Guida per una breve escursione vulcanologica ai Campi Flegrei


L'escursione proposta permette di vedere in poche ore i prodotti di alcune eruzioni dei Campi Flegrei. L'itinerario è studiato per spostamenti in automobile. Tuttavia, alcuni punti possono essere raggiunti anche con i mezzi pubblici: dalla stazione di La Pietra della ferrovia Cumana si può percorrere Via Napoli a piedi fino a Pozzuoli e visitare il Serapeo. Da qui, prendendo di nuovo la Cumana e scendendo alla stazione di Lucrino, si può visitare il Lago di Averno e salire eventualmente sul Monte Nuovo. Infine, riprendendo la Cumana fino alla stazione di Torre Gaveta, si può raggiungere il punto dell'escursione indicato con il n. 12. La Solfatara è invece più facilmente raggiungibile per mezzo della metropolitana, fermandosi alla stazione di Pozzuoli e risalendo la Domiziana a piedi per circa 500 metri. I punti di osservazione sono indicati in figura

All'inizio della salita, sulla destra, è possibile vedere il taglio di una cava di Tufo Giallo Napoletano. Il tufo si presenta prevalentemente massivo (cioé privo di strutture interne), con deboli accenni di stratificazione.

Il Tufo Giallo è il deposito di un grosso flusso piroclastivo prodotto da un'eruzione avvenuta intorno a 12.000 anni fa nei Campi Flegrei.

Il rapido svuotamento di parte della camera magmatica provocato da questa eruzione avrebbe favorito il crollo delle rocce soprastanti e il ribassamento dell'area flegrea. Simili strutture vulcaniche di forma circolare e depressa sono chiamate caldere.

Dalla grande curva che precede gli chalet, è possibile avere una visione dello spessore del Tufo Giallo Napoletano. Da questo punto si può osservare una parete verticale di circa 40-50 metri lasciata dal fronte di una vecchia cava. Il deposito presenta segni di stratificazione con immersione verso il mare.

Dalla rotonda all'inizio della discesa di Coroglio, si vede l'estensione della caldera da uno dei suoi bordi. A sinistra si nota l'isolotto di Nisida, uno dei vulcani posteriori alla formazione della caldera. Sullo sfondo sono visibili Capo Miseno, Procida e Ischia.

La direttrice che va da Capo Miseno verso Baia rappresenta l'altro bordo della caldera. Al centro, poco prima di Pozzuoli, si vede il duomo di lava su cui si trova l'Accademia di Aeronautica e, sulla destra, la Solfatara.

In direzione di Fuorigrotta risalta la depressione di Agnano con il grande cratere di Astroni. Astroni, così come altri apparati che formano il bordo della depressione di Agnano, si è formato in un periodo di tempo compreso tra 5000 a 3500 anni fa. Scendendo verso Coroglio si continua a osservare sulla sinistra il deposito del Tufo Giallo Napoletano.

All'altezza della stazione cumana di La Pietra, la parete a monte è formata da depositi da surge e da flusso piroclastico, di colore giallastro, composti prevalentemente da una matrice di cenere inglobante pomici e litici di varie dimensioni.

Si notano alcune strutture sedimentarie tipiche dei depositi da surge, come stratificazioni ondulate e laminazioni. Questi prodotti appartengono al vulcano di Monte Spina, la cui eruzione è datata intorno a 4200 anni fa.

Sotto l'Accademia di Aeronautica, si vedono le lave che formano il rilievo di Monte Olibano, con una parte centrale compatta e una basale costituita da materiale sciolto che rappresenta il "talus" del duomo.

E' questa la tipica forma dei duomi lavici, cioé degli ammassi di lava molto viscosa che non riescono a scorrere e si raffredano via via che vengono estrusi. Il talus è formato dai blocchi di lava che si fratturano durante il raffreddamento e che ricadono ai piedi del duomo. Il duomo dell'Accademia rappresenta uno dei pochi esempi di attività effusiva nei Campi Flegrei.

Da questo punto è visibile la spiaggia formatasi durante l'ultimo episodio di bradisismo nel periodo 1982-84. Il bradisismo consiste in lenti rigonfiamenti o deflazioni del suolo, provocati dai movimenti in profondità di magma e gas.

Prima del 1970 il mare giungeva in prossimità della vecchia strada che costeggia gli edifici. La spianata di fronte alle case fu costruita dopo la fase di bradisismo del 1970-72. Sullo sfondo si alza il Rione Terra, costruito su una rupe di Tufo Giallo Napoletano e disabitato dal 1970, dopo l'evacuazione ordinata in conseguenza della prima fase di bradisismo.

Il Serapeo è un mercato romano costruito intorno al I sec a.C. Probabilmente si trovava a pochi metri sopra il livello del mare e il suolo doveva essere in una fase di abbassamento, dal momento che già tra il II e III sec d.C. venne edificato un secondo pavimento per evitare l'invasione delle acque.

Sulle colonne sono visibili i segni dei fori lasciati dai molluschi marini che testimoniano come la zona abbia subito un abbassamento massimo di una decina di metri.

Non è chiaro quando sia iniziata l'inversione del bradisismo che ha portato alla riemersione del Serapeo, ma sembra che prima dell'eruzione del 1538 la zona si trovasse nella fase di massimo sollevamento. Da allora, non si sa esattamente da quando, il suolo ha ripreso a abbassarsi fino al 1969, quando le acque del mare coprivano interamente il pavimento del Serapeo fino a buona parte della piattaforma circolare interna, lasciando il segno scuro visibile sulle colonne al centro.

A partire al 1969 fino al 1972 e poi dal 1982 fino al 1984, è iniziato il nuovo rigonfiamento che ha portato alla completa emersione del monumento. Dall'inizio del 1985 è ripresa una fase di ribassamento che continua a tutt'oggi senza interruzione.

Sulla destra è visibile una scarpata dell'altezza di circa 40 metri che costituisce il terrazzo marino della Starza su cui corre la Via Domiziana. La parte superiore di questo terrazzo costituiva l'antica linea di spiaggia.

Il sollevamento è probabilmente iniziato a partire da 10.000 anni fa, con un movimento variabile e decrescente da Est a Ovest. Nella parte più interna della caldera sono presenti linee di spiaggia ancora più elevate fino a quote di 60-70 metri. La scarpata è costituita da un'alternanza di depositi marini e depositi di eruzioni relativamente recenti.

Il lago di Averno si è formato all'interno di un cratere datato 3700 anni e, a sua volta, inserito all'interno di un edificio vulcanico più vecchio detto Archiaverno. I prodotti di questa eruzione sono costituiti da uno strato di pomici da caduta alla base e da un'alternanza di ceneri e pomici da caduta nella parte superiore.

Immediatamente sulla destra, verso il mare, è visibile il Monte Nuovo, edificio vulcanico formatosi nel 1538 durante l'ultima eruzione avvenuta nei Campi Flegrei. Sullo sfondo si nota il Tempio di Apollo, la cui presenza testimonia che i flussi piroclastici, verificatisi durante l'eruzione di Monte Nuovo, non furono di violenza sufficiente a distruggere l'edificio. L'eruzione ha tuttavia distrutto un piccolo villaggio chiamato Tripergole.

In prossimità di Baia si incontrano i tufi gialli di Mofete e, superiormente, quelli di Baia. A Baia è possibile visitare l'imponente complesso termale di epoca romana che probabilmente costituiva parte del palazzo imperiale di Nerone, attualmente sommerso nella zona fra Baia e Lucrino.

Salendo verso il castello aragonese di Baia, in corrispondenza del secondo tornante, si vedono i due crateri di Fondi di Baia I e II che appartengono all'ultimo ciclo di attività dei Campi Flegrei. Il castello di Baia è invece edificato su uno sperone di Tufo Giallo Napoletano che forma il margine della caldera.

Giunti a Bacoli, girando a destra in direzione di Monte di Procida, si sale sulla collina e ci si trova sul bordo occidentale della caldera attorno al quale si sono formati tutti gli edifici vulcanici più recenti.

Dalla cima del Monte di Procida si vede sulla destra Capo Miseno, uno dei vulcani di tufo giallo in progressivo smantellamento a causa dell'erosione marina e, alla sua sinistra, il Mar Morto con la penisola di Punta Pennata che rappresenta anch'essa il bordo di un altro cratere.

Alle spalle della spiaggia, detta di Acquamorta, è possibile vedere i prodotti più vecchi dell'attività dei Campi Flegrei e alcuni prodotti della vicina isola di Procida.

Andando sulla destra lungo la spiaggia,vi sono prodotti di età progressivamente più antica. Da questo lato, la spiaggia è chiusa in fondo dal duomo di lava di S. Martino. Guardando la scarpata lungo la spiaggia, si notano i prodotti scuri dell'eruzione di Fiumicello, avvenuta sull'Isola di Procida.

Sotto questi vi è uno strato di pomici da caduta e, al di sopra, sono visibili altri depositi di pomici da caduta e un deposito da flusso con pomici inglobate in una matrice di cenere fine.

Dopo un'alternanza di ceneri e di strati color ocra che rappresentano antichi suoli, si trova un deposito di materiale eterogeneo detto Breccia Museo. L'origine di questo deposito, costituito da pomici, ossidiane, litici vulcanici e sedimentari di varie dimensioni, con matrice fine in quantità variabile, è tra le più controverse. Secondo alcuni autori, sarebbe riconducibile all'eruzione dell'Ignimbrite Campana.

Scendendo in direzione del lago del Fusaro, nel punto in cui la strada guarda verso il mare, sulla sinistra si vede uno spesso deposito di Tufo Giallo Napoletano .

Questo deposito appoggia in discordanza sulle sottostanti formazioni costituite, dall'alto verso il basso, dai depositi dei Tufi di Torregaveta, dalla Breccia Museo, dalle stesse piroclastiti che si trovano sulla spiaggia di Acquamorta e infine, a livello del mare, da lave.

Guardando dalla parte opposta, verso il mare, si vede la stessa formazione del Tufo Giallo che ancora presenta la giacitura originale in leggera salita su una paleomorfologia ormai completamente erosa dal mare.

La collina su cui sorge l'antica acropoli greca è formata da un duomo di lave su cui si sono appoggiati i prodotti del Tufo Giallo Napoletano.

La Solfatara di Pozzuoli (biglietto di ingresso) è formata da un ampio cratere circondato da numerose fumarole. Il centro del cratere, la cosiddetta fangaia, era fino a poco tempo fa riempito di fango ribollente non per temperatura, ma per effetto della fuoriuscita di gas.

Sullo sfondo è visibile un vecchio edificio circondato dalle esalazioni di una fumarola. Il cratere di questa fumarola è ampio alcuni metri e si è andato progressivamente allargando a partire dal dicembre del 1984, quando un violento getto di vapore fu emesso per la prima volta.

Immediatamente alle spalle dell'edificio si trovano le esalazioni a più alta temperatura (157°C) e tutto il costone sovrastante manca di vegetazione per effetto delle fumarole.

Le pareti del cratere della Solfatara sono costituite da una breccia basale e da un'alternanza di prodotti da flusso, per lo più alterati dall'attività fumarolica, che ricoprono il duomo di lava dell'Accademia, di età precedente. Sono infatti visibili, nel deposito basale formatosi durante le esplosioni di apertura del condotto, numerosi frammenti lavici del duomo stesso.

All'interno della Solfatara è possibile fare un piccolo esperimento sui fenomeni di condensazione del vapore. Se si accende una torcia di carta in prossimità delle fumarole, le particelle di cenere generate da questo fuoco formano nuclei di condensazione per il vapore, per cui sembra che improvvisamente l'attività fumarolica aumenti di intensità.

In prossimità del bar della Solfatara sono collocati i monitor dell'Osservatorio Vesuviano che riportano la temperatura di alcune fumarole. L'area della Solfatara è stata interessata durante la crisi del bradisismo del 1982-84 da un'intensa attività sismica. Esattamente in corrispondenza del bordo interno dell'imbuto, a una profondità di 2-4 km, erano localizzati buona parte dei terremoti di magnitudo più elevata.


Potete lasciare i vostri commenti e suggerimenti registro degli ospiti


Torna alla homepage

Modificato il 10-10-98