LA SOLFATARA DI POZZUOLI

L'interno della Solfatara

La Solfatara è uno dei tanti vulcani dei Campi Flegrei che si sono formati tra 4500 e 3000 anni fa con una serie di eruzioni esplosive. Data la persistente attività delle fumarole, l'area è, a torto, considerata l'unica ancora capace di tornare in attività, mentre in realtà il rischio copre una zona molto più vasta, se non tutti i Campi Flegrei.
Il cratere era ritenuto dai romani la porta di accesso agli inferi. Gli autori latini lo descrissero come una pianura circondata da ciglioni infuocati che mandano spesso esalazioni come fornaci e piuttosto puzzolenti (Strabone, Geografia V, I sec. a.C.) o come il fondo di un abisso cavo, ... (da cui) fuoriescono impetuosamente vapori, che si spargono intorno con soffocante calore (Petronio, Satyricon, CXX, 67-75, metà I d.C).


Le fumarole nel cratere della Solfatara

In epoca romana, dalla fanghiglia biancastra che ricopre il fondo del cratere intorno alle fumarole, si estraeva l’allume. I depositi di zolfo e altri minerali, che conferiscono il colore giallastro alle rocce del cono, furono cavati dal 1810 al 1855, quando la Solfatara era di proprietà reale.
All'interno dell'area in cui si concentra l'emissione di gas, presso la fumarola detta Bocca Grande si trova il rudere di un edificio che era l'osservatorio voluto nei primi anni del 900 dal vulcanologo tedesco Immanuel Friedländer. Due grotte furono scavate alla fine dell'800, e poi rivestite di muratura, per ricavarne saune naturali e per inalare i vapori di zolfo che si riteneva fossero benefici alle vie respiratorie, alla pelle e efficaci nella cura dei reumi. L'accesso alle due strutture ad arco, chiamate stufe del purgatorio (sotto la volta la temperatura arriva a 60°C) e dell'inferno (90°C), è stato vietato dopo i terremoti che accompagnarono la crisi di bradisismo del 1982-84.


L'accesso alle stufe dell'inferno e del purgatorio

In un altro punto, detto il Vecchio Pozzo, nel Medioevo si attingeva acqua termominerale, considerata miracolosa contro la sterilità e la cura delle ferite, come riporta Pietro da Eboli (vedi riferimento in fondo a questa pagina).
Il cratere è di proprietà privata e vi si accede da un portone che precede un'area attrezzata per campeggio. La visita è consentita con accompagnamento di guide che illustrano diversi fenomeni, come la condensazione del vapore quando si avvicina una fiamma ai punti di emissione di gas o il rumore provocato da un sasso lasciato cadere sul suolo, che provoca un rimbombo nelle piccole cavità formate dai gas nel terreno poroso.
Nel punto di maggiore emissione gassosa, la temperatura è di circa 160°C, e intorno si trovano anche i cristalli rossi del solfuro di arsenico. La zona chiamata Fangaia, con acqua a temperatura di circa 100°C, è disseminata di numerose piccole fumarole.


Pietro Anzolino da Eboli, poeta e medico, scrisse tra il 1211 e il 1220 un poemetto sulla cultura balneare del Medio Evo. Il codice su pergamena n. 474, conservato nella Biblioteca Angelica di Roma, porta il titolo di Nomina et virtutes balneorum seu de balneis puteolorum et baiarum, conosciuto anche come De balneis Puteolanis. Dedicato a Federico II di Svevia, è composto di 21 carte, contiene 18 epigrammi e 18 miniature. L'importanza dell'opera, scritta peraltro in un'epoca di scarso interesse verso i bagni a scopo salutare, consiste nell'essere, oltre a una testimonianza sulla medicina e sulla terminologia medica nel Medioevo, un elenco completo di tutte le fonti naturali attive in quel tempo nell'area flegrea.

BALNEUM SULPHATARA
Nella miniatura sono raffigurate solo donne, con chiaro riferimento alle proprietà dell'acqua nella cura della sterilità. Un soffietto alimenta una fiamma che provoca l'emanazione di fumi di zolfo.

(Bibl. Angelica)

Rilascia i nervi, guarisce la scabbia e le membra infette, rende feconde le sterili, toglie i dolori di capo e di stomaco, astringe le lacrime ed acuisce la vista, giova al vomito, dissolve i flemmoni, toglie la febbre con brividi; la cura giova soprattutto se preceduta da una purgazione. Se la narici ne fuggono il cattivo odore, si guardi all'efficacia della acque.