I lapilli (dal latino: piccola pietra) possono essere di natura iuvenile, accidentale o accessoria. Generalmente sono spigolosi quando costituiscono depositi da caduta e arrotondati dall'attrito quando vengono trascinati da una corrente piroclastica. Può anche verificarsi che, nell'impatto col suolo, fragili pomici grossolane si frantumino, formando lapilli a spigoli vivi.

I lapilli accrezionali, o pisoliti vulcaniche, sono elementi sferoidali, con dimensione dei lapilli, formati dall'aggregazione di ceneri o piccoli clasti. Le dimensioni delle pisoliti sono in molti casi comprese tra i 2 e i 10 mm di diametro, ma talvolta possono essere più grandi, anche fino a 15 cm, pur conservando il termine dimensionale di lapilli.

Il processo di aggregazione è attribuito all'azione di forze capillari e all'attrazione elettrostatica tra particelle di cenere all'interno di una miscela eruttiva umida. Da dati ricavati sperimentalmente, si è constatato che per formare strutture accrezionali in grado di preservarsi nei depositi, è necessario che la coesione avvenga tra particelle ricoperte da una patina di liquido, la cui evaporazione provoca la precipitazione di minerali secondari che contribuiscono alla cementazione della struttura.

Al contrario, gli aggregati prodotti in ambiente secco risultano meno densi e non resistono alle simulazioni di impatto col suolo. Essendo pertanto ipotizzata per la loro formazione la presenza di forte umidità, i lapilli accrezionali vengono normalmente considerati indicatori di eventi idromagmatici, ma possono formarsi anche in nubi di ceneri asciutte accompagnate da precipitazioni meteoriche.

Una roccia vulcanica formata prevalentemente da lapilli è detta tufo a lapilli (lapillistone) e in genere contiene anche una certa quantità di cenere. Si possono usare anche i termini agglomerato di lapilli, quando il deposito è composto da elementi arrotondati e breccia di lapilli quando sono spigolosi.