IL VESUVIO

Il Vesuvio è un vulcano composito a forma di cono, costruitosi all'interno di un apparato più antico, il Somma.

L'inizio dell'attività del complesso vulcanico è incerto, ma tutti i prodotti del Somma-Vesuvio affioranti in superficie si trovano al di sopra dell'Ignimbrite Campana, datata intorno a 34000 anni fa.

Le eruzioni del Vesuvio sono state sia di tipo esplosivo che effusivo. La più famosa è quella esplosiva che nel 79 d.C. distrusse Ercolano e Pompei, ma se ne conoscono molte altre altrettanto distruttive.

In base allo studio dei prodotti eruttati, almeno nove eruzioni del Vesuvio sono state di tipo esplosivo e, dato che la Piana Campana risulta ricca di insediamenti umani fin dalla più lontana preistoria, tutte hanno sicuramente causato estesi danni.

Alcune di queste eruzioni presentano volumi di materiale eruttato dell'ordine del chilometro cubo e una transizione durante l'eruzione da prodotti più ricchi in silice a prodotti meno ricchi in silice. Tutti i depositi si trovano sovrapposti a paleosuoli, cioé a suoli vegetali umificati che si formano per la lenta alterazione dei prodotti vulcanici. Questo fatto fa ritenere che le eruzioni esplosive del Vesuvio avvengano dopo un prolungato periodo di riposo del vulcano.

La stasi di attività, dell'ordine delle centinaia di anni, permette l'accumulo di rilevanti volumi di magma in una camera magmatica che probabilmente si trova a profondità relativamente bassa. Nel magma che ristagna avvengono processi di cristallizzazione che arricchiscono il fuso residuo in gas e silice e ne accentuano la capacità esplosiva.

Altre eruzioni del Vesuvio sono documentate nel 685, nel 991, 999, 1007, 1037 fino a una rilevante nel 1139. Dopo questa eruzione, le notizie di attività diventano rare e probabilmente il vulcano attraversa un periodo di riposo prolungato.

In epoche più vicine le informazioni diventano più numerose e, in base a documenti storici, si sa che il Vesuvio rimase in uno stato di riposo dal 1500 al dicembre del 1631. Con l'eruzione del 1631 il Vesuvio entra in un nuovo stato di attività pressoché continua, ben documentata.

Le eruzioni più importanti avvenute dopo l'eruzione del 1631 sono:

Dalla fine del 1600 fino al 1944 il vulcano ha un ciclo di attività che si ripete periodicamente. Dopo una fase di quiescenza e di attività solo fumarolica, si aprono delle fenditure sul fondo interno del cratere e da queste vengono emesse lave e scorie che formano un conetto centrale.

L'eruzione procede con lenti efflussi di lava che riempiono il cratere fino a raggiungerne i bordi da cui a volte traboccano e si uniscono ad altre lave emesse da bocche esterne al cono. Le colate restano all'interno della caldera del Somma.

Segue una fase eruttiva più intensa, talvolta effusiva altre volte esplosiva, determinata dall'apertura di una frattura sul fianco del cratere o da un rapido aumento di portata del magma. Questa fase provoca lo svuotamento del condotto e il collasso della parte sommitale del cratere, cui segue una fase di quiescenza. Con il riposo inizia il nuovo ciclo.

Nel periodo 1694-1944 questi riposi sono durati al massimo sette anni. L'analisi statistica della distribuzione dei tempi di permanenza in ciascuno di questi stati ha mostrato che il passaggio da uno all'altro avviene casualmente. Questo significa che il vulcano è in uno stato stazionario, cioè che il rifornimento di magma dal basso è costante.

L'eruzione del 1944 sembra concludere questo ciclo di attività. Non è un'eruzione molto diversa da quelle che l'hanno preceduta, ma è seguita da una stasi più lunga, che perdura a tutt'oggi. Occasionali microterremoti servono a ricordare che il vulcano si trova solamente in uno stato di riposo.