BAIA E IL CASTELLO ARAGONESE


L'origine del nome Baia si fa risalire a Ulisse che qui seppellì il suo compagno Bajos. Approdo della potente Cuma, divenne in epoca romana un luogo frequentato per le sue sorgenti termali, tanto che Orazio la descrisse con le parole "nessuna insenatura al mondo risplende più dell'amena Baia" (Nullus in orbe sine bajis praelucet amoenis).


L'abbattimento dell'edificio termale La Pietra, costruito nel 1850, ha rivelato l'esistenza di antichi ambienti termali scavati nella roccia

In epoca romana, tra il I sec. a.C. e il IV d.C., la costa flegrea era coperta di ville e impianti termali. Le terme e l'annesso palazzo imperiale di Baia costituiscono oggi un complesso archeologico vasto 40.000 m2, non ancora interamente esplorato. Anche l'imponente padiglione chiamato tempio di Venere, altro non era che un ambiente termale (probabilmente vicino alla sorgente descritta nel Medioevo come Balneum Braculae), così come quello detto Tempio di Diana, dove si colloca la sorgente termale dei codici medioevali detta Bagno dei Gibborosi.


L'edificio ottagonale detto Tempio di Venere

Sui resti di una delle tante ville romane che si affacciavano sul mare, Alfonso II d'Aragona volle edificare, nel 1490, un castello, soprattutto con lo scopo di avvistare i saraceni lungo la costa. L'edificio si sviluppa su una superficie di 45.000 m2 e raggiunge l'altezza di 94 m sul livello del mare.


I ruderi di una villa romana sulla spiaggia di Baia si trovano in corrispondenza di un'area termale nota fin dal Medioevo

Nel corso del tempo ha subito numerosi rifacimenti, come quelli operati da Don Pedro Alvarez de Toledo, per riparare i danni subiti dall'eruzione di Monte Nuovo nel 1538, da don Emanuele Fonseca e da Ferdinando IV.


La costa a Baia. La freccia indica il sito del complesso termale di epoca romana

Il Castello ospitò, nel 1506, re Ferdinando III "il Cattolico" e, nel 1576, fu sede di un incontro tra Giovanni d'Austria e l'ambasciatore veneto Girolamo Lippomano. Sulla sua torre, il 6 ottobre del 1860, sventolò il tricolore ma, con l'unità d'Italia, finì il suo ruolo difensivo e, con Regio Decreto del 1887, sarà cancellato dalle opere di fortificazione dello Stato. Nel 1927 ospitò l'Orfanotrofio Militare per i figli dei caduti della prima guerra mondiale. Ai piedi del Castello di Baia sorsero i Cantieri Navali e poi un Silurificio. Dal 1993, l'edificio è affidato alla Sovrintendenza archeologica, che lo ha in parte destinato a Museo.


Baia. La freccia indica la struttura termale di epoca romana chiamata tempio di Diana

Il Museo è alloggiato tra un locale del bastione Sud-occidentale e la Torre di Nord-Ovest, appartenente al più antico nucleo dell'edificio aragonese. L’esposizione comprende la Sala dei Gessi di Baia, situata in un locale attiguo al viale d’ingresso, in cui sono raccolti 60 frammenti di calchi in gesso di epoca romana, che riproducono famose opere dell’arte greca. Altri due settori sono all’interno della Torre, detta Torre Tenaglia. Ai piedi di questa, sono esposti 11 cippi marmorei del II sec. d.C., rinvenuti tra il 1967 e il 1972 nel Sacello degli Augustali di Miseno.


Le basi marmoree dei Sacello degli Augustali di Miseno, esposte nel cortile della Torre Tenaglia del castello di Baia

All’interno della Torre Tenaglia, nel salone che un tempo era la sala dei Giochi d’Arme, si trova la ricostruzione del Sacello degli Augustali di Miseno, con diverse statue della Gens Flavia, le statue degli imperatori Vespasiano e Tito, quella equestre di Domiziano, corretta con l'immagine di Nerva e una piccola scultura della dea dell’Abbondanza. Vi è anche una grossa lastra di marmo con la quadriga di Apollo Helios e la personificazione di Miseno, e una statua priva del capo. La ricostruzione del Ninfeo di Punta dell'Epitaffio si trova al piano superiore, un tempo adibito a polveriera.


I resti della cupola del Tempio di Diana a Baia