Lipari: Storia Vulcanologica

Le sette isole Eolie (Alicudi, Filicudi, Salina, Lipari, Vulcano, Panarea e Stromboli) sono solo la parte emersa di imponenti apparati vulcanici che formano l’arco vulcanico eoliano di forma quasi semicircolare (Fig.1)eolie. Questa complessa struttura geologica, lunga circa 200 km, comprende anche i seamounts vulcanici (vulcani completamente sottomarini) Eolo, Enarete e Sisifo (nel settore occidentale) e Lametini ed Alcione (nel settore orientale).
Lipari, la maggiore isola dell’arcipelago eoliano (37,6 km2), è la porzione emersa di un grande apparato vulcanico, alto circa 1500 metri che, partendo da una profondità di circa 1000 metri sotto il livello del mare, arriva sino ai 602 metri s.l.m. del Monte Chirica.
Le rocce più antiche affioranti sull’isola hanno un’età di 223.000 anni, quelle più giovani (Monte Pilato, Forgia Vecchia) risalgono al VI sec. d.C.: quest’ultima età particolarmente recente, sottolinea che, da un punta di vista vulcanologico, il "vulcano" Lipari deve considerarsi ancora attivo. Attualmente, le uniche testimonianze di attività vulcanica sono rappresentate da fumarole e sorgenti termali: fumarole di bassa temperatura (80-90°C) sono osservabili sia nel settore occidentale (fra Timpone Pataso e Timpone Ospedale) che in quello meridionale (Vallone Ponte) di Lipari, mentre le sorgenti termali (57°C) sono osservabili sia alle Terme di S.Calogero che in località Bagno Secco. L’estesa attività fumarolica presente nel settore occidentale di Lipari è responsabile dell’intensa alterazione delle rocce vulcaniche della zona che ha portato ad una diffusa caolinizzazione (il caolino di Lipari era già conosciuto e scavato dai Greci).
Il quadro geologico abbastanza complesso che caratterizza Lipari è il risultato dei numerosi episodi svoltisi nel corso di due principali stadi di attività vulcanica separati da uno stadio caratterizzato da importanti eventi erosivi.
Il primo stadio (pre-erosivo) consiste in due periodi (il primo e il secondo) di attività vulcanica caratterizzati da messa in posto di prodotti variabili da calcalcalini  (CA) a calcalcalini alti in K (HKCA) la cui composizione varia da andesiti basaltiche ad andesiti.
Il secondo stadio (erosivo) è caratterizzato da un periodo (il terzo)durante il quale hanno coesistito sia attività vulcanica (prodotti HKCA andesitici) che attività erosiva marina (formazione di paleosuperfici di abrasione marina e relativi depositi a sabbia e ciottoli: conglomerati marini).
Il terzo stadio (post-erosivo) consiste di due periodi (il quarto e il quinto) di attività vulcanica i cui prodotti mostrano un carattere sempre più potassico (da HKCA a shoshonitico=SHO) e composizioni più evolute (rioliti).

figura 2L’attività vulcanica del primo periodo (centro di Paleolipari: da circa 223.000 a 150.000 anni B.P.) è collegata all’attività di numerosi centri monogenici (scoria-cone e lava-cone) ubicati lungo la costa occidentale (Fig.2) in corrispondenza con un lineamento tettonico orientato NW-SE. Questi centri sono caratterizzati da prevalente attività stromboliana (lancio di scorie) o attività effusiva (colate laviche) e da subordinata attività idromagmatica (tuff e lapilli tuff): i loro prodotti sono CA andesiti basaltiche. Quasi contemporaneamente, e con simili caratteristiche vulcanologiche e composizionali, i centri vulcanici gemelli di Monterosa e il centro monogenico di Timpone Croci iniziano la loro attività nel settore centro-orientali di Lipari.
Tutti questi centri, attualmente profondamente erosi, ricoperti da prodotti vulcanici più recenti, attraversati da filoni e localmente molto fumarolizzati, rappresentano ciò che resta dell’apparato di Paleolipari.

L’attività vulcanica del secondo periodo (centri di Monte Chirica I e Monte S.Angelo I: da meno di 150.000 a 127.000 anni B.P.) inizia nel settore centrale di Lipari con la messa in posto dei prodotti vulcanici legati all’attività del grande stratovulcano di Monte Chirica (Fig.3). Alla precoce attività esplosiva di Monte Chirica (Monte Chirica I) va riferita la spessa e ben stratificata successione di livelli di tuff massivi e di lapilli tuff scoriacei che affiorano lungo i ripidi canaloni che scendono dalla sommità del Monte Chirica sino alla costa, ad Acquacalda; pochi affioramenti di colate laviche ad affinità calcalcalina ricca in K (HKCA) e composizione andesitico-basaltica (a volte fortemente fumarolizzate) sono visibili solamente attorno all’area craterica (Chirica Rasa), vicino alla cima.figura 3
La precoce attività vulcanica dell’imponente stratovulcano di Monte S.Angelo (Monte S.Angelo I) rappresenta il primo episodio di sviluppata interazione acqua-magma, testimoniato dalla messa in posto di ben stratificate piroclastiti con caratteri idromagmatici e con composizione HKCA andesitica che affiorano in prossimità del Timpone Ricotta e nell’area Timpone del Corvo ? Marina di Porto salvo (il porto turistico di Lipari). La sequenza di lapilli tuff e ash tuff rappresenta la fase idromagmatica (cioè quella caratterizzata da prevalente attività esplosiva) ed è seguita da una fase effusiva caratterizzata dalla messa in posto di potenti colate laviche di natura HKCA andesitica.

Dopo un periodo di quiescenza, sottolineato da una evidente superficie erosiva subaerea e da superfici erosive marine con relativi conglomerati marini, l’attività vulcanica riprende: il terzo periodo abbraccia un periodo di tempo che va da 104.000 a circa 90.000 anni fa ed è legato all’attività dei centri Monte S.Angelo II , III e Monte Chirica II. Questo periodo è caratterizzato dalla emissione  di prodotti vulcanici con composizione simile (HKCA andesite) ma con stili eruttivi molto diversi, testimoniati dalla contemporanea attività idromagmatica-effusiva dei due grandi centri poligenici che si vanno sviluppando nel settore centrale dell’isola: Monte S.Angelo e Monte Chirica (Fig.4).
figura4Il centro poligenico di Monte S.Angelo, già attivo durante il precedente periodo, inizia la sua nuova attività (Monte S.Angelo II) con la messa in posto di livelli sottilmente stratificati di lapilli tuff andesitici grigi spesso rimaneggiati e ricchi di resti vegetali: tronchi, radici, foglie di palma, di ulivo, ecc….In prossimità di Timpone Pataso questi depositi sono ancor più rimaneggiati, risultando il prodotto di riempimento di un piccolo bacino lacustre, e sono intercalati a livelli ricchi in silice (selci). Tale attività esplosiva è seguita dalla messa in posto di potenti colate laviche, note come lave a cordierite,  i cui magmi hanno caratteri che sottintendono una parziale assimilazione di materiale della crosta.
L’ultimo momento di attività del Monte S.Angelo (Monte S.Angelo III) è rappresentato da potenti banchi di piroclastiti massive e scarsamente stratificate, affioranti sulla cima dello stratovulcano, e da ridotte colate laviche andesitiche.
Per quanto riguarda il centro poligenico di Monte Chirica, la ripresa dell’attività vulcanica (Monte Chirica II) si manifesta con la messa in posto di potenti colate laviche HKCA andesitiche che arrivano sino al mare, in prossimità di Cala Sciabeca.
Durante l’edificazione di questi centri vulcanici, si verificano altri episodi di erosione marina: il risultato di questi ripetuti processi erosivi consiste nella formazione di alcune ben delineate linee di costa, con relativi conglomerati marini (depositi di spiaggia con ciottoli fortemente arrotondati), che sono soprattutto molto ben visibili lungo la ripida costa occidentale a quote variabili fra 2-45 m sul livello del mare.

A questo punto, un significativo periodo di quiescenza vulcanica  (lungo circa 50.000 anni) interviene a separare la fine dello stadio erosivo dall’inizio di quello post-erosivo. La ripresa dell’attività vulcanica si verifica intorno a 42.000 anni fa e corrisponde ad un netto cambiamento dello stile eruttivo e della composizione dei magmi coinvolti: tutto il terzo stadio infatti sarà caratterizzato dalla emissione di magmi molto più evoluti (rioliti) che danno origine a tozzi corpi lavici (duomi e colate laviche ossidianacee) e a ingenti quantità di depositi piroclastici (depositi di pomici).
I centri vulcanici attivi durante il quarto periodo (Fig.5) sono localizzati nel settore meridionale dell’isola: i loro prodotti piroclastici di colore bianco sono ben riconoscibili per la tipica intercalazione di depositi piroclastici di color marrone-rosso, di provenienza esterna all’isola (i cosiddetti Brown Tuff). L’attività vulcanica (da 42.000 a 20.300 anni B.P.) è collegata ai tre centri di Punta del Perciato, Falcone e Monte Guardia, ognuno dei quali è caratterizzato  da uno schema evolutivo sempre uguale: ad episodi esplosivi e precoci di natura idromagmatica (depositi di surge e di fall) segue la fuoruscita di duomi riolitici estremamente viscosi. I duomi di Punta del Perciato, visibili quasi esclusivamente al di sotto dell’attuale livello del mare, affiorano con discontinuità alla base della ripida falesia sudoccidentale;  i duomi di Falcone (Capparo e Capistello) affiorano sopra i duomi precedentemente descritti nel settore più meridionale dell’isola, mentre i duomi legati al centro di Monte Guardia sono ubicati sia nel settore sudoccidentale (S.Lazzaro, Monte Guardia, Monte Giardina) che in quello sudorientale di Lipari (Castello; S.Nicola, Punta S.Giuseppe).

figura 6L’attività vulcanica del quinto periodo (fra 16.800 a 1.400 anni fa) è confinata al settore nordorientale (Fig.6) ed è collegato all’attività dei quattro centri di Canneto Dentro, Gabellotto, Monte Pilato e Forgia Vecchia.
L’attività di Canneto Dentro è limitata a modesti affioramenti di brecce piroclastiche pomicee e ad un tozzo duomo riolitico. L’attività di Gabellotto inizia con la messa in posto di grandi quantitativi di piroclastiti pomicee bianche (depositi di dry surge), che portano alla costruzione di un tuff ring, e termina con la fuoruscita di un imponente duomo lavico ossidianaceo di composizione riolitica. Dopo una stasi vulcanica, che dura circa 3.000 anni ed è sottolineata dalla formazione di un paleosuolo di colore rosso-arancio, l’attività riprende  dal Monte Pilato, un centro ubicato nel settore più settentrionale di Lipari, con una serie di eruzioni esplosive che portano alla costruzione di un grande cono di pomici riolitiche dal quale tracimerà la potente colata lavica, ossidianacea e riolitica, di Rocche Rosse che arriverà sino al mare, in località Acquacalda. Gli ultimi prodotti vulcanici sono legati all’attività di Forgia Vecchia (circa 1.400 anni fa) e consistono nella messa in posto di modeste quantità di piroclastiti pomicee bianche seguiti dalla fuoruscita di una colata lavica riolitica con una caratteristica forma bilobata: questa è l’ultima dimostrazione di attività vulcanica a Lipari.
 

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