ESCURSIONI A PIEDI AL LATO SUD DELL'ETNA
1 - DAL RIFUGIO SAPIENZA AI CRATERI SOMMITALI
Attenzione parte di questa escursione non è più attuabile dopo l'eruzione del Luglio-Agosto 2001!

2 - MONTE NERO DEGLI ZAPPINI

INTORNO AL PIAZZALE DELLA CABINOVIA
Il piazzale della funivia e del Rifugio Sapienza è un punto quasi obbligato per un gran numero di visitatori dell'Etna. Non ci esprimiamo sull'impostazione e sull'organizzazione di questo importante punto di snodo del turismo etneo, sia invernale che estivo; ognuno valuti da sé.

Non volendosi spingere oltre, intorno al piazzale si possono vedere le lave del 1983, sia risalendo lungo una strada asfaltata dietro il Rifugio Sapienza, che proseguendo a Ovest lungo la strada principale in direzione di Nicolosi, opposta ai M.Silvestri.

Essendo vicina al punto di emissione, la lava del 1983 aveva in questo punto una temperatura molto alta. La crosta superficiale fredda non era troppo spessa e risulta in più punti forzata da lingue di lava fluida, liscia o con strutture a corde.

Si consiglia di vedere i Monti Silvestri, se non sono troppo affollati, in modo da apprezzare da vicino il risultato delle esplosioni che accompagnano l'emissione di lava lungo i fianchi dell'Etna.



 

Attenzione parte di questa escursione non è più attuabile dopo l'eruzione del Luglio-Agosto 2001!

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DAL RIFUGIO SAPIENZA AI CRATERI SOMMITALI

Alla partenza degli impianti si possono acquistare i biglietti che comprendono la salita in cabinovia e fuoristrada fino alla Torre del Filosofo, dopo di che in mezz'ora si raggiunge a piedi, accompagnati da una guida, la colata che fuoriesce ai piedi del cratere di Sud-Est. Costo a persona per andata e ritorno L. 65.000. Un biglietto di sola andata con la cabinovia costa L. 33.000 ed è consigliato per chi voglia fare una breve escursione tornando a piedi lungo le piste da sci.
Le notizie sull'attività e sulle condizioni dei crateri sommitali sono aggiornate a fine ottobre 1999 e chiaramente possono variare da un giorno all'altro.



Il rifugio Sapienza (storia e distruzioni)
Durante l'eruzione del 1983 il ramo principale della colata di lava evitò la costruzione scendendo a sinistra (guardando a monte), ma un trabocco dal canale principale arrivò alle spalle dell'edificio e invase le cucine entrando dalle porte sul retro.
 
 

Salendo con la cabinovia il panorama spazia dai crateri dei Monti Silvestri e La Montagnola fino a Catania. Appena sopra la stazione a monte della cabinovia si vede il Piccolo Rifugio, spaccato in due dalle fratture del 1983 e poi circondato dalle lave del 1985.

Alle spalle dell'edificio vi sono le bocche del 1985 intorno alle quali i brandelli di lava lanciati in aria da piccole esplosioni hanno costruito forme svettanti (hornito) di inusuale eleganza.  Gli hornitos sono comuni su molti vulcani, ma questi rappresentano uno tra gli esempi più belli, purtroppo tenuti in scarsa considerazione e anche un poco danneggiati dalla quantità di persone che vi transitano inconsapevoli, sia in estate che in inverno.

La salita a piedi al cratere è piuttosto lunga e bisogna essere attrezzati per l'alta montagna. Da lontano si vede la Torre del Filosofo e sopra il fumante cratere di Sud-Est, il cui fianco è vistosamente fratturato dal febbraio 1999.

Avvicinandosi alla base del cratere si comincia a scorgere il profilo di un hornito in formazione. Giunti alla base del cratere di Sud-Est è bene fermarsi. Si possono vedere le bocche e i piccoli hornitos del febbraio 1999 e la fessura che taglia il fianco del conetto. (Tutto è stato modificato dalle copiose fontane di lava che si sono formate a più riprese nel corso del 2000).

Più oltre lo spettacolo della colata rivela tutto il fascino di un vulcano attivo e ricompensa ampiamente della fatica e del freddo. Arrivando al crepuscolo il rosso del materiale incandescente risalta tra il nero delle scorie.

Nella parte iniziale la colata ha una superficie rossa e incandescente. Dopo soli pochi metri la superficie comincia a diventare grigia per il raffreddamento che subisce a contatto con l'aria.

Dopo ancora un breve tragitto la crosta fredda con la parte più esterna coperta da fragili spine simili a peli di un pennello, ricopre tutta la colata, che sotto resta però fluida e incandescente.

Seguendo l'avanzare di una colata di lava, si può comprendere come avviene la formazione di strutture che si trovano nelle lave solidificate. Le piccole colate fluide spesso avanzano per il movimento di un nucleo caldo che spinge e frattura la crosta sottile, avanza di un altro tratto, forza di nuovo la crosta e così via. 

La crosta liscia di una lava fluida può essere rotta in lastroni dal movimento della lava incandescente che scorre sotto.  Questi possono essere trascinati, ulteriormente fratturati e ammucchiati uno sull'altro.

Quando gli argini della colata crescono fino ad unirsi verso l'alto si formano dei tubi di lava. All'interno dei tubi, il materiale incandescente scorre senza disperdere calore, resta più fluido e può percorrere un tragitto più lungo di quando scorre in superficie a contatto con l'aria.

Dove il tubo finisce, si forma una bocca effimera e la lava riprende a scorrere incandescente, per ricoprirsi nuovamente di crosta con la distanza.


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 MONTE NERO DEGLI ZAPPINI
  • LE LAVE A CORDE
  • LE LAVE DEL 1985
  • LA BOCCA ERUTTIVA DEL 1780
  • LE CAVE

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    Questo itinerario segue il sentiero natura tracciato dall'Ente Parco, il cui dèpliant  può essere utilizzato per le osservazioni di carattere botanico e naturalistico. Si tratta di una facile escursione, praticamente senza dislivello, riportata anche nella guida Turistica al Parco dell'Etna del TCI (1993) dove è indicata per una durata di ore 1,30 e una lunghezza totale di 5 km.


    Salendo lungo la strada da Nicolosi a Etna Sud, si incontra a sinistra la segnalazione per Piano Vetore e il Grande Albergo del Parco. La "Piccola Guida alla scoperta del Parco" disponibile alla sede di Nicolosi, indica questa struttura come la prima di 26 punti base per l'escursionismo previsti dal decreto istitutivo. Questi consisteranno in strutture restaurate, poste in località da cui si dipartono numerosi sentieri, che saranno attrezzate per fornire informazioni, vendita di materiale illustrativo e prodotti tipici, nonché in alcuni casi anche ricettività. L'augurio è che la realizzazione di questi centri avvenga al più presto.

    Dopo 2-300 metri dal bivio, si lascia l'auto in un piazzale sulla destra, alle spalle di Monte Vetore e si segue una pista sterrata segnalata. In alto, di fronte, si vedono i crateri sommitali e più in basso i rami della colata di lava del 1985 che si stagliano neri tra altre lave antiche (1780?), ormai ricoperte da bassa vegetazione.

    LE LAVE A CORDE
    Prima dell'ingresso al sentiero, segnato da un muretto, conviene fare una breve deviazione a sinistra per osservare da vicino le lave più antiche che presentano strutture di superficie completamente diverse da quelle della colata del 1985 che si incontrerà più avanti.

    I piccoli rilievi che si vedono da lontano hanno una superficie ondulata detta "a corde", perché ricordano grossi fasci di cordame. Sono strutture che si formano nelle lave fluide, tipiche delle grandi colate dei vulcani hawaiiani, da dove derivano il nome di lave pahoehoe.

    Le lave pahoehoe hanno temperatura molto alta e formano colate poco spesse e veloci. In superficie si forma una crosta sottile e duttile che si deforma plasticamente, seguendo il movimento del flusso. I bordi laterali delle colate sono le zone dalle quali il calore si disperde più rapidamente e possono essere frenati anche dal contatto con il terreno, mentre la parte centrale è più calda e scorre più veloce. In questo modo, la sottile crosta è trascinata dalla corrente di lava e la forma a corde si arcua in direzione del flusso in quel punto.

    Si vedono tratti della colata rigonfiati verso l'alto dalla spinta della lava incandescente accumulata sotto una crosta spessa. Queste formazioni, dette tumuli, si ricoprono di rivoli di lava che, raffreddati, sembrano "budelli" o grossi serpenti.

    LE LAVE DEL 1985
    Tornati al sentiero, si raggiunge la colata del 1985 che risalta per la mancanza di copertura vegetale rispetto alle lave più antiche. Quello che si vede è il punto più lontano dalla bocca eruttiva (fronte), dove la lava cominciava a raffreddarsi e a rallentare fino a fermarsi. Il fronte di una colata ormai vicina al completo raffreddamento non ha più l'energia sufficiente per avanzare uniformemente e tende a biforcarsi, sfruttando per scorrere le depressioni naturali del terreno. Infatti, il ramo che si incontra per primo lungo il sentiero riempie una piccola valletta a sua volta creata dalla distribuzione di vari rami di colate precedenti.

    La superficie della colata è irregolare, solcata da canali con bordi rilevati, risultato dell'avanzare a velocità non uniforme del corpo caldo sottostante. Tutta la colata è ricoperta da detrito grossolano, formato dalla fratturazione della crosta fredda durante lo scorrimento. Questo detrito, mentre la colata è in movimento, viene trasportato sul dorso e in parte rotola ai lati e davanti al fronte che avanza scorrendovi sopra.

    Il sentiero supera il primo ramo della colata passando proprio davanti al suo margine anteriore, il fronte. Mentre la colata scorre, la parte superiore del fronte tende ad essere più sporgente rispetto alla base che subisce l'attrito con il terreno. Per questo motivo dal fronte cade in continuazione materiale, sia freddo che incandescente, che si deposita sul terreno davanti alla colata. Così, nel profilo finale, la parte superiore del fronte risulta arretrata rispetto alla base.

    Continuando lungo il sentiero si incontra un altro ramo della colata. Guardando a monte, si vede che, circa a metà del pendio, il flusso incanalato in una valletta incontra un'altra depressione, si divide con un breve ramo a sinistra (destra nella foto), mentre il flusso principale segue la depressione più accentuata. Allo sbocco, il flusso si allarga sul terreno pianeggiante, si divide in brevi lobi e si ferma.

    Le colate di lava prendono nomi diversi a seconda delle strutture della loro superficie che rappresentano l'evidenza più immediata della loro fluidità, temperatura e modalità di scorrimento. I nomi attribuiti ai prodotti delle eruzioni effusive, cioé quelle che producono colate di lava, sono termini usati alle isole Hawaii, dove vi sono enormi e continue eruzioni di questo tipo e sono diventati di uso comune nella vulcanologia internazionale. Così, mentre le lave incontrate prima del sentiero, con superficie liscia o con piccole corrugazioni a corde, sono dette pahoehoe, queste, ricoperte da detrito lavico prodottosi dall'autobrecciatura di una spessa crosta rigida, sono dette lave aa.

    Le bocche eruttive di questa colata sono descritte nell'itinerario ai Crateri Sommitali, dal momento che si trovano appena sopra la stazione a monte della funivia. Per chi non intende fare l'escursione ai crateri, si consiglia di vederle salendo con la funivia o a piedi lungo i campi da sci.
     

    LA BOCCA ERUTTIVA DEL 1780
    Il sentiero raggiunge un conetto formatosi nel corso di un'eruzione del 1780, di cui si può vedere la ripida parete interna e la parte smembrata dalla fuoriuscita di lava. Molte eruzioni che avvengono sui fianchi dell'Etna hanno questo andamento: dapprima si apre una frattura, o una serie di fratture, lungo le quali, in uno o più punti si concentra la fuoriuscita di lava. La lava non sempre fluisce tranquillamente, ma nel punto in cui sgorga avvengono anche piccole esplosioni che lanciano in aria brandelli incandescenti.

    Questi ricadono ancora caldi intorno alla bocca eruttiva e si accumulano saldandosi fra di loro. Se le esplosioni proseguono per un tempo sufficiente e non diventano troppo forti, l'accumulo di scorie forma un cono che funziona da argine per la lava che risale dalla frattura. La lava resta confinata all'interno del recinto di scorie saldate fino a che, traboccando all'esterno dal bordo superiore o distruggendone una parte, scorre verso valle.

    Se le esplosioni crescono di intensità, il conetto in costruzione può anche essere demolito, tutto o in parte. Con esplosioni molto forti, la lava viene frammentata in brandelli più piccoli che sono scagliati più in alto e tornano a terra praticamente freddi. Il loro accumulo forma coni regolari di scorie non saldate, con fianchi ripidi e instabili.

    Guardando verso monte si vede Monte Nero degli Zappini e più sotto altri conetti allineati lungo una frattura. Si segue il sentiero che attraversa un paesaggio ricco di vegetazione e di pascoli. Intorno si vedono lingue di colate non recenti e impronte di alberi avvolti dalla lava, detti pietre cannone per la forma che assumono quando il legno si consuma e resta solo un tubo vuoto, simile alla bocca di un cannone.

    Dopo il vivaio forestale si può seguire la strada asfaltata che passa vicino al Grande Albergo e torna al punto di partenza. In alto si vedono i crateri centrali.

    La strada seziona alcune colate di lava. Prima di una sbarra si può notare una struttura detta pinnacolo. Questi rilievi che si alzano per alcuni metri sopra il corpo della colata hanno la particolarità di essere esternamente ricoperti da scorie, mentre l'interno è formato da lava massiva, agganciata alla parte interna della colata. La loro formazione è dovuta alla strizzatura verso l'alto di lava viscosa. Essendo ancora calda, ma non sufficientemente fluida per scorrere sopra la crosta, la lava si alza formando una specie di piccolo obelisco e si raffredda in quella posizione conservando una parte interna massiva. Sono forme abbastanza rare da vedere sopra una colata non in formazione, perché lo scorrere del flusso ne provoca facilmente la caduta e la frantumazione.

    LE CAVE
    La strada incontra poi alcune cave, aperte in una colata del 1780, il cui materiale è servito per la costruzione di sbarramenti nel tentativo di deviare il flusso di lava del 1983. Da questo punto, lo sguardo spazia verso l'alto fino a M. Nero, alla colata del 1985 e ai fumanti crateri sommitali. La superficie della colata che abbiamo di fronte è ricoperta da scorie grossolane, intercalate da tratti lisci, interi o smembrati in lastroni, lasciati dai rivoli di lava fluida che uscivano sopra la crosta fredda durante lo scorrimento della lava verso valle.

    I tagli artificiali nelle colate di lava, perpendicolari al flusso, permettono di guardare all'interno della colata. Una colata intera può sembrare un caotico cumulo di scorie ma, come abbiamo già potuto osservare altre volte (non mancano i tagli, all'Etna), il flusso è composto da una parte superiore (la crosta) da una interna massiva (la parte che si muove quando è calda) e da una base formata dai pezzi di crosta che cadono dal fronte davanti al flusso.

    All'interno di questa colata, la parte massiva è divisa in due strati. In genere questo non significa che siano due colate sovrapposte, anche della stessa eruzione, in quanto manca il detrito basale e superiore tra uno e l'altro strato massivo. Più spesso, la stratificazione interna indica una diversa velocità di movimento tra le due porzioni di lava che provoca una superficie di rottura. In altri casi le fratture sono dovute alla contrazione per raffreddamento e si formano quando il flusso è fermo.

    Realizzato 1-11-99
     
     

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