IL NINFEO DI PUNTA EPITAFFIO


Le strutture murarie sommerse del Portus Julius

Lungo la costa dei Campi Flegrei si trova una delle più estese e importanti aree archeologiche sommerse d'Italia. Tra quattro e sedici metri di profondità, per effetto del bradisismo, giacciono edifici della città di Baia, il porto, gli impianti termali e le ville dei patrizi romani.
Baia era uno dei più famosi centri termali in epoca romana e per molto tempo ha restituito, con rinvenimenti occasionali, decine di sculture che sono finite nel Museo Nazionale di Napoli. Solo negli ultimi decenni i reperti hanno trovato una sede adeguata nel Castello aragonese, riqualificando nello stesso tempo, dopo un lungo abbandono, un edificio di grande importanza storica e architettonica.


La spiaggia di Baia, coperta di rifiuti. La freccia indica le rovine delle terme romane (dette nel Medioevo Bagno del sole e della luna) che fanno da base all'edificio di Villa Gallo

Un drenaggio nell'area portuale, effettuato nel 1927, portò alla luce frammenti architettonici, mosaici, sculture e bassorilievi. Nel 1959, il prof. Nino Lamboglia, fondatore del Centro Sperimentale di Archeologia Sottomarina, iniziò il rilievo di un complesso individuato nei fondali di Punta Epitaffio, ma il suo programma di esplorazione sottomarina fu interrotto per mancanza di mezzi e ostacoli burocratici.


Punta dell'Epitaffio e, sullo sfondo, il castello di Baia

Dieci anni più tardi, nello stesso punto, il Gruppo Subacquei di Baia e i sommozzatori del nucleo Carabinieri individuarono le teste di due statue che emergevano dalla sabbia del fondo marino, sfigurate dai litodomi marini. Le statue erano ancora in piedi nella posizione originaria e collocate nell'abside di un ampio edificio rettangolare, di cui si intravedevano i contorni.
Le due statue raffiguravano i protagonisti della famosa scena omerica in cui Ulisse e i suoi compagni ubriacano Polifemo per poterlo accecare. Di fronte alla statua di Ulisse con la coppa di vino per il ciclope vi era quella di un suo compagno che aggiungeva vino da un otre. Tubi di piombo all'interno delle due statue portavano acqua nella coppa di Ulisse e nell'otre del compagno. L'intero complesso formava un ninfeo, il tipico edificio consacrato a una Ninfa, in genere di forma semicircolare, circondato da colonne, posto sopra una fontana o una sorgente d'acqua.


Marmo conservato nel cortile del castello di Baia

Dopo altri dodici anni, nel 1981-1982, lo scavo sottomarino mise in luce tutta l'area del ninfeo. L'edificio era composto da un vasto ambiente rettangolare che terminava con l'abside semicircolare. I lati lunghi erano interrotti da quattro nicchie rettangolari e da due ingressi laterali. Sul lato opposto all'abside, rivolto al mare, vi era l'ingresso principale, sormontato da un arco. Un muretto correva lungo le tre pareti, formando un bancone sul quale erano disposti i triclini. Tra le pareti e il bancone, un canale rivestito di marmo serviva a farvi scorrere l'acqua, che occupava anche la parte centrale della sala, in modo che i commensali avessero la sensazione di essere in mare aperto.
Nelle nicchie vi erano cinque statue. Una, praticamente intatta, rappresentava il giovane Dioniso. Una seconda statua di Dioniso, con una corona di edera, era in pezzi. Quella di una bambina con un'acconciatura ricercata e un'altra a grandezza naturale di una donna con diadema, erano forse le immagini della figlia e della madre dell'Imperatore Claudio. Di una quinta statua restava un frammento di busto virile.


Tracce di opere murarie di epoca romana a monte di Punta dell'Epitaffio

L'allestimento del ninfeo nella sala del museo nel Castello, ricalca l'ambiente originario. In uno spazio di 12x6 metri, sopra una pedana leggermente rialzata, chiusa dall'abside, sono state aggiunge delle nervature metalliche che suggeriscono la copertura a volta, mentre sulle due pareti laterali sono state realizzate le nicchie per le statue. Ogni pezzo recuperato durante lo scavo è stato inserito nella posizione originaria mentre, al centro, un vetro dai riflessi azzurri ricostruisce la vasca di acqua centrale del ninfeo.


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