PONZA e PALMAROLA

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Nel 1786, Hamilton riconobbe in Ponza lo scheletro di un antico sistema vulcanico. L'area dove si trova l'isola fu la prima di tutto l’arcipelago ad essere interessata, intorno a quattro milioni e mezzo di anni fa, dalle eruzioni vulcaniche.

Allora non vi era ne' questa ne' le altre isole, ma un mare con fondali poco profondi nel quale iniziarono le eruzioni. I rivoli di lava incandescente, emessi sotto il pelo dell’acqua, erano esposti a un rapido raffreddamento e si ricoprivano di una crosta vetrosa che, spinta dalla lava ancora fluida, si frammentava in scaglie.

Quando gli accumuli di schegge vetrose (che sono chiamati ialoclastiti) diventavano instabili, scivolavano lateralmente e costruivano una struttura intorno al materiale fuso, isolandolo e rallentandone il raffreddamento.

Il magma continuava così a fluire dal profondo e ad espandersi sotto e tra il cumulo di ialoclastiti.

I bubboni di magma che risalivano in superficie e che si insinuavano tra il materiale ormai solido, solidificando a sua volta e spesso franando insieme a questo, si vedono lungo le coste di Ponza, dove l'azione erosiva ha sezionato i vari centri vulcanici.

Le alte falesie dell'isola di colore bianco o giallastro (per effetto dei processi di alterazione chimica) sono formate dalla massa di frammenti vetrosi, al cui interno sono inglobati pezzi scuri di lava.

Le lave emesse sott'acqua formarono la base centrale dell'isola e, benché in parte erose e rimaneggiate durante e subito dopo le eruzioni, si accumularono tra il bacino di Cala Feola a Nord e l'area di Monte Guardia, che ancora non c’era, a Sud.

L'attività vulcanica deve aver concorso, insieme ad altri fattori di portata più ampia, quali i cicli climatici, a provocare le variazioni del livello del mare che lasciarono il segno sui prodotti vulcanici.

Quando i vulcani cominciarono ad emergere dal mare, completando l’embrione dell’isola, le eruzioni divennero di tipo esplosivo e l'attività si concentrò nella zona dell'attuale Monte Guardia.

E' probabile che sia seguito un periodo di quiete, testimoniato dall'intensa erosione subita dai prodotti delle eruzioni esplosive, coperti anche da depositi di spiaggia nell'area tra Monte Guardia e Chiaia di Luna.

Le eruzioni esplosive ripresero nell'area di Monte Guardia, ormai completamente sopra il livello del mare.

Ai processi di alterazione chimica dei prodotti di questa fase eruttiva si deve la formazione del deposito di bentonite all'interno di un piccolo bacino, semi isolato dal mare, nei pressi dell'attuale località La Piana, già ricordato in lavori geologici fin dal 1840. La bentonite venne scavata per molti anni dopo il 1935 nei pressi della penisola di Punta Papa, dove ancora restano i segni delle gallerie.

Le ultime eruzioni, datate intorno a 900.000 anni fa, furono colate di lave viscose che si accumularono intorno al punto di emissione e formarono il rilievo di Monte Guardia.

Una breve e spessa colata di lava, scorrendo a fatica e fratturandosi in giunti colonnari, curvati verso l’alto dal lento movimento, formò Punta della Guardia.

PALMAROLA


L'isola di Palmarola presenta le stesse caratteristiche di Ponza, con ammassi di vetro vulcanico, alternati a colate di lava viscosa, evidenti soprattutto nel rilievo di Monte Tramontana.

A Palmarola, si trovano anche le argille che coprivano l’antico fondo marino, talvolta sollevate e inglobate nei prodotti vulcanici.

Famosa fin dalla preistoria grazie alla presenza dell’ossidiana, una lava nera e compatta che fornì all'uomo i primi strumenti taglienti, Palmarola rappresenta con Ponza un esempio unico di vulcano sottomarino sezionato dall'erosione e soggetto alle variazioni del livello marino.


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