PANAREA

argomenti in questa pagina

1 - vulcanologia
(approfondimento: i ghiacciai e le glaciazioni)

2 - la crisi del 2002
3 - escursione a Punta Corvo

(la figura appare nel frame a destra cliccando sul simbolo)

1 - VULCANOLOGIA

La costa orientale di Panarea
Panarea è l'isola più piccola (circa 3,4 km2) e la meno elevata dell'intero arcipelago eoliano (Punta del Corvo, 421 m s.l.m.).
L'isola e gli scogli
La costa occidentale forma una ripida falesia, mentre a Est e a Sud i versanti di Panarea degradano verso il mare con zone pianeggianti.
La ripida costa Sud-occidentale
In mare, verso Est, spunta una serie di scogli (Lisca Bianca, Bottaro, Lisca Nera, Dattilo, i Panarelli e le Formiche) e lo scosceso isolotto di Basiluzzo.
Gli scogli Bottaro e Lisca Bianca
Benchè vicina a Stromboli, ha una storia vulcanologica completamente diversa. Mentre Stromboli è un vulcano ancora attivo, le ultime eruzioni di Panarea sono datate a decine di migliaia di anni fa e di molte strutture vulcaniche non restano che tozzi rilievi.
Basiluzzo e lo scoglio Spinazzola. Sullo sfondo, Stromboli
Come le altre isole dell'arco eoliano, anche Panarea è la parte emergente di vulcani che si sviluppano sott'acqua fino a profondità tra -1200 m e -1700 m.
Panoramica
La forma, nel suo insieme, è quella di un tronco di cono, con la parte sommitale pianeggiante posta un centinaio di metri sotto il pelo dell'acqua. Da questa emergono Panarea, Basiluzzo, Dattilo e altri scogli più piccoli.
L'isolotto di Basiluzzo e lo scoglio Spinazzola
L'edificio sommerso è ampio circa 50 km2 intorno alla profondità di 100-150 m e si allarga fino a circa 460 km2 alla base. Il largo cono è stato modellato e modificato dall'attività eruttiva, da faglie, dalla continua erosione e dalle variazioni del livello marino.
Il promontorio al centro è formato dalle lave del vulcano La Fossa
I cambiamenti nel livello di costa si riconoscono soprattutto nei tratti che degradano verso il mare sui lati orientale e meridionale, dove a varie altezze (circa a 100, 50 e 30 m sopra l'attuale livello del mare) si trovano livelli di ciottoli arrotondati e sabbie di antiche spiagge di epoca quaternaria.
Approfondimento: i ghiacciai e le glaciazioni
La costa settentrionale, in prossimità di Scoglio La Nave
L'ipotesi che il cratere principale del vulcano fosse in corrispondenza degli scogli a Est dell'isola, si basa sulla disposizione a semicerchio di Panarelli, Dattilo, Lisca Nera, Bottaro e Lisca Bianca e sulla presenza all'interno di quest'area di una depressione circolare interessata da attività fumarolica.
L'isolotto di Basiluzzo
I resti di altri due crateri possono essere riconosciuti sull'isola in corrispondenza di Cala Bianca e tra Scoglio La Nave e Punta Scritta, sul lato Nord-occidentale della costa.
Dicchi di lava verticali nella falesia di Punta Scritta
Non è possibile ricostruire l’attività vulcanica iniziale, trovandosi così ampia parte dei depositi sott’acqua. La parte emersa dovrebbe essersi costruita a partire da circa 149.000 anni fa, in base alle datazioni più recenti ricavate dai prodotti delle prime eruzioni avvenute in superficie.
Lave con strutture colonnari sulla costa Nord-occidentale
I prodotti più antichi visibili in superficie sono duomi lavici che si trovano nella zona Nord-occidentale, nelle località Punta Muzza e Punta Scritta e a Grotta del Tabacco a Nord.
La falesia tra Punta Scritta e Punta Muzza
Si tratta di duomi lavici, ora in gran parte erosi, circondati da accumuli di brecce e con zone alterate dall'azione dei gas vulcanici, e di colate di lava con strutture colonnari. Un altro centro eruttivo, la cui attività esplosiva ricoprì di pomici e ceneri i duomi lavici precedenti, doveva essere attivo sul lato occidentale, nell'area di Torricella.
Il duomo di Calcara
Un isolato duomo con colata di lava si riconosce a Est, nell’area di Ditella. Questa fase eruttiva fu seguita da un periodo di quiescenza, indicato dalla formazione di un paleosuolo. L'attività riprese nell'area di Cala Bianca, tra Punta Muzza e Castello di Salvamento, ancora con la formazione di duomi e colate di lava, cui seguì un'altra fase senza eruzioni.
Il Castello di Salvamento
A partire da circa 130.000 anni fa, le colate di lava del vulcano La Fossa diedero forma alla costa orientale di Panarea, arrivando a Caletta dei Zimmari e formando i piccoli promontori di Punta Peppemaria e Punta Torrione.
Panoramica
All'interno dell'isola si allargarono nell'area compresa tra Punta del Falcone e Punta del Tribunale.
Il duomo di Punta Falcone
Poco più a Nord del vulcano La Fossa, si formava il duomo di Punta Falcone. I resti del blocco di lava solidificato all'interno del condotto eruttivo sovrastano ora il paese di S. Pietro con una parete di 100 m. Un'altra serie di duomi lavici e di spesse colate di lava viscosa si formarono da Ovest a Nord, e sono ora visibili nei settori più elevati della costa e nell'area pianeggiante di Palisi. I prodotti di questa fase eruttiva recano le tracce di due terrazzi marini (intorno a 115 e 65-60 m s.l.m.) ricoperti da depositi di spiaggia.
La colata di lava di Costa del Capraio
Intorno a 127.000 anni fa, nella zona Sud-orientale dell'isola avvennero diverse eruzioni esplosive che costruirono un cono di tufo. All'interno del cono, si formò un accumulo di lava viscosa che corrisponde al rilievo di Punta del Tribunale.
Il duomo di lava di Punta del Tribunale
La struttura di tufo che circondava la lava è stata praticamente cancellata, ma si riconosce ancora nei prodotti che restano intorno al blocco, induriti dalla permeazione dei gas vulcanici e resi da questi più resistenti all'erosione.
I prodotti di colore chiaro sono i resti del cono di tufo che circondava il duomo di Punta del Tribunale
Quasi attaccato a Punta del Tribunale si trova il duomo lavico del Castello. La formazione del duomo fu preceduta da due colate di lava che andarono in parte a sovrapporsi alle lave del Fossa, a Est, e ai prodotti delle eruzioni esplosive che formarono il cono di tufo di Punta del Tribunale, a Ovest.
I duomi di lava di Punta del Tribunale e del Castello
Mentre le colate di lava si espandevano e i duomi crescevano uno accanto all'altro, dando forma all'isola maggiore, l'area a mare in corrispondenza degli scogli Panarelli, Dattilo, Lisca Nera, Bottarto e Lisca Bianca, era interessata da eruzioni a partire da 130.000 anni fa. Le piccole porzioni di colate di lava emergenti, disposte a semicerchio, potrebbero essere i resti della cima di un edificio vulcanico in origine molto vasto.
Basiluzzo, Spinazzola e gli scogli dei Panarelli
Un'ampia parte dell'attuale superficie dell'isola è formata dai prodotti emessi da un centro eruttivo che, presumibilmente, era sorto all'interno della costa Nord-occidentale di Panarea. L'attività di questo vulcano deve essere iniziata, dopo un periodo di quiete, con fasi esplosive cui sono attribuiti gli accumuli di brecce, alti tra 10 e 50 m, affioranti sul versante occidentale del rilievo di Punta Cardosi.
La base, sezionata in colonne, della colata di lava scesa da Punta Cardosi
Le eruzioni successive furono di tipo effusivo con colate di lava che si allargarono sopra le lave di Castello a Sud, quelle di Palisi a Nord e della Fossa a Est.
Panoramica
Una di queste ampie e spesse colate laviche scese da Cardosi, coprendo la Costa del Capraio fino a Piano Milazzese. La sua parte più avanzata, con caratteristiche strutture colonnari, forma Scoglio La Loca.
Le lave del Castello, tra caletta degli Zimmari e Punta Milazzese
Alle colate di lava seguirono eruzioni esplosive da un centro attivo probabilmente tra Scoglio La Nave e la costa Nord-occidentale. La costa Nord, nei pressi di Scoglio La Nave, e la zona centrale dell'Isola furono coperte da una coltre di brecce, scorie e pomici, con spessori da 5 a 25 m.
Panoramica
Insieme alle eruzioni e ai movimenti di un territorio geologicamente poco stabile che modificavano l'estensione e la forma delle terre emerse, anche il livello del mare variava per effetto delle condizioni climatiche globali.
La spiaggia di Calcara
La combinazione tra le variazioni di quota della terra e quella delle acque marine si ripercuoteva sulla posizione della linea di costa che arrivò a lambire i piedi dei rilievi vulcanici, lasciandovi i segni delle spiagge e delle onde.
La freccia indica un livello di ciottoli e massi di una spiaggia tirreniana
Sprofondamenti di alcuni settori dell'isola, avvenuti dopo le fasi in cui il livello del mare era più alto dell'attuale (trasgressioni marine tirreniane), contribuirono a modificare ulteriormente la linea di costa.
Sopra la colata di lava del Castello, che copre Piano Milazzese e arriva al mare a Cala Junco, si trova un livello di spiaggia tirreniana
Nell'attività vulcanica dell'area di Panarea, fino a 124.000 anni fa predominarono le eruzioni di tipo effusivo, con colate di lava e duomi che allargarono le dimensioni dell'isola.
Il rilievo appuntito del Tribunale e la costa Sud
A partire da 59.000 anni fa, le eruzioni divennero prevalentemente di tipo esplosivo. Sottili strati di scorie scure, attribuite a queste esplosioni, si trovano in diversi punti dell'isola, dal centro, tra Punta Falcone e La Fossa, al settore meridionale, sul versante interno di Costa del Capraio. Nel lungo intervallo tra le due fasi eruttive, l'isola subì un'intensa azione erosiva e in parte venne coperta da depositi sedimentari di tipo marino.
Dicchi di lava con fessurazioni colonnari a Cala Junco
Le ultime eruzioni avvennero in corrispondenza dell'isolotto di Basiluzzo, tra 59 e 54.000 anni fa. Nella parte scoscesa del rilievo si vedono le striature causate dal movimento di lave viscose che, dopo essere salite quasi verticali, si allargarono lateralmente con spesse e brevi colate.
Le strutture curvate verso l'alto (ramping) visibili su un lato di Basiluzzo
Prodotti di eruzioni esplosive, che coprirono l'isola e le isolette vicine, provennero da altri vulcani delle Eolie, in particolare dalle eruzioni più violente di Lipari, e da vulcani esterni all'arcipelago, come Ischia (i Brown Tuff, presenti su quasi tutte le isole eoliane).
Basiluzzo, Scoglio Spinazzola e Stromboli sullo sfondo


LA CRISI DEL NOVEMBRE 2002


Nelle prime ore del mattino del 3 novembre 2002 i pescatori locali avvertirono un forte odore di zolfo e avvistarono il mare in ribollimento, con pesci morti in superficie e cambiamento di colore dell'acqua.

Il fenomeno avveniva in tre punti di fronte all'isola. Una zona era a Ovest di Lisca Bianca in direzione di Dattilo, dove il gas arrivava in superficie sotto forma di bolle di qualche metro di diametro.

In una seconda area, a Ovest di Bottaro, l'emissione di gas era ancora più intensa e avveniva da una profondità intorno ai 20 m. In superficie vi era un solo punto dove le bolle, di dimensioni metriche, risalivano con notevole vigore. La terza zona occupava una superficie più piccola, tra Bottaro e Lisca Nera.

Intorno alle fumarole, l'acqua aveva una temperatura intorno ai 22-23°C, non diversa da quella misurata presso il molo dell'isola, mentre il Ph, con valori intorno 5.6-5.7, era più acido rispetto a quello comune delle acque marine.

Le fumarole della spiaggia di Calcara non presentavano variazioni nella localizzazione e nella temperatura massima, che risultava di 100°C e non differiva da quelle rilevate in passato.

L'emissione di gas fu così intensa che l'odore di acido solfidrico (H
2S) era percepibile a grandi distanze. Nel corso di pochi giorni l'attività si ridusse notevolmente, anche se continuò fino a tutto gennaio.

Benchè il fenomeno non si fosse propagato sull'isola, dove non furono registrate nuove fratture o anomalie nelle emissioni di gas, la concomitanza dell'evento con un'eruzione dell'Etna, iniziata una settimana prima, un drammatico terremoto in Molise nel 31 ottobre e l'eruzione di Stromboli di poco successiva (dicembre), fece temere imminenti e peggiori catastrofi in tutta l'area mediterranea. Il clima di grande allerta venne smisuratamente amplificato dai mezzi di comunicazione ma, fortunatamente, non vi sono ragioni per collegare fra loro questi eventi naturali, riconducibili solo alle caratteristiche geologiche delle zone.

Tuttavia, ogni anomalia che si verifica nelle aree vulcaniche rappresenta un campanello di allarme che viene valutato con prudenza. 



3 - ESCURSIONE

La spiaggia di Drauto e Lipari sullo sfondo

Questa escursione, molto piacevole e interessante anche per chi non abbia curiosità vulcanologiche, si può fare in circa tre ore, preferibilmente non nella stagione e nelle ore più calde. Il percorso è ben segnalato e si può fare nei due sensi di marcia, ma è forse meno faticoso nel modo qui indicato. La salita è abbastanza impegnativa e il tratto tra Piano Milazzese e Punta Corvo ha qualche punto così panoramico che potrebbe non essere gradito a chi soffre di vertigini. Ricordarsi di portare con sè da bere, di indossare scarpe adatte e di preferire pantaloni lunghi per difendersi dalla bassa e pungente vegetazione. Dal porto si può arrivare all'inizio di Cala degli Zimmari anche con un taxi.

Carta dell'isola
Utilizzando la carta tematica che si trova esposta sull'isola, indichiamo con i numeri cerchiati in rosso i principali punti di osservazione di questa escursione. Sommariamente, il tracciato viene indicato anche su una foto aerea dell'isola.
Itinerario
Lungo la strada tra il paese di S. Pietro e Cala degli Zimmari, si notano sul fianco Sud-orientale dell'isola, i due duomi lavici (che per la loro forma in vulcanologia sono chiamati anche "spine") di Punta del Tribunale e del Castello, più in alto.
Punta del Tribunale e il Castello
Questi spuntoni rocciosi sono due blocchi di lava viscosa, già in parte solidi prima di arrivare in superficie, spinti verso la bocca eruttiva dalla pressione sottostante, dovuta principalmente alla presenza di gas.
Le brecce alla base del duomo lavico del Tribunale
La risalita del magma era stata preceduta da esplosioni e dalla formazione di un cono intorno al cratere, di cui ora resta solo una piccola traccia.
schema della formazione di una spina vulcanica
In corrispondenza di Drauto, il versante a monte è costituito dai prodotti del vulcano La Fossa, che arrivarono fino al mare, i cui resti ora formano la lingua di terra che separa la Cala di Drauto da quella degli Zimmari.
Caletta Zimmari
Lungo la baia di Drauto si riconosce la posizione di un'antica linea di costa, corrispondente a livelli di sabbie e ciottoli arrotondati.
Livello di spiaggia tirreniana
Il piccolo promontorio che chiude verso Est la caletta è ricoperto dallo stesso conglomerato di spiaggia che arriva fino a Punta Milazzese.
La spiaggia degli Zimmari
La caletta degli Zimmari è l'unica spiaggia sabbiosa dell'isola e si è formata sopra un più antico livello di spiaggia che si spingeva più all'interno, fino ai piedi del rilievo di Punta del Tribunale.
Colata di lava del Castello
Alla fine della spiaggia degli Zimmari, il sentiero sale per un breve tratto a superare una colata di lava che scendeva dalla base della spina del Castello e arrivava fino al mare.
Capo Milazzese
Il sentiero taglia la parte brecciata della colata e, nel punto più alto, attraversa un'altra spiaggia fossile, che ora si trova a circa 50 m sopra il mare. Il tratto pianeggiante che porta a Punta Milazzese segue il dorso della colata di lava che ha formato il promontorio.
La costa tra Punta Milazzese e Drauto
Sul promontorio roccioso di Punta Milazzese sorge il villaggio preistorico della media età del Bronzo (XIV-XIII sec. a.C.). L'insediamento sfrutta la superficie spianata dalle onde in epoca tirreniana.
Punta Milazzese vista da Piano Milazzese
Gli scavi del 1948-50 hanno messo in luce una ventina di capanne che si trovavano nascoste da sterpi e da uno strato di pietrame derivante dal crollo delle capanne stesse.
Il villaggio preistorico
A destra (fronte al mare) di Capo Milazzese si vede Cala Junco, una spiaggia coperta di grossi ciottoli. Gli scogli davanti alla spiaggia sono dicchi di lava, fratturati in colonne dalla contrazione della massa calda nel corso del raffreddamento.
Cala Junco
L'insenatura di Cala Junco rappresenta il confine tra la spessa colata di Costa del Capraio e quella proveniente dal centro di Castello che forma la falce di Punta Milazzese.
Scoglio Bastimento
Ritornando al bivio segnato,
Il bivio
si prosegue lungo il sentiero per Piano Milazzese. Si attraversa tutto il pianoro tra ruderi di piccoli edifici agricoli e tracce di coltivazioni. 
Panorama da Piano Milazzese
Alla fine del pianoro, ci si affaccia sulla ripida falesia Sud-occidentale, dove il panorama spazia fino alle isole di Lipari e Salina.
La falesia al termine del sentiero che attraversa Piano Milazzese
Da qui, si comincia a salire lungo il crinale della Costa del Capraio che porta a Cardosi e a Punta Corvo. Verso il mare vi sono le pareti della costa occidentale e il ripido pendio che da Punta Muzza sale verso P.ta Cardosi.
La costa occidentale, tra Punta Muzza e Punta Cardosi
La colata di lava di Costa del Capraio scese da Punta Cardosi fino al mare, in corrispondenza di scoglio La Loca. E' alta circa 50 m, e termina lateralmente in corrispondenza di Cala Junco.
La colata di lava di Costa del Capraio
In un breve tratto pianeggiante, affiorano in superficie prodotti piroclastici (una successione di strati di pomici e ceneri, alti ognuno qualche centimetro), ricollegabili alle fasi esplosive del centro di Castello di Salvamento.
Prodotti delle eruzioni esplosive del Castello di Salvamento
Il percorso attraversa poi un pendio con segni di coltivazioni abbandonate. Una fitta rete di terrazzamenti si vede anche sul versante opposto (a destra, mentre si sale), collegata da ripidi sentieri.
Versante opposto a Costa del Capraio
Da Punta Corvo si ha una panoramica sui due lati dell'isola. Verso Sud e Ovest, si vedono Lipari, Salina e nelle giornate limpide anche Filicudi.
Panorama da Punta Cardosi
Verso Est e Nord, la vista si allarga dagli Scogli delle Formiche fino a Stromboli. Da questo punto, il sentiero scende in direzione di S. Pietro.
Panorama verso Stromboli
Lungo la discesa si vedono di fronte gli isolotti di Lisca Nera, Bottaro, Lisca Bianca, Dattilo, Panarelli, Basiluzzo e lo Scoglio Spinazzola.
Dattilo, Panarelli, Bottaro e Lisca Bianca
In località Soldata, si incontrano, tra i muretti a secco e la fitta vegetazione mediterranea, i ruderi di un villaggio utilizzato dagli isolani quando, sconosciuto il turismo, vivevano di agricoltura e pastorizia. Si tratta di casupole e cisterne che, nella loro struttura essenziale, possono sembrare una evoluzione del villaggio preistorico di Punta Milazzese.
Una cisterna a Soldata
Più oltre il sentiero diventa pianeggiante e corre tra mura di grosse pietre fino al pianoro alle spalle di Punta Falcone.
Il sentiero
Il tragitto aggira il torrione lavico di Punta Falcone e scende al paese di S. Pietro.

Punta Falcone


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