FONTI STORICHE E VICENDE INTORNO AL PORTO D'ISCHIA

Plinio (N. H., II, 203)
Così, raccontano, si formarono anche le Pitecuse nel golfo di Campania, e ben presto, lì sopra, il monte Epopo, dopo un'improvvisa eruzione di fiamme, fu livellato alla piatta distesa dei campi. Nella medesima isola, una città fu inghiottita nel profondo, e per un altro sommovimento spuntò uno stagno, e per un terzo, dopo un crollo di montagne, si costituì l’isola di Procida.
Sic et Pithecusas in Campano sinu ferunt ortas, mox in his montem Epopon, cum repente flamma ex eo emicuisset, campestri aequatum planitiei. In eadem et oppidum haustum profundo, alioque motu terrae stagnum emersisse, et alio provolutis montibus insulam extitisse Prochytam.
Marco Aurelio (121 - 180) scrisse nel 140 al maestro Cornelio Frontone
All'interno dell'isola Aenaria c'è un lago. In quel lago c'è un'altra isola e anche quella è abitata.
Nel Medioevo sulla collina di San Pietro c'era una badia di Basiliani e sul versante opposto, nel 1300 la famiglia Di Manso costruì la chiesetta di Sant'Alessandro, utilizzando nell'edificio numerosi frammenti di un pavimento romano.
Due sorgenti termali sgorgavano sulle rive del lago. Le riporta un manoscritto medioevale, Balneum de lacu, di Johannes medicus Gregorii medici filius (forse era Giovanni da Casamicciola, medico personale di Carlo I di Angiò).
Le due sorgenti, Fornello e Fontana, sono citate nei primi decenni del '500 da Giovanni Elisio nell'appendice Li bagne anexi de la insula de hiscla dicta enaria e, nel 1588, da Giulio Jasolino (De' Rimedi naturali). Nella pianta inserita nel libro, sull'isolotto di lava citato da Marco Aurelio, c'era una chiesetta dedicata a San Nicola.
L'acqua marina, mista a quella termale, le fumarole e le alghe gettate nel bacino dalle mareggiate, creavano zone stagnanti e puzzolenti intorno alle sponde del lago. Per consentire il ricambio dell'acqua, nel 1670 si aprì una piccola comunicazione col mare, chiusa da un graticcio.
Francesco Buonocore, originario dell'isola e medico personale a Madrid del futuro Carlo III, seguì il re quando, nel 1734, questi prese la corona del regno di Napoli. Il Buonocore costruì a Ischia, sui terreni di proprietà della famiglia, un palazzo che dominava il lago e chiuse le vicine fonti termali con due piccoli edifici che metteva a disposizione per la cura di amici e ospiti. Acquistò poi i terreni della famiglia Polverini (la collina di San Pietro, gran parte delle terre in regione Campitelli e ai piedi del Montagnone), fino a possedere quasi tutto il contorno del lago. Rimase alla famiglia Di Manso solo la collina di Sant'Alessandro.
Nel 1768, la proprietà passò al nipote Crescenzo che ospitò Ferdinando IV quando, nel 1783, fece la sua prima visita a Ischia. Il re partecipò alle battute di caccia e alla pesca nel lago organizzate in suo onore dal Comune. La visità si ripetè in gran pompa l'anno successivo. L'entusiasmo del re fu tale che, dopo poco tempo, palazzo Buonocore divenne di sua proprietà e il lago riserva di pesca reale.
Ischia rimase meta di vacanze anche per i successori di Ferdinando, Francesco I, che ingrandì il palazzo e i giardini e Ferdinando II che costruì La Villa dei Bagni, numerose strade e trasformò il lago in porto. I lavori per tagliare la stretta lingua di terra iniziarono il 21 luglio 1853 e il 31 luglio dell'anno successivo il vapore reale Delfino entrava nel Porto d'Ischia. L'inaugurazione ufficiale fu posticipata al 17 settembre, in coincidenza con la posa della prima pietra della chiesa di Porto Salvo. Fecero il loro ingresso nel porto 200 imbarcazioni, tra vapori, velieri e barche, accompagnate da musiche e salve di cannoni. Era l'anno del colera e la famiglia reale con la corte, per sfuggire al contagio, era sull'isola da mesi.
Il Comune d'Ischia perdeva la pesca nel lago e gli 850 ducati che ricavava ogni anno dalla tonnara che si trovava proprio sulla nuova entrata del porto. Ma preparava la strada a traghetti, barche in resina e turisti.