Per una descrizione più completa dei
fenomeni
eruttivi e dei termini tecnici si veda la pagina di vulcanologia del
sito
del GNV. Una breve animazione (697 kb) (clicca qui
)
illustra
i fenomeni principali dell'attività vulcanica.
Stromboli non è soltanto una delle numerose bellissime isole vulcaniche del Mediterraneo, è anche l'unica dove l'attività vulcanica si svolge incessantemente sotto i nostri occhi e dove nel contempo le vestigia di un passato tumultuoso si offrono senza veli al visitatore. Dai tempi più remoti della sua emersione dalle acque del Tirreno fino al momento attuale, l'isola ci mostra con grande dovizia e suggestione la sua storia di violente esplosioni e di tranquille ma inarrestabili colate laviche, di rovinosi crolli e di vigorose e rapide ricostruzioni, in un avvicendamento di eventi che è un libro aperto di vulcanologia. Questa piccola guida si propone di sfogliare questo libro insieme a tutti coloro che sentono il fascino della natura in movimento.
L'arcipelago delle
Eolie,
composto da sette isole vulcaniche disposte a semicerchio, si sviluppa
per una lunghezza complessiva di 75 km nella porzione meridionale del
Mar
Tirreno, di fronte alle coste siciliane.
La forma arcuata
dell'arcipelago
è simile a quella di ben più grandi "archi" vulcanici
come
quelli del Giappone, della Sonda e delle Antille, con i quali ha in
comune
l'origine. Questi archi si formano infatti in seguito allo scontro tra
la crosta di un oceano e quella di un continente, con conseguente
riscaldamento
delle rocce che in profondità fondono parzialmente generando i
magmi
vulcanici. Frequentemente, alle spalle della zona interessata dalla
compressione
generata dallo scontro crostale, si apre una zona in distensione che
sprofonda
creando un bacino marino denominato "marginale".
L'arco eoliano è
stato originato dalla collisione tra la crosta continentale
calabro-sicula
e la crosta ionica, di tipo oceanico. In questo caso, il bacino
marginale
distensivo associato all'arco vulcanico è rappresentato dal Mar
Tirreno.
I vulcani dell'arco eoliano
nacquero da profonde fratture del fondo marino e solo dopo un lungo
periodo
di crescita sottomarina alcuni di essi riuscirono ad emergere. Da
questo
momento fino ad oggi riconosciamo nella loro crescita quattro
principali
periodi di attività eruttiva:
Secondo la mitologia
classica
le Isole Eolie erano la dimora di Eolo, Dio dei venti, che egli teneva
racchiusi in una grotta. La leggenda vuole che Eolo riuscisse a
prevedere
le variazioni del tempo osservando la nube di vapori che fuoriusciva da
un vulcano attivo, probabilmente Stromboli: oggi si sa infatti che la
forma
della nube di Stromboli è influenzata dall'andamento della
pressione
atmosferica.
Secondo la mitologia greca
il Dio del Fuoco, chiamato Efesto, possedeva la sua fucina sotterranea
nelle viscere dell'Etna, dove lavorava accanto ai Ciclopi, giganti il
cui
unico occhio richiama la forma di un cratere. Secondo la mitologia
romana,
invece, il Dio del Fuoco era Vulcano, la cui dimora si trovava
nell'omonima
isola dell'arcipelago eoliano. Proprio da Vulcano nascerà, alla
fine del Medioevo, il nome delle montagne di fuoco che chiamiamo
vulcani.
Anche Ulisse, durante il
viaggio di ritorno in patria narrato da Omero nell'Odissea, ebbe modo
di
approdare alle Isole Eolie incontrandovi Eolo. I primi accenni storici
alle Isole Eolie risalgono ad Aristotele (384-322 a.C.), che descrisse
la formazione di un nuovo vulcano (probabilmente Vulcanello,
attualmente
unito all'isola di Vulcano), le cui ceneri coprirono la città di
Lipari.
Stromboli è nominata
negli scritti di Aristotele, Diadoro Siculo, Silio Italico, Lucilio e
Plinio
il Vecchio. Strabone (63 a.C.-24 d.C.), geografo greco, decantò
"le acque calde e i soffi di fuoco" di Lipari, mentre descrisse Vulcano
come "l'isola di fiamma con i suoi tre aliti provenienti come da tre
crateri".
Nella narrazione del geografo greco infine, Stromboli detta Strogile
(rotonda)
era "inferiore per la violenza della fiamma, ma superiore per la
risonanza
dei suoi boati".
Molto più
recentemente
Carducci ha così descritto in versi la leggendaria fine di
Teodorico,
re degli Ostrogoti:
"Ecco Lipari, la reggia
di Vulcano ardua che fuma
e tra bombiti lampeggia
de l'ardor che la consuma:
quivi giunto il caval nero
contro il ciel forte springò
annitrendo, e il cavaliero
nel cratere inabissò."
Il vulcano Stromboli,
coi
suoi fianchi simmetrici e con la sua accentuata forma conica, eleva le
sue cime gemelle a 927 m sopra il livello del mare. Quella che noi
vediamo
è peraltro solo la parte emersa di un imponente vulcano di 3.000
metri di altezza il cui volume complessivo è 25 volte più
grande di quello della parte emersa.
Come si è formata
l'isola di Stromboli? Malgrado la sua forma apparentemente semplice
l'isola
nasconde la sovrapposizione di più vulcani che possono essere
tuttora
riconosciuti osservando i resti delle loro forme e dei loro
svariatissimi
prodotti, sia lavici sia esplosivi.
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Questa grande depressione
venne presto riempita dalla crescita di un nuovo vulcano che raggiunse
l'altezza di circa 700 m, cui si dà il nome di Paleostromboli
II°.
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La vita di questo vulcano
si concluse circa 35.000 anni fa con lo sprofondamento di una nuova
caldera
di forma pressoché circolare.
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