I PRODOTTI VULCANICI CHE SEPPELLIRONO ERCOLANO

Nel corso delle eruzioni esplosive il magma viene espulso dal cratere in piccoli frammenti, insieme a grandi quantità di gas. Questo può alzarsi verticalmente, formando una colonna eruttiva sostenuta, oppure può collassare lungo i fianchi del vulcano. Le particelle solide e il gas, che scorrono rasentando il terreno, si chiamano flussi piroclastici (se il volume del materiale solido è più abbondante di quello del gas) o surge (se prevale il volume di gas).

I surge possono originarsi direttamente dal cratere (base surge), oppure essere parte di un flusso piroclastico.

Mentre scorre, la parte a contatto con il terreno di un flusso piroclastico può arricchirsi di vapore acqueo e formare alla base una zona dove il gas è più abbondante (ground surge).

Un flusso piroclastico incorpora aria dall'esterno e perde progressivamente materiale solido che cade verso il basso. In questo modo, si forma nella parte alta del flusso una porzione dove il gas è più abbondante (ash cloud surge).

Il materiale abbandonato sul terreno da flussi piroclastici e surge ha caratteristiche diverse che rispecchiano la differente concentrazione di solidi. Un flusso piroclastico denso può trasportare materiale grossolano e avere un impatto devastante sugli ostacoli che incontra, pur tendendo a scorrere incanalato nelle depressioni senza riuscire a superare bordi di vallate o rilievi anche modesti. Il deposito è in genere alto metri o decine di metri.

Un surge non riesce a trasportare l'eventuale materiale grossolano e il suo deposito, spesso a struttura ondulata, è costituito prevalentemente da cenere. Essendo formato da abbondante gas, un surge può avere un minore impatto sulle strutture, ma è in grado di superare ostacoli anche di una certa altezza. I depositi sono in genere alti qualche centimetro o metri, a seconda del tipo di surge.

Nei prodotti vulcanici che seppellirono Ercolano si riconoscono i depositi di diversi flussi piroclastici, formati da cenere inglobante pomici e pezzi di roccia di varie dimensioni, e di altrettanti surge, costituiti prevalentemente da cenere.

La ricostruzione è stata fatta da H. Sigurdsson e altri vulcanologi nel 1985, analizzando i prodotti che venivano rimossi dalla spiaggia di Ercolano.


Nella notte tra il 24 e il 25 agosto del 79 d.C., l'inizio del collasso della colonna eruttiva sostenuta formò il primo surge che raggiunse in pochi minuti Ercolano, scivolando sopra la città senza provocare grandi danni alle strutture, ma rendendo subito irrespirabile l'aria. Il deposito che corrisponde a questo surge, da 20 a 40 cm di cenere, si trova sopra la sabbia della spiaggia. Le oltre 300 persone uccise nei portici o nelle vicinanze del mare, giacciono all'interno di questo strato di cenere.

Subito dopo, la colonna eruttiva collassò completamente e formò un flusso piroclastico che si incanalò prevalentemente nella valletta che delimitava a Sud Ercolano, risparmiando gran parte della città. Il flusso sfociò sulla spiaggia, si gonfiò a contatto con l'acqua e rifluì in parte all'indietro, invadendo gli androni aperti verso il mare.

Prodotti vulcanici e posizione dei corpi trovati nei fornici

Il deposito di questo flusso piroclastico contiene pezzi di legni carbonizzati e pochi frammenti di tegole o altri materiali edilizi, avendo incontrato sul suo percorso solo l'edificio della palestra. Lo spessore è inferiore al metro e mezzo, si assottiglia fino a scomparire verso il centro della spiaggia, per riapparire sull'altro lato. I legni erano in parte quelli dei pontili che dovevano essere necessari per l'attracco delle barche, dal momento che il mare era molto basso per un tratto verso la spiaggia. Il flusso avanzò nel mare per circa 40 m, lasciando davanti al porticato una zona fangosa ampia circa 10 metri.

L'area della palestra, ancora coperta dai prodotti dell'eruzione. Al centro, la fontana a forma di serpente che si trovava nella piscina

Il secondo surge sceso dal Vesuvio passò sopra tutta la città, scoperchiando i tetti, abbattendo le colonne e bruciando le parti lignee delle case. Giunto sulla spiaggia, perse velocità e abbandonò gran parte del materiale che trasportava, formando il terzo strato del deposito. Tra i prodotti di questo surge vi è il più alto contenuto di materiale edilizio, mattoni, tegole, stucchi, pezzi di colonne e di muri, abbattuti dalla violenta onda d'urto. Lo spessore del deposito è circa un metro e mezzo e diminuisce fino a 10 cm nei pressi delle Terme suburbane, nel punto in cui era sfociato il primo flusso piroclastico.

Gli stipiti bruciati di una porta di Ercolano, riempita dai prodotti vulcanici.

Sopra il surge, arrivò un altro flusso piroclastico (quarto strato del deposito) che si divise, alle spalle della città, in due lobi. Questi confluirono sulla spiaggia e riempirono i portici, dove giacevano i fuggiaschi di Ercolano, ormai già colpiti a morte, seppellendoli con oltre 5 metri di pomici e ceneri. La densa massa di prodotti ad alta temperatura fece evaporare l'acqua che rimaneva nella melma davanti ai portici. Il vapore salì tra i prodotti vulcanici causando piccole esplosioni sulla superficie e lasciando il segno del suo passaggio in numerosi allineamenti verticali di granuli troppo pesanti per essere trascinati in alto (strutture di degassazione).

Tronco carbonizzato trascinato dai flussi all'interno di un edificio di Ercolano

Sopra questo flusso piroclastico, si depositarono 10 cm di ceneri abbandonate da un surge (quinto strato del deposito), immediatamente seguito da un'altra poderosa e densa ondata che, sopraggiungendo dall'area Nord della città, lasciò circa 10 metri di ceneri inglobanti pomici e un'abbondante quantità di pezzi di lava e di rocce carbonatiche.

Le esplosioni, probabilmente innescate da collassi profondi, indicati dall'aumento di contenuto in frammenti di rocce nel deposito, continuarono a riversare ondate di materiale vulcanico e gas, con temperature intorno ai 400°C, sopra una città ormai scomparsa.

La successione dei prodotti vulcanici ai margini degli scavi di Ercolano

Un successivo deposito da surge ha spessore variabile da 15 a 60 cm, seguito da quello di un quarto flusso piroclastico (ottavo strato), contenente numerose pomici, dello spessore di due-tre metri. Sopra questo, un altro deposito da surge ha spessore variabile da 10 a 120 cm.

Un quinto flusso lasciò 2-3 m di pomici, sulle quali arrivarono circa 8 cm di ceneri con numerosi piccoli frammenti di rocce, dell'associato surge. L'eruzione terminò con un flusso piroclastico il cui deposito, alto circa un metro, si restringe fino a sparire verso Sud e con un surge che formò il deposito di 60 cm di ceneri scure, con strutture ondulate.