.

I tumuli dell'Etna hanno mediamente dimensioni più ampie rispetto a quelli osservati su altri vulcani. Alcuni dell'eruzione 1614-24 raggiungono il diametro di circa 1 km. Sopra la struttura rigonfiata, le esplosioni hanno formato accumuli appuntiti di scorie saldate, detti hornitos.
Due ampi tumuli dell'eruzione del 1614-24
I tubi di lava nelle lave del 1614-24 sono molto sviluppati e formano grotte, come quella detta degli Inglesi, che presentano segni di collassi delle pareti e del soffitto avvenuti già nel corso dell'eruzione.
Il flusso del 1651-53 sul fianco Ovest, ha molte caratteristiche in comune con quello del 1614-24, anche se i terrazzamenti e i tumuli sono meno sviluppati. Tra le eruzioni preistoriche vi sono esempi di campi di lava pahoehoe molto più numerosi che non nelle colate recenti, dove le strutture di questo tipo sono limitate a sporadici tratti.

Lave a blocchi

Una colata si ricopre di blocchi quando si muove molto lentamente e la crosta fredda ha modo di svilupparsi raggiungendo grossi spessori. Il movimento del nucleo non produce il detrito a forma di cavolfiore, tipico delle colate a media viscosità, ma frattura la crosta rigida in grossi pezzi spigolosi.


Nella prima fase dell'eruzione laterale del 1974 fu emessa una breve e spessa colata, alta 10-15 m e lunga poche centinaia di metri, che aveva una temperatura relativamente bassa ed era molto viscosa già vicino alla bocca eruttiva.

La colata, che si formò contemporaneamente all'attività stromboliana, aveva un fronte molto ripido, dal momento che scorreva con fatica e tendeva ad accumularsi. La superficie era ricoperta da blocchi di scorie e da blocchi derivanti dall'autobrecciatura della crosta, con dimensioni medie di 20 cm o più grandi. Durante la fase successiva, mentre l'attività esplosiva andava diminuendo, venne eruttata lava più fluida.
Il cono di Monte De Fiore I, formatosi nel corso dell'eruzione del 1974, aperto dul lato a valle da una colata di lava viscosa
Un'altra colata lavica molto alta e poco lunga è quella dell'eruzione della Montagnola del 1763. La forma di questa colata, alta più di 50 m, ampia e molto breve, fa pensare che si siano susseguiti piccoli flussi, conn scarsa capacità di movimento, che sono straripati e si sono allargati sopra il canale iniziale.


Osservando anche altri flussi, si è notato che quelli con tasso di emissione inferiore a 8 m3 al secondo non percorrono più di 8 o 9 km, anche quando complessivamente è emesso un grande volume di lava.

Torna all'indice