SALINA

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Vulcano, Lipari e Salina viste dall'aereo
L'isola di Salina è la seconda, dopo Lipari, per estensione (26,8 km2) ed è quella con i due rilievi più alti dell'arcipelago eoliano, Monte Fossa delle Felci (961 m) e Monte dei Porri (860 m s.l.m.).
Monte Fossa delle Felci e Monte dei Porri
Il suo territorio è diviso in tre comuni, Santa Marina, Malfa e Leni, che comprendono sei centri abitati con un totale di circa 2.500 abitanti.
Monte Rivi, Monte Fossa delle Felci e l'abitato di Malfa
Citata con il nome di Didyme (gemella o doppia) da Strabone e Plinio per i due coni vulcanici che ne caratterizzano il profilo, in tempi più recenti è diventata prima Le Saline e poi Salina, con chiaro riferimento alla produzione di sale, specie nella zona di Lingua.
Uva per la produzione della Malvasia
I fondali intorno all'isola sono poco profondi in direzione della vicina Lipari, mentre scendono rapidamente a oltre -1000 metri nelle altre direzioni. A Nord, a poca distanza dalla costa, un vulcano sommerso, che arriva a soli -7,5 m dalla superficie del mare e forma la Secca del Capo, è stato probabilmente il primo ad avere eruzioni in quest'area.
Versante Sud di Monte Fossa delle Felci
Salina è stata una tra le prime isole dell'arcipelago ad emergere dal mare e nella sua forma ancora si riconoscono sei vulcani, in parte sovrapposti. L'attività vulcanica, dopo aver costruito la base sommersa dell'isola, è proseguita sopra il livello dell'acqua in maniera discontinua in un arco di tempo compreso tra circa 500.000 e 13.000 anni fa.
Schema delle strutture vulcaniche visibili
All'emersione contribuì anche il livello del mare che, nell'epoca glaciale Mindel (650-300.000 anni fa), era più basso rispetto all'attuale. I prodotti delle prime eruzioni avvenute fuori dall'acqua, furono poi sommersi nelle fasi interglaciali successive.


Monte Fossa delle Felci e il crinale di Piano Serro del Capo
La posizione della linea di costa dipende dalla diversa quantità di acqua contenuta nel mare, più abbondante nelle fasi interglaciali e minore in quelle glaciali, e dai movimenti verso l'alto e verso il basso del territorio. Benché il mare sia stato più alto dell'attuale al massimo di qualche metro solo nel corso dell'epoca interglaciale Tirreniana, le spiagge fossili si trovano adesso anche molto al di sopra del livello marino e indicano un progressivo sollevamento delle aree emerse. Le tracce delle spiagge più antiche, datate tra 330.000 e 280.000 anni or sono, in alcuni punti hanno risentito di più del sollevamento dell'isola e i livelli di conglomerati e ghiaie di quella fase, presenti sulla costa tra Quartarolo e S. Marina Salina, si trovano ora a quote anche di 50 m dal mare.
La falesia verso Capo Faro
Nel corso dell'ultima fase interglaciale Tirreniana, il mare ebbe picchi di alta quota intorno a 124.000, 100.000 e 81.000 anni fa e a questi corripondono le spiagge fossili presenti a varie altezze tra i prodotti vulcanici, da poco sopra il livello dell'acqua, fino a 30 m s.l.m.

VEDI ANCHE APPROFONDIMENTO GHIACCIAI E GLACIAZIONI


Intercalati ai prodotti vulcanici degli ultimi 80.000 anni si trovano anche quelli di eruzioni avvenute a Vulcano, Lipari e Ischia che formano un insieme di depositi chiamati Tufi Bruni (o Brown Tuff).
Da Scalo Galera a Capo Faro
Alcuni livelli formati da Tufi Bruni, da sedimenti derivanti dall'erosione avvenuta nel corso di un periodo di inattività vulcanica e dai conglomerati di spiaggia tirreniana, separano i prodotti delle eruzioni più antiche (Serra del Capo, Pizzo Corvo, Monte Rivi e Monte Fossa delle Felci) da quelli successivi (forse una fase eruttiva finale del Monte Fossa delle Felci, Monte dei Porri e Pollara).
Schema della Falesia in località Torricella
Tra i prodotti più antichi risparmiati dall'erosione, vi sono le colate di lava del vulcano Corvo, sorto per primo all'estremità Nord-occidentale dell'odierna isola, poi smembrato e coperto da prodotti di eruzioni più recenti.
Panorama dalla dtrada tra Pollara e Malfa
Da una lunga e profonda frattura, che doveva trovarsi in corrispondenza dell'odierna Serra del Capo, uscirono colate di lava, alternate a fasi esplosive di tipo stromboliano.
Scorie nere del vulcano Capo
Le eruzioni esplosive divennero successivamente più frequenti. Restano di questa fase numerosi strati di scorie e di tufi visibili lungo la costa dell'isola a Nord del paese di S. Marina Salina.
Panorama verso Pizzo Capo
L'attività continuò con il medesimo stile, concentrandosi nella zona terminale Sud-occidentale della fessura, dove si formò il vulcano Rivi. Questo costituisce ora, con i resti del vulcano Capo, il complesso vulcanico chiamato Rivi-Capo.
La falesia di Torricella
E' probabile che tra l'attività del Capo e quella di Rivi vi sia stato un periodo senza eruzioni, dal momento che i prodotti dei due vulcani sono separati da superfici modellate dall'erosione.
La falesia nei pressi di Scalo Galera
Divenuti inattivi, l'erosione ha continuato a intaccare i versanti dei tre vulcani più antichi, fino a mettere in evidenza la loro parte interna.
Schizzo della falesia da Torricella verso Malfa
Le vie di alimentazione magmatica risaltano lungo le falesie tra Filo di Branda e Praiola (quelle del Corvo) e tra Capo Faro e Malfa (quelle del Capo e di Rivi). La parte centrale di Monte Rivi è visibile lungo il Vallone della Fontana.
La conca di Pollara
L'attività successiva si spostò verso Sud-Est, in corrispondenza del vulcano Fossa delle Felci. Dalla posizione delle linee di spiaggia fossili, risulta che la costruzione di gran parte di questo vulcano avvenne prima della trasgressione marina datata circa 100.000 anni fa.
Monte Fossa delle Felci
L'intera attività del vulcano Fossa delle Felci è stata suddivisa in diverse fasi, separate da periodi di quiescenza. Nel corso della prima furono emesse numerose colate di lava e scorie che formarono la base del cono e sono ora visibili solo nell'incisione del Vallone Mastrognoli.
Versante orientale del Monte Fossa delle Felci
Le eruzioni successive avvennero dal fianco Est del vulcano. Colate e accumuli di scorie di colore rosso e nero (Scorie di Zappini) indicano che l'emissione di lava era accompagnata da un'incessante attività esplosiva, con fontane di lava e lanci di grossi massi balistici.
Prodotti delle eruzioni stromboliane del Monte Fossa delle Felci
L'attività si spostò poi sul versante Sud. Una colata di lava viscosa formò il rilievo di P.ta delle Tre Pietre, mentre altre brevi e spesse colate, visibili tra Lingua e Rinella, furono emesse in corrispondenza dell'odierna località Paolonoce.
Prodotti delle eruzioni del Monte Fossa delle Felci
La fase successiva costruì la parte sommitale dell'edificio vulcanico. Un'eruzione esplosiva coprì di pomici il vulcano e anche i resti degli altri due ormai inattivi, Rivi e Capo. Seguirono fasi stromboliane che formarono numerosi strati di scorie (Scorie di Favarolo) e alcune colate di lava, sopra le quali si trovano i segni delle spiagge tirreniane.
Versante Sud-occidentale del Monte Fossa delle Felci
Le eruzioni finali furono di tipo esplosivo, con violenza decrescente, fino a terminare con colate di lava. Forse l'ultima fase avvenne dopo un prolungato riposo, mentre nel settore Nord-occidentale dell'isola era già attivo il centro di Pollara e ancora non era spento Monte dei Porri.
Colate di lava e scorie sul versante di Monte Fossa delle Felci
Secondo altre ricostruzioni, tutte le eruzioni del Fossa delle Felci sarebbero avvenute prima di una prolungata fase di quiete, registrata tra 124.000 e 81.000 anni fa, che interessò l'intera l'isola.
Falesia tra Scalo Galera e Torricella
In questo lungo periodo, le coste furono modificate dalle oscillazioni del livello marino. A partire da circa 80.000 anni fa le condizioni climatiche cominciarono a volgere verso una nuova fase glaciale, causando un progressivo abbassamento del livello del mare.
Schema delle variazioni della linea di costa
L'intensa erosione della superficie formata da materiali vulcanici in gran parte incoerenti (pomici, scorie, ceneri) accumulò sopra le spiagge, ormai più alte del livello d'acqua, una grande quantità di sedimenti rimaneggiati che, insieme a prodotti di violente eruzioni esterne all'isola, formano i prodotti chiamati Tufi Bruni.
Monte dei Porri
Sopra questi, e quindi successivi alla fase di quiescenza, si trovano i prodotti del vulcano Porri, attivo intorno a 75.000 anni fa nella zona occidentale di Salina.
Monte dei Porri
Le fasi eruttive del Monte dei Porri furono almeno quattro. Un primo cratere si aprì probabilmente in mare con attività esplosiva alla quale sono ricollegate le brecce e gli strati di scorie che precedono una seconda fase caratterizzata dall'emissione di colate di lava.
Gli edifici del Porto di Rinella si appoggiano sulle colate di lava di Monte dei Porri
Le eruzioni successive furono esplosive e coprirono ampie aree dell'isola con ceneri, pomici e scorie (Tufi Grigi dei Porri). I prodotti delle esplosioni formarono un ampio anello intorno al punto di emissione, che si trovava probabilmente a Sud-Est rispetto all'attuale cratere.
I Tufi Grigi di Monte dei Porri sulla spiaggia di Rinella
La fase esplosiva fu seguita dall'emissione delle colate di lava che costruirono gran parte della struttura ora visibile del Monte dei Porri e che si vedono alla base del cono nei pressi di Rinella.
Salina vista daPanarea
L'attività prevalentemente effusiva era alternata a fasi moderatamente esplosive, cui si devono gli accumuli di scorie, chiamati Scorie del Porri, che si trovano anche sui vicini monti di Fossa delle Felci e Rivi. Probabilmente il vulcano rimase attivo fino a circa 55.000 anni fa, dopo di che non si riconoscono sull'isola le tracce di altre eruzioni per almeno 20-25.000 anni
Monte dei Porri e i paesi di Leni e Rinella
Nonostante la discordanza di alcune datazioni sui vulcani più antichi, vi è accordo e netta evidenza che l'attività più recente dell'isola sia stata quella di Pollara. Il cratere, apertosi nell'area di Nord-Ovest, fu attivo tra circa 30.000 e 13.000 anni fa, dapprima con colate di lava che formarono Punta del Perciato e del Faraglione e poi, dopo una fase di stasi durata fino a circa 23.000 anni fa, con due eruzioni di tipo esplosivo.
L'arco creato dall'erosione nelle lave a Punta Perciato
I prodotti della prima eruzione esplosiva sono scorie scure, ricche in cristalli, seguite da pomici di colore sempre più chiaro, variazione attribuita a un progressivo modificarsi nella composizione chimica e nelle condizioni del magma eruttato, che formano un deposito chiamato Tufi di Pollara Inferiori.
La falesia di Pollara
Una stasi, testimoniata dalla presenza di un paleosuolo dell'età di circa 13.000 anni, precede l'ultima eruzione nel corso della quale furono emesse pomici e ceneri che formano il deposito detto Tufi di Pollara Superiori.
Schema dell'evoluzione del cratere di Pollara
Le eruzioni esplosive formarono un vasto cratere del diametro di circa un chilometro e mezzo, circondato da un anello di pomici e ceneri alto circa 70 m.
Pollara
Dopo le eruzioni, il cratere venne occupato da un lago che si riempì di materiale rimaneggiato e di prodotti vulcanici provenienti dalle altre isole. L'erosione marina ha sezionato il cratere e i depositi al suo interno, formando una falesia stratificata, tanto bella quanto instabile, sopra la quale sorge il paese di Pollara.
Il cratere di Pollara visto dal mare
Forse tra 30.000 e 13.000 anni fa l'isola era un unico vulcano fumante che aveva una forma simile a quella di oggi. Le ultime eruzioni del Porri potrebbero essersi protratte fino all'inizio dell'attività di Pollara, mentre era ancora attivo anche il Fossa delle Felci.
Salina vista da Lipari
In ogni caso, l'ultima attività sull'isola è più recente di 13.000 anni fa, un periodo che può essere ritenuto troppo breve per considerare definitivamente conclusa una storia eruttiva che, probabilmente, in passato è stata interrotta da periodi di quiescenza ancora più lunghi di quello in corso.
Salina vista da Lipari


ESCURSIONE


carta con l'tinerario e i punti di osservazione

SANTA MARINA-MALFA-POLLARA-VALDICHIESA-RINELLA
Salina vista da Lipari


Il modo più semplice per fare escursioni sull'isola è noleggiare un mezzo di trasporto al porto di Santa Marina, anche se è possibile utilizzare i pullman di linea. Quasi tutti i punti di osservazione si allontanano di pochi metri dalla strada asfaltata, ma è comunque consigliato un abbigliamento comodo e una riserva di acqua. Il giro proposto si può fare comodamente in una giornata.
Esistono numerosi sentieri segnalati per escursioni a piedi più impegnative.



Pollara

1 - Il primo tratto di strada alle spalle di Santa Marina attraversa diversi accumuli di scorie, la cui attribuzione non è sempre sicura, data la vicinanza dei diversi punti eruttivi, la similitudine dei depositi anche come composizione chimica e, a volte, anche la contrastante interpretazione di diversi autori. Alcuni prodotti sono delle eruzioni finali del complesso Rivi-Capo, altri di quelle del Fossa delle Felci, che arrivano a coprire la cima e i fianchi del Monte Rivi, ma si trovano anche scorie del vulcano Porri.
Schema della struttura del Vulcano Fossa delle Felci
Dopo il bivio tra la vecchia strada che sale dal paese e la circonvallazione, al centro di un'ampia curva in corrispondenza dello sbocco del Vallone del Castagno, si vede una successione di sottili livelli di ceneri e scorie nere, attribuite al vulcano Capo.
Allo sbocco del Vallone Castagno: da sn, ceneri e scorie del vulcano Capo, paleosuolo e detriti prodotti dall'erosione
Sopra questi vi è una superficie di erosione con un paleosuolo che in alcuni punti interrompe gli strati incidendoli con profondi canali. Il paleosuolo è coperto, e i canali riempiti, da ceneri e materiale detritico.
Schema della formazione del deposito visibile allo sbocco del Vallone Castagno
La successione dei prodotti rispecchia l'evoluzione da attività esplosiva di tipo stromboliano (le ceneri e le scorie nere), a una fase di riposo abbastanza prolungata, nel corso della quale i prodotti vulcanici si sono trasformati in un terreno vegetabile (paleosuolo) e i fianchi del vulcano sono stati interessati da processi erosivi (canali e detrito).
Prodotti delle eruzioni stromboliane troncati da un paleosuolo
2 - Poco oltre, anche il detrito è inciso da canali, riempiti di ceneri e scorie grigie. In questo caso non vi è un paleosuolo e la formazione del canale e il suo riempimento con prodotti non rimaneggiati indica che i processi erosivi dei versanti erano contemporanei all'attività dei vulcani Rivi-Capo e Fossa delle Felci.
Canale d'erosione nel detrito, riempito di ceneri grigie
Sul versante che rappresenta i resti del vulcano Capo, risaltano gli spessi strati di scorie nere e rosse, prodotti da fontane di lava e da esplosioni di tipo stromboliano. La marcata differenza di colore nelle scorie, comune sia nei depositi delle fasi finali del vulcano Rivi che in quelli delle fasi iniziali del Fossa delle Felci, è attribuita a un diverso grado di ossidazione avvenuta dopo la formazione del deposito.
Scorie rosse e nere sui versanti di Pizzo Capo
L'analisi dei prodotti ha rivelato che le scorie rosse si sono accumulate più rapidamente di quelle nere, probabilmente per una minore altezza della colonna eruttiva e per esplosioni continue simili a fontane di lava.
Strati di scorie nere
3 - Intorno al km 13 della strada provinciale 182, in un'area adibita a discarica, si può parcheggiare e osservare da vicino gli strati di scorie. Nella parte alta, la successione è interrotta da una superficie erosiva e da un paleosuolo rossastro.
Superficie erosiva nelle scorie nere
La strada attraversa per un  lungo tratto gli accumuli di scorie provenienti dai vulcani Rivi-Capo, sulle quali si trovano spesso quelle più recenti del Monte Fossa delle Felci.
Scorie dei vulcani Rivi-Capo e Fossa delle Felci tra S.Marina e Capo Faro
Osservati in dettaglio, ogni singolo strato è omogeneo per colore e per dimensioni medie delle scorie, mentre la variazione può essere marcata tra uno strato e l'altro. La caduta al suolo di scorie della stessa dimensione indica un'altezza costante della colonna eruttiva.
Particolare delle scorie
Le variazioni nelle dimensioni delle scorie tra uno strato e l'altro testimoniano un'attività a impulsi, con cambiamento nelle condizioni tra un'esplosione e l'altra (tasso di emissione, frammentazione del magma, ecc.) che condizionano anche l'altezza a cui viene scagliato il materiale.
Scorie rosse e nere verso Capo Faro
4 - In prossimità di Capo Faro si incontra uno spiazzo, sulla destra della strada. Guardando da questo punto in basso, verso il mare, si vede la falesia con i prodotti del vulcano Rivi-Capo alla base e, in discordanza geometrica, sopra uno strato di conglomerato, i prodotti dei vulcani più recenti.
La falesia sotto Capo Faro
5 - Si prosegue fino al bivio verso Malfa, si scende verso il paese e si arriva al porto. L'approdo di Scalo Galera è chiuso a destra (spalle al mare) da Punta Scario, la cui base è formata da colate di lava scese dal Monte dei Porri nelle fasi finali di attività di questo vulcano, avvenute intorno a 60.000 anni fa. Sull'altro lato del molo, in direzione di Capo Faro, alla base della falesia vi sono altre lave del Monte Porri, datate a circa 75.000 anni fa.
Lave di Monte dei Porri verso Scalo Galera
L'alta falesia in direzione di Capo Faro è formata dai prodotti più antichi del complesso Rivi-Capo, separati da quelli più recenti, datati tra 70.000 e 23.000 anni fa (Tufi Grigi del Porri, detriti e Tufi Bruni, prodotti di Pollara), da uno strato di conglomerato datato circa 81.000 anni fa.
Falesia di Scalo Galera
Verso Capo Faro, alla base della falesia vi sono i prodotti più antichi dell'isola, che consistono in scorie emesse lungo la frattura che diede origine al vulcano Capo. A circa 50 dal livello del mare si trova una linea di costa pre-tirreniana e tra 25 e 30 m s.l.m. quella di epoca tirreniana. Le due posizioni del mare individuano anche le due principali epoche eruttive dell'isola.
Capo Faro
6 - Al bivio per Leni, si prende a destra in direzione di Pollara. La strada attraversa per 4 km i prodotti delle eruzioni di Pollara, a partire da quelli dell'ultima fase, più recente di 13.000 anni fa. La bianca parete che fiancheggia la strada è formata in gran parte da pomici e ceneri, tra le quali spiccano isolati litici scuri, messi in evidenza dall'erosione (Tufi di Pollara Superiori). Il tufo bianco e le nicchie scavate dal vento, dette "tafoni", creano in questa parte dell'isola un ambiente naturale molto particolare.
Tufi di Pollara Superiori
Via via che ci si avvicina al cratere di Pollara, i pezzi di roccia scura diventano sempre più grandi. Nelle esplosioni più violente, questi blocchi erano lanciati dal cratere e seguivano in aria una traiettoria balistica. Cadendo, schiacciavano gli strati di pomici e ceneri che già coprivano il terreno, lasciandovi le profonde impronte da impatto che ancora si vedono.
Impronta di impatto nei prodotti di Pollara
I prodotti della fase finale sono i più abbondanti tra quelli delle eruzioni di Pollara e raggiungono spessori di oltre 200 m nei bordi del cratere, ma a soli 3 km lo spessore si riduce a 1-2 m. Questo indica che la colonna eruttiva non era particolarmente alta e che i prodotti cadevano prevalentemente intorno al punto di emissione. In direzione di Malfa, tra Punta Perciato e Punta di Scario, i prodotti delle fasi finali riempiono l'area verso il mare e coprono il versante dell'isola.

7 - Al termine della salita, in prossimità del semaforo della Marina Militare abbandonato, si trova un buon punto di osservazione. (Da qui parte il sentiero per raggiungere la cima di M. dei Porri.) Alle spalle del semaforo i prodotti di Pollara coprono le lave delle ultime eruzioni di Monte dei Porri, scese fino al mare tra Punta Scario e Punta delle Fontanelle.
Il semaforo presso Pollara con i cartelli escursionistici
Dal belvedere che si trova a lato della strada nei pressi del semaforo, si vede la costa settentrionale dell'isola, con l'abitato di Malfa al centro di una piana che si è formata sopra i prodotti dei vulcani più antichi (Rivi-Capo) ed è stata riempita da quelli più recenti. La piana è chiusa dal promontorio di Pizzo Capo che prosegue nel crinale di Serra del Capo.
I prodotti di Pollara e l'abitato di Malfa
Guardando verso monte, a destra si vede il Monte dei Porri e le colate di lava che si espandono simmetricamente dalla cima fino ad appoggiarsi, sul versante più a destra, sopra il vulcano Corvo.
Panoramica verso Pollara
Ai piedi del Monte Porri si apre la piana di Pollara, delimitata dal crinale Porri-Corvo, fino al punto chiamato Filo di Branda, dove affiorano i prodotti del vulcano Corvo, attraversati dai dicchi di alimentazione magmatica, visibili dal mare.
La falesia di Pollara dal mare
8 - Dal semaforo la strada scende verso Pollara attraversando tufi e depositi di brecce che in alcuni punti conservano le strutture prodotte dal loro riflusso all'interno della depressione. I prodotti delle fasi esplosive di Pollara, saldati dai processi di alterazione avvenuti dopo la loro deposizione, coprono le lave di Perciato, emesse dallo stesso cratere, con uno spessore che arriva a 30-40 m.
Dal piccolo centro abitato, reso famoso dalla suggestiva ambientazione cinematografica del film Il Postino, l'ultimo interpretato da Massimo Troisi, si segue la strada fino ad un piazzale, dal quale bisogna proseguire a piedi.
Pollara e Pizzo Corvo
9 - Percorso un breve tratto della strada che scende verso il mare, bisogna salire oltre un muro di cemento a monte della strada, prima di una curva, e seguire un sentiero che arriva alla base di un canalone. Si risale il breve tratto ripido e scivoloso (FARE MOLTA ATTENZIONE) e si arriva a dominare Punta del Perciato. La colata di lava che scendeva in mare è stata erosa fino a formare un arco, la cui "colonna portante" rappresenta quasi per intero lo spessore della colata, con la parte centrale massiva e la crosta superficiale arrossata dai processi di ossidazione.
Punta del Perciato
Da questo punto si vede anche la conca di Pollara e la parete verso il mare, profondamente incisa dall'erosione che ancora continua la sua opera di demolizione. Gli strati che si vedono nella falesia sono formati da materiale che si era depositato all'interno della conca quando questa era chiusa verso il mare ed era occupata da uno specchio d'acqua. Il bacino raccoglieva sul fondo i sedimenti che cadevano dall'acqua (strati orizzontali a granulometria fine) e il detrito che scendeva dai fianchi di Pizzo Corvo e di Monte dei Porri (strati lenticolari con granulometria varia e struttura caotica).
Tufi di Pollara
10 - Tornando alla strada pavimentata, si può arrivare fino al mare, attraversando i tufi nei quali si vedono le strutture di scivolamento all'interno del cratere. Il riflusso del materiale è, almeno in parte, avvenuto nel corso dell'eruzione stessa, quando i prodotti delle esplosioni non riuscivano a scavalcare il bordo del cratere che diventava sempre più alto.
Bordo del cratere di Pollara
Di fronte alla spiaggia emerge lo scoglio del Faraglione, probabile resto del diccho di risalita del magma della fase effusiva iniziale (datata tra 37.000 e 28.000 anni fa). La composizione chimica della lava del Faraglione è uguale a quella della colata di Perciato.
Scoglio del Faraglione

Tornati in direzione di Malfa si segue la strada per Leni.
11 - Lungo la strada, prima del valico Valdichiesa, in un taglio a lato della strada (una discarica) si vedono le scorie delle eruzioni stromboliane del vulcano Porri che si appoggiano contro il fianco del Monte Rivi.
Le scorie che coprono i fianchi di Monte Rivi
12 - Il pianoro di Valdichiesa separa le pendici di Monte dei Porri da Monte Fossa delle Felci, raccogliendo tutto il materiale detritico che scendeva, e scende, dai loro versanti in questa direzione, nonchè i prodotti delle eruzioni (Tufi Grigi del Porri, Scorie dei Porri, Tufi Bruni). Nella parte centrale del valico si trova anche l'intera sequenza dei prodotti delle eruzioni esplosive di Pollara.
I prodotti vulcanici visibili al valico di Valdichiesa
Deviando verso il Santuario della Madonna del Terzito, si raggiunge l'inizio dei sentieri che portano, attraverso la cima di Monte Rivi, nel cratere del Monte Fossa delle Felci, occupato da un castagneto secolare. Alle spalle del Santuario, un'incisione separa le lave di Monte Rivi da quelle più recenti di Monte Fossa delle Felci. Ai piedi di quest'ultimo, si vedono i Tufi Grigi e le Scorie dei Porri che si appoggiano e in parte risalgono sulla costa del vulcano.
Prodotti delle eruzioni di Pollara a Valdichiesa
13 - Scendendo fino al porto di Rinella si possono vedere le colate di lava che formano la base di Monte dei Porri e, a sinistra del porto, guardando il mare, i prodotti dei flussi (Tufo Grigio del Porri) che si sono incanalati tra i due coni vulcanici Porri e Fossa.
Monte dei Porri
Nel tufo sono state scavate alcune grotte usate dai pescatori come riparo per le barche. Da Rinella partono due sentieri segnalati; uno a destra, guardando il mare, arriva fino alla zona di Filo di Branda; l'altro, verso sinistra, raggiunge Lingua. Si tratta di due percorsi abbastanza lunghi, ma molto interessanti, un tempo utilizzati dai contadini per raggiungere i poderi e negli ultimi anni ripristinati a scopi escursionistici.
Tufi Grigi di Monte dei Porri
14 - Tornati a Santa Marina, si segue la strada verso Lingua.
Questa corre sul fianco orientale del vulcano Fossa delle Felci, quasi parallela a un livello di paleo-spiaggia che ha inciso i prodotti dello stesso vulcano.

Prodotti di Monte Fossa delle Felci
Nei pressi della curva in località Le Canne si vedono le Scorie di Zappini, alternate a detrito (colate di fango e conoidi d'erosione) scivolato dalle pendici del Monte Fossa tra un'eruzione e l'altra.
Scorie di Zappini
Su questo tratto di costa, nel corso di un lungo periodo di quiete che coincide con le fasi di alto livello marino di epoca tirreniana, le onde incisero i fianchi del vulcano Fossa e formarono terrazzi e spiagge delimitate da ripide falesie.
Schema dell'evoluzione del versante di Fossa delle Felci
I prodotti (Tufi Grigi dei Porri) trasportati dai flussi molto ricchi in gas che, dal cratere di Monte Porri, riuscirono a aggirare, e talvolta a scavalcare, il cono di Fossa delle Felci, coprirono le superfici pianeggianti delle spiagge, appoggiandosi contro le pareti verticali della falesia.
Il versante di Monte Fossa delle Felci tra Lingua e S. Marina
Volendo fare un interessante percorso a piedi (almeno 4 ore), da Lingua si può salire verso il Pizzo Menavento e poi al crinale del Monte Fossa, scendendo quindi a S. Marina. L'inizio del sentiero non è segnalato ma, consultando le guide turistiche, si raggiunge una lunga scalinata scavata interamente nel tufo vulcanico che porta fino al crinale del M. Fossa. Un tratto del percorso è fiancheggiato da muri a secco costruiti interamente con bombe vulcaniche "a crosta di pane".
Profilo di Salina
Il sentiero raggiunge il centro del cratere del Fossa, dove due percorsi segnalati (uno lungo il Vallone del Castagno e l'altro nel Serro Favarolo) portano a S. Marina. Entrambi i percorsi consentono di vedere la successione quasi intera dei prodotti eruttati dal vulcano Fossa delle Felci.


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