STROMBOLI

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L'isola di Stromboli è la punta di un imponente vulcano attivo, alto quasi 3.000 metri, in gran parte sommerso. La parte emersa ha una superficie di 12,6 km2 e una forma conica che culmina a 927 m sopra il livello del mare con la cima Vancori.
L'isola di Stromboli dall'aereo
Le sue esplosioni con lancio di materiale incandescente, intervallate da pause, hanno dato il nome di stromboliane a tutte le eruzioni che avvengono in questo modo.
Stromboli all'alba
La forma simmetrica (da cui l'antico nome greco di Strongyle, rotondo, diventato in seguito Strongoli), nasconde più coni accresciuti e in parte demoliti dalle stesse eruzioni, dall'erosione e dai franamenti.

LE ERUZIONI ANTICHE

Intorno a 200.000 anni fa, nell'area emergeva un vulcano di cui rimane solo il condotto di alimentazione, cioè la via di risalita del magma in superficie. Lo spuntone di lava forma ora l'isolotto di Strombolicchio.
L'isolotto di Strombolicchio, alto 49 m, sorge a 1,7 km Nord-Est della costa di Stromboli, di fronte a Ficogrande
Circa 160.000 anni fa era attivo, nell'area meridionale dell'attuale isola, un vulcano che è stato chiamato Paleostromboli I.
Intorno a 100.000 anni fa, questo vulcano aveva probabilmente una forma allungata da Nord-Est a Sud-Ovest e un'altezza di circa 400 m. Lo sprofondamento della sua parte centrale lascerà una caldera di forma ellittica.
Tra 61.000 e 55.000 mila anni fa, la caldera del Paleostromboli I cominciò a riempirsi di lave emesse da un cono cresciuto al suo interno, chiamato Paleostromboli II.
Le frecce indicano i bordi di tre strutture concentriche formatesi a partire da circa 35.000 anni fa
A partire da circa 35.000 anni fa, sopra il Paleostromboli II si formarono altri coni, chiamati Paleostromboli III e Scari. La loro attività si concluse con il collasso di parte del vulcano e la formazione di una nuova caldera di forma circolare.
Il versante Nord-orientale di Stromboli. Il breve pianoro sopra la spiaggia è formato dai prodotti delle eruzioni esplosive di Scari, avvenute cronologicamente tra la fase del Paleostromboli e quella del Vancori
Intorno a 26-25.000 anni fa all'interno della caldera cresceva un altro cono, detto Vancori, alto circa 350 m. Il Vancori ebbe eruzioni effusive con colate di lava, alternate a eruzioni esplosive.
Prodotti delle eruzioni esplosive alla base del cono
Gli strati di prodotti incoerenti delle eruzioni esplosive, sovraccaricati dalle lave, franarono lungo il fianco occidentale del vulcano, lasciandovi uno squarcio a forma di anfiteatro, i cui bordi ancora circondano quasi tutta la cima dello Stromboli, compresa l'area dei crateri attivi.
Stromboli, i crateri sommitali fumanti e la Sciara del Fuoco
All'interno di questa depressione cominciò a crescere, a partire da circa 13.000 anni fa, il cono detto Neostromboli, le cui colate di lava hanno prima riempito la depressione del Vancori, e poi si sono riversate all'esterno.
La Sciara del Fuoco vista dal mare prima dell'eruzione del dicembre 2002-gennaio 2003
Insieme a quelle centrali, alcune bocche laterali furono attive a Timpone del Fuoco presso Ginostra, a Punta Labronzo e a monte del Semaforo S. Vincenzo, con colate di lava che ricoprirono gran parte del versante su cui ora sorge l'abitato di Stromboli e arrivarono fino al mare.
Esplosioni stromboliane ai crateri sommitali
I ripidi fianchi del vulcano continuarono a franare, formando nel cono del Neostromboli un'ampia spaccatura dove, intorno a 5.000 anni fa, cominciò l'attività dello Stromboli attuale. Il versante è ancora interessato da frane, particolarmente a Nord-Ovest, nel tratto della Sciara del Fuoco, l'ampio canalone che si prolunga sotto il livello del mare fino ad una profondità di oltre 500 m.
Schema della possibile evoluzione di Stromboli (mod. da Calanchi et al. 1996 e da Pasquarè et al.)
Assunta la forma odierna, l'attività è stata quasi continua, con esplosioni stromboliane e saltuarie colate di lava. I crateri attivi sorgono sopra un pianoro posto a 725 m s.l.m. e, benché soggetti a frequenti cambiamenti, in genere hanno almeno due o tre bocche piene di magma incandescente. Le esplosioni avvengono da una o più bocche contemporaneamente, comunemente ogni 15-30 minuti, con intervalli massimi di qualche ora.
Sotto i crateri attivi scende il ripido vallone della Sciara del Fuoco. Il tratto di costa rocciosa, tra il paese e la Sciara, è formato dalle lave di Labronzo, emesse da un centro eruttivo laterale del Neostromboli 
Le eruzioni di Stromboli sono ben documentate da quasi due secoli. L'attività quasi costante di degassamento e moderate esplosioni è stata interrotta da alcuni episodi più violenti e da rari periodi di completa inattività. Il periodo di riposo più lungo documentato è quello durato due anni, dal 1908 al 1910, forse per effetto delle variazioni indotte dalle forte eruzione del 1907. Altri periodi di inattività hanno avuto la durata di qualche mese, come nel 1857, 1890, da maggio 1931 a giugno 1932 e poi da giugno 1932 al 1933.
Schema della disposizione dei crateri sulla cima di Stromboli
Tra gli anni cinquanta e il 1985, l'attività di Stromboli è stata un monotono succedersi di brevi esplosioni, con sporadiche colate di lava, in media una ogni dieci anni. Il vulcano torna a essere minaccioso con l'eruzione del 1985-86, seguita da un decennio di violente esplosioni e colate di lava.
L'area dei crateri sommitali dopo l'eruzione del 2003
Le bocche eruttive sulla cima del vulcano hanno subito frequenti cambiamenti nel corso degli ultimi decenni. Dal 1972, sono segnalati tre crateri principali chiamati, da Nord verso Sud, cratere 1, 2 e 3, con diverse bocche al loro interno. Fenomeni di crollo e ribassamento, avvenuti nel 2007, non hanno cambiato di molto l'area craterica.
Il versante meridionale di Stromboli è formato dai prodotti del Paleostromboli, ricoperti in parte dalle lave del vulcano Vancori, alla cui struttura appartiene anche la parte sommitale, dove le lave a strati orizzontali rappresentano il riempimento dell'antica caldera


LE PRINCIPALI ERUZIONI RECENTI

1930

La mattina dell'11 settembre del 1930, dopo alcune settimane di inusuale calma, due forti esplosioni, seguite da una nube di cenere alta nel cielo, segnarono l'inizio di un'eruzione dalle conseguenze disastrose, nota anche per essere stata al centro della trama di un famoso film del regista Rossellini.
L'edificio abitato da Rossellini e Ingrid Bergman nel corso delle riprese del film "Stromboli" rappresenta sull'isola un monumento storico
Prima delle esplosioni, era stato notato il mare ritirarsi di una cinquantina di metri e poi alzarsi con un'onda di maremoto. Dalla colonna eruttiva, per circa 40 minuti caddero lapilli e bombe che si sparsero nel raggio di 2-3 km, raggiungendo il paese e il mare fino all'isolotto di Strombolicchio.
Colonna di cenere nel 2003
La colonna di cenere si abbassò poi sui fianchi del vulcano, formando un flusso di cenere, alto una decina di metri, che scese lungo il Vallonazzo. Il vulcano tornò tranquillo fino al 22 ottobre, quando ebbe una nuova esplosione e, a dicembre, emise una colata di lava che percorse lungo la Sciara del Fuoco e arrivò al mare.
  La lava mentre scende lungo la Sciara del Fuoco e entra in mare sollevando una nube di vapore nel corso dell'eruzione 2002-03
Per la caduta di bombe sulle case o per asfissia causata dal flusso di cenere, morirono sei persone e almeno venti rimasero ferite. Le conseguenze furono comunque gravi: tutta la vegetazione dell'isola bruciò, compresi i vigneti che rappresentavano una delle poche risorse economiche. Dopo l'eruzione, molti abitanti terrorizzati e privati della casa e dei campi, preferirono abbandonare l'isola e la popolazione si ridusse da 2500 a 800 persone.
Blocchi lanciati dal cratere nel corso delle esplosioni del 2007


 1985-86

Dopo 10 anni di attività costante ma debole, la mattina del 6 dicembre 1985 si aprì una frattura lunga circa 100 m sul margine Nord-Est della piattaforma craterica. Per un'ora e mezza violente esplosioni formarono una colonna di ceneri e vapori, alta 2-3 km, seguita da un piccolo flusso di cenere che, scendendo lungo la Sciara del Fuoco, raggiunse il mare. Nello stesso tempo, una decina di metri a monte delle bocche esplosive, cominciava l'emissione di lava.
Colate di lava lungo la Sciara del Fuoco nel corso dell'eruzione del 2003
La prima colata si allargò ai piedi del Bastimento, lo sperone roccioso che delimita a Nord la Sciara. Nella stessa mattinata, una colata cominciò a uscire dal punto più basso della frattura e a scendere lungo la Sciara.
L'abitato di Ginostra sorge sulle lave del Neostromboli, al cui edificio vulcanico appartiene anche lo sperone di roccia, il Frontone, visibile in alto
Con l'incremento dell'attività effusiva, le esplosioni furono sostituite da un ritmico sbuffo di ceneri. L'emissione di lava continuò fino al 27 gennaio dell'anno successivo. L'eruzione non era stata preceduta da scosse sismiche importanti, se non un isolato evento registrato il 18 novembre, localizzato a pochi chilometri sotto il vulcano.
I profondi valloni del versante meridionale incidono i prodotti più antichi. In alto, si vede la successione orizzontale di colate di lava del vulcano Vancori
Dall'inizio del mese di aprile 1986, erano attive due bocche con esplosioni stromboliane simili a quelle che avvenivano prima dell'eruzione, mentre due sottili flussi lavici, in via di esaurimento, continuavano a scendere lungo la Sciara del Fuoco. L'emissione di lava cessò completamente il 25 aprile 1986.


2002-03
E' una delle più violente eruzioni degli ultimi decenni. Un incremento nelle esplosioni era segnalato dal maggio 2002. In novembre, una colata di lava tracimava dal bordo settentrionale della bocca centrale (Cratere 2) e scendeva per poche decine di metri in direzione della Sciara del Fuoco.
I crateri e la Sciara del Fuoco nel novembre 2002
Fino a dicembre, le esplosioni, accompagnate da una crescente attività sismica, restarono più frequenti e violente del normale. L'attività esplosiva calava tra il 7 e il 10 dicembre, per aumentare nuovamente nei giorni successivi.
L'area alla base dei crateri sommitali, verso la Sciara del Fuoco
Le maggiori esplosioni avvenivano al Cratere 1 (quello in posizione Nord-Est nella terrazza craterica), con getti incandescenti alti fino a 200 m, ma altre meno frequenti interessavano anche i crateri due e tre.
La prima colata del dicembre 2002 scende lungo la Sciara del Fuoco fino al mare
Alle 18.30 del 28 dicembre 2002 una colata di lava, uscita dalla base del Cratere 1, in mezz'ora arrivò alla Sciara del Fuoco e raggiunse il mare. Nello stesso tempo, cadeva abbondante cenere sull'abitato di Stromboli.
28 dicembre 2002: la lava ai piedi della Sciara del Fuoco
Il 29 dicembre, tre colate di lava percorrevano il settore Nord-orientale della Sciara del Fuoco e avanzavano in mare, spostando al largo la linea di costa di alcuni metri.
La piattaforma ai piedi dei crateri, oltre la quale la lava si riversa nella Sciara del Fuoco
Con l'aumentare dell'emissione di lava, le esplosioni ai crateri sommitali si interrompevano e dalle varie bocche usciva solo una nube bianca di vapore.
Un sottile rigagnolo di lava incandescente, accompagnato dal distacco di porzioni di roccia che sollevano nubi di cenere, esce dal fianco fratturato della Sciara del Fuoco dopo la frana del 30 dicembre 2002
La mattina del 30 dicembre, sulla parte alta della Sciara del Fuoco, piccoli franamenti e un allineamento di fumarole segnalavano la formazione di una frattura, dal cui tratto più a valle, a circa 500 m di quota, cominciò a sgorgare una colata di lava.
I crateri sommitali nel corso dell'eruzione
Nel pomeriggio, la parte di Sciara delimitata dalla frattura si staccava e scivolava in mare. Il distacco avvenne in due fasi, alle ore 13.15 e 13.22.
La linea bianca tratteggiata delimita la scarpata della frana, al cui interno (in alto a destra) si vede la sottile riga rossa della nuova colata di lava
La frana incise il fianco del vulcano anche sotto il livello del mare, fino a 800 m di profondità. Il volume complessivo della roccia scivolata in mare fu stimato in circa 20 milioni di m3.
La Sciara del Fuoco dopo il franamento del 30 dicembre 2002
La frana provocò una serie di ondate (tsunami) che si abbatterono sulla costa di Stromboli, provocando danni agli edifici e il ferimento di alcune persone. Le onde arrivarono anche a Panarea, Lipari, Vulcano, Ustica, alla costa siciliana di Milazzo e a quella calabra.
L'onda di maremoto tra gli edifici di Stromboli vicini alla costa
L'onda di maremoto era più alta dove il fondale era meno profondo. Sull'isola, in località Piscità arrivarono otto metri d'acqua che decrescevano a 2 m, nello spazio di 700 m, nei pressi del Residence Villaggio Stromboli.
Franamenti e nubi di cenere lungo la Sciara del Fuoco
L'onda tornava a 8 m nella zona del Vecchio Molo, in località Ficogrande, fino al ristorante di Punta Lena, per diminuire a 4-5 m in corrispondenza di Punta Lena e a 2 metri nei pressi dell'eliporto.
Effetti dell'onda anomala
L'ondata fu in grado di trasportare blocchi di calcestruzzo di 3 m
3 per circa 20 m e di abbattere muri di pietrisco e cemento spessi 30-40 cm.
La ripida base della Sciara del Fuoco con le colate di lava
La tragedia fu evitata grazie alla stagione invernale e all'assenza di bagnanti lungo la costa. Per fronteggiare analoghe situazioni venivano installati diversi sistemi d'allarme.
La notte rischiarata dai bagliori della lava che scende fino al mare
Boe ondametriche erano collegate automaticamente a un allarme acustico, al cui suono tutte le persone presenti sull'isola dovevano allontanarsi immediatamente dalle zone costiere, portandosi alla quota di almeno 20 m s.l.m. Analogo segnale era predisposto per le altre isole e per le zone costiere che si riteneva potessero essere raggiunte da ondate generate a Stromboli.
Una delle bocche apertesi nella nicchia della porzione franata della Sciara del Fuoco
Dal 1° al 5 gennaio 2003, nella nicchia della frana uscivano due sottili colate laviche parallele (da circa 650 m e 400 m di quota) che confluivano dopo poche decine di metri e giungevano al mare con un unico fronte. Il 6 gennaio la bocca di quota 650 m sembrava inattiva, ma apparve un'altra colata che sgorgava più in basso, a 300 m sopra il livello del mare.
Le diverse bocche attive in gennaio lungo la Sciara del Fuoco
La mattina dell'8 gennaio, una nuova piccola colata lavica si affacciava alla sommità della Sciara. Dalle bocche lungo le pareti della scarpata continuava l'emissione di lava che arrivava al mare. Data la pendenza del terreno, spesso dai fronti lavici franavano in mare blocchi di materiale incandescente, insieme a masse rocciose di volume ridotto.
Piccoli franamenti di rocce e blocchi di lava lungo la Sciara del Fuoco
La sorveglianza era ulteriormente intensificata con l'installazione di riflettori per misure distanziometriche, sofisticate stazioni sismiche, campagne batimetriche e continui sorvoli per il controllo della stabilità dei versanti del vulcano, mentre si predisponevano nuovi metodi di misura delle deformazioni con l'uso dell'interferometria radar.
Continui franamenti accompagnano l'emissione di lava durante le prime settimane di gennaio 03
Nei successivi mesi di febbraio e marzo, le colate formavano un piccolo campo lavico nel pianoro alla base del Cratere 1, mentre continuavano ad essere attive anche le bocche lungo la Sciara del Fuoco, dove due flussi si dividevano in quattro rami che si allargavano a ventaglio. Il 1° aprile l'emissione di lava appariva in forte diminuzione.
I crateri sommitali nella prima settimana di gennaio 2003
Improvvisamente, il mattino del 5 aprile, alle ore 9.12, una forte esplosione al Cratere 1, provocava la violenta espulsione di frammenti rocciosi, seguita da una fontana di lava e poi da una colonna di cenere che superò i 2000 m di altezza. Sui fianchi del vulcano, fino a bassa quota, caddero bombe e blocchi di grosse dimensioni che causarono incendi nella vegetazione.
La nube di cenere formatasi dopo l'esplosione del 5 aprile 2003
L'esplosione metteva fuori uso le stazioni GPS per il controllo della stabilità della Sciara del Fuoco, la stazione geochimica a Pizzo Sopra la Fossa e varie stazioni sismiche.
Danneggiamento degli strumenti di sorveglianza dopo l'esplosione del 5 aprile
All'1.30 della notte del 6 aprile, gli strumenti registrarono un'altra esplosione. Proietti ricaddero alla base settentrionale del Cratere 3, sul fianco del Cratere 1, e sul pianoro dove si espandevano le colate laviche.
I segni lasciati nella vegetazione dai blocchi caduti sul versante esterno alla Sciara del Fuoco
Le due forti e improvvise esplosioni segnarono il definitivo declino dell'eruzione e il ritorno del vulcano alla normale attività stromboliana.
Le pendici del vulcano coperte di bombe e blocchi dopo le esplosioni di aprile 2003
All'interno del cratere settentrionale erano attive due bocche. Dalla principale, al centro del cratere, i lanci di brandelli di lava si ripetevano ogni 10-15 minuti e raggiungevano 100 m di altezza sopra l'orlo craterico, accompagnati da una copiosa caduta di bombe che arrivavano fino alla base del cono.
Blocco lanciato durante le eslosioni di aprile
Al cratere meridionale le esplosioni erano meno intense e più sporadiche da due bocche, con una moderata emissione di cenere. Dopo alcuni mesi, a periodi di quiete quasi assoluta si sono alternate esplosioni di modesta intensità.
La Sciara del Fuoco
La violenza delle esplosioni e l'instabilità del versante hanno riproposto il problema del rischio intorno a questo vulcano attivo, ritenuto da tempo poco pericoloso per la posizione delle bocche e il tipo di attività.
Intensa attività di degassamento ai crateri (aprile 03)
Se da un lato l'eruzione ha incrementato il flusso di visitatori, dall'altro il pericolo ha suggerito una serie di precauzioni, non sempre gradite agli amanti del rischio e agli operatori turistici. Il divieto di salire verso i crateri oltre quota 400 m s.l.m. lungo il vecchio tracciato è stato ovviato con la realizzazione di un nuovo sentiero e di opportuni ripari in quota.
La Sciara nel corso dell'eruzione
L'accesso al cratere è consentito a gruppi limitati accompagnati da guide autorizzate, in contatto radio con il centro di sorveglianza. Permane il divieto, spesso disatteso, di transitare e accostarsi alla base della Sciara del Fuoco con i natanti.
I crateri visti dal punto di massimo avvicinamento consentito ai turisti, nel maggio 2004
Tra la fine del 2002 e l'inizio del 2003, l'Italia sembrava flagellata dalla natura. L'eruzione di Stromboli cominciò mentre l'Etna attraversava una delle più dannose e prolungate eruzioni degli ultimi anni. La Puglia era sconvolta da un terremoto col crollo di un edificio scolastico pieno di bambini, ne' mancarono piogge torrenziali e trombe d'aria, mentre il mare di fronte a Panarea cominciò a ribollire di gas. Tranne le irreparabili conseguenze luttuose del terremoto, gli altri eventi tornarono lentamente nella norma e, con loro, molti buoni propositi per la prevenzione e l'informazione alle popolazioni esposte ai rischi ritornarono nei cassetti, in attesa di futuri gridi d'allarme, che purtroppo non sono mancati.
Stromboli e le isole dell'arcipelago


2007
Il 27 febbraio 2007, dopo alcuni franamenti lungo la Sciara del Fuoco, nel primo pomeriggio inizia, dal cratere di Nord-Est, l'emissione di una colata di lava che scende lungo la Sciara e raggiunge in pochi minuti il mare.
Il sistema di fratture formatosi sulla cima di Stromboli nell'eruzione del 2007
Alle 18.30 dello stesso giorno, i sismografi segnalano un episodio di tremore che si conclude alle 19.30, in coincidenza con l'apertura di una bocca a 400 m s.l.m., sul versante della Sciara del Fuoco.

La bocca eruttiva di quota 400 m slm
L'emissione di magma provoca intorno ai crateri principali una serie di fratture e un piccolo cedimento dell'area sommitale. Le colate di lava si allargano a ventaglio ai piedi della Sciara.
La colata di quota 400 m arriva ai piedi della Sciara
Il 9 marzo, nella scarpata della Sciara del Fuoco, si apre una nuova bocca a 500 m s.l.m., dalla quale sgorga lava fino al giorno successivo. Il 15 marzo, alle ore 20.38 avviene un'esplosione, accompagnata dal lancio di brandelli di lava e di pomici di colore giallastro, già osservate in analoghe fasi di attività nelle precedenti eruzioni. La caduta di materiale incandescente causa piccoli incendi sul versante del vulcano.
Le colate di lava lungo la Sciara del Fuoco alla fine di marzo 2007
Il 2 aprile termina l'alimentazione delle colate di lava. Esplosioni si crteri sommitali, con emissione di cenere e gas, proseguono sporadiche fino a maggio.
Le strumentazioni installate sul vulcano dopo l'eruzione del 2003, grazie al supporto finanziario e organizzativo del Dipartimento di Protezione Civile Nazionale, hanno permesso nel corso di questa breve eruzione la raccolta di una grande quantità di dati, attraverso i quali si è potuto delineare con maggiore chiarezza un quadro del sistema di alimentazione di Stromboli e, per analogia, anche di altri vulcani.
L'accumulo di lava ai piedi della Sciara del Fuoco nel mese di aprile 2007
Il ritorno alla normale attività del vulcano prima della stagione estiva non solo non ha compromesso il flusso turistico, ma pare abbia reso l'isola ancora più invitante.
La cima di Stromboli verso la fine dell'eruzione del 2007


 

TABELLA DELLE PRINCIPALI ERUZIONI STORICHE DI STROMBOLI


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