NOTE STORICHE SULLE SORGENTI TERMALI E SUI BAGNI D'ISCHIA


Mappa di Ischia di Abraham Ortelius, 1590

I coloni greci, nell'VIII sec. a.C., conoscevano le sorgenti termali di Ischia e attribuivano alle acque calde e ai vapori che sgorgavano dal suolo il potere di sanare piaghe e ferite. Strabone, storico e geografo greco, citò Ischia e le virtù delle sue acque, particolarmente attive nella rimozione dei calcoli: Thermae insulae Aenariae credunt calculo laborantibus remedium esse (Geograph. Lib. V).

I Romani fecero grande uso di terme e, intorno alle sorgenti, costruirono impianti pubblici e ville residenziali. A tutela delle acque di Casamicciola posero Apollo, Lacco era protetto da Ercole, Buonopane dalle ninfe di Nitrodi e Venere vegliava sulle sorgenti di Citara.

Il declino di Roma, insieme alle eruzioni vulcaniche, segnarono l'abbandono delle terme di Ischia fino a tutto il Medioevo. Mentre nei Campi Flegrei le proprietà terapeutiche e la frequentazione di numerose sorgenti erano descitte già nella metà del 1200 da Pietro Anzolino da Eboli, la medicina inserirà i bagni termali di Ischia fra i rimedi utili per quasi ogni tipo di malattia solo verso nel 1500.


Sorgenti di acque termali nella baia di Sorgeto

Nel 1519 Giovanni Elisio pubblicò Succincta instauratio de balneis totius Campaniae con una appendice riguardante Li bagne anexi de la insula de hiscla dicta enaria, citandovi i bagni di Castiglione, della Scrofa o della Spelonca, di Gurgitello e il sudatorio del Cotto. Diversi altri autori cinquecenteschi citarono le sorgenti di Ischia. Tra questi, Giovanni Villani (1522), Reiner Solenander (1558), Giovan Francesco Lombardo (1559), Gabriello Falloppio (1564) e Andrea Baccio (1571).

La vera rinascita delle terme di Ischia si deve a un medico calabrese, Giulio Iasolino, che nella sua opera De Rimedi Naturali che sono nell'Isola di Pithecusa; hoggi detta Ischia (1588), censì le sorgenti dell'isola e ne descrisse i prodigiosi effetti. L'opera di Iasolino si colloca dopo l'eruzione del 1538 dei Campi Flegrei che, cancellando numerose sorgenti, comprese quelle di Tripergole, poste proprio dove si aprirono le bocche eruttive e sorse Monte Nuovo, fu una delle cause che riportarono in auge i salutari rimedi delle terme di Ischia.

All'inizio del 1600, le proprietà attribuite alle acque in un'epoca in cui i medicamenti erano pochi e non sempre efficaci, suggerì la costruzione, nel comune di Casamicciola, del Pio Monte della Misericordia, stabilimento termale più grande d'Europa, per consentire l'accesso alle cure, che erano costose, anche ai meno ricchi. L'edificio, situato a Piazza Bagni, fu distrutto dai terremoti del 1881 e 1883 e venne poi sostituito dal nuovo Pio Monte, ora in disuso sul lungomare.


Il Pio Monte della Misericordia in una foto del 1932

Nel 1726, Camillo Eucherio de Quintiis, grato all'isola, e alla fonte del Gurgitello in particolare, per averlo guarito dai dolori alle mani, descrisse in un poema di oltre ottomila versi in lingua latina (Inarime seu de balneis Pithecusarum) i luoghi, le qualità miracolose di ogni sorgente, delle stufe e delle arene, i modi di trarne giovamento.


Sul lungomare di Casamicciola risalta l'ampio edificio in rovina del Pio Monte della Misericordia

Nel 1757 un medico locale, Gian Andrea D'Aloisio, pubblicò un volume di 500 pagine, con la descizione delle sorgenti e delle proprietà curative di ogni fonte (L'infermo istruito nel vero salutevole uso dei rimedi minerali dell'isola d'Ischia).

La fonte di Olmitello, situata in un vallone alle spalle dei Maronti, era ritenuta capace di arrotondare i calcoli (le pietre) e di farli espellere (come indica l'origine del suo nome dal greco pietra rotonda faccio). La sorgente, già descritta in un diario (Il bagno d'Olmitello si trova nella parte meridionale dell'isola in uno strapiombo tra le rocce che si apre sulla spiaggia. È una sorgente, forse due, senza costruzioni, Berkeley, 1717) fu resa accessibile dal conte Giorgio Corafà, viceré di Palermo e generale del regno borbonico delle Due Sicilie. Giunto a Ischia per la pratica delle cure termali, Corafà acquistò una casa a Testaccio e vi rimase fino alla morte, avvenuta all'età di 83 anni, nel 1775. Fece anche costruire una stradina, che prese il suo nome, che scendeva dal casale di Testaccio al lido dei Maronti. La strada era fiancheggiata da gelsi e interrotta nei punti più ripidi da gradini, come riportato in alcune lapidi che ancora si vedono a Testaccio. In una lettera del 1773 Corafà scrisse: ...avendo io sottoscritto fatto scavare e fabbricare a tutte mie spese due fonti della saluberrima acqua detta di Olmitello, che erasi già perduta e sepolta nel profondo seno della terra; et un altro simile fonte dell'acqua egualmente benefica della Cava Oscura, e cioé a publico uso.


Il Pio Monte della Misericordia di Casamicciola

Nel 1775, Nicola Andria, dottore in medicina e professore nella reale Università di Napoli, descrisse nel suo Trattato delle acque minerali in generale e in particolare delle acque di Ischia, dei Pisciarielli, di Riardo le stufe di San Lorenzo a Lacco Ameno, del Castiglione e de' Cacciotti a Casamicciola, le acque termali di Citara e di Testaccio e quelle minerali di Gurgitello. Parlando delle fonti dell'Olmitello, disse Dalla parte meridionale dell'Isola d'Ischia è situata la sorgente dell'acqua di Olmitello. Per condursi in questo luogo dal Lacco o da Casamicciola è necessario passare per Testaccio, donde per una via comoda, benché un po' erta in alcuni luoghi, si scende alla marina. (...) Questo sito essendo molto solitario à un certo non so che di orrido e di triste; molto servendo anche a renderlo tale l'aspetto squallido del terreno, e i luoghi erti e precipitosi dai quali è circondato (...). La fonte fu sepolta da una frana dopo il 1775, ma la gente del luogo, che faceva commercio dell'acqua, la recuperò con un pozzo. La sorgente, data in concessione negli anni '50 dal comune di Barano alla società CIVAM che vi estraeva sali, fu abbandonata dopo questo utilizzo.

Monte Tabor in una fotografia del 1935

Nel 1801, il fisico Francesco De Siano di Lacco Ameno elencò in un opuscolo dedicato alla storia di Ischia le acque e le fumarole dell'isola.

Nel 1831, E. Chevalley de Rivaz, medico presso la Legazione di Francia a Napoli, pubblicò Déscription des eaux minéro-thermales et des étuves de l’Ile d’Ischia. Stabilitosi sull'isola, vi costruì la Casa di salute, fece eseguire lavori di miglioramento in alcuni bagni e risanare la sorgente dell'acqua della Colata. Nel 1830 ottenne la residenza a Casamicciola e si prodigò nei soccorsi nel corso dell'epidemia di colera del 1832.

Una Commissione dell'Accademia Reale delle Scienze di Napoli eseguì negli anni 1828 e 29 ripetute analisi sulle acque minerali di Ischia, sulle loro variazioni nel corso dell'anno e sulle possibili applicazioni mediche.

Il medico condotto di Lacco Ameno, Venanzio Marone, scrisse nel 1847 Memoria contenente un breve ragguaglio dell’isola d’Ischia e delle acque minerali, arene termali e stufe vaporose, che vi scaturiscono colle loro proprietà fisiche, chimiche e medicinali, da servire a coloro che ne debbono far uso. Il trattato riporta a Casamicciola la presenza delle fonti di Castiglione, Gurgitello, Cappone, Occhio o Bagno Fresco, Ferrata, Colata, Tamburro, Sinagalla e Rita-Stufe di Cacciutto.

Le grotte e le vasche di Cava Scura, posta nell'entroterra dei Maronti, furono scavate nel tufo, probabilmente in epoca romana, e erano raggiunte dallo stesso sentiero che portava all'Olmitello, tracciato nel 1771 dal conte Corafà. Nel 1850, Lorenzo Fiore intestò la fonte di Cava Scura alla Congrega dell'Immacolata Concezione di Serrara a scopo di beneficenza e culto. La Fondazione Fiore, nata nel 1856, ebbe l'attenzione del re Ferdinando II, che era solito villeggiare nel Palazzo Reale d'Ischia.


Gli odierni edifici con impianti termali sul pendio tra Serrara e i Maronti

Guglielmo Jervis, in una guida alle acque minerali d'Italia del 1876, definì le copiose sorgenti che si trovavano a Casamicciola, allora un piccolo villaggio ai piedi del monte San Nicola, e nelle vicinanze, come le più potenti ed efficaci d’Italia. Parlò anche delle strutture ricettive sorte intorno alle sorgenti, come il Pio Monte della Misericordia e le numerose ville mobigliate, vari buoni stabilimenti di bagni per uso degli infermi, appartamenti in affitto e locande.

Andrea Giuochi pubblicò, nel 1884, il libro Ischia dalla sua origine ai nostri giorni in cui è descritto particolarmente il terremoto avvenuto l'anno precedente, ma dedica anche un capitolo alle sorgenti termali e minerali dell'isola.

Vincenzo Morgera scrisse nel 1890 il volume Le terme d’Ischia prima e dopo gli ultimi terremoti distruttori. Studi e osservazioni.

Tra i volumi più recenti, vi è quello di Norman Douglas, Isole d’estate, del 1988. Rifacendosi a Iasolino, ricorda tutti i mali curabili a Ischia: Vi cadono le ciglia? Provate il Bagno di Piaggia Romana. Siete insoddisfatti della carnagione? Il Bagno di Santa Maria del Popolo vi darà una sistemata. Siete sordi? Il Bagno di Ulmitello. Ciechi? Bagno delle Caionche. Calcoli al fegato? Dolori ai reni? Bagno di Fontana. Prurito al naso? Sudatorio del Castiglione. Mal di denti, impetingie? Bagno del Succellaro.

Dal 1600 in poi gli stabilimenti termali divennero sempre più numerosi e frequentati. Nell'800, personaggi come Giuseppe Garibaldi, che arrivò sull'isola dopo la battaglia di Aspromonte, Camillo Benso di Cavour, Arturo Toscanini e molti altri soggiornarono a Ischia e frequentarono le terme.


Il maestro Toscanini ospite dell'isola

Ai giorni nostri il massiccio flusso turistico, che proprio grazie alle sorgenti termali gode di una lunga stagione, ha cambiato il volto di Ischia. Alle cure per il benessere del corpo, si sono aggiunte quelle della buona cucina, della perenne abbronzatura e del divertimento. Non sarebbe un'evoluzione negativa, se si fosse contenuta l'espansione degli edifici su un'isola che, insieme ai pregi della sua natura vulcanica, offre versanti fragili e spazi limitati.


Panorama verso Monte Cotto da uno stabilimento termale