ESCURSIONE VULCANOLOGICA ALL'ISOLA D'ISCHIA

La bibliografia è riportata nella Storia Vulcanologica dell'Isola d'Ischia. Alcune figure sono usate come esempio e non si riferiscono a prodotti vulcanici presenti sull'isola d'Ischia.

1 - Premessa

La morfologia dell'isola d'Ischia presenta una zona centrale montuosa formata dal Monte Epomeo, alto 785 m, intorno al quale sono disposti numerosi altri piccoli rilievi tutti di origine vulcanica e una zona pianeggiante, di forma triangolare, denominata Graben di Ischia che si estende tra Casamicciola, Barano e Ischia Ponte.

L'attività vulcanica dell'isola d'Ischia viene suddivisa, in base allo studio dei prodotti affioranti, in 5 fasi. Le prime due fasi (vecchio ciclo) sono considerate precedenti l'eruzione del Tufo Verde che forma gran parte del Monte Epomeo. Le ultime tre fasi (nuovo ciclo) sono datate più giovani del Tufo Verde.

Fase 1- più vecchia di 150.000 anni fa (attività prevalentemente esplosiva: Formazione di Carrozza; Formazioni -inferiore e superiore- della Scarrupata di Barano)

Fase 2 - compresa tra 150.000 - 75.000 anni fa (attività prevalentemente effusiva: duomi di lava di Punta Imperatore, Capo Negro, Punta Chiarito, Sant'Angelo, Punta della Signora, Capo Grosso, La Guardiola, Monte Vezzi, Castello d'Ischia, Monte Vico. Questa fase è seguita da un periodo di stasi.)

Fase 3 - compresa tra 55.000 - 33.000 anni fa (Formazione di Pignatiello, Tufo Verde del Monte Epomeo, Formazione di Citara)

Fase 4 - compresa tra 28.500 - 18.000 anni fa (duomo lavico di Grotta del Mavone; flussi di lava dei vulcani del Pilaro; attività esplosiva di Scarrupo di Panza e della Formazione inferiore di Cava Pelara; attività effusiva di Schiappa e Pomicione. Dopo queste eruzioni vi è un periodo di stasi. L'attività riprende con le eruzioni esplosive di Punta Imperatore, della Formazione superiore di Cava Pelara e del vulcano di Campotese. Coni di scorie di Ciglio, Cava Petrella, Monte Cotto, Monte Vezzi e Grotta di Terra.

Fase 5 - da 10.000 anni fa al 1302 (cono di scorie di Punta della Cannuccia; vulcano di Zaro; Formazione di Piano Liguori; complessi vulcanici di Monte Rotaro e Montagnone-Monte Maschiata; centri eruttivi di Porto d'Ischia, Vateliero-Molara-Cava Nocelle; vulcano dell'Arso).

(vedi anche Storia Vulcanologica dell'Isola d'Ischia)

2 - Escursione

(Itinerario suggerito da Massimo Mattera)

L'itinerario dell'escursione è percorribile nell'arco di una giornata sia con mezzi privati che pubblici (pullman o la caratteristica "motocarrozzella" usata sull'isola). Le varie tappe sono raggiungibili dalla strada statale che gira intorno all'isola.

1 - Porto d'Ischia.

L'attuale porto era originariamente un lago (Lago del Bagno) separato dal mare da uno stretto istmo, tagliato nel 1853-54. La struttura circolare ha un diametro di circa 400 m e rappresenta i resti del cratere di un vulcano formatosi intorno al III secolo a.C. I prodotti dell'attività di questo vulcano sono costituiti da scorie e lave scoriacee nere, visibili sulla collina di S. Pietro e a S. Alessandro nella falesia posta alle spalle di Spiaggia degli Inglesi. Sulla collina di S. Pietro sono stati ritrovati, sotto i depositi vulcanici, cocci e altri reperti archeologici del VI e V secolo a.C. che testimoniano l'esistenza di un antico insediamento greco distrutto dall'eruzione del Porto.

Dal Porto d'Ischia ci si immette sulla strada statale in direzione di Casamicciola. Si procede per circa 700 metri fino all'altezza di S. Alessandro, dove si posteggia l'auto e si scende a piedi verso la spiaggia degli Inglesi, seguendo la stradina indicata dalla segnaletica. Giunti alla spiaggia, si attraversa l'arenile fino alla scogliera, la si supera e si giunge alla spiaggia Cafiero.

2 - Spiaggia Cafiero.

In questa falesia l'erosione marina ha messo in evidenza un condotto riempito di lava da cui si origina una colata, con spessore di 3.5 m, con una parte centrale massiva delimitata da due strati di scorie.

Alcuni strati visibili in località Cafiero sono di origine sedimentaria e contengono fossili marini di gasteropodi, bivalvi, lamellibranchi, ecc. Gli strati sedimentari sono di colore verdognolo e sono composti prevalentemente da ceneri rimaneggiate. Nella parte alta della falesia, in un livello di spiaggia fossile, sono stati rinvenuti ciottoli e reperti di Età del Bronzo ricoperti da prodotti vulcanici. E' probabile che il villaggio preistorico sia stato distrutto da un'eruzione.

Si ritorna sulla statale e si prosegue in direzione di Casamicciola. Circa 100 metri oltre lo stabilimento termale del Castiglione, sulla sinistra della strada, si apre una stradina secondaria che conduce al campo sportivo di Casamicciola.

3 - Campo sportivo di Casamicciola.

Dal piazzale antistante il campo, guardando la collina a monte dell'impianto sportivo, è possibile riconoscere il cratere del Rotaro dal quale è stata emessa l'omonima colata di lava, attualmente ricoperta da una folta pineta. Recenti datazioni fanno risalire questo episodio vulcanico al III secolo d.C. La colata è lunga circa 650 metri e termina a mare formando Punta la Scrofa.

Il complesso vulcanico di Monte Rotaro consiste in una serie di crateri allineati lungo una frattura. L'attività vulcanica si è spostata, nel tempo, da Sud verso Nord. Il centro eruttivo più antico è il Bosco della Maddalena, un cono regolare con un diametro di 800 m e un'altezza di circa 200 m, sulla cui cima si trova il cratere di Fondo d'Oglio. Il versante Nord del cono è stato distrutto dall'eruzione che ha formato il duomo lavico di Monte Rotaro. Questo ha un diametro di 500-600 m e un'altezza di 175 m. A Nord, alla base di Monte Rotaro sono uscite alcune colate di lava con spessori di circa 30 m. Il flusso più antico è quello che forma Punta della Scrofa. Gli altri flussi si fermano vicino al cimitero di Casamicciola e sono separati da livelli di scorie.

Si torna sulla statale e si prosegue verso Lacco Ameno, località turistica famosa per il rilievo chiamato il Fungo, dal quale si gode un'ampia visione del litorale che da Monte di Procida va verso il Circeo, con l'isolotto di San Martino e la rocca di Cuma in evidenza.

4 - Il Fungo di Lacco Ameno è una struttura prodotta dall'erosione marina nei tufi vulcanici.

Si riprende l'auto e si procede verso il centro di Lacco Ameno, dove si posteggia nella piazza antistante la chiesa di S. Restituta. Sotto la Chiesa si trova il Museo Archeologico.

5 - Chiesa e Museo Archeologico.

La chiesa di S. Restituta, ricostruita dopo il terremoto del 1883, contiene l'altare maggiore di marmo policromo proveniente dalla chiesa del Rosario, scomparsa a seguito dello stesso terremoto.

Sotto la Chiesa si trova il Museo Archeologico, allestito negli anni 50 in seguito alla scoperta di un agglomerato sotterraneo che comprendeva fornaci, sepolcri ad anfora e tombe a tetto.

I reperti archeologici in corso di ordinamento nel Museo, provengono dagli scavi del sito sotto S. Restituta e da altri scavi tra cui quelli di Monte Vico, località vicina a Lacco Ameno, abitata fin dal XV secolo a.C. Agli inizi dell'VIII secolo a.C. l'abitato divenne un importante scalo calcidiese cui venne dato il nome di Pithekoussa (isola delle scimmie), attribuito poi all'intera isola. Le ricche necropoli greche della Valle di San Montano e una parte dell'insediamento sull'acropoli, detto Mazzola, sono state scavate negli ultimi 20 anni per merito dell'archeologo Giorgio Buchner e di Don Pietro Monti.

Sul litorale antistante la chiesa si trovano le sorgenti termali denominate Isabella, Romana e Greca. La portata complessiva di queste sorgenti è di 74 m3 al giorno e le temperature dell'acqua sono comprese tra 50 e 70° C. La sorgente Greca è particolarmente radioattiva.

Si procede in direzione di Forio fino alla deviazione per Punta Caruso. In questo tratto di strada si può osservare un duomo lavico da cui è stata emessa la colata di Zaro. Circa 1 km dopo la deviazione si giunge a Punta Caruso. La strada non è in buone condizione, ma con cautela è percorribile con l'auto.

6 - Punta Caruso.

Nella zona nord-occidentale di Ischia è situato il centro vulcanico di Zaro che rappresenta uno dei pochi casi di attività storica e preistorica avvenuta vicino alla depressione che occupa parte dell'isola (graben d'Ischia). Questa attività ha dato luogo alla formazione di alcuni duomi lavici (Monte Marecocco e Caccaviello) e alla colata di lava molto viscosa di Zaro, datata intorno a 10000 anni fa. Questa colata ricopre una superficie di circa 1,2 km2, è lunga circa 1500 m, larga 800-1000 m e alta circa 100 m. La base di questo flusso e il sottostante livello di pomici da caduta attribuito alla stessa eruzione, sono visibili a Est, sul lato sinistro della spiaggia di S. Montano. Osservando da vicino la lava si notano grossi cristalli chiari di sanidino, un minerale di potassio e alluminio.

Tra i duomi di lava e la colata di Zaro vi è una depressione, interpretata come conseguenza di una frattura lungo la quale è stata emessa la colata stessa.

Si ritorna sulla strada statale e si procede in direzione di Forio. In questo tratto si può ammirare il rilievo del Monte Epomeo in tutto il suo sviluppo verticale. Forio è il comune ischitano interessato dalla più intensa attività idrotermale. In località Citara si trovano le Terme dei Poseidon e a Sant'Angelo quelle dell'Afrodite. Numerose fumarole sono presenti in località il Cuotto. Da Forio si procede lungo la strada statale fino a Panza, dove una stradina comunale indicata dalla segnaletica permette di raggiungere la baia di Sorgeto.

7 - Baia di Sorgeto.

In questa località vi sono fumarole e sorgenti idrotermali che riscaldano anche l'acqua marina.

I prodotti vulcanici della Formazione di Citara, qui visibili per uno spessore di circa 40 m, sono stati emessi durante eruzioni esplosive avvenute da numerosi centri nella zona Sud-occidentale dell'isola, attualmente situati a mare. Si tratta di depositi stratificati, con livelli di pomici da caduta e livelli di surge e flussi piroclastici. A Sorgeto vi sono anche strati di brecce ricchi di pomici, bombe pomicee e blocchi litici con dimensioni massime di 80 cm e 1 m rispettivamente che formano numerose deformazioni da impatto.

Altre località in cui sono visibili i prodotti di Citara sono Monte Vico, tra Monte Imperatore e la spiaggia di Citara e, più all'interno, tra Ciglio e Serrara.

Si ritorna sulla strada statale a Panza e si procede fino alla deviazione per S. Angelo.

8 - Penisola di S. Angelo.

La penisola di S. Angelo si allunga per circa 400 metri verso Sud, è alta 104 m e si collega all'isola mediante uno stretto istmo.

La base della penisola è formata da un duomo di lava, il cui spessore varia da pochi a oltre 50 m. La parte più interna del duomo è visibile sul lato Nord del promontorio. La lava si presenta molto compatta, con fessurazioni colonnari, di colore grigio scuro nelle parti più interne e grigio chiaro in quelle più esterne. Un deposito formato da due strati di pomici da caduta alternati a due livelli di tufi litificati, ricopre il duomo e riempie le irregolari fratturazioni della superficie. Sopra questi si trova uno strato con spessore di 2-3 m, composto da scorie nere saldate, visibile solo nella zona orientale. I prodotti del centro vulcanico di S. Angelo sono ricoperti da depositi di Tufo Verde del Monte Epomeo.

La presenza del duomo di lava alla base della penisola ha permesso la formazione della struttura allungata, essendo la lava particolarmente resistente all'erosione marina.

Si ritorna sulla strada statale e si inizia a salire verso Serrara Fontana. La strada tortuosa offre il panorama della costa isolana sottostante e, nelle giornate limpide, la visione delle isole Pontine (Ponza e Ventotene). Il Belvedere di Fontana si presta anche alla sosta per il pranzo. Si riprende la strada verso Barano. La zona del comune di Barano è stata interessata dall'ultima fase di attività vulcanica dell'isola, quella datata a partire da 10000 anni fa. Circa 500 metri oltre la frazione di Buonopane si parcheggia l'auto in corrispondenza di una mulattiera che conduce allo stabilimento delle Terme di Nitrodi.

9 - Terme di Nitrodi.

L'efficacia terapeutica delle acque di Nitrodi è nota da lungo tempo. I primi monumenti epigrafici risalgono al I secolo a.C. e continuano fino al III secolo d.C. Presso il Museo Nazionale di Napoli sono esposti dodici rilievi marmorei dedicati alle Ninfe di Nitrodi che riportano i nomi dei personaggi illustri guariti con l'uso delle acque miracolose. Fra le persone guarite si trova Argenna, liberta di Poppea Augusta, la quale aveva fatto voto ad Apollo e alle Ninfe di Nitrodi lasciando in ricordo un rilievo di marmo nel boschetto sacro limitrofo alle Terme.

Superato il centro di Barano, si prosegue per la provinciale che porta a Testaccio e quindi si può raggiungere la spiaggia dei Maronti.

10 - I Maronti.

L'arenile lungo circa due km, interessato da intensa attività geotermale, costituisce la più grande spiaggia di Ischia. Le sorgenti termali di Olmitello e Cava Scura hanno rispettivamente temperature di 65°C e 72° C e costituiscono la più antica area termale dell'isola. Vi sono inoltre quelle di Cava Chiara, della Gondola, dell'albergo Vittorio e dell'Afrodite. Le fumarole presenti nei pressi dell'albergo Vittorio sono utilizzate per sabbiature.

A monte della spiaggia vi sono materiali detritici lasciati dalle colate di fango e dalle frane che coprono tutto il versante meridionale del Monte Epomeo. Una spiaggia sospesa, contenente reperti di età romana, si trova a un'altezza variabile tra 10 e 20 m e si abbassa in direzione Est. Attualmente la spiaggia è deturpata dalla presenza di piloni in cemento, residuo di un cantiere bloccato che prevedeva la realizzazione di una passeggiata a mare con strutture che poggiavano direttamente sulle sabbbie dell'arenile.

Dai Maronti si ritorna al Testaccio e si prosegue verso il centro del Vatoliero. Dalla piazza del paese si può vedere il cratere del Fondo del Vatoliere, un vulcano datato intorno a 2000 anni fa. Dal paese si prende la strada carreggiabile che porta verso il Monte Barano, dove si parcheggia e si prosegue a piedi lungo il sentiero della Scarrupata di Barano. Il sentiero è stretto, ripido e particolarmente soleggiato, per cui la risalita può diventare faticosa nelle giornate calde. La bellezza del luogo e la grande quantità di prodotti vulcanici visibili in questo punto consigliano di riservare alla discesa della Scarrupata di Barano tutta una mezza giornata.

11 - Scarrupata di Barano.

Questa zona si estende da Punta S. Pancrazio a Capo Grosso. Dal mare si vedono a destra le lave del duomo di Monte Vezzi, ricoperte dai prodotti dell'eruzione esplosiva del Pignatiello e dai prodotti del Tufo Verde. Sopra il Tufo verde, in cima al Monte Vezzi, si vedono i prodotti di un'eruzione esplosiva più recente, probabilmente avvenuta da un centro eruttivo locale in un periodo compreso tra l'eruzione del Tufo verde e quella di Piano Liguori.

I prodotti affioranti lungo la Scarrupata sono suddivisi stratigraficamente in Formazione inferiore e superiore. Quella inferiore comprende prodotti di attività esplosiva collocata nel primo ciclo eruttivo di Ischia. Sono riconoscibili i prodotti di almeno tre grosse eruzioni esplosive, con spessore totale di circa 100 m, separati da paleosuoli e superfici di erosione.

La Formazione superiore della Scarrupata di Barano ha uno spessore di circa 85 m (che cresce fino a 200 m sul fianco di Monte Vezzi) ed è costituita da strati di pomici da caduta e da brecce interstratificate con livelli di scorie saldate. Verso Monte Vezzi, a questi prodotti si alternano anche flussi di lava.

Dal centro del Vateliero ci si dirige verso Piedimonte e si prosegue lungo la statale. Da qui si può tornare a Porto d'Ischia, oppure proseguire verso Fiaiano. Il paese di Fiaiano è affacciato su Porto d'Ischia e si trova sopra la colata dell'Arso, alla quale si arriva seguendo la segnaletica dopo aver passato il centro abitato.

12 - Colata dell'Arso.

Questa colata di lava rappresenta l'ultima eruzione avvenuta su Ischia nel 1302, durante la quale venne distrutta la cittadina medioevale della Geronda. Il cratere di emissione si trova ad Est di Fiaiano ed è circondato, tranne il lato orientale, da accumuli di scorie nere e rosse. La colata è lunga 2,7 km e larga circa 1 km nella zona più ampia vicino al mare, dove forma Punta Molina. Nella zona a monte presenta uno spessore inferiore ai 5 m, mentre nella parte terminale è alta tra 15 e 17 metri.

La colata è attualmente ricoperta da una fitta pineta, impiantata dal 1853 al 1855, ma in origine la sua superficie si presentava irregolare, con blocchi di lava e scorie. La superficie a blocchi si forma in lave particolarmente viscose che si muovono sul terreno molto lentamente. La parte più esterna si raffredda e forma una spessa crosta superficiale. La parte più interna della colata è ancora calda quando la superficie è già consolidata e continua a muoversi fratturando la crosta solida.

Ritornati al centro di Fiaiano si prende una carrozzabile a una corsia che porta al Cretaio. Questa zona è stata sede di intenso vulcanismo nelle fasi recenti. Alla fine della salita la strada torna a due corsie e costeggia per circa 500 metri il cratere di Fondo Ferraro. A sinistra della strada si può osservare l'edificio vulcanico di Posta Lubrano e poi quello del Bosco della Maddalena, del Moschiata e la vetta del Montangone. Seguendo la segnaletica si giunge al cratere del Fondo d'Oglio. Si parcheggia in prossimità di un cancello che vieta il transito automobilistico e si prosegue a piedi.

13 - Cratere di Fondo d'Oglio.

Il cratere di Fondo d'Oglio è inserito nel complesso vulcanico di Monte Rotaro. A circa 30 metri dall'entrata del cancello, a sinistra del sentiero, vi è una zona interessata da attività fumarolica. Dopo questa si giunge a un piazzale delimitato da una staccionata, che si affaccia sul cratere di Fondo d'Oglio, la cui formazione è datata intorno a 2300 anni fa.

Lasciato il cratere si riprende la carreggiabile che arriva a Piazza Bagni. All'altezza della Pensione Bellizzi ci si immette in un viottolo che porta a una fontanina pubblica di acqua termale, dalle notevoli proprietà terapeutiche. Per far ritorno a Ischia si riprende la statale in direzione Porto.


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