ITINERARI IN AUTO
Le pendici dell'Etna sono solcate da comode strade asfaltate, forse troppe, che spesso toccano aree di grande interesse vulcanologico e paesaggistico. Mancando al momento un vero e proprio centro visitatori dove sia disponibile materiale illustrativo nonché un'adeguata cartellonistica lungo le strade, spesso si attraversano zone molto interessanti senza rendersene conto.

I tragitti di seguito indicati possono essere utilizzati durante gli spostamenti tra i vari itinerari a piedi, ma servono anche a quanti vogliano conoscere l'aspetto peculiare dell'Etna, quello vulcanologico, senza camminare troppo.


ACI CASTELLO-GOLE DELL'ALCANTARA
1 - Aci Castello
2 - Acitrezza
3 - Spiaggia di Praiola
4 - Giardini Naxos
5 - Gole di Alcantara
Questo itinerario porta dal mare verso l'Etna e può essere abbinato a altre escursioni o utilizzato per interrompere una vacanza di spiaggia. Si vedono luoghi di interesse vulcanologico lontani dai crateri, percorrendo la storia dell'Etna fin dalle sue origini. Le Gole di Alcantara sono un punto di sicuro interesse anche per i meno vicini agli argomenti vulcanologici.

ACI CASTELLO
Ad Aci Castello affiorano le lave eruttate in un arco di tempo compreso tra 700.000 e 200.000 anni fa, quando ancora non esisteva l'edificio dell'Etna vero e proprio.

Queste antiche colate basaltiche erano emesse sotto il mare e, al contatto con l'acqua, la lava si raffreddava rapidamente formando una crosta esterna vetrosa e fragile, mentre all'interno dei singoli blocchi o rivoli la lava si contraeva e si fratturava.  I blocchi di lava rotondeggianti e fratturati si chiamano lave a cuscino (pillow lava). I vari pezzi di lava si ammucchiavano uno sull'altro prima di raffreddarsi completamente e ogni nuovo blocco si adattava alla forma di quelli sottostanti, incuneandosi tra gli spazi rimasti liberi. 

Il Castello è costruito sopra uno di questi cumuli di lave sottomarine, le cui strutture interne, avvolte nella crosta vetrosa, sono visibili da vicino salendo lungo i gradini che portano in cima al rilievo o scendendo verso il mare.  Se i pillow ammassati uno sull'altro franavano, essendo strutture molto fragili, si frantumavano. Anche un breve rotolamento poteva provocare la perdita della fragile "buccia" vetrosa che li avvolgeva.  Un accumulo di frammenti di vetro, alterati chimicamente e frammisti a pillow interi e a pezzi (detti ialoclastiti), forma la parte verso il mare della rocca di Aci Castello. 

Risalendo sulla strada dal lato sinistro (spalle al mare) si vede una colata che ricopre le lave sottomarine.

ACITREZZA
Sul lungomare tra Aci Castello e Acitrezza affiorano piccoli scogli formati da antichi prodotti vulcanici che non sono stati eruttati in superficie, ma derivano dal raffreddamento di magmi che sono rimasti intrappolati sotto una coltre di sedimenti, dove sono lentamente raffreddati contraendosi e fratturandosi in colonne verticali o curvate. 

Al porto di Acitrezza, la parte superiore delle colonne prodottesi nella massa magmatica forma una specie di pavimentazione, molto singolare nella sua regolarità.  Purtroppo, per ammirare questa meraviglia della natura si è costretti ad aggirarsi tra una notevole quantità di immondizia.

Anche le Isole dei Ciclopi, una serie di scogli che punteggiano il mare di fronte ad Acitrezza, sono formate da basalti intrusivi, derivano cioé da un magma basaltico raffreddato in profondità, senza essere eruttato. Tra i basalti e sopra questi, risaltano i depositi marini (argille) sotto i quali il magma si è intruso.



IL CHIANCONE

Percorrendo l'autostrada tra Acireale e Giarre il profilo dell'Etna si staglia sullo sfondo. Il boscoso crinale che si vede a sinistra dei crateri sommitali, è il bordo occidentale della Valle del Bove che parte da Monte Zoccolaro e degrada verso destra, dove la profonda depressione del fianco dell'Etna si apre in direzione di Zafferana, a Sud-Est.

Le fasi geologiche che hanno portato alla formazione della Valle del Bove non sono ancora del tutto chiare. E' probabile che ripetute eruzioni esplosive abbiano squarciato il fianco del vulcano e che nella originaria incisione si siano poi innescati processi erosivi, come spesso osservato su altri vulcani. Grossi flussi di materiale vulcanico rimosso dalle piogge o dallo scioglimento della neve devono essere fluiti in questa direzione, lasciando allo sbocco verso il mare uno spesso deposito di materiale caotico.

In prossimità di Riposto, vicino a Giarre, seguendo le indicazioni che portano al campeggio Praiola, si raggiunge una spiaggia alle cui spalle, sia in direzione Nord che Sud, si trova un'alta falesia. Il materiale che si vede nella parete verticale (denominato Formazione del Chiancone) è considerato l'evidenza che, almeno in parte, la Valle del Bove si è formata in seguito a grossi flussi di fango, detti in vulcanologia lahar.

GIARDINI NAXOS

Si prosegue fino a Giardini Naxos, famosa località di villeggiatura posta a Capo Schisò. Questo pezzo di terra proteso verso il mare si è formato per l'entrata in acqua di una colata che è scesa seguendo il corso del fiume Alcantara.  A sinistra (spalle a monte), spiccano le colline di Taormina, formate dall'erosione di rocce sedimentarie.

La lunga colata, che segna il limite orientale dei prodotti dell'Etna ed è separata dalle pendici del vulcano da una striscia di terreni sedimentari, rende l'idea di come la morfologia possa influire sulla propagazione dei prodotti vulcanici. 


 Da Giardini Naxos, si prende la statale 185 e dopo meno di 10 km si giunge alle Gole dell'Alcantara. La località è meta di numerose gite e può essere molto (troppo) affollata nei periodi di maggior flusso turistico. L'area è dotata di parcheggio, bar e servizi. Si può accedere alle gole tramite un breve sentiero in discesa (pochi minuti) o tramite un ascensore. L'entrata è a pagamento, così come la fornitura di lunghi stivali di gomma che permettono di risalire per un breve tratto nelle gole. L'acqua è fredda e in alcuni punti profonda oltre il metro.

GOLE DI ALCANTARA 
Il fiume Alcantara nasce a 1250 ms.l.m. a Floresta, circa 12 km a Nord di Randazzo, e sfocia nello Ionio dopo aver percorso 48 km in una valle incisa fra colline di marne e arenarie su cui sorgono i paesi di Castiglione e Motta Camastra. Il suo corso a Nord, da Randazzo a Moio, segna un confine raramente superato dai prodotti vulcanici, mentre da Moio fino al mare, l'incisione scavata dalle acque nelle rocce sedimentarie ha funzionato come canale di scorrimento per una colata di lava uscita dal cratere di Monte Moio.

Secondo Diodoro Siculo e altri autori storici, la colata sarebbe quella che nel 396 a.C. sbarrò la strada alle truppe cartaginesi guidate da Imilcone il quale, in guerra contro Dionisio di Siracusa, cercava di raggiungere Catania costeggiando il mare, in modo da avere il costante supporto della flotta di Magone. L'esercito cartaginese fu costretto a raggiungere Catania aggirando l'intero perimetro dell'Etna e per questo si suppone che una colata impedisse loro di procedere, scendendo dal fianco del vulcano fino al mare. Restano molti dubbi sul fatto che questo episodio si riferisca alla colata dell'Alcantara, la quale forse ha molto più di 2396 anni.

La colata ha seguito l'antica valle scavata dal fiume, probabilmente senza intasarla completamente, dal momento che l'acqua ha ripreso il suo percorso erodendo poco a poco i basalti e infliltrandosi attraverso i giunti colonnari fino ad arrivare all'antico letto di arenarie.

La spettacolarità delle gole è dovuta a una catena di eventi geologici. Prima, la colata di lava si è fratturata per la contrazione prodotta dalla perdita di calore. Alcune fratture hanno un andamento verticale e formano diritte e regolari colonne, altre si dipartono da un nucleo e sono curvate in una forma detta "a rosetta".  La presenza di lunghe fessure verticali ha poi accelerato il processo di erosione, incanalando le acque in una stretta sezione.

Le spettacolari gole formatesi in questo punto hanno una lunghezza di circa 400 m, una larghezza media di 5 m e un'altezza intorno ai 50 m. Si consiglia di fare a piedi il breve sentiero, almeno in discesa, in modo da avere una panoramica sulle strutture della colata e sulle gole. Dall'alto, si notano al centro della parete che sta di fronte le fratture "a rosetta" nella parte alta che dividono la lava in prismi curvi che scendono fino a livello dell'acqua.

Raggiunto il greto del fiume, si cammina per un breve tratto sopra le arenarie. Attraversando il corso d'acqua che qui è poco profondo e raggiungendo la sponda destra, si vedono i grossi strati di arenarie intercalati da strati più sottili di marne (una roccia fragile, e quindi più erosa, sottilmente stratificata, composta da particelle più fini di quelle delle arenarie) sulle quali scorre il fiume.

Appena sopra i cespugli della sponda destra -che purtroppo celano variabili quantità di immondizie, ancor più sgradevoli del solito, considerando che si tratta di un luogo custodito e gravato da biglietto di ingresso che si presume sottintenda controllo e manutenzione dell'area- si vede il contatto tra le rocce sedimentarie e quelle vulcaniche che le hanno ricoperte.

Ritornando alla sponda sinistra, prima di entrare nelle gole, ci si trova sotto una parete formata da eleganti colonne diritte.  Se si è dotati di stivali, si può ora risalire lungo il fiume, osservare le colonne di lava lisciate dal lento lavoro dell'acqua e ammirare i riflessi della luce che filtra dalle strette e verticali pareti.

Il livello dell'acqua varia da pochi decimetri a oltre il metro. Il fondo a tratti sprofonda rapidamente per poi alzarsi dove la sezione del fiume si allarga. Nei punti più larghi, infatti, la velocità dell'acqua diminuisce e con essa la capacità di trasporto del fiume. I granuli di sabbia (almeno quelli più grossi) che erano trasportati in sospensione, al diminuire della velocità, vengono abbandonati sul fondo dove si accumulano diminuendone col tempo la profondità.

Tornati ai piedi del sentiero (o dell'ascensore) si può osservare verso l'alto sulla parete sinistra, verso valle, i prodotti vulcanici che hanno un assetto del tutto diverso rispetto alla colata delle gole. Questo tratto di parete è infatti formato da una successione di 5 o 6 colate, intervallate da detrito scoriaceo.


Volendo trovarsi il giorno seguente già alle  pendici dell'Etna, si consiglia di proseguire dalle Gole di Alcantara verso Francavilla e quindi in direzione di Linguaglossa, dove non sarà difficile trovare una sistemazione.

Per spingersi più in quota, basta seguire da Linguaglossa la strada Mareneve. A circa 15 km, in un tratto di fitto bosco si incontra il rifugio Brunek, una struttura semplice, economica e accogliente. Appena oltre vi è un campeggio e dopo meno di 4 km, seguendo le indicazioni, si giunge a Piano Provenzana, dove vi sono altre strutture alberghiere.


ETNA NORD - ZAFFERANA
1 - lave del 1865
2 - Grotta dei Ladri
3 - colata del 1865
4 - lave del 1950-1971-1979
Parcheggiando l'auto in un ampio piazzale a sinistra, si vedono (stando rivolti a valle) a sinistra i Due Monti  e di fronte il campo di lava dell'eruzione del 1865.  Rivolti a monte in alto a sinistra si vedono le fratture eruttive del 1928 sul versante sopra il rifugio Citelli e poi, al centro, il Monte Frumento delle Concazze. Guardando a destra, sul profilo in alto, si vede Pizzo Deneri con la bianca costruzione dell'Osservatorio ; sul versante che scende verso Piano Provenzana si distinguono le bocche del 1809, mentre sullo sfondo spunta Monte Nero ai cui piedi si intravvede la colata del 1923.  Ai piedi del Frumento, si vedono due conetti coperti da vegetazione, il M. Zappino e il M. Baracca.

Se si indossano delle scarpe adeguate, si consiglia di addentrarsi per qualche decina di metri sulla colata del 1865, a monte della strada. Subito si vedono i Monti Sartorius da cui è uscita la colata . Tra la superficie caotica si trovano numerosi tratti lisci  , formati da lastroni sovrapposti. Questi derivano da successivi rivoli di lava molto calda e fluida fuoriusciti da fratture della crosta fredda durante lo scorrimento del flusso o sgorgati al termine di un tubo di lava . Anche i tratti di superficie più scoriacei, visti da vicino si presentano come un ammasso di lastroni fratturati e ammucchiati uno sull'altro dal flusso in movimento. In alcuni punti la lava calda è uscita sopra la crosta con piccole esplosioni e i brandelli incandescenti sono ricaduti al suolo assumendo forme plastiche a drappo.

Piccole porzioni di lava calda e viscosa hanno forzato in più punti la crosta, formando strutture arricciate e striate, simili a quelle del dentifricio spremuto da un tubetto.
Quando la colata rallenta sopra un tratto di terreno pianeggiante, la crosta solida che si forma per raffreddamento della superficie a contatto con l'aria, tende ad inspessirsi, mentre la lava calda si accumula al di sotto, spinge la crosta fino ad inarcarla e forma piccoli rilievi detti tumuli. La parte più alta e i fianchi del tumulo si fratturano facilmente e dalle fessure possono scorrere brevi rivoli di lava che assumono forme di serpentelli lisci  (se la lava è fluida), oppure di protrusioni solide strisciate dal passaggio nelle fratture, se è più viscosa.
 

 
Volendo si può salire in macchina fino al rifugio Citelli, che può essere la base per escursioni più in alto e da dove si gode una splendida vista. Purtroppo tutta l'area intorno all'edificio è disseminata di immondizie lasciate dai fruitori dell'area attrezzata per picnic. Quando si predispongono simili servizi, sarebbe opportuno garantirne anche una costante manutenzione.

La colata del 1865 termina poco prima di questo bivio.
 

Accostando la macchina a un piccolo spiazzo sulla destra, si può raggiungere in pochi minuti, sull'altro lato della strada e segnalata da una freccia, la Grotta dei Ladri. A destra si vede la colata del 1928.

La Grotta dei Ladri è un insieme di cunicoli che dalla superficie del terreno entrano all'interno di profondi tubi di lava.  La formazione di queste grotte (e di molte altre disseminate sulle pendici dell'Etna) avviene quando, al declinare dell'eruzione, la lava defluisce tutta o almeno in parte dal tunnel che si è costruita e che ha percorso, lasciandolo vuoto. Alcuni di questi tunnel sono molto estesi e ampi e recano all'interno i segni dei vari livelli raggiunti dal flusso di lava fluida.

I vari ingressi sono recintati ed è bene aggirarsi nell'area con cautela, senza oltrepassare gli steccati.
 

In questo punto la strada taglia perpendicolarmente un ramo della colata del 1865. Si può parcheggiare pochi metri più avanti e osservare la sezione della colata. Alla base si intravede il detrito di scorie che si forma per la continua caduta dal fronte, davanti al flusso in movimento, dei pezzi di crosta solida che ricoprono la superficie della colata. Il flusso, avanzando, scorre sopra il proprio detrito.

La parte massiva centrale presenta delle fratture parallele al terreno, simili a stratificazioni. Queste fratture si formano quando il corpo di lava non ha una velocità uniforme, ma alcune porzioni scorrono più veloci di altre. Osservando da vicino i diversi strati, si notano allineamenti di bolle gassose, la cui concentrazione ha probabilmente influito sulla differente velocità delle varie porzioni di lava. 

La parte superiore della colata è formata da una spessa coltre di scorie. Lo sviluppo di questo strato è condizionato dal tipo di lava. Sopra le colate abbastanza viscose che scorrono lentamente, già a poca distanza dalla bocca eruttiva si forma una grossa crosta rigida. Sotto la crosta la lava resta calda e continua a scorrere trascinando e fratturando la parte solida soprastante. In questo modo la colata si ricopre di detrito che ricade ai lati (formando gli argini) e davanti al flusso (detrito basale).
 

1 - lave del 1792
2 - fratture del 1989
3 - Monti Silvestri
4 - lave del 1983