ESCURSIONE VULCANOLOGICA ALL'ISOLA D'ISCHIA

I punti di sosta proposti in questo itinerario sono raggiungibili dalla strada statale che gira intorno all'isola. Si è cercato di indicare solo qualche località esemplare, relativamente facile da raggiungere. Molte altre meritano una segnalazione e l'escursione verrà in futuro completata con più itinerari. Il percorso può essere fatto nell'arco di una giornata sia con mezzi privati che pubblici. La deviazione a piedi che può creare qualche difficoltà è la discesa lungo la Scarrupata di Barano, un sentiero ripido che diventa faticoso al ritorno, specie nelle giornate calde. Anche se qui non è indicata, si consiglia la salita al Monte Epomeo, possibile da più vie indicate sul posto, con variabili difficoltà.

1 - Porto d'Ischia
(tutte le immagini satellittari sono ricavate da Google Earth)
Il porto d'Ischia è un cratere rotondo, del diametro di circa 400 m, formatosi intorno al III secolo a.C. Il cratere racchiudeva un lago (Lago del Bagno) fino al 1853-54, quando venne tagliato l'istmo che lo separava dal mare.

L'attività di questo vulcano è stata di tipo effusivo, con fasi debolmente esplosive. Gli accumuli di scorie e le lave formarono le due colline, S. Pietro e S. Alessandro, che circondano l'insenatura del porto. Sulla collina di S. Pietro sono stati trovati, sotto i depositi vulcanici, resti di vasellame e tegole di un tempio del VI e V secolo a.C. che testimoniano l'esistenza di un antico insediamento greco distrutto dall'eruzione del Porto.
note storiche sul porto

Dal Porto d'Ischia ci si immette sulla strada statale in direzione di Casamicciola. Si procede per circa 700 metri fino all'altezza di S. Alessandro, dove si posteggia l'auto e si scende a piedi verso la spiaggia degli Inglesi, seguendo la stradina indicata dalla segnaletica. Sulla spiaggia si vedono i prodotti dell'eruzione del porto d'Ischia e, superando la scogliera che chiude l'arenile, si giunge alla spiaggia Cafiero.
2 - Spiaggia Cafiero

Nella falesia alle spalle della spiaggia, l'erosione marina ha sezionato un condotto di risalita del magma e la colata di lava che si è originata in corrispondenza dello sbocco in superficie. La colata ha uno spessore di 3.5 m. La parte centrale massiva, derivante dalla solidificazione della lava incandescente, è compresa tra due strati di scorie che corrispondono al detrito basale e a quello che formava la crosta fratturata sul dorso della colata.
Nella falesia di Cafiero si trovano anche strati di origine sedimentaria che contengono fossili di gasteropodi, bivalvi, lamellibranchi e altri organismi marini. Gli strati sedimentari sono di colore verdognolo e sono composti prevalentemente da ceneri rimaneggiate. Nella parte alta della falesia, in un livello di spiaggia fossile, sono stati rinvenuti ciottoli e reperti di Età del Bronzo, segni di un insediamento preistorico probabilmente distrutto da un'eruzione.

Si ritorna sulla statale e si prosegue in direzione di Casamicciola. Circa 100 metri oltre lo stabilimento termale del Castiglione, sulla sinistra della strada, si apre una stradina secondaria che conduce al campo sportivo di Casamicciola.
3 - Campo sportivo di Casamicciola

Dal piazzale antistante il campo, a monte si vede il cono del Rotaro dal quale uscì, intorno al III secolo d.C., una colata di lava, ora coperta di pini. La colata è lunga circa 650 metri e termina a mare formando Punta la Scrofa.

Monte Rotaro fa parte di un allineamento di strutture vulcaniche cresciute in successione da Sud verso Nord. Il centro eruttivo più antico è Bosco della Maddalena (I sec. a.C.), un cono regolare con diametro di 800 m e altezza di circa 200 m, con all'interno il cratere di Fondo d'Oglio. Il versante Nord di questo vulcano è stato poi distrutto dall'emissione di lava viscosa che ha formato la struttura a cupola di Monte Rotaro (II sec. d.C.), alta 175 m e con un diametro di 500-600 m. Dalla base di Monte Rotaro, verso Nord, uscì la colata di lava che ha formato Punta della Scrofa, e poi altre, alte circa 30 m, visibili nei pressi del cimitero di Casamicciola.

Si torna sulla statale e si prosegue verso Lacco Ameno. Da qui si vede la costa opposta dei Campi Flegrei, da Monte di Procida verso il Circeo, con l'isolotto di San Martino e la rocca di Cuma in evidenza.
4 - A Lacco Ameno si trova il caratteristico scoglio detto il Fungo.

Si tratta di un blocco di roccia probabilmente caduto dal Monte Epomeo, come molti altri che punteggiano il versante e la base del rilievo fino al mare. La sua forma è il risultato dell'erosione delle onde marine.

Si riprende l'auto e si procede verso il centro di Lacco Ameno, dove si posteggia nella piazza antistante la chiesa di S. Restituta. Sotto la Chiesa si trova il Museo Archeologico.
5 - Chiesa e Museo Archeologico

La chiesa di S. Restituta, ricostruita dopo il terremoto del 1883, contiene l'altare maggiore di marmo policromo proveniente dalla chiesa del Rosario, scomparsa a seguito dello stesso terremoto.
Sotto la Chiesa si trova il Museo Archeologico, allestito negli anni '50 in seguito alla scoperta di un agglomerato sotterraneo che comprendeva fornaci, sepolcri ad anfora e tombe a tetto.
I reperti archeologici provengono dagli scavi del sito sotto S. Restituta e da altri scavi, tra cui quelli del vicino Monte Vico, dove fu trovato un insediamento abitato fin dal XV secolo a.C. Agli inizi dell'VIII secolo a.C. l'abitato divenne un importante scalo calcidiese cui venne dato il nome di Pithekoussa (isola delle scimmie), attribuito poi all'intera isola. Le ricche necropoli greche della Valle di San Montano e una parte dell'insediamento sull'acropoli, detto Mazzola, sono state studiate per decenni dall'archeologo Giorgio Buchner e da Don Pietro Monti.
Sul litorale antistante la chiesa si trovano le sorgenti termali denominate Isabella, Romana e Greca. La portata complessiva di queste sorgenti è di 74 m3 al giorno e la temperatura dell'acqua è compresa tra 50 e 70° C. La sorgente Greca è particolarmente radioattiva.


Si procede in direzione di Forio fino alla deviazione per Punta Caruso. In questo tratto di strada si può osservare un duomo lavico e la colata di Zaro. Circa 1 km dopo la deviazione si giunge a Punta Caruso. La strada non è in buone condizione, ma con cautela è percorribile in auto.
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- Punta Caruso

Nella parte Nord-occidentale di Ischia è situato il centro vulcanico di Zaro che rappresenta uno dei pochi casi di attività preistorica e storica avvenuta vicino alla depressione del graben d'Ischia. L'emissione di lava fu precededuta da fasi esplosive, alle quali corrisponde lo strato di pomici visibile sul lato sinistro (guardando il mare) della spiaggia di S. Montano.

La colata di Zaro, datata intorno a 10.000 anni fa, è formata da lava viscosa che contiene grossi cristalli chiari di sanidino, un minerale di potassio e alluminio. La colata ha uno spessore di circa 100 m, è lunga circa 1500 m e larga 800-1000 m. Forma tutto lo sperone dell'isola che va da Punta Cornacchia a Punta Caruso, per una superficie di circa 1,2 km2.

Nel corso della stessa fase eruttiva si sono formati anche i duomi lavici di Monte Marecocco e Caccaviello.Tra i duomi e la colata di lava vi è una depressione, interpretata come la frattura lungo la quale è stata emessa la lava.

Si ritorna sulla strada statale e si procede in direzione di Forio. In questo tratto il Monte Epomeo appare in tutto il suo sviluppo verticale. Forio è il comune ischitano interessato dalla più intensa attività idrotermale. In località Citara si trovano le Terme Poseidon e a Sant'Angelo quelle di Afrodite. Numerose fumarole sono presenti in località Cuotto. Da Forio si procede lungo la strada statale fino a Panza, dove una stradina comunale, segnalata, permette di raggiungere la baia di Sorgeto.
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- Baia di Sorgeto

La Baia di Sorgeto è in fondo a una piccola insenatura che separa Capo Negro da Punta Chiarito. In questa località vi sono fumarole e sorgenti di acqua calda che si mescolano con l'acqua marina.

Dallo spoglio promontorio di Punta Chiarito provengono reperti del VI sec. a.C., conservati quasi tutti in una sala del Museo Archeologico di Napoli.

Il sito venne casualmente individuato nel 1988 nel corso di un sopralluogo per la verifica della stabilità dell'area dopo un nubifragio. Su tutta l'isola, ma in particolare su questo versante, le piogge hanno formato profondo valloni, incidendo e trascinando a valle grandi quantità di materiali vulcanici incoerenti.

Anche tra la fine del VII e l'inizio del VI sec. a.C. avvenne qualcosa di simile e un fiume di fango coprì con oltre tre metri di materiale un insediamento ancora perfettamente attivo. Questo era sorto nello stesso luogo dove un'eruzione vulcanica aveva sepolto un villaggio più antico, datato alla fine dell'VIII sec. a. C. La sovrapposizione degli eventi naturali con quelli umani e la particolarità dei reperti trovati a Punta Chiarito rappresenta una pagina di storia che meriterebbe maggiore rilievo.

I prodotti vulcanici visibili sulla baia di Sorgeto sono i tufi della Formazione di Citara. I prodotti di Citara furono emessi durante eruzioni esplosive avvenute da numerosi centri nella zona Sud-occidentale dell'isola, in un'area che ora si trova a mare, in un periodo collocabile tra 40.000 e 30.000 anni fa.

Sotto questi, sia verso Capo Negro che verso Punta Chiarito, si vedono i tufi della Formazione di Monte S. Angelo (datati a circa 100.000 anni fa), mentre al di sopra dei prodotti di Citara vi sono quelli di Faro di Punta Imperatore (circa 20.000 anni fa).

In questa località, i Tufi di Citara contengono strati di brecce, con grosse pomici, fino a 80 cm, e blocchi litici anche di 1 m, spesso con profonde impronte di impatto.


Si ritorna sulla strada statale a Panza e si procede fino alla deviazione per S. Angelo.
8 - Penisola di S. Angelo

La penisola di S. Angelo si allunga per circa 400 metri verso Sud, è alta 104 m e si collega all'isola mediante uno stretto istmo.

Il nucleo del rilievo consiste in un duomo di lava, formatosi nel corso di una fase eruttiva avvenuta intorno a 100.000 anni fa. Oltre alle lave, nella stessa fase, furono emesse pomici e scorie che si trovano alla base del duomo.

L'irregolare superficie delle lave venne poi livellata dai prodotti dell'eruzione del Tufo Verde (circa 55.000 anni fa) e la parte settentrionale fu successivamente raggiunta dai flussi delle eruzioni del Faro di Punta Imperatore (circa 20.000 anni fa).

La parte interna del duomo, formata da lava grigia e compatta, con fessurazioni colonnari, è visibile sul lato Nord del promontorio. Uno strato alto di 2-3 m, composto da scorie nere saldate, si vede solo nella zona orientale.


Si ritorna sulla strada statale che sale verso Serrara Fontana. La strada tortuosa offre il panorama della costa isolana sottostante e, nelle giornate limpide, la visione delle isole Pontine (Ponza e Ventotene). Si prende la strada verso Barano. La zona del comune di Barano è stata sede dell'ultima fase di attività vulcanica dell'isola, avvenuta negli ultimi 10.000 anni. Circa 500 metri oltre la frazione di Buonopane si parcheggia l'auto in corrispondenza di una mulattiera che conduce allo stabilimento delle Terme di Nitrodi.
9 - Terme di Nitrodi

L'efficacia terapeutica delle sorgenti di Nitrodi è nota fin dall'antichità. Ne parlarono Strabone, Plinio, Stazio, Ovidio e, nel V sec. d.C., Celio Aureliano. Le prime epigrafi votive lasciate sul luogo risalgono al I secolo a.C., ma l'usanza continuò fino al III secolo d.C. Presso il Museo Nazionale di Napoli sono esposti dodici rilievi marmorei dedicati alle Ninfe di Nitrodi sui quali sono riportati i nomi dei personaggi illustri guariti dalle acque miracolose. Fra le persone risanate si trova Argenna, liberta di Poppea Augusta, la quale, per un voto fatto ad Apollo e alle Ninfe di Nitrodi, lasciò in ricordo un rilievo di marmo nel boschetto sacro limitrofo alla sorgente.
Superato il centro di Barano, si prosegue lungo la provinciale che porta a Testaccio e poi, fiancheggiando il duomo di Monte Cotto, si scende alla spiaggia dei Maronti.
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- I Maronti

La spiaggia più lunga di Ischia, circa due km, è sede di intensa attività geotermale. Qui si trovano le sorgenti che per prime furono utilizzate a scopo curativo, quelle di Olmitello e Cava Scura, le cui acque hanno rispettivamente temperature di 65°C e 72° C. Vi sono inoltre le sorgenti di Cava Chiara, della Gondola, dell'albergo Vittorio e di Afrodite, intensamente sfruttate dagli stabilimenti termali.

La falesia alle spalle della spiaggia è formata da detriti di prodotti vulcanici trascinati a valle dalle colate di fango e dalle frane che minacciano da sempre tutto il versante meridionale del Monte Epomeo.

In diversi punti, il colore biancastro dei materiali rivela la presenza di infiltrazioni gassose. Una spiaggia fossile, contenente reperti di età romana, si trova a un'altezza variabile tra 20 e 10 m, degradante in direzione Est.

Attualmente l'ampiezza della spiaggia è in progressiva riduzione, anche a causa dell'ampliamento artificiale dell'istmo di S. Angelo, e il mare minaccia le (inutilmente) contestate strutture alberghiere che poggiano direttamente sulle sabbbie dell'arenile.


Dai Maronti si ritorna a Testaccio e si prosegue a destra, prima di arrivare a Barano, verso la località Vateliero. Dalla piazza del paese si vede il cratere del piccolo vulcano omonimo, attivo nel III sec. d.C., insieme ai vicini crateri di Molara e Cava Nocelle. Da qui si prende la strada carreggiabile che porta verso Monte Barano, dove si parcheggia e si prosegue a piedi lungo il sentiero della Scarrupata di Barano. Il sentiero è stretto, ripido e particolarmente soleggiato, per cui il ritorno può diventare faticoso. La bellezza del luogo e la grande quantità di prodotti vulcanici visibili in questa falesia consigliano di riservare alla discesa della Scarrupata di Barano mezza o un'intera giornata, comprendendovi pranzo e bagno.
11 - Scarrupata di Barano

La Scarrupata di Barano è un alto tratto di costa che si estende da Capo Grosso a Punta S. Pancrazio. Dal mare, si vedono a destra le lave associate alla formazione del duomo di Monte Vezzi (più di 120.000 anni fa), coperte dai prodotti dell'eruzione esplosiva del Pignatiello e dal Tufo Verde (circa 55.000 anni fa). Il Tufo Verde è a sua volta coperto dai prodotti di un'eruzione esplosiva avvenuta, probabilmente da un centro eruttivo vicino a quest'area, in un periodo compreso tra l'eruzione del Tufo Verde e quella di Piano Liguori (tra 6.000 e 5.000 anni fa circa).

I prodotti vulcanici che formano la falesia comprendono le due Formazioni, inferiore e superiore, della Scarrupata di Barano. In quella inferiore si includono i prodotti di almeno tre grosse eruzioni esplosive tra le più antiche riconosciute sull'isola. I prodotti hanno uno spessore totale di circa 100 m e sono separati da paleosuoli e superfici di erosione.

La Formazione superiore della Scarrupata di Barano ha uno spessore di circa 85 m (che cresce fino a 200 m sul fianco di Monte Vezzi) ed è costituita da prodotti di eruzioni esplosive (strati di pomici da caduta e brecce intercalate a livelli di scorie saldate). Verso Monte Vezzi, a questi prodotti si alternano anche flussi di lava.
Dal centro del Vateliero ci si dirige verso Piedimonte e si prosegue lungo la statale. Da qui si può tornare a Porto d'Ischia, oppure proseguire verso Fiaiano. Il paese di Fiaiano è affacciato su Porto d'Ischia e si trova sopra la colata dell'Arso, alla quale si arriva seguendo la segnaletica dopo aver passato il centro abitato.
12 - Colata dell'Arso

La lava dell'Arso rappresenta l'ultima eruzione avvenuta su Ischia, nel 1302, da un cratere che si trova ad Est di Fiaiano. Il cratere è circondato, tranne che sul lato orientale, da accumuli di scorie nere e rosse. La colata è lunga 2,7 km e larga circa 1 km nella zona più ampia vicino al mare, dove forma Punta Molina. Nella zona a monte ha uno spessore inferiore ai 5 m, mentre nella parte terminale è alta tra 15 e 17 metri. L'eruzione distrusse la cittadina medioevale della Geronda.

La superficie irregolare, cosparsa di blocchi di lava e grosse scorie, è ora coperta da una fitta pineta, impiantata dal 1853 al 1855, per volere di Ferdinando II, dal botanico Giovanni Gussone. I blocchi sul dorso di una colata si formano quando questa è viscosa e scorre lentamente. La spessa crosta solida che si raffredda sulla superficie, si frattura in blocchi in risposta al movimento della colata stessa.
Ritornati al centro di Fiaiano si prende una carrozzabile a una corsia che porta al Cretaio. Questa zona è stata sede di attività nelle fasi eruttive recenti. Alla fine della salita la strada torna a due corsie e costeggia per circa 500 metri il cratere di Fondo Ferraro.

A sinistra della strada si può osservare il cono di Posta Lubrano e poi quelli di Bosco della Maddalena, di Monte Maschiata e la cima del Montagnone. Seguendo la segnaletica si giunge al cratere di Fondo d'Oglio. Si parcheggia in prossimità di un cancello che vieta il transito automobilistico e si prosegue a piedi per un breve tratto.
13
- Cratere di Fondo d'Oglio

Il cratere di Fondo d'Oglio è inserito nel complesso vulcanico di Monte Rotaro. A circa 30 metri dall'entrata del cancello, a sinistra del sentiero, il suolo è ricco di fumarole. Poco più avanti, si giunge a un piazzale, delimitato da una staccionata, che si affaccia sul cratere di Fondo d'Oglio, la cui formazione è datata intorno a 2300 anni fa.
Lasciato il cratere si riprende la strada verso Casamicciola fino a Piazza Bagni. All'altezza della Pensione Bellizzi ci si immette in un viottolo che porta a una fontanella pubblica dalla quale sgorga acqua termale, pare dotata di prodigiose proprietà terapeutiche.

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