CAMPI
FLEGREI
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argomenti:
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| 1 - LE ERUZIONI PREISTORICHE |
| 2 - L'ERUZIONE DI MONTE NUOVO |
| 3 - IL BRADISISMO |
| 4 - LA SITUAZIONE ATTUALE |
| 5 - I MITI E LA STORIA |
| 6 - ESCURSIONE ai vulcani dei Campi Flegrei |

Un'immagine dell'area Campana, con le aree
vulcaniche dei Campi Flegrei, Ischia, Procida e il Vesuvio (foto NASA)





















































L'ultima eruzione dei Campi Flegrei è
avvenuta nel 1538. La data non è così lontana da poter
considerare definitivamente conclusa la storia vulcanica di un'area che
probabilmente, in passato, è tornata in attività dopo
fasi di riposo anche molto più lunghe. Ma per la memoria umana,
questo tempo è stato sufficiente a consentire un'espansione
urbana che ignora completamente il possibile rischio.

Il cratere di Monte Nuovo eil
lago di Averno.
Prima dell'eruzione, tutta l'area
continuava a dimostrare il suo provvisorio stato di quiete sollevandosi
e abbassandosi ciclicamente. Mentre il movimento del suolo verso il
basso costringeva, dopo impari lotta, ad abbandonare vaste aree ed
edifici monumentali, quando il movimento si invertiva, pur accompagnato
dal dissesto di molti manufatti, poteva restituire terreni in misura
ancora più abbondante di quanti ne avesse tolti.

Monte Nuovo (in primo piano, a
sinistra) e Gauro
E' del 1503 un editto del vicerè spagnolo che
concedeva alla città di Pozzuoli la proprietà legale
delle terre che si andavano formando per l'arretramento del mare lungo
la costa. Un editto analogo venne promulgato nel 1511, segno che il
sollevamento era tutt'altro che cessato. Purtroppo, il rigonfiamento in
superficie indicava un aumento di pressione nel sottosuolo, evento precursore un tempo ignoto, causato
dalla risalita di magma che sfocerà nell'eruzione di Monte Nuovo.

La spiaggia davanti alla città
di Pozzuoli.
Fin dal 1536 si avvertirono a Pozzuoli e nei paesi
vicini frequenti e forti terremoti, tanto che "nessuna casa rimase
illesa" (Delli Falconi, 1539). Le scosse durarono fino al 27 settembre
del 1538 e, due giorni dopo, preceduta dall'apertura di fratture, dalla
formazione di nuove sorgenti di acqua e dall'arretramento del mare,
cominciò l'eruzione.

Il cratere di Monte Nuovo.
La bocca eruttiva si aprì alla
una di notte del 29 settembre sulla sponda orientale del lago di
Averno, dove vi era il borgo di Tripergole. Ceneri e pomici, mischiate
con acqua, la "fangosa e cinerulenta pioggia" descritta nella cronaca
di Delli Falconi, caddero per tutto il giorno seguente e costrinsero
gli abitanti di Pozzuoli ad abbandonare le proprie case. La cenere
arrivò fino a Napoli.

I prodotti dell'eruzione di
Monte Nuovo. Di colore chiaro, pomici e ceneri delle prime fasi
eruttive (29-30 settembre). A destra, le scorie scure eruttate nei
giorni successivi.
A Baia, il suolo si sollevò, causando il ritiro
del mare e lasciando la spiaggia cosparsa di pomici e pesci morti.
L'eruzione continuò a impulsi, alternando esplosioni a momenti
di quiete. Nelle pause, si vedeva "poco a poco rischiararsi il
condensato fumo" e poi riprendere l'eruzione "col medesimo strepito" (Delli
Falconi). Il progressivo diminuire dell'acqua nelle falde intercettate
dal magma riduceva la violenza delle esplosioni.

La linea bianca indica il limite tra il
deposito di scorie, a destra, e quello di ceneri e pomici delle fasi
eruttive iniziali. Dietro il cono, si vede il lago di Averno e il
quartiere Toiano.
Dopo la cenere e le pomici, dal cratere
uscirono grossi brandelli incandescenti. Cadendo al suolo, questi
formavano pesanti accumuli di scorie che franavano dal versante del
cono. Dopo una settimana, il 6 ottobre l'eruzione sembrava finita. La
montagnola, alta circa 130 m, cresciuta intorno alla bocca eruttiva,
rappresentò un'attrattiva irresistibile per un gruppo di curiosi
che si spinse fino all'interno del cratere, dove furono investiti da
un'ultima esplosione. Degli sprovveduti, mancheranno ventiquattro
persone "tra quelle che si sono ritrovate morte e quelle che non si
ritrovano" (Delli Falconi).

Il cono di Monte Nuovo
Gli abitanti di Pozzuoli, terrorizzati, tornarono alle
loro case solo nel 1539, dopo che il vicerè Don Pedro di Toledo
costruì nella città un suo palazzo, di cui ancora rimane
la Torre Toledo, e vi si installò coraggiosamente "per placare
le ansie della popolazione" (Delli Falconi).

Il cratere di Monte Nuovo e la parte
occidentale del Golfo di Pozzuoli.
Il tempo dei miti era finito e
l'eruzione non diede vita ad alcuna leggenda. Il bel conetto di Monte
Nuovo, che allora distrusse un piccolo agglomerato di case e
causò la morte di pochi incauti, appare ora come un monito.
Immaginarlo che spunta tra l'infinita distesa di condomini che ricopre
quest'area vulcanica tutt'altro che spenta e tranquilla, è molto
più che preoccupante.

Monte
Nuovo e gli edifici che lo circondano.


















































