LE ROCCE MAGMATICHE DELLA TOLFA
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Nel maggio del 1462, un commerciante con la passione dell'esploratore, Giovanni da Castro, notò nell'area dell'alto Lazio erbe e arbusti simili a quelli che crescevano sui monti dell'Asia Minore intorno alle cave di allume di rocca che arricchivano l'erario dei Turchi.

Forse non andò proprio così come racconta Papa Pio II nei suoi commentari, ma nell'area della Tolfa si nascondeva davvero un'incredibile quantità di allume, un minerale allora utilizzato per la tinteggiatura delle stoffe e in molti processi di lavorazione di pelli e medicinali.


La scoperta trasformò un locus incultus, informis, rusticanis, come lo definì un cronista dell'epoca, in un polo industriale tra i più importanti d'Europa.


L'appalto delle miniere venne affidato al capostipite di una famiglia di papi e banchieri che lascerà il segno nella storia italiana, Agostino Chigi.

Nel primo decennio del 1500, la produzione fu di oltre 1300 tonnellate annue di allume e segnò una forte espansione economica dell'area.

Nonostante le crisi, nel corso dell'occupazione francese prima e per la pessima gestione dello Stato Pontificio e del governo italiano poi, lo sfruttamento proseguì con alterna fortuna e molti passaggi di proprietà fino al 1941, quando la Società Montecatini pose definitivamente fine all'avventura mineraria.

Restano oggi, testimoni di quell'epoca, numerose cave e lo stesso paese di Allumiere, costruito per ospitare i minatori. La sua stazione ferroviaria, inaugurata nel 1928, servì ben poco alla popolazione, mancando una strada che la collegasse al centro abitato.

La sorte della Tolfa e dei suoi abitanti fu segnata per oltre quattro secoli dalla presenza di minerali che devono la loro origine ai vulcani.

I vulcani dell'area laziale sono cresciuti all'interno di una lunga vallata, la cui struttura ha cominciato a delinearsi intorno a 7 milioni di anni fa e ha raggiunto la misura massima di sprofondamento tra 5,3 e 3,5 milioni di anni fa.

Il ribassamento di questa fascia parallela alla costa tirrenica, nella quale sono sorti i vulcani, era una conseguenza dalla progressiva distensione della crosta terrestre. La dinamica della distensione è stata ricostruita in base all'analisi dei sedimenti che hanno lentamente riempito il fondo della vallata, dapprima sporadicamente invasa da acque marine, che hanno lasciato sedimenti tipici delle lagune, e poi da un mare sempre più profondo, bruscamente interrotto dal completo prosciugamento di tutto il Mediterraneo tra 6 e 5 milioni di anni fa.

L'acqua era già tornata a riempire il bacino del Mediterraneo quando, tra 2,6 e 1,6 milioni di anni fa, una vasta area prossima alla costa si inarcò verso l'alto, spinta da una massa di magma. Il magma non arrivò in superficie, ma sollevò i sedimenti che si erano depositati in fondo al mare e si raffreddò formando un irregolare rilievo (cripto-duomo), con un nucleo di rocce magmatiche meno antiche degli strati argillosi che lo ricoprivano.

Una volta raggiunta più o meno l'attuale posizione sopra il livello del mare, l'erosione ha agito sui rilievi asportando la copertura sedimentaria e mettendo a nudo le rocce magmatiche che formano i Monti della Tolfa. Su questi si trovano ancora tracce dei sedimenti dell'antico fondo marino sollevato.

La massa magmatica è arrivata vicina alla superficie con una temperatura non sufficiente a fondere le rocce che le stavano intorno, ma il calore e i gas del magma, e la circolazione in profondità di acque riscaldate, hanno prodotto numerose trasformazioni nelle rocce a contatto.

Si deve a questi processi di modificazione allo stato solido (metamorfismo) la presenza nell'area della Tolfa di minerali quali il caolino, derivante dall'alterazione delle argille, e l'alunite, un minerale ricco in alluminio, un tempo abbondantemente cavati per l'industria della ceramica e numerose altre applicazioni industriali.

E' possibile vedere la parte interna di un rilievo di rocce magmatiche, sezionato da una cava, a Monte Sassetto, nei pressi di Allumiere, dove una serie di montagnole di origine magmatica si alterna ad altre formate da rocce sedimentarie.

Le colline magmatiche sono in parte coperte da terreni argillosi e ne contengono pezzi isolati che recano i segni del riscaldamento ricevuto dal magma.

Ai bordi di Monte Sassetto, le brecce rotolate dal pendio durante le fasi di sollevamento, si trovano sopra e tra le argille marine, a testimonianza che il magma, in questo caso, si accumulava a pelo della superficie, alzandola e deformandola senza dar luogo ad eruzioni diverse dalla formazione di rilievi a cupola (duomi lavici).

Nel paese di Tolfa, da Piazza Matteotti verso il centro storico, si percorre una strada scavata interamente nella roccia magmatica, fratturata dalla contrazione che si produceva al procedere del raffreddamento.


Dalla piazza del paese si vede la Valle del Mignone e l’area ribassata dalla distensione crostale che ha innescato la risalita dei magmi, in parte riempita dai sedimenti e allungata da Nord a Sud.

Un'altra vista panoramica della vallata, bordata dai rilievi vulcanici della Tolfa in lontananza, si ha lungo la strada tra Rota e Civitella Cesi, in località Fontanile dell'Uccello.


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