FILICUDI

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L'isola di Filicudi da Sud-Est

L'isola di Filicudi è inserita in un sistema vulcanico lungo circa 35 km, che comprende alcuni apparati sommersi insieme ad altri quasi completamente erosi.
La costa occidentale di Filicudi
All'estremità Nord-Est di questo allineamento si trova il vulcano sommerso chiamato Filicudi Nord, mentre, sul lato Nord-occidentale dell'isola, affiorano i resti di un condotto vulcanico (Scoglio La Canna) e, a - 47 m di profondità, si trova il Banco di Filicudi
.
Scoglio La Canna
L'isola ha un'estensione di appena 9,5 km
2 e raggiunge l'altezza di 774 m s.l.m. a Fossa delle Felci, ma è solo la parte emergente di una struttura vulcanica che si sviluppa fino a circa 1000 m di profondità. La sua forma, con almeno sei vulcani ancora distinguibili, rivela la successione di numerose fasi eruttive avvenute da differenti centri negli ultimi 300.000 anni.
Possibile posizione dei centri eruttivi più antichi di Filicudi
Spiagge fossili delle antiche linee di costa segnano, a altezze tra 2 e 6 m sopra il livello attuale del mare, i prodotti delle eruzioni più antiche avvenute in superficie.
Prodotti delle eruzioni del Chiumento
Successivamente, in epoca Tirreniana, i movimenti relativi tra terra e mare hanno lasciato i segni di tre linee di costa, datate circa 124.000, 100.000 e 81.000 anni fa, che si individuano ora tra 5 e 45 metri sopra il livello dell'acqua.
Scoglio Gianfante
Le prime eruzioni furono colate di lava, visibili nel tratto di costa occidentale, di fronte a Scoglio della Fortuna e Scoglio Cuddura. Altre lave, alternate a strati di scorie, si vedono a Nord, nella scarpata di Filo del Banco.
Schema dei centri eruttivi dopo la fase di erosione pre-Tirreniana
Alcuni centri eruttivi furono attivi mentre variava la posizione della linea di costa. Le colate di lava visibili a Casa Ficarisi e a Scoglio Notaro, ad esempio, sono intercalate da depositi di spiaggia.
Lave a fessurazione colonnare in località Case Ficarisi
Dopo una prolungata stasi, durata diverse decine di migliaia di anni, intorno a 220.000 anni fa era attivo il vulcano Fossa delle Felci, un nome ricorrente tra le cime delle Eolie.
Carta dei centri attivi intorno a 220.000 anni fa
L'eruzione di numerose sottili colate di lava precedette un'intensa attività esplosiva, seguita poi da altre colate viscose di modesto volume. Una successione di colate di lava è visibile alla base del fianco Sud-Ovest del vulcano, mentre nelle profonde incisioni del lato Nord e lungo la parete Sud di Riberosse predominano i prodotti delle eruzioni esplosive.
Colate di lava a Punta Perciato
E' probabilmente succcessiva l'attività esplosiva del centro eruttivo del Chiumento. I suoi prodotti sono visibili lungo la costa orientale, a P. dello Zucco Grande e a Fili di Sciacca.
Filicudi Porto
Alle eruzioni avvenute da una bocca laterale del cono, più o meno collocata nella odierna area di Case dello Zucco Grande, sono attribuiti spessi accumuli di scorie.
Lave e prodotti di eruzioni esplosive coperti di detrito del M.te Fossa delle Felci
Tra Chiumento e Fossa delle Felci si formò il centro di Riberosse che ebbe analoga attività, con emissione di lave e scorie. Colate di lave viscose diedero forma ai rilievi del Faraglione e Punta Ariella (o Arinella). Le eruzioni successive, avvenute tra circa 200.000 e 190.000 anni fa, si concentrarono nella parte meridionale dell'isola, dove si formò il cono di M. Guardia.
Carta dell'area di dispersione dei prodotti della seconda fase del Chiumento
Più o meno nello stesso tempo, tornava in attività il Chiumento, con eruzioni dapprima moderatamente esplosive ed effusive e poi con eventi esplosivi. Le colate di lava scesero da Punta Lazzaro verso Sud-Est, mentre i prodotti delle eruzioni esplosive si trovano soprattutto sul versante rivolto all'interno dell’isola, a Riberosse. Molti prodotti di questa fase sono distribuiti sopra una morfologia segnata da intensi processi erosivi.
Colate di lava del Chiumento a Punta dello Zocco Grande
Tra 190 e 170.000 anni fa si formava il duomo di lava di Capo Graziano, una struttura particolarmente ben conservata nonostante la faglia che ne ribassa una parte mostrando la sua struttura interna.
Carta dei centri eruttivi di Capo Graziano e Monte Terrione
Nello stesso arco di tempo, da Monte Terrione erano emesse le spesse colate di lava che si vedono a Filo di Lorani, sezionate in regolari colonne.
Colata di lava a Fili di Lorani
Anche su
Filicudi si trovano prodotti vulcanici provenienti da eruzioni esterne all'isola.
Vallone della Sciara
Questi prodotti (Brown Tuff) sono intercalati a quelli delle eruzioni del Monte Montagnola e a quelli di alcune eruzioni esplosive più recenti di 55.000 anni fa, ora visibili a Case dello Zucco Grande e a Filicudi Porto.
Carta del centro eruttivo La Montagnola e della distribuzione dei Brown Tuff



SULL'ISOLA

Carta dell'Isola
Dalla cima di Capo Graziano, raggiungibile grazie al sentiero che conduce al villaggio preistorico, si può avere un'ampia visione che comprende il Monte Guardia, sopra il quale sorge il paese, l'ampia depressione che incide la struttura del M. Chiumento, con gli accumuli di lava che formano i duomi di M. Terrione, il lato orientale del M. Fossa delle Felci e il duomo delle Montagnole, sui cui versanti risaltano ancora le colate laviche.
Duomo lavico di Monte Montagnola
A Capo Graziano, una trentina di capanne ovali rappresentano l'insediamento di una popolazione che, all'inizio del II sec a.C., si trasferì dalle rive del mare alla posizione meno comoda, ma difendibile, del promontorio. I reperti di questi siti hanno definito e dato il nome alla cultura eoliana di Capo Graziano della prima Età del Bronzo, alla quale si sovrappose la cultura Milazzase (il cui insediamento più noto si trova a Panarea).
Capo Graziano
Con l'Età Milazzese inizia una lenta fase di decadenza di Filicudi, fino a che l'abitato subisce una violenta distruzione, in coincidenza con l'arrivo nelle Eolie della popolazione degli Ausoni, agli inizi del XIII sec. a.C. L'isola resterà poi disabitata per molti secoli, fino all'epoca greca.
Lato Sud-Est dell'isola
Lungo la strada che porta a Filicudi Alto (direzione Porto-Pecorini), in corrispondenza di una piccola cava, si possono vedere le scorie, in prevalenza di colore nero, intercalate dai livelli di cenere delle fasi esplosive più violente, nonchè le sottili colate laviche finali del M. Guardia. La sequenza dei depositi di questo vulcano affiora anche prima dell'abitato e lungo un tratto di strada che scende in direzione del Porto sul versante orientale dell'isola.
Colate di lava del centro eruttivo Chiumento
La depressione di Chiumento, coperta nella zona pianeggiante dalle ceneri dei flussi provenienti dal Benefizio, si osserva dal sagrato di Valdichiesa, un centro che reca ancora nelle case e nel campanile i segni del terremoto del 1978. Le lave delle fasi effusive del Chiumento, intercalate alle scorie degli episodi esplosivi, affiorano nel Vallone La Fossa, sotto il gruppo di case della contrada. Scorie e lave dello stesso vulcano arrivano fino al mare lungo la Valle della Fossa e lungo l'incisione che scende alla spiaggia Brigantini, dove si vedono anche i depositi dei flussi di fango.
Profilo dei rilievi vulcanici di Filicudi
La strada che percorre il fianco di M. Guardia e porta alla parte alta del paese, incide le lave di M. Terrione, sopra le quali è spesso possibile osservare le ceneri da flusso eruttate dal centro del Benefizio. Le lave di M.Terrione sono visibili anche lungo la strada che da Filicudi Alto sale verso Valdichiesa, in direzione di Case dello Zucco Grande, dopo il Vallone La Fossa.
La costa orientale
Lungo la costa, a Sud-Est dello scalo di Pecorini a Mare, le lave del M. Terrione hanno alla base una zona a struttura colonnare, prodotta dalla contrazione della colata al momento del raffreddamento.
Sopra la sequenza di prodotti di queste lunghe fasi eruttive si trova il conglomerato che testimonia un evento di erosione marina registrato su molte isole dell'arcipelago eoliano.
Dopo la fase di erosione marina, l'attività vulcanica riprende da un centro formatosi tra Fossa Felci e Riberosse, chiamato Benefizio, le cui eruzioni sono state di tipo esplosivo.
Fili di Sciacca e Monte Terrione
Lungo la strada che dal porto sale alla parte alta dell'abitato, si vede la successione di prodotti di questo vulcano, formata da sottili livelli di ceneri e pomici che si alternano in un deposito di grosso spessore.


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