ISOLE EOLIE

L'arcipelago visto dal satellite
(la figura appare nel frame a destra cliccando il simbolo)


1 . VULCANOLOGIA: la nascita delle isole

2. LE ISOLE E L'UOMO

L'arcipelago delle Eolie è un sistema vulcanico che si estende per circa 87 km in superficie e che si prolunga con altri vulcani sottomarini per oltre 200 km. Le sette isole che emergono da fondali profondi fino a 1500-2000 m sono la parte visibile di vulcani molto ampi ed elevati.
Carta delle isole e dei rilievi sottomarini nel basso Tirreno
L'isola più orientale è Stromboli, poi, verso Ovest, emerge Panarea, quindi Salina e, allineate verso Sud, Lipari e Vulcano. Seguono, in direzione Ovest, Filicudi e Alicudi. A una ventina di chilometri da Alicudi, il vulcano sottomarino di Monte Eolo ha la cima a 700 metri dalla superficie del mare. Trenta chilometri oltre, il Monte Enarete si trova a 1000 m di profondità e dopo altri 50 km, a circa 1200 m di profondità, vi è il Monte Sisifo.
Il profilo di Stromboli e, in primo piano, gli scogli Basiluzzo e Spinazzola
Fra l'arco delle Isole Eolie e le coste siciliane e calabre il fondo marino ha una profondità media di 1400 m, mentre verso Nord la profondità aumenta, fino a raggiungere, a 30 km dai vulcani, oltre 3000 m.
La presenza di questi vulcani è legata ai processi geologici che molto lentamente agiscono sul globo terrestre.

Prima di 130 milioni di anni fa, tra il continente africano a quello Euro-asiatico vi era un ampio oceano (chiamato dai geologi Tetide). L'oceano si ridimensiò quando la zolla del continente africano cominciò a muoversi verso quella europea.
Schema del movimento relativo tra le zolle tra 130 e 60 milioni di anni fa
Il movimento, innescato dalla fratturazione e dallo spostamento di altre zolle, continuò fino a che, intorno a 60 milioni di anni fa, i margini irregolari dei due continenti si trovarono uno di fronte all'altro.
Possibile posizione delle zolle continentali intorno a 130 e a 60 milioni di anni fa
Nelle successive decine di milioni di anni, ciò che restava dell'oceano Tetide venne ulteriormente compresso tra le due zolle e la crosta del fondo oceanico si incuneò sotto quella continentale contro la quale urtava. Questo processo, che avviene anche attualmente nelle aree del globo interessate dalle stesse spinte compressive tra zolle, è chiamato in geologia subduzione.
Schema del processo di subduzione di una zolla oceanica
La zolla con il continente africano si è mossa verso quella Euro-asiatica fino alla completa subduzione della crosta oceanica della Tetide e i due continenti si sono trovati a contatto, come trascinati uno contro l'altro.

La crosta oceanica è sprofondata sotto quella continentale fino a raggiungere condizioni tali da favorire la fusione delle rocce e la formazione di magma. Nelle zone di subduzione la temperatura non cresce in profondità più che in altre zone del globo, ma l'apporto nel mantello terrestre di fluidi e fasi gassose, contenute nelle rocce che formano la crosta oceanica, determina un abbassamento del punto di fusione di molti minerali.

Alla formazione di magmi in questo contesto geologico e alla loro risalita verso la superficie terrestre è ricollegata la nascita degli archi vulcanici simili a quello delle Eolie.
Le isole di Salina, Lipari e Vulcano
Le eruzioni iniziarono sul fondo del mare e formarono vulcani che crebbero fino ad emergere dall'acqua. Le aree costiere delle isole recano i segni di antichi livelli di spiaggia che si trovano ad altezze diverse da quella attuale.
La superficie pianeggiante, visibile lungo la costa di Panarea, corrisponde a un'antica linea di costa
La variazione del livello marino dipende principalmente dalle condizioni climatiche globali, cioè dall'alternarsi di periodi glaciali ad altri interglaciali. La posizione della linea di costa dipende anche dal substrato roccioso che può subire sollevamenti o abbassamenti.
Schema dello spostamento della linea di costa causato dalle variazioni del livello del mare e del terreno
Nelle fasi glaciali le calotte polari si espandono, assorbendo molta dell'acqua disponibile sulla superficie terrestre. Nelle fasi interglaciali, caratterizzate da una temperatura vicina a quella attuale o più alta, le aree coperte da ghiacci si riducono e il livello dei mari si alza di pari passo.
VEDI ANCHE APPROFONDIMENTO GHIACCIAI E GLACIAZIONI
Il concorso tra i due movimenti, quello del substrato e quello del livello delle acque, può portare alla sommersione di terre emerse (trasgressione marina), oppure può spostare la linea di costa al largo (regressione marina). La variazione del livello marino, prodotta dalla combinazione dei due movimenti, si chiama oscillazione eustatica.  
Il rilievo tra Cala Drauto e Caletta degli Zimmeri, a Panarea, alto circa 30 m, è coperto da uno strato di ciottoli e sabbie di spiaggia
Nel Pleistocene, si sono registrate quattro epoche glaciali denominate, dalla più antica, Donau, Gunz, Mindel, Riss e Wurm. Queste sono state intervallate da periodi interglaciali cui sono ricollegate le fasi di trasgressioni marine chiamate Calabriano, Siciliano, Tirreniano I e Tirreniano II.

Nel corso dell'ultima glaciazione, circa 18.000 anni fa, nel nostro emisfero i ghiacciai si spinsero a Sud fino alla latitudine di 52° N in Europa (cioé fino a tutto il Nord Italia) e fino a 39° N in Nord America (fino a dove ora si trova New York).
Ricostruzione della linea di costa e dell'area di espansione dei ghiacciai in Italia durante l'ultima glaciazione
Negli ultimi 200.000 anni, mentre le isole Eolie cominciavano ad emergere e ad allargarsi, il livello del mare ha avuto diverse oscillazioni. Benchè sia stato più alto di quello attuale di circa 6 m solo nel corso dell'epoca tirreniana, alcune antiche linee di costa (segni di erosione, ciottoli arrotondati, sabbie) si trovano sulle isole anche a decine di metri sopra l'odierno livello marino.
La spiaggia di Calcara a Panarea
I segni delle oscillazioni eustatiche consentono una divisione delle eruzioni tra quelle precedenti le trasgressioni marine di epoca Tirreniana, avvenute mentre il mare era mediamente molto più basso di quello attuale, quelle contemporanee alle trasgressioni marine tirreniane, tra 124.000 e 81.000 anni fa, con mare poco più alto di quello odierno, e quelle successive, con il mare in progressivo abbassamento fino a un picco di -130 m rispetto all'attuale, nel corso dell'ultima glaciazione alpina di circa 18.000 anni fa.
Ciottoli e sabbie di un antico livello di spiaggia
Lo schema cronologico tiene conto di diversi lavori, non sempre in completo accordo.
Segni di erosione marina lungo la costa di Lipari a circa 25 m sopra l'odierno livello del mare
Le eruzioni più antiche cominciarono intorno a 300.000 anni fa nell'area di Filicudi, Panarea, nella zona settentrionale di Lipari e di Strombolicchio. Nella parte centrale dell’arcipelago, la prima isola ad emergere fu Lipari, poi l’attività si propagò verso Nord, in corrispondenza di Salina, e a Sud, nella zona di Vulcano.
Vulcano, Lipari e Salina
L'attività sulle tre isole sarebbe quasi tutta più recente di 200.000 anni. Le prime eruzioni in superficie di Vulcano sono datate in maniera discordante tra 136.000 e 94.000 anni fa, mentre Stromboli cominciò ad emergere dal mare intorno a 100.000 anni fa. Alicudi dovrebbe essere apparsa in superficie circa 90.000 anni fa. 
Ricostruzione delle aree costiere ora sommerse che si trovavano a livello del mare durante l'ultima fase glaciale




2 - LE ISOLE E L'UOMO

Su Capo Milazzese a Panarea si trovano i resti di capanne preistoriche
L'attività vulcanica dell'area mediterranea è stata causa del crollo di intere civiltà. Le stesse eruzioni hanno però preservato testimonianze uniche, proprio grazie alla presenza di insediamenti umani al tempo di eruzioni anche molto remote.
Capo Graziano e l'insenatura che lo collega a Filicudi furono sede di insediamenti preistorici
Le Eolie, pur essendo quasi completamente prive di sorgenti e troppo piccole per la caccia, restarono disabitate solo fino a quando l'uomo non seppe organizzarsi per seminare e allevare bestiame. I primi nuclei di capanne si insediarono sulle isole più ampie negli ultimi secoli del V millennio a.C. (inizio del Neolitico Medio). Villaggi sorsero sulle alture di Lipari, tra Varisana e Quattropani, e a Salina, nell'area pianeggiante alle spalle di Rinella.
Salina
Lipari possedeva, quasi in esclusiva nel Mediterraneo occidentale il più prezioso materiale dell'epoca, l'ossidiana, un vetro vulcanico liscio e tagliente, duro e omogeneo, che nell'età della pietra, insieme alla selce, peraltro presente in quantità minore su Lipari, era insostituibile nella fabbricazione di molti strumenti.
Salina. Monte Fossa della Felci, a destra, e Monte dei Porri
Lipari divenne il centro più importante dal IV millennio a.C. L'insediamento si trovava in cima alla fortezza naturale del Castello, posizione favorevole nei periodi in cui doveva difendersi, ma si espandeva nella piana sottostante in tempi di quiete. Agli inizi del III millennio a.C., il villaggio, tranquillo e ricco grazie al commercio dell'ossidiana, copriva una vasta area ai piedi del rilievo.
L'insediamento del Castello di Lipari
La scoperta del rame, nell'Eneolitico Superiore (seconda metà del III millenio a.C.) segnò l'inevitabile recessione di un sistema economico che si reggeva su un'unica risorsa, ormai diventata non più indispensabile. Ma già alla fine del III millennio, le isole vivevano una nuova fase di sviluppo economico e demografico.
La rocca e il castello di Lipari
Grandi capanne ovali, prime tracce nel Mediterraneo occidentale di un'architettura tipica di antichi popoli greci, occuparono posizioni vicine al mare, pronte a migrare verso zone più elevate alla prima avvisaglia di pericolo. I villaggi sorti lungo le spiagge di Filicudi si spostavano su Capo Graziano e quelli di Lipari tornavano al riparo sulla rocca del Castello (cultura di Capo Graziano).
Capo Graziano di Filicudi
Gli uomini che ridiedero impulso all'economia delle Eolie appartenevano ad un popolo da cui queste isole erediteranno il nome, gli Eoli, giunti fin qui per controllare il commercio dei nuovi materiali strategici, i metalli. Insieme a loro, approdarono tutti i miti e le leggende della stirpe eolica, di cui quella omerica di Ulisse non è che un episodio. Eolo regnava sull'isola che accolse il ramingo eroe e gli offrì l'otre dei venti che dovevano aiutarlo a tornare in patria.
Il pianoro sopra la spiaggia di Calcara, a Panarea, è uno dei siti frequentati dai primi abitanti delle Eolie
I racconti mitologici e la loro infinita serie di varianti, dovute al millenario passa-parola della tradizione orale, convergono spesso con le testimonianze archeologiche. Le tappe delle migrazioni verso occidente del popolo Eolico lasciarono tracce nelle forme degli utensili e negli usi di sepoltura che, insieme ai miti, costituirono una specie di scia che li unì con la madre patria anche per secoli dopo il primo impianto delle colonie. Reperti archeologici e leggende formano così una doppia lettura dell'espansione degli Eoli mentre cercavano di collocarsi nei punti chiave delle nuove rotte commerciali del Mediterraneo.
Il villaggio preistorico di Punta Milazzese, a Panarea
Intorno al 1430 a.C. avvenne un radicale cambiamento. Nuove genti, strettamente imparentate con quelle che vivevano sulle coste siciliane, costruirono i loro ripari in posizioni di difesa, come se temessero incursioni dallo stesso mare da cui erano arrivate. Sul promontorio di Panarea, sul castello di Lipari, a Salina e a Filicudi sorsero villaggi con caratteristiche totalmente nuove e capanne di diversa foggia si sovrapposero alle precedenti (cultura del Milazzese).
Tracce di pavimentazione preistorica sulla spiaggia di Calcara, a Panarea
Intorno alla prima metà del XIII secolo a.C., tutti questi insediamenti subirono una distruzione rapida e violenta, dopo di che, almeno le isole minori, rimasero deserte fino a quando altri popoli, provenienti dalla penisola italiana, furono pronti a prendere il posto dei precedenti. Le leggende narrano che su queste terre arrivò Lìparo, figlio del re Auson, fuggito dall’Italia perchè in lite con i fratelli. Questa fase culturale (Ausonio I) finì rapidamente dopo circa un secolo e mezzo.
Il sito di Capo Milazzese a Panarea
Sul finire dell’Età del Bronzo (circa XI-XII sec. a.C.), con le Eolie entrarono in contatto i Micenei e i popoli della Sardegna. Abitazioni con struttura lignea e forme più complesse si sovrapposero ai ruderi delle precedenti ma, nonostante l'evoluzione delle tipologie, i manufatti dei nuovi arrivati rivelano radici culturali comuni con i loro predecessori.
Sottile strato di selce (sotto la biro) tra le ceneri vulcaniche di Lipari
Tra la fine del X e gli inizi del IX sec. a.C., l'abitato di Lipari veniva spazzato via da un incendio e, per almeno tre secoli, non vi sono altre tracce di insediamenti su tutta l'isola. Un millenario sovrapporsi di uomini e di culture finiva per sempre nello stesso momento in cui, lontano, sulle rive del Tevere e sui colli del Palatino e dell'Esquilino, un altro popolo emergente costruiva i primi agglomerati di capanne che diventeranno la città di Roma.
L'isola di Vulcano
Da qui in poi, le Eolie non ritroveranno più l'importanza economica e sociale dei tempi in cui commerciavano l'ossidiana. Alla metà dell'VIII secolo a.C. iniziava la colonizzazione greca in Sicilia e nell'Italia Meridionale. Lipàra fu una delle ultime colonie della Magna Grecia, forse perchè alla sua fondazione si opposero gli Etruschi che, con Cartaginesi e Siracusani, si contesero a lungo l’importante presidio in mezzo al mare. Nel 252 a.C., alleata ai cartaginesi, Lipari veniva distrutta dai Romani e perdeva sempre più importanza fino a diventare, in età imperiale, luogo di deportazione e di confino.
Blocco di ossidiana
Queste piccole isole per millenni hanno dato rifugio e ricchezza a popoli che hanno segnato importanti pagine di storia. Dalla loro natura vulcanica, spesso trascurata o ignorata, dipendeva, e dipende in buona parte ancora oggi, l'alterna fortuna e lo sviluppo sociale ed economico di tutto l'arcipelago.
Tracce degli insediamenti preistorici nella scarpata della spiaggia di Calcara a Panarea

 

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