PLATEAU BASALTICI

Enormi flussi di magmi basaltici (flood basalt), nel corso di tempi anche molto lunghi, hanno ricoperto vaste superfici formando altopiani lavici detti plateau basaltici.

Le eruzioni di questo tipo avvengono lungo fratture che si estendono per chilometri e che possono essere quasi cancellate dall'accumulo dei prodotti eruttati. Il loro andamento è individuato dall'allineamento di coni costruitisi nei punti in cui si sono formate fontane di lava.

I plateau basaltici più grandi si estendono per migliaia di chilometri quadrati con spessori di migliaia di metri. Famosi sono quelli del Deccan in India, del Paranà in Brasile e Argentina, del Columbia River, negli Stati Uniti e quelli in via di formazione dell'Islanda e dell'Afar in Africa.

I tempi necessari alla formazione di queste distese sconfinate di lava sono dell'ordine dei milioni di anni.

L'emissione in superficie di grandi quantità di magma basaltico viene collegata alla presenza di pennacchi di calore che si formano nel mantello terrestre (mantle plumes).

L'accumulo di calore nel mantello sembra essere favorito sotto le ampie zolle continentali che, come un coperchio, impediscono la uniforme dispersione del calore verso l'esterno.

Nei punti in cui il calore si concentra, alcuni minerali del mantello cominciano a fondere. Controllato dal contrasto di densità con il materiale solido circostante, il fuso (magma) si muove verso l'alto. In prossimità della crosta, il magma tende a rallentare e ad accumularsi.

In corrispondenza dell'accumulo di magma, la crosta si gonfia e si inarca verso l'alto. Questi rigonfiamenti interessano aree di centinaia di km2.

Dove viene curvata, la crosta diventa anche più sottile. Questo provoca una diminuzione di pressione (la crosta "pesa" di meno) sulla zona sottostante che favorisce la formazione di nuovo magma. A parità di temperatura, infatti, alcuni minerali fondono al diminuire della pressione.

La crosta terrestre curvata e assottigliata si frattura facilmente ed è anche soggetta a rapide azioni erosive. Con la formazione delle fratture la pressione sulla camera magmatica diminuisce ulteriormente e, grazie a questa catena di circostanze, enormi quantità di magma possono uscire in superficie seguendo le profonde fratture crostali.

La relazione fra il lento sollevamento di intere regioni provocato dalla risalita di calore dal mantello e lo sviluppo di flussi basaltici è stata ipotizzata in zone come l'Arabia, il Mar Rosso, in India, nel Sud del Brasile e nel distretto di Karoo in Sud Africa.

In questi luoghi gli effetti in superficie del pennacchio di calore, cioé la formazione di strutture sollevate, sono registrati nell'andamento dei fiumi per oltre 200 milioni di anni dopo l'inizio dell'inarcamento.

I grandi flussi basaltici sono costituiti prevalentemente da lave con strutture pahoehoe. Dato il loro spessore, un completo raffreddamento può avvenire anche nell'arco di anni e questa situazione è la più favorevole allo sviluppo dei giunti colonnari.

Nonostante le lave abbiano una superficie pahoehoe, raramente si trovano strutture da raffreddamento tipo tubi, come normalmente avviene nelle colate basaltiche emesse da vulcani centrali.

Non è però esclusa la possibilità che sistemi di tubi e canali si formino durante il flusso e vengano successivamente distrutti da moti convettivi di calore e di materiale.

Esistono ampie distese di magmi basaltici che non possono essere considerate veri e propri plateau, come nel caso della piana basaltica dello Snake River, negli Stati Uniti, dove le eruzioni sono avvenute da coni centrali e da fratture molto brevi.

Queste colate formano scudi di lava con fianchi poco inclinati e vengono considerate la transizione tra i plateau e i flussi di lava basaltica di tipo hawaiiano.

Quando la risalita di magma si esaurisce, le fratture restano piene di magma solidificato. Successivamente, l'erosione può asportare le rocce meno resistenti e mettere in evidenza isolati rilievi di lava solidificata, caratteristici di molti paesaggi degli Stati Uniti.