ALICUDI
Il settore occidentale dell'arcipelago delle Eolie comprende quattro centri vulcanici: due, in parte emersi, formano le isole Alicudi e Filicudi e due, verso Nord, sono completamente sommersi. L'isola più occidentale, Alicudi ha una superficie di soli 5 km e costituisce la parte affiorante di un grande vulcano che si estende sotto il livelo del mare, con ripidi fianchi, fino a -1500 m. Il punto più elevato dell'isola raggiunge i 675 m s.l.m. a Filo dell'Arpa.
Carta batimetrica dell'area intorno a Alicudi e Filicudi (mod. da Calanchi N., Rossi P.L, Sanmarchi F., Tranne C.A., 1995, Guida escursionistica vulcanologica delle isole Eolie, Centro studi e ricerche di storia e problemi eoliani, Lipari)
Insieme a Stromboli e a Vulcano, Alicudi è una delle isole più giovani delle Eolie. I prodotti delle sue eruzioni hanno cominciato ad affiorare sopra il livello marino intorno a 90.000 anni fa e, dal momento che i punti di emessione nel corso del tempo si sono spostati di poco, si sono accumulati formando un cono abbastanza regolare.
Vista aerea dell'Isola di Alicudi
I primi prodotti in superficie sono colate di lave emesse nel corso di eruzioni effusive, ora visibili lungo la costa occidentale, in prossimità dello scoglio Galera. Intercalati alle lave, si trovano strati di scorie e ceneri, accumulati nel corso di episodi esplosivi di moderata intensità e probabilmente franati, durante l'eruzione o successivamente, dal ripido vulcano.
Le lave a strati orizzontali lungo la costa Nord di Alicudi, nei pressi di Scoglio Galera, tagliate dai dicchi verticali
Una seconda fase eruttiva, con prodotti simili ai precedenti, lave alternate a strati di scorie e a ceneri da caduta, a volte rimaneggiate, è attribuita a un centro eruttivo formatosi nei pressi di Malopasso. Le fasi finali dell'attività di Malopasso sono state accompagnate dal collasso della sommità del vulcano. I prodotti delle prime due fasi eruttive sono intersecati da una fitta rete di dicchi, che testimoniano il riempimento di fratture da parte del magma che arrivava in superficie.
Punta Malopasso
Intorno a 55.000 anni fa, all'interno della depressione lasciata dalla fase eruttiva di Malopasso, si forma un nuovo centro eruttivo, chiamato Bazzina. Insieme alle colate di lava, distribuite verso Est e verso Sud, sono attribuiti a questo periodo anche strati di prodotti piroclastici, più abbondanti rispetto alle fasi precedenti, che testimoniano violenti episodi esplosivi. I prodotti piroclastici consistono in ceneri e scorie da caduta, ma si trovano anche depositi di flussi molto ricchi in gas (surge) e di flussi piroclastici composti da scorie e litici.
Schizzo di uno dei duomi di lava viscosa cresciuti dopo lo sprofondamento della cima del vulcano
Questa fase eruttiva termina con piccole colate laviche e con l'estrusione di lave molto viscose che formano un allineamento di duomi vulcanici sul lato Nord del vulcano. La disposizione dei duomi segue una linea di frattura arcuata che rappresenta un punto di debolezza lungo il quale la struttura del vulcano in parte collasserà.
I bordi dei due sprofondamenti che hanno interessato il vulcano di Alicudi
L'ultima fase eruttiva inizia intorno a 28.000 anni fa con la formazione dei duomi lavici di Filo dell'Arpa all'interno della depressione formatasi dopo le eruzioni di Bazzina. Le colate di lava emesse dal nuovo centro eruttivo, chiamato le Montagnole, dopo aver colmato  la depressione, fluiranno verso l'attuale zona di Alicudi Porto.
Schema delle fasi evolutive dell'isola di Alicudi (da Calanchi N., Rossi P.L, Sanmarchi F., Tranne C.A., 1995, Guida escursionistica vulcanologica delle isole Eolie, Centro studi e ricerche di storia e problemi eoliani, Lipari)
L'isola può essere visitata solo a piedi, percorrendo le ripide scalinate e i sentieri che congiungono Alicudi Porto ai piccoli centri abitati (le frazioni di Tonna, Pantalucci, Pianicello, San Bartolo, Bazzina), arrivando fino a 500 m di quota, dove sorge il nucleo disabitato di Montagna. Le case di questo borgo sono appoggiate sul limite dell'area sprofondata dopo le eruzioni del centro di Bazzina, che delimita al suo interno l'area pianeggiante, un tempo coltivata. I duomi di Filo dell'Arpa chiudono l'area depressa, dalla quale si dipartono le colate di lava che, dopo averla riempita, si sono riversate sul versante del vulcano, scendendo fino al mare.
Il pianoro ai piedi delle Montagnole (in primo piano, a sinistra), delimitato dai rilievi di Dirittuso-Angona, resti del bordo vulcanico collassato

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