ESCURSIONI AL VESUVIO
VERSO IL CRATERE

VALLE DELL'INFERNO E MONTE SOMMA

Gran parte dell'area intorno al Vesuvio è stata chiusa all'accesso dopo l'istituzione del Parco Nazionale nel 1991. Si possono percorrere gli itinerari che entrano nella Foresta Demaniale previa autorizzazione rilasciata, anche via fax, dall'Ufficio Amministrazione ex ASFD, Via G. Tescione, 125 Caserta, tel. 0823/361712, fax 361734. L'accesso al cratere sommitale è consentito solo con l'accompagnamento delle guide che si trovano sul sentiero e con il pagamento di un pedaggio. La visita alla sede storica dell'Osservatorio Vesuviano (http://www.osve.unina.it) è consentita solo a gruppi scolastici o Associazioni e va prenotata presso la sede di Napoli, tel. 081/6108483-6100811.

VERSO IL CRATERE

600 m 1  - LAVE A CORDE del 1858  - sosta a destra in prossimità del centro visitatori

Percorrendo la strada da Torre del Greco, si attraversa il paese per qualche centinaio di metri e si seguono le indicazioni per il cratere. Dall'uscita del paese si incontrano le lave del 1767-71 e uno stretto lobo di quelle del 1871-72, ma è praticamente impossibile fermarsi.
Le lave del 1858 a lato della strada per il Vesuvio
Dopo il bivio con la strada che sale da Ercolano, iniziano le lave del 1858. Le colate di questa eruzione, durata circa due anni, hanno aggirato il Colle dei Canteroni, sul quale si vede l'edificio dell’Osservatorio Vesuviano, si sono allargate verso Est e poi, seguendo la conformazione del terreno, si sono riversate in questa direzione (Nord-Ovest). La superficie della colata presenta strutture tipiche delle lave fluide, che prendono il nome di lava a corde. I corrugamenti della superficie, le corde, alti qualche centimetro o decine di centimetri, si sono formati per lo stiramento della sottile crosta superficiale in via di raffreddamento, che si deformava plasticamente in risposta al movimento della lava calda sottostante.
Le strutture a corde sulla superficie delle lave del 1858
Le sottili colate di lava fluida scorrevano velocemente seguendo tutti gli avvallamenti del terreno, anche piccoli. Ogni rigagnolo era frenato ai lati da sponde naturali, mentre si muoveva più veloce al centro, libero dall'attrito. Le corde che si stavano formando in superficie venivano così curvate nella direzione di movimento del flusso e ora la curvatura indica in ogni punto la direzione di movimento.
In dettaglio, la superficie della colata del 1858 non è perfettamente liscia. Le striature si formano per esplosione delle bolle di gas a contatto con l'aria
Guardando verso valle, anche prima del punto di sosta, si vedono grossi lastroni di lava sollevati e accavallati uno sull'altro. Questo succede quando la crosta fredda, che diventa sempre più grossa via via che ci si allontana dalla bocca eruttiva, viene spinta verso l'alto dalla lava incandescente sottostante. La spinta può derivare o da un accumulo in un punto pianeggiante del terreno (il flusso rallenta, la crosta si inspessisce e sotto la lava ristagna prima di fluire verso valle) o da un aumento nell'emissione di lava al cratere.
Il panorama verso Napoli e i Campi Flegrei dalle pendici del Vesuvio
5,6 km 2  - panoramica  - sosta a sinistra
Da questo punto si può osservare il panorama verso Napoli che nelle giornate serene arriva fino ai Campi Flegrei e a Capo Miseno, il punto da cui linio il Giovane osservò l'eruzione del 79 d.C. che distrusse Pompei e Ercolano. A monte, si vede la sede storica dell'Osservatorio Vesuviano. Le lave intorno sono del 1858.
L'edificio storico dell'Osservatorio Vesuviano

6,2 km 3  - lave del 1944 e prodotti del 79 d.C.  - sosta a sinistra al parcheggio del bar
In questo punto si trova il bivio per l'Osservatorio Vesuviano. Sul lato destro della strada, poche decine di metri dopo il parcheggio, si vedono i prodotti dell'eruzione del 79 d.C. Affacciandoci invece verso valle, tra la vegetazione si scorge sotto il boscoso bordo del Somma un tratto della colata del 1944, l'ultima eruzione del Vesuvio, che scorre nel Fosso della Vetrana per buttarsi poi verso il paese di S. Sebastiano.
La colata di lava del 1944 dal Fosso della Vetrana verso il paese di S. Sebastiano
Benché i prodotti dell'eruzione del 79 non si vedano molto bene (il posto dell'affioramento è decisamente brutto e sporco), il confronto tra questi e quelli sull'altro lato del 1944 permettono di mettere a fuoco la differenza tra le eruzioni esplosive (79) e quelle effusive. Le prime sono eruzioni violente, dove il magma è frammentato dall'esplosione delle bolle gassose e i prodotti, i piroclasti, sono prevalentemente pomici e ceneri. Nelle seconde (1944) il magma arriva in superficie quasi degassato e esce dalla bocca eruttiva formando le colate di lava.
La colata di lava del 1944 ai piedi della parete del Somma
Dopo l'eventuale visita all'Osservatorio, più che consigliata, si riprende a salire in un paesaggio che diventa sempre più gradevole. Purtroppo la salvaguardia e il lento recupero delle pendici del Vesuvio, fino a pochi anni fa scandalosamente maltrattate, sono affidati alla drastica misura dell'Ente Parco che ha recintata e resa inaccessibile tutta la zona. E' amaro constatare come il rispetto dei beni pubblici passi attraverso il divieto e non derivi da un comune senso di buona educazione.
I prodotti dell'eruzione del 79 d.C. nei pressi del bivio per l'Osservatorio

6,6 km 4  - lave del 1944
La strada corre accanto alla colata del 1944, ma non è possibile avvicinarsi a causa delle recinzioni. Pur vista da lontano, la colata ha un aspetto molto diverso da quello delle lave del 1858, incontrate all'inizio dell'itinerario. Mentre quelle erano fluide e formavano in superficie strutture plastiche simili a corde, questa è ricoperta da scorie e pezzi di lava irregolari. La lava del 1944 era più viscosa, scorreva più lenta e si ricopriva di una spessa crosta solida, sotto la quale la lava  calda continuava a scorrere. Questo movimento trascinava anche la crosta che, non riuscendo per il suo spessore a deformarsi plasticamente, si fratturava e formava la coltre di detrito che la ricopre.
La colata del 1944 nel Fosso della Vetrana, alle spalle del paese di S. Sebastiano

7,7 km 5  - lave di Colle Umberto
Da questo punto e per circa un km, la trada attraversa le sottili colate che, negli anni tra il 1895 e il 1899, si sono accumulate una sull'altra fino a formare il rilievo di Colle Umberto. Non c'è comodità di parcheggio, ma in giornate di poco traffico si può almeno rallentare e osservare la struttura delle colate sovrapposte.
Le sottili colate di lave di Colle Umberto
In scala minore, non sono diverse dalle colate più voluminose e presentano uno strato di detrito sia alla base che nella parte superiore, e una parte centrale massiccia. Il detrito basale è formato dai pezzi di crosta che cadono davanti al fronte (la parte più avanzata della colata) e sopra il quale scorre la lava. Una volta fermatasi, la colata appare così formata da due strati di detrito, la base e la parte superiore, e da uno strato centrale più o meno sviluppato di lava massiccia, disseminata di bolle, che rappresenta il nucleo incandescente solidificato.
 
Particolare di una colata di lava di Colle Umberto
In alcuni punti, lungo questo tratto di strada, si vedono strati di lave arcuati che formano delle grotte. Queste strutture (tubi di lava) si formano in colate abbastanza fluide nelle quali la formazione di una crosta fredda esterna consente alla lava calda sottostante di fluire a valle, lasciando la cavità vuota alla fine dell'eruzione. La formazione dei tubi è determinante per il tragitto della lava, funzionando il tunnel come un coperchio che impedisce la dispersione di calore. La lava può così mantenersi fluida per molto tempo e coprire lunghe distanze, venendo a giorno ancora molto calda in punti che non avrebbe raggiunto se non si fosse ingrottata.
Un tunnel lavico nelle colate di Colle Umberto

9,7 km 6  - bivio per la funicolare
Poco prima di questo bivio (700 m), si può osservare il lato interno del Somma, verde di vegetazione e, subito dopo, a contrasto, il brullo cono rossiccio del Vesuvio. Si segue a destra la strada che porta alla vecchia stazione della funicolare, un'opera ispiratrice della famosa canzone Funiculì Funiculà, ma anche fonte di accese polemiche. La sua complessa storia inizia nel lontano 1870, quando il finanziere Ernesto Emanuele Oblieght, sulla spinta di un crescente numero di visitatori, pensò di sostituire asini e portantine con una funicolare che raggiungesse la cima del Vesuvio. L'impianto, inaugurato nel 1880, venne rilevato dalla società Thomas Albert Cook & Son. La stazione inferiore era raggiungibile con il calesse o con un tram che partiva da Napoli e da Ercolano (stazione di Pugliano). Nel 1898 la società Cook completò il percorso con una ferrovia, con tratti a cremagliera, che da Pugliano, attraverso S. Vito e l'Eremo, raggiungeva la stazione di partenza della funicolare e più tardi, nel 1902, costruì anche un albergo nei pressi della Capannina dell'Eremita. La funicolare venne distrutta per tre volte dalle eruzioni e, dopo il 1944, non venne più rimessa in funzione.
Le lave del 1944 si affacciano sulla strada che porta alla vecchia funicolare. Sullo sfondo, il Gran Cono
La linea ferroviaria che portava alla partenza venne smantellata nel 1950 e la funicolare fu sostituita, nel 1953, da una seggiovia biposto, che verrà gestita per 38 anni da Andrea De Gregorio. Nel 1991 i lavori per potenziare la portata dell'impianto, attaccati da più parti, furono abbandonati e la stazione di partenza definitivamente demolita nel 1993. Al di là di ogni valutazione sul possibile carattere storico del manufatto, i resti dei fabbricati che ancora restano nell'ampio piazzale, nonché il tracciato dell'impianto stesso sulla pendice del cono, deturpano forse più dell'intero complesso funzionante. E' probabile che sarà il Vesuvio stesso ad averne un giorno o l'altro ragione.
Stato del cantiere della funicolare abbandonato nel 1991
Al di là di ogni opinione sull'utilità o meno di un impianto costoso in un ambiente non solo delicato, ma anche ad alto rischio, che però avrebbe il pregio di distribuire meglio l'afflusso turistico al cratere, conviene fare una deviazione verso un posto che nemmeno le peggiori intenzioni sono riuscite a deturpare completamente. La bellezza del panorama e la quiete contrastano con il polveroso piazzale di quota 1000. La strada, inoltre, permette di vedere da vicino uno dei rami secondari delle lave del 1944. In un ampio spiazzo che precede il vecchio piazzale di partenza della funicolare, si trova un piccolo punto di ristoro, caparbiamente gestito da Andrea De Gregorio, con il quale si può piacevolmente chiacchierare di eruzioni e seggiovie, sovrastati dal Gran Cono.
La funicolare in partenza per la cima del Vesuvio in una foto d'epoca

11,2  km 7  - sentiero per il Somma - piazzale di quota 1000
La misura della distanza riprende sulla strada principale dal punto di riferimento iniziale. Circa 200 m prima dello stop, si trova una piazzola di sosta che permette di vedere la colata del 1944 nel punto in cui si restringe tra il bordo di Colle Margherita, la cui forma non più distinguibile per l'accumulo dei prodotti successivi, e la parete del Somma.
Nei pressi di una accentuata curva, dove si trova l'edificio diroccato di una vecchia stazione di rilevamento dell'Osservatorio Vesuviano (anche questo rudere non è davvero bello) parte il sentiero che raggiunge la base del Somma. Proseguendo per un centinaio di metri si arriva al piazzale di quota 1000. L'afflusso di turisti si concentra tutto in questo punto, peraltro assai carente di strutture, dove inizia il sentiero che porta al cratere.
Il cono del Vesuvio ricoperto di neve
Anche l'obbligo delle guide a pagamento e la presenza della casupola che le ospita non sono state risparmiate dalle polemiche. Lamentarsi delle guide del Vesuvio, d'altra parte, è una tradizione che risale agli inizi dell'800, quando esplose il turismo campano. Le tariffe per essere accompagnati sul cono furono regolate una prima volta nel 1840 e nel 1846 venne emanato addirittura un decreto prefettizio per cercare di porre freno a quella che era diventata una vera e propria prova d'astuzia. I turisti d'allora si lamentarono di monete richieste per fare dei calchi nella lava e mai più restituite, di trasporti su portantine o su asini pagati a caro prezzo dopo lunghe trattative, di ciceroni e guide che cercavano di creare effetti vulcanici con trucchi evidenti anche ai profani, di bicchieri di vino offerti da uno strano eremita al prezzo di una damigiana. Non conosciamo le recriminazioni dei turisti di oggi, se ce ne sono, ma siamo sicuri che, oggi come allora, tutte le lamentele finiscono sulla bocca del cratere, davanti allo spettacolo della voragine e della pianura che si stende fino agli Appennini e al mare.

8  - salita al cratere   Giuseppe Mercalli sul bordo del cratere dopo l'eruzione del 1906
Il bordo del cratere si raggiunge in circa mezz'ora con un comodo sentiero. E' bene, in ogni caso, avere un abbigliamento adeguato e non sottovalutare la fatica nelle giornate calde. L'incessante processione in andata e ritorno lungo il viottolo è la migliore prova di quanta fama goda questo vulcano addormentato. Il percorso corre sopra le scorie eruttate nel corso delle fasi esplosive dell'eruzione del 1944 e, in alcuni punti, si vedono gli accumuli di questi brandelli di lava che ricadevano al suolo ancora abbastanza caldi da saldarsi fra di loro. Quando il mucchio diventava troppo alto, o in concomitanza dei forti tremori che scuotevano il vulcano, il materiale franava verso valle, formando i lobi che si vedono ai piedi del cono.
Le brulle pendici del cono ricoperto di scorie e i lobi del materiale scivolato verso il basso nel corso dell'eruzione del 1944
Le scorie sono prodotti tipici di eruzioni definite moderatamente esplosive. L'eruzione del 1944 ha avuto fasi effusive, che hanno prodotto una colata di lava giunta al paese di S. Sebastiano, ma anche otto episodi esplosivi, con fontane di lava alte un paio di chilometri sopra il cratere, oltre a numerose esplosioni isolate. Le eruzioni fortemente esplosive, invece, formano colonne eruttive di pomici e ceneri alte decine di km (quella del 79 d.C. superava i 30). Intorno al Vesuvio, e anche in questo breve itinerario verso il cono, si possono vedere tutti i tipi di prodotti dell'attività vulcanica, da quella fortemente esplosiva a quella effusiva, con differenti tipi di colate di lava.
I resti della colata di lava del 1944 tra le case di S. Sebastiano
Il bordo del cratere offre, oltre a un ampio panorama, la visione della voragine interna, rimasta vuota dopo il 1944. Il lato a sinistra del punto di arrivo del sentiero, è chiuso da uno strato massiccio grigio, traccia della lava traboccata nel corso di quella eruzione, ricoperta dalle scorie rossicce delle esplosioni successive. Da questo punto si riesce a immaginare l'evoluzione di molte eruzioni del Vesuvio: quando il cratere si svuotava, dopo un pausa di qualche anno, sul fondo si aprivano una o più bocche. La lava sgorgava dalle nuove aperture e veniva lanciata in alto da piccole esplosioni.
Un'immagine degli anni '30 del conetto all'interno della voragine quasi piena di lava
All'interno della voragine si formava così un conetto che cresceva insieme al livello della lava. Quando la lava raggiungeva il bordo del cratere, cominciavano i trabocchi verso l'esterno. L'attività poteva andare avanti in questo modo per anni fino a che uno o più episodi violenti svuotavano nuovamente il cratere. Le pause tra un'eruzione e l'altra, con il cratere vuoto e senza bocche sul fondo, dopo il 1631 non è mai durato così a lungo come ora.
Il bordo del cratere con l'accumulo delle scorie eruttate nelle fasi esplosive del 1944
Il Vesuvio sembra non dare alcun segno di vita ma, sul bordo di fronte al punto di arrivo, specie nelle giornate fredde, si possono vedere le nubi condensate delle fumarole, i gas rilasciati dal magma che ristagna in profondità e che risalgono infiltrandosi tra le rocce.
Le fumarole visibili sul bordo del cono
Continui piccoli terremoti sono registrati solo dagli strumenti dell'Osservatorio Vesuviano mentre gli episodi più intensi, come quelli avvenuti nel 1999, suscitano grande apprensione tra la popolazione che non sempre si sente rassicurata dalle dichiarazioni ottimistiche degli addetti alla sorveglianza. Chi sa di cosa è capace questo vulcano ha ben motivo di essere diffidente.

Le pareti interne del cono

VALLE DELL'INFERNO E MONTE SOMMA

Considerando che gran parte dei turisti visita il Vesuvio in giornata (e che molti possono essere privi dei permessi della Forestale per entrare nel Parco), proponiamo una sola escursione che può essere abbinata, o rappresentare da sola, una buona alternativa all'affollata salita al cratere. E' un tragitto facile, che si può prolungare oltre, che attraversa luoghi di grande fascino e interesse vulcanologico, straordinariamente lontani dalla folla. Anche in questo caso, non va sottovalutato il possibile sforzo in giornate molto calde.
La Valle del Gigante con la colata grigia del 1944 alla base del Monte Somma
Il sentiero parte nei pressi della curva con il rudere che si incontra, salendo, un centinaio di metri prima del parcheggio di quota 1000 (dove si consiglia di parcheggiare, se si hanno mezzi propri). Da qui si scende dietro il lato sinistro del fabbricato, imboccando un evidente sentiero che piega verso destra. Dopo aver attraversato un lobo delle frane del 1944, di cui in alto sul cono si vede l'area di distacco, a una deviazione si scende verso sinistra, fiancheggiando un altro lobo delle frane del 1944. Più avanti il percorso diventa pianeggiante nella Valle del Gigante.

L'ombra del Gran Cono si proietta nella Valle del Gigante. Il tratteggio approssima il percorso dell'escursione
In un quarto d'ora si arriva ai piedi del Monte Somma, l'antico bordo craterico percorso da numerosi dicchi posti in risalto
dall'erosione. I dicchi rappresentano i canali di risalita del magma all'interno del vecchio vulcano, riempiti di lava. In alto risalta un arco formato da un dicco rimasto sospeso dopo l'erosione del materiale circostante. Osservando il detrito alla base della parete, si può notare che molti pezzi di lava contengono piccole sfere bianche. Queste sono cristalli di leucite, la cui presenza caratterizza molti prodotti dell'antico vulcano.
Un dicco in rilievo sulla parete interna del Monte Somma
In circa 10 minuti si giunge ad uno spiazzo, detto il Teatro, in mezzo al quale spicca un lastrone di lava verticale che si trovava sulla superficie delle colate del 1928-29, ora parzialmente nascoste dalla vegetazione e da prodotti successivi. (In corrispondenza di questo punto parte un ripido sentiero che sale alla cresta del Somma.)
Si prosegue sul sentiero pianeggiante per altri quindici minuti lungo la Valle dell'Inferno (la prosecuzione della Valle del Gigante) fino a una piccola radura, dove il sentiero comincia a salire.
Le strutture a corde della lava del 1929
In cinque minuti si arriva al belvedere sopra Terzigno e si prosegue verso destra. Dopo 15-20 minuti si raggiunge il punto in cui la colata del 1929 si buttava nello stretto canalone (Vallone del Fico) che sbuca alle spalle di Terzigno.
Conviene perdere un po' di tempo per osservare le contorte strutture in cui si riconosce il percorso di ogni piccolo rivolo di lava. Nel punto in cui le colate imboccarono il ripido pendio, vi sono tra gli esempi più belli di lave a corde. Alcuni tumuli, i rigonfiamenti verso l'alto della lava ancora calda, mostrano le spaccature da cui uscirono i rigagnoli incandescenti, ora congelati in suggestive forme plastiche. Sul punto di massima pendenza, la colata si è spezzata, formando uno stretto e profondo crepaccio.
Un tumulo nella lava del 1929 e i rivoli incandescenti solidificati con strutture a corde
Ritornati verso la Valle dell'Inferno, invece di seguire il sentiero dell'andata, si consiglia di salire verso la cresta del Somma dove, in meno di un'ora, si può arrivare ai Cognoli di Ottaviano. Il crinale in più punti è ricoperto dalle scorie dell'eruzione del 1944. Questi tratti sabbiosi sono in corrispondenza, in linea d'aria, con le zone di accumulo, a mezza costa sul cono del Vesuvio, del materiale eruttato dalle fontane di lava.
L'attacco del sentiero che sale sulla cresta del Somma
Più o meno in corrispondenza del ripido sentiero che scende verso Il Teatro, tra le scorie del 1944 si trovano numerosi calcari bianchi e pesanti pezzi di luccicanti pirosseniti dal colore nero-verde. Questi prodotti sono vistosamente diversi dalle scorie, che si formano dal raffreddamento del magma lanciato in aria, e derivano dalle pareti della camera magmatica o dal condotto, da dove sono stati strappati dal magma che risaliva e scagliati fin qui insieme ai brandelli di lava.

Prodotti delle fasi esplosive del 1944 sul bordo del Somma
Un altro breve tratto di ripido sentiero porta ai Cognoli di Ottaviano, da dove si può vedere la colata principale del 1944, stretta tra l'Atrio del Cavallo e le pendici del Somma.
A meno di non voler proseguire lungo la cresta fino al punto più alto del Somma, la Punta del Nasone (prevedere almeno un'altra ora), si ritorna sui propri passi dai Cognoli di Ottaviano fino all'inizio del ripido sentiero sabbioso che riporta ai piedi del Somma, in corrispondenza del Teatro (tenere come punto di riferimento il lastrone verticale che si vede in mezzo al pianoro). Seguendo lo stesso sentiero dell'andata si raggiunge il punto da cui si era partiti.
La colata del 1944 vista dalla cresta del Somma. Scesa dal cono a sinistra, arrivando contro la barriera del Somma, si è incanalata nella Valle dell'Inferno

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