VULCANO
Carta dell'isola
Vulcano è la più meridionale delle Isole Eolie e, per estensione, circa 22 Km2, la terza isola dell'arcipelago dopo Lipari e Salina. D. La parte emersa, di forma allungata (7,8 per 4 km), è la vetta di un edificio vulcanico di circa 15 km di diametro, la cui base si trova tra -900 e -1100 m di profondità.
Il cono della Fossa, sull'isola di Vulcano e, in primo piano, il conetto della penisola di Vulcanello
Nella struttura dell'isola si riconoscono diverse fasi eruttive avvenute in superficie: il bordo esterno, con i rilievi più alti (Monte Aria, Serra dei Pisani, Serra delle Felicicchie, Sc. Del Corvo) è il resto dell'apparato vulcanico più antico, chiamato Vulcano Primordiale. Questo bordo racchiude un pianoro, il Piano, posto mediamente a 290 m s.l.m., che corrisponde a un'area sprofondata dopo le eruzioni del Vulcano Primordiale.
Immagine di Vulcano dal satellite
Nella parte Nord dell'isola si trovano, a occidente, i Monti della Lentìa, che in parte delimitano un'altra caldera, quella della Fossa, al cui interno sorge il vulcano omonimo. La parte Nord è formata dalla Penisola di Vulcanello, protesa verso Lipari.
L'area pianeggiante, il Piano, chiusa dal bordo che delimitava la caldera del Vulcano Primordiale, vista dal lato esterno meridionale
Il Vulcano Primordiale cominciò a formarsi intorno a 130.000 anni fa, con numerose eruzioni effusive, alternate a meno frequenti eventi esplosivi. L'ampio vulcano aveva probabilmente delle bocche secondarie, intorno alle quali si formarono coni di scorie, come quello che si trova tra Gelso e Petrulla.
La costa meridionale di Vulcano, formata in gran parte dai prodotti del Vulcano Primordiale
Lo sprofondamento della parte centrale del Vulcano Primordiale avvenne in un periodo compreso tra 107.000 e 99.500 anni fa. Probabilmente, a quello principale seguirono altri parziali collassi. Nello stesso tempo, differenti centri eruttivi riempivano la depressione con una complessa sovrapposizione di prodotti.
Punta Luccia. Alla base, i prodotti del Vulcano Primordiale
Dopo la formazione della caldera, tra 99.000 e 77.000 anni fa, le eruzioni furono prevalentemente effusive e poi, fino a circa 21.000 anni fa, predominarono quelle esplosive. I centri eruttivi si aprirono sia all'interno della caldera che sui fianchi del Vulcano Primordiale. Nello stesso arco di tempo, nella parte Nord, intorno a 50.000 anni fa era iniziato lo sprofondamento che formerà la Caldera della Fossa.
In alto Monte Luccia (a sinistra) e Monte Molineddo, ai cui piedi i prodotti che riempirono la Caldera del Piano sono tagliati e separati dalla Caldera della Fossa da una ripida scarpata. A sinistra si vede la base del versante del vulcano La Fossa
Le lave più antiche che si riversarono nella caldera del Vulcano Primordiale si vedono a Timpone del Corvo, mentre all'esterno (Punta Conigliara) si vedono altre colate, sepolte dai prodotti delle fasi esplosive. I prodotti delle eruzioni esplosive affiorano lungo la costa occidentale, da Gelso a Grotta dell’Abate, e una successione, chiamata Tufi Grigi, si trova in una scarpata di oltre 300 metri all'interno della caldera, nella zona Nord-orientale.
Prodotti di eruzioni esplosive avvenute dopo lo sprofondamento del Vulcano Primordiale, visibili lungo la strada per Gelso
Diversi coni di scorie, come La Sommata, una collina alta 387 m, erano attivi contemporaneamente alle prime fasi dell'eruzione dei Tufi Grigi. Altri coni di scorie (Monte Rosso e Molineddo o Molineddu), crebbero in successione dopo lo sprofondamento.
In primo piano, la piattaforma di lava e i conetti di Vulcanello. Al centro della fotografia, a destra, il versante Nord-Est del vulcano La Fossa, separato da Punta Luccia dalla Valle del Rio Grande e dalla scarpata dei Caruggi. In alto, l'area pianeggiante del Piano con al centro il rilievo di Monte Aria
I collassi iniziati intorno a 50.000 anni fa nell'area di Punta Luccia, si propagarono da Est verso Ovest, formando una depressione quasi circolare, la Caldera della Fossa, con un diametro di circa 2,5 Km. Lo sprofondamento, accompagnato da sporadiche eruzioni, terminerà, tra 15.000 e 14.000 anni fa, con una breve e intensa attività eruttiva.
Da destra, i Monti Lentìa, la caldera della Fossa e il versante meridionale del cono della Fossa. Il rilievo più alto in secondo piano, è Monte Saraceno
A partire da 25.000 e fino a circa 15.500-13.000 anni fa, sul lato Nord-occidentale dell'isola, la formazione di duomi e di brevi colate di lave viscose segnò per Vulcano un cambiamento nel tipo di attività. Le lave bordarono il lato orientale della Caldera della Fossa, ancora in evoluzione, con un allineamento di tozzi rilievi, i cui resti costituiscono ora i Monti Lentìa, coinvolti nelle successive fasi di ribassamento della caldera.
L'interno di uno dei rilievi dei Monti Lentia, visto dalla caldera della Fossa. Le fratturazioni che si dipartono dal centro sono causate dalla contrazione della massa di lava durante il raffreddamento
Alle eruzioni effusive che formarono i Monti della Lentìa, si intercalarono episodi esplosivi di diversa intensità. Le esplosioni più modeste produssero scorie, mentre ad altre, più violente, sono attribuite le pomici da caduta, le uniche rinvenute sul lato Sud del vulcano, visibili a Quadrara (nei pressi di Gelso). Sopra le pomici, vi sono strati di scorie saldate, forse una fase della stessa eruzione di pomici, datate a 21.300 anni fa. Di poco successiva alle eruzioni dei Lentìa è l'attività effusiva avvenuta nell'area di Punta Luccia, dove piccole colate di lava formarono Punta Roia.
Da destra, il cono della Fossa, cresciuto all'interno dell’omonima caldera e, a sinistra, i Monti Lentìa
Le eruzioni avvenute all'interno della Caldera della Fossa, tra 15.000 e 8.000 anni fa, coprirono gran parte del Piano con depositi di cenere, chiamati Tufi di Grotte dei Rossi. Del medesimo periodo sono le scorie che mantellano il Piano d'Alighieri, ai piedi di Monte Saraceno. Pur derivando dalla stessa eruzione, questi prodotti, chiamati Formazione di Alighieri, hanno caratteristiche molto diverse a seconda che si trovino nella zona pianeggiante o sul piccolo rilievo dell'Arpa. All'interno del Piano d'Alighieri, le scorie hanno un colore giallo-arancio, provocato da un'intensa alterazione e contengono resti vegetali, come se si fossero accumulate in uno specchio d'acqua, mentre quelle sul rilievo formano strati di scorie rosse inalterate e con diversi gradi di saldatura. Uno strato alto circa un metro di scorie saldate è visibile a Passo Piano.
Monte Saraceno e, ai suoi piedi in basso a sinistra, la Caldera della Fossa. In corrispondenza delle prime case lungo la strada che risale il versante del rilievo, dopo il tornante, si trova Passo Piano. L'area pianeggiante in alto a sinistra è il Piano d’Alighieri, una porzione Nord-Ovest de Il Piano
A partire da 6.000 anni fa, i prodotti delle eruzioni cominciarono a formare, nella Caldera della Fossa, il cono omonimo, ora alto 391 m s.l.m., che racchiude un ampio cratere circolare e imbutiforme, con un diametro al bordo di 600 m e una profondità di circa 100 m.

LA FOSSA

Il vulcano La Fossa è cresciuto intorno a vari centri eruttivi che si sono progressivamente spostati verso Ovest. I diversi crateri (Punte Nere, Palizzi, Commenda, Forgia Vecchia) hanno avuto fasi eruttive in genere iniziate con esplosioni e terminate con colate di lava. Con le eruzioni della Forgia Vecchia, il punto di emissione si è spostato verso Nord, incidendo il versante esterno del cono.
Gli avvallamenti sulla cima del cono corrispondono ai diversi centri eruttivi della Fossa. A destra (versante N-E) risalta la depressione lasciata dal cratere del Fossa I. A sinistra, verso l'interno del cratere, affiorano i prodotti stratificati del Fossa Rossa. Sul fondo del cratere, vi sono le due bocche eruttive circolari dell'eruzione del 1888. Sullo sfondo, i Monti Lentìa che bordano la caldera della Fossa
Un primo cono, chiamato Fossa I, doveva avere il cratere a Nord-Est rispetto a quello attuale. I prodotti delle sue eruzioni, chiamati nel loro insieme Successione di Punte Nere, sono i più abbondanti emessi nel corso di tutta la storia eruttiva del vulcano La Fossa. I prodotti di flussi ricchi in gas hanno un'ampia distribuzione ai piedi del cono e coprono parte dell'isola con sottili strati di cenere grossolana.
Sottili strati di cenere a struttura ondulata, sedimentati da flussi ricchi in gas intorno al cono della Fossa
Sopra i depositi dei flussi si trovano scorie, datate a circa 5.300 anni fa, poi lapilli e blocchi da caduta, alternati a sottili strati di ceneri. Le eruzioni del Fossa I terminarono con colate di lava che scesero lungo i fianchi del vulcano. La datazione della colata di lava che arriva al campo sportivo è incerta (tra 3.000 e 4.600 anni fa circa) e potrebbe collocarsi nella fase eruttiva del Fossa I o tra questa e la fase successiva, nel qual caso la stasi che separa i due periodi eruttivi sarebbe abbreviata.
Schema delle principali fasi di formazione dell'isola di Vulcano (da Calanchi et al., 1996)
Intorno al V-VI sec. d.C., iniziò la fase detta della Fossa Rossa. Fu un susseguirsi quasi ininterrotto di esplosioni, con emissione di grandi quantità di gas insieme a ceneri con diverse sfumature di colore a seconda del loro grado di ossidazione, chiamate Tufi Varicolori della Fossa. Le ceneri si accumularono nei valloni che solcavano il versante del cono, con spessori anche maggiori di 20 m. Questi prodotti, datati a 2.900 anni fa, hanno caratteri uniformi, ma la presenza di superfici di erosione al loro interno indica che le fasi principali furono almeno tre.
Un'incisione nei prodotti delle eruzioni esplosive del Fossa Rossa e di altre successive, in parte riempita dai depositi scuri dell'eruzione del 1888
Le eruzioni esplosive caratterizzarono anche la fase successiva, detta di Palizzi. Alle ceneri, lapilli e bombe, emesse nel corso di esplosioni iniziate 2.100 anni fa, seguì una colata di lava viscosa, che superò di poche decine di metri la bocca eruttiva, e poi altre eruzioni esplosive. Il ciclo di Palizzi si chiuse, intorno a 1.500 anni fa, con una colata di lava che arrivò ai piedi del cono.
Il versante Nord del cono La Fossa, con al centro, sopra l'abitato, le bocche della Forgia Vecchia. In primo piano, la piattaforma delle colate di lava nell'area di Vulcanello
I prodotti emessi dal cratere di Commenda 1.300 anni fa, consistono in brecce seguite, dopo un breve intervallo eruttivo, da ceneri (Ceneri Varicolori) la cui distribuzione supera il bordo della caldera della Fossa nel settore Sud-orientale.
Nel corso del ciclo eruttivo della Forgia Vecchia si sono formati, presumibilmente nel 1727, i due crateri che interrompono il lato Nord del cono. I prodotti delle eruzioni della Forgia Vecchia, chiamati nel loro insieme Unità delle Pietre Cotte, comprendono depositi di flussi ricchi in gas, distribuiti solo sul cono, seguiti da lapilli e bombe che si trovano anche all'esterno dell'edificio vulcanico. L'eruzione della colata di lava viscosa delle Pietre Cotte, avvenuta nel 1739, chiuse questo ciclo.
I due crateri della Forgia Vecchia incidono il versante Nord della Fossa rivolto verso il centro abitato
Il Ciclo Moderno comprende le eruzioni più recenti del 1739, fino a quella del 1888. Nel corso degli anni si sono ripetute sporadiche esplosioni, con una limitata dispersione dei prodotti che sono caduti sopra le ceneri della Fossa Rossa sul lato Sud del cratere. I prodotti dei diversi eventi formano strati, con uno spessore totale di circa una decina di metri, con granuli di varia misura, coperti da quelli dell'eruzione del 1888.
La colata di lava delle Pietre Cotte sul profilo del versante settentrionale del cono della Fossa. La base della colata è evidenziata dalla linea bianca tratteggiata
Un'altra ricostruzione della storia eruttiva di vulcano definisce, su base chimica e petrografica, Successione del Cratere Attuale tutti i prodotti più recenti delle Ceneri Varicolori, includendovi il Ciclo Moderno e distinguendo, per la Forgia Vecchia, le eruzioni precedenti da quelle successive alla colata delle Pietre Cotte.
Il bordo del cratere della Fossa. I prodotti scuri dell’eruzione del 1888 ricoprono quelli varicolori delle eruzioni del VI secolo
Il cono più recente, esterno all'edificio vulcanico principale, è Vulcanello, sorto isolato nel mare sopra una piattaforma di lava e ora collegato al resto dell'isola tramite un istmo sabbioso. Le sue prime eruzioni sono riportate da autori greci e romani nel 183, 126 e 91 a.C. Recenti datazioni archeomagnetiche indicano che l'area di Vulcanello è stata particolarmente attiva tra il 1000 e il 1600, dopo di che si è avuta un'intensa attività fumarolica, estintasi nel 1878.
La penisola di Vulcanello e l'isola di Lipari, viste dal cratere della Fossa
Vulcanello ha tre bocche eruttive, una nel conetto più settentrionale, alto circa 109 m, sezionato dall'erosione sul fianco rivolto al mare. Un'altra di epoca contemporanea alla prima è nel conetto accanto, mentre la terza è in un conetto di forma ancora intatta, attivo qualche tempo dopo gli altri due. 
Un cono sulla penisola di Vulcanello, con il versante sezionato dall'erosione
Lo sperone roccioso, alto 65 m, del Faraglione è quello che rimane di un altro conetto, di dimensioni simili a quello più settentrionale di Vulcanello, del quale è probabilmente contemporaneo. La roccia è intaccata dall'alterazione chimica causata dalle fumarole, dall'erosione marina e dallo sfruttamento minerario dei secoli passati.
Il Faraglione del Porto di Levante è parte di un cono sventrato per collegare le due aree del porto e smantellato fino al 1888 dall'estrazione di allume, zolfo, borati e molti altri elementi. Le bocche delle antiche cave sono ancora visibili
Le eruzioni di epoca storica sono avvenute dal cratere della Fossa, dai due crateri eccentrici delle Forge Vecchie e da Vulcanello. Tutte le eruzioni della Fossa di cui si ha notizia sono state di tipo esplosivo e, pur con notevoli variazioni di intensità, sono descritte molto simili all'ultima eruzione del 1888. Tuttavia, alcuni prodotti provano che questo vulcano ha conosciuto fasi ancora più violente.
Il versante Sud del vulcano La Fossa
Le testimonianze riferiscono di periodi di quiete tra il 1688 e il 1727 e tra il 1786 e il 1872, anche se bisogna considerare che nei secoli passati furono ignorati periodi anche prolungati di attività continua, ma di debole intensità. A partire dal 1618, la Fossa ha avuto almeno 12 eruzioni, con tempi medi di riposo di circa 30 anni. Per questo, la quiescenza che sta durando dalla fine dell'ultima eruzione, vale a dire dal 1890 ad oggi, rappresenta un'eccezione nella storia conosciuta del vulcano. Da allora, non si è verificato nessun tipo di attività, tranne temporanei bruschi aumenti nella quantità e nella temperatura delle emissioni gassose.
Il versante occidentale del vulcano La Fossa. I prodotti scuri dell'eruzione del 1888 sono scivolati a valle denudando quelli rossastri più antichi, ora incisi dal sentiero che sale al cratere


L'ERUZIONE DELLA FOSSA DEL 1888-1890

L'eruzione iniziò dopo un periodo di quiescenza di due anni e mezzo e dopo alcuni mesi di incremento costante nelle emissioni di gas all'interno del cratere.
Una bomba scagliata sul bordo del cratere dalle esplosioni del 1888
Dalle ore 0.40 del 3 agosto 1888, si udirono, a intervalli di ore, alcune esplosioni molto forti. Queste furono seguite, a partire dalle 10 del mattino, da una totale calma. Alle 5.40 del 4 agosto, le esplosioni ripresero, sempre con intervalli di ore e, a partire dal giorno 5, diventarono meno violente. L'attività si ridusse all’emissione di nubi di vapore e poca cenere e, nella notte tra il 5 e il 6 agosto, cessava completamente. Le esplosioni avevano frantumato le rocce che ostruivano la bocca del cratere, scagliando blocchi di lava solida fino sopra alcuni edifici che si trovavano a Nord della Fossa.
Le pendici esterne del cratere della Fossa, disseminate di ceneri, bombe e blocchi dell'eruzione del 1888
Dopo quasi 13 giorni di calma assoluta, l'attività riprese la mattina del 19 agosto. Continue esplosioni, a intervalli più o meno lunghi, si susseguirono per 19 mesi e cessarono definitivamente solo il 22 marzo del 1890.
Un'esplosione del 14 febbraio 1889
Le esplosioni erano causate da una violenta emissione di gas che frantumava e scagliava intorno al cratere blocchi di materiale solido e isolate bombe di lava viscosa. Specie tra il 3 agosto 1888 il 22 marzo 1890, non si verificò nessun altro tipo di attività. Nonostante le testimonianze descrivano boati fortissimi, uditi sino a parecchie decine di chilometri di distanza, le esplosioni non furono tali da modificare la morfologia del cono. Il bordo del cratere dopo l'eruzione era più o meno come prima e solo l'interno appariva diverso, con i segni di due bocche circolari sul fondo.
Il bordo del cratere cosparso di bombe e blocchi dell'eruzione del 1888
Fu durante l'osservazione di questa eruzione che Silvestri coniò il termine di attività vulcaniana, utilizzato anche da Mercalli e, in seguito, da tutti i vulcanologi per descrivere eruzioni caratterizzate da forti esplosioni con emissione di vapore acqueo e altri gas, insieme a pezzi dell'apparato vulcanico, con poco o del tutto prive di nuovo magma.
Il cratere a imbuto lasciato dall'eruzione del 1888, con il campo di fumarole sul lato occidentale e i segni circolari delle due bocche eruttive sul fondo

Il RISCHIO

Benché dal 1890 l'attività si limiti a emissioni di gas, l'apertura delle bocche della Forgia Vecchia, i coni di Vulcanello e l'ultima eruzione della Fossa sono fenomeni troppo recenti perché Vulcano possa essere considerato definitivamente spento. I centri eruttivi hanno avuto nel tempo la tendenza a spostarsi verso Nord e, quindi, l'area tra il bordo della caldera della Fossa e Vulcanello, dove peraltro si è avuto l'ultima attività, è quella che è considerata a maggiore probabilità di eruzioni future.
Le fumarole e le incrostazioni di minerali sul bordo del cratere La Fossa
Ne consegue che tutte le aree a più alta densità urbana, oltre ad essere esposte al rischio di caduta di materiale emesso dal cratere, si trovano anche attorno a centri eruttivi o a fratture. Eventuali esplosioni dal cratere possono spargere i prodotti sopra una vasta area, compresa quella abitata, ma una futura attività della Forgia o del Faraglione coinvolgerebbe più da vicino le abitazioni, anche nel caso di un evento molto piccolo.
Il centro abitato di Vulcano appare pericolosamente chiuso tra il versante della Fossa, inciso dalle bocche della Forgia Vecchia (in primo piano), i Monti Lentìa e il mare
Il rischio è aggravato dalla limitata possibilità di fuga e da un'insensata espansione, legata al turismo, di un centro abitato già dislocato in un'area poco felice in caso di eruzione. Vulcano Porto, unico centro stabilmente abitato dell'isola, si trova proprio ai piedi del cono e, oltre l'istmo di Vulcanello, vi è una zona residenziale con numerose villette di uso estivo.
Vulcano, con la penisola di Vulcanello vicinissima a Lipari, oltre la quale si vede Salina e, sullo sfondo a sinistra, Filicudi. Nel riquadro, lo schema della struttura di Vulcano
A Sud di Porto, le abitazioni si diradano fino a scomparire nel settore occidentale e meridionale della Fossa, tranne un villaggio turistico sulla cima di Capo Lentìa e poche case sulla strada principale verso Passo Piano. Sul Piano non esiste un vero centro urbano, ma le abitazioni sono sparse irregolarmente su tutta l'area, adibita prevalentemente a coltivazioni.
L'area a maggiore densità di abitazioni, tra Vulcanello e il porto di Vulcano
Nella parte più meridionale vi sono piccoli insediamenti, tra cui Gelso, dove esiste un molo per l'attracco di aliscafi e imbarcazioni turistiche. Il numero degli abitanti stabili sull'isola è di poche centinaia di persone, ma nel periodo estivo le persone presenti sono più di diecimila, concentrate tra Porto e Vulcanello. I collegamenti avvengono solo via mare, come pure gli approvvigionamenti e il rifornimento di acqua che è raccolta in serbatoi.
La Fangaia (o Vasca di Fango) è una pozza di cenere e acqua termale che si trova ai piedi del Faraglione
Le eruzioni della Fossa hanno raramente danneggiato le zone al di là della depressione calderica, sia per la moderata violenza dei fenomeni, sia per le barriere naturali che circondano il cono. Le colate di lava traboccate dall'orlo craterico sono tutte molto viscose e solo la colata del Campo Sportivo si è estesa per circa 500 metri oltre la base del cono. Non bisogna però sottovalutare il fatto che le lave viscose possono accumularsi sulla bocca eruttiva e ostacolare la fuoriuscita dei gas, innescando sovrapressioni e esplosioni anche molto violente.
Il porto di Levante a Vulcano, con i due speroni di roccia, resti del cono del Faraglione
La formazione di colate di fango (lahar) è limitata a Vulcano dalla scarsa piovosità e dal fatto che i prodotti delle ultime eruzioni si sono già assestati. Un elemento che potrebbe innescare scivolamenti di materiale è il sentiero che incide il fianco del vulcano, tracciato dopo il crollo di quello che attraversava i crateri della Forgia Vecchia.
Il sentiero che sale al cratere della Fossa taglia ed espone all'erosione la coltre di cenere sul versante meridionale. Il suo progressivo deterioramento costringe ogni anno a lavori di scalzamento a monte
La morfologia subacquea dell'isola è soggetta a forte erosione, con possibilità di franamenti profondi che si ripercuotono sulla stabilità della costa. La nicchia di una frana staccatasi all'alba del 20 aprile 1988, risalta sulla parete esterna della Fossa, tra Punte Nere e Punta Roia. Il movimento franoso avvenne in concomitanza con l'intensa attività sismica (un evento di Magnitudo 4.0 fu registrato il 30 marzo) che accompagnò l'incremento delle emissioni gassose.
Il ripido versante N-E del cono, che termina alle Punte Nere, e l'istmo che collega l’isola con Vulcanello, visti da Monte Luccia
Circa 200.000 m3 di materiale caddero in mare, causando un'onda di tsunami nell'insenatura tra Punte Nere e Punta Luccia, osservata dai pescatori in mare e sulla spiaggia del Porto di Levante. Dato il limitato volume della frana, l'ondata fu alta non più di 1-2 m e venne notata solo perché si formò con un mare completamente calmo. L'onda arrivò in 20 secondi a Punte Nere e Punta Luccia e dopo circa un minuto sulla spiaggia del porto. In caso di franamenti più ampi, o di orari e stagioni meno favorevoli, le conseguenze potrebbero essere diverse.
Il Piano e la scarpata che lo isola dalla caldera della Fossa, visti dal bordo del cratere. A destra, Monte Saraceno
Vulcano, come il resto dell'arcipelago, è costantemente monitorato, ma il controllo non pone al riparo da eventi che possono essere improvvisi e, soprattutto, non evita incidenti anche banali, qualora si dimentichi che si tratta di un vulcano attivo. La salita al cratere non presenta difficoltà, ma non tutti osservano il divieto di scendere all'interno del cratere o il consiglio di attraversare velocemente le fumarole sul bordo, coprendosi bocca e naso per respirare il meno possibile i gas tossici. Prolungati raduni di comitive sul bordo del cratere sono spesso soggetti a insolazioni, lamentano corrosione delle suole e degli abiti, oltre a un irrimediabile danneggiamento degli strumenti fotografici.

LE EMISSIONI GASSOSE

Un fattore di rischio delle zone vulcaniche è rappresentato dalla presenza di gas, che può essere intensa anche quando non vi sono eventi eruttivi e può rivelarsi particolarmente insidiosa dove l'attività vulcanica è considerata estinta.
Le fumarole sul bordo del cratere della Fossa durante una fase particolarmente intensa
A Vulcano, le fumarole a bassa temperatura, intorno ai 100°C, sono concentrate nell'area della Baia di Levante, specie sulla spiaggia dell'istmo e alla Vasca di Fango. A queste si aggiungono diffuse esalazioni dal suolo a vulcano Porto e intorno al cono.
Il cratere della Fossa
Le fumarole a temperature più elevate, fino a 550°C, sono all'interno del cratere, dove si rileva anche un basso contenuto in vapore acqueo e un maggiore contenuto in specie gassose (CO2, He e N2) rilasciate da un corpo magmatico profondo. Quelle sull'orlo del cratere hanno temperature comprese tra 100 e 400°C, una maggiore concentrazione di vapore acqueo e minore quantità di gas magmatici.
Le fumarole e le incrostazioni di zolfo dal bordo verso l’interno del cratere La Fossa
Le fumarole sul fondo del cratere della Fossa furono viste dopo l'eruzione del 1888, poi scomparvero, per tornare solo nell'estate del 1988. La temperatura di quelle sul bordo cominciò a crescere dal 1916 raggiungendo, nel 1924, i 613°C, mentre le fumarole della spiaggia erano allora più intense che ai giorni nostri. Dalla fine del 1977 aumentarono sia il flusso di vapore che la temperatura massima dei gas che, fino al 1987, rimase al di sotto dei 320°C.
Il cratere della Fossa nel novembre 2002, con in primo piano le aree di intensa esalazione gassosa
Nel maggio del 1985, la temperatura delle fumarole sulla spiaggia e nell'area di Porto crebbe alla media di 1°C al giorno, passando da 200 a 312 e 330°C, insieme a un aumento di CO2. Nello stesso periodo, sul bordo settentrionale del cratere si aprirono fratture e si registrarono deformazioni significative del suolo. Nell'estate del 1985 avvennero sciami sismici e la temperatura delle fumarole superò 400°C. Nell'ottobre 1987 si registrò un altro picco nelle emissioni di CO2 che si ripeterono nell'estate del 1988 e nel maggio 1993.
Il versante della Fossa presenta diversi punti di debolezza tra i crateri delle Forge Vecchie e il lato verso il mare
Nell'estate del 1988, l'area delle fumarole e il punto di alta temperatura, dal bordo si allargò al versante interno del cratere. La temperatura raggiunse 320°C sul bordo e 430°C nell’area del fondo craterico. Dalla fine del 1991 a tutto il 1995, all'incremento di emissioni gassose si aggiunse la formazione di fatture.
Una bomba dell’eruzione del 1888. In basso, a sinistra, l'area delle fumarole sul bordo del cratere, giallastra per le incrostazioni di zolfo. Sullo sfondo, l'insenatura del porto di Ponente, Vulcanello e Lipari
Dopo il 1991, l'area delle fumarole nel fianco interno del cratere ebbe una velocità di espansione mai registrata prima di allora. La superficie di una delle zone di esalazione passava da 100 m2 a 470 m2 nel 1994 e, l'anno successivo, superava i 1600 m2. Nel marzo-settembre 1996, la quantità di CO2 superò i valori raggiunti nel 1988.
Da anni la situazione è tornata nella norma e a tutt'oggi (fine 2012) non vi sono segnalazioni di allarme da parte degli organi di sorveglianza del vulcano


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